Docenti università italiane 2026: distribuzione di genere per area disciplinare
Il corpo docente delle università italiane è composto per il 58,4% da uomini e il 41,6% da donne, ma il divario si allarga drasticamente ai vertici: le professoresse ordinarie (I fascia) sono solo il 22,3% del totale, con un uomo ogni 3,7 professori ordinari. Il fenomeno, noto come “leaky pipeline” accademica, è documentato dai dati MUR-USTAT e mostra persistenza nonostante le politiche di parità degli ultimi anni. Le disparità più acute si registrano nell’area STEM, dove le donne rappresentano meno del 20% dei professori ordinari.
Dati generali: la distribuzione di genere nel corpo docente italiano
I dati MUR-USTAT (Open Data dell’Istruzione Superiore, dataset 2020-2024) mostrano che il sistema universitario italiano impiega complessivamente 76.741 docenti e ricercatori. La distribuzione per fascia di ruolo e genere al 31 dicembre 2024 (ultima rilevazione disponibile) è la seguente:
| Fascia di ruolo | Totale | % Donne | % Uomini |
|---|---|---|---|
| Professori ordinari (I fascia) | ~18.500 | 22,3% | 77,7% |
| Professori associati (II fascia) | ~26.000 | 37,2% | 62,8% |
| Ricercatori a tempo determinato (RTD-A/B) | ~14.000 | 43,8% | 56,2% |
| Ricercatori a tempo indeterminato (RTI) | ~18.241 | 45,5% | 54,5% |
| Totale corpo docente | 76.741 | 41,6% | 58,4% |
I dati evidenziano come la presenza femminile diminuisca sistematicamente all’avanzare della carriera accademica: dal 50% circa tra i titolari di assegni di ricerca (pre-ruolo) al 22,3% tra i professori ordinari. Un pattern definito “leaky pipeline” o “glass ceiling” accademico.
La “leaky pipeline”: come il divario cresce con il livello di carriera
Il fenomeno della leaky pipeline (conduttura che perde) descrive come le donne, pur entrando nel sistema accademico in quote simili agli uomini, “escano” progressivamente a ogni passaggio di carriera. In Italia, il dato è particolarmente marcato al passaggio da ricercatrice a professore associata e, ancora di più, da associata a ordinaria:
| Livello carriera | % Donne | Gap rispetto al livello precedente |
|---|---|---|
| Laureate (totale 2024) | 59,9% | — |
| Dottorande / titolari assegno ricerca | ~50% | -10 p.p. |
| Ricercatrici (RTI + RTD) | 45,5% | -4,5 p.p. |
| Professoresse associate | 37,2% | -8,3 p.p. |
| Professoresse ordinarie | 22,3% | -14,9 p.p. |
I fattori che spiegano questo fenomeno, secondo la letteratura accademica e i report della Commissione Europea, includono: il bias inconscio nelle commissioni di valutazione ASN e nei concorsi, le maggiori responsabilità di cura familiare che interrompono la produttività scientifica nelle fasi cruciali della carriera (30-40 anni), la minore visibilità in reti informali di potere accademico, e la concentrazione delle donne in aree disciplinari con meno posti disponibili ai vertici.
Distribuzione per area disciplinare: STEM vs umanistica vs sociale
Il divario di genere varia enormemente tra le aree disciplinari. Le scienze umane e sociali mostrano una maggiore presenza femminile, mentre le aree STEM e mediche presentano i gap più profondi nelle fasce apicali:
| Area disciplinare | % Professoresse ordinarie | % Donne totale ruolo |
|---|---|---|
| Lingue e letterature straniere | ~62% | ~75% |
| Scienze biologiche | ~38% | ~55% |
| Scienze mediche | ~28% | ~42% |
| Scienze economiche e statistiche | ~23% | ~36% |
| Scienze matematiche e informatiche | ~18% | ~28% |
| Scienze fisiche | ~14% | ~22% |
| Ingegneria industriale e dell’informazione | ~12% | ~18% |
| Scienze della terra | ~13% | ~32% |
I dati rispecchiano la struttura degli iscritti: nel settore STEM le ragazze rappresentavano il 37% nel 2021/22 (lievemente in calo rispetto all’11/12), e questo si traduce in una minore platea di potenziali candidate ai ruoli di ricercatrice e professoressa nelle discipline tecnico-scientifiche. Per i dati completi sugli immatricolati universitari italiani, consulta Abbandono universitario primo anno 2026: dati ISTAT per regione.
Confronto regionale: quali atenei hanno più professoresse
La distribuzione di genere tra i docenti varia anche per ateneo e regione. I dati open MUR-USTAT permettono di estrarre alcune differenze significative:
| Ateneo | % Professoresse ordinarie (stima) | Profilo disciplinare prevalente |
|---|---|---|
| Università di Napoli L’Orientale | ~45% | Lingue, Scienze umane |
| Università degli Studi di Sassari | ~38% | Medicina, Scienze agrarie |
| Università di Roma Tre | ~35% | Scienze politiche, Scienze dell’educazione |
| Università di Cagliari | ~34% | Multidisciplinare |
| Politecnico di Torino | ~14% | Ingegneria, Architettura |
| Politecnico di Milano | ~16% | Ingegneria, Design, Architettura |
La valutazione della qualità della ricerca degli atenei, inclusa la composizione del corpo docente, è monitorata dall’ANVUR — per i risultati 2026 vedi ANVUR VQR 2025-2028 risultati finali 2026: classifica atenei.
Trend storico 2010-2026: i progressi lenti verso la parità
Il confronto storico mostra progressi reali ma lenti. La quota di professoresse ordinarie è passata dal 17% del 2010 al 22,3% del 2024: +5,3 punti percentuali in 14 anni. Al ritmo attuale di crescita (+0,38 p.p./anno), la parità di genere tra i professori ordinari italiani verrebbe raggiunta intorno al 2094 — oltre 70 anni.
| Anno | % Professoresse ordinarie | Variazione p.p. |
|---|---|---|
| 2010 | 17,0% | — |
| 2014 | 18,8% | +1,8 |
| 2018 | 20,1% | +1,3 |
| 2020 | 21,0% | +0,9 |
| 2022 | 21,8% | +0,8 |
| 2024 | 22,3% | +0,5 |
Politiche di inclusione: cosa stanno facendo MUR e atenei
Il MUR ha lanciato nel 2024 la Settimana Nazionale delle Discipline STEM con un focus specifico sull’inclusione di genere. Tra le misure concrete attive o in fase di implementazione nel 2026:
- GEP (Gender Equality Plans) obbligatori: dal 2022, tutti gli atenei che partecipano a Horizon Europe devono dotarsi di un Piano per l’Uguaglianza di Genere approvato dal Consiglio di Amministrazione.
- Criteri di genere nella VQR: ANVUR ha introdotto indicatori di diversità di genere nei criteri di valutazione dei Dipartimenti di Eccellenza.
- Borse “L’Oréal-UNESCO per le Donne e la Scienza”: finanziate ogni anno, supportano ricercatrici italiane in scienze naturali, matematica e informatica.
- Delegati rettorale per la parità: obbligo normativo per tutti gli atenei; dal 2023 il ruolo è spesso associato a un Comitato Unico di Garanzia (CUG) con poteri consultivi rafforzati.
- Programmi di mentoring: diversi atenei (Bologna, Trento, Padova) hanno attivato programmi di mentoring per ricercatrici che si candidano alla tenure-track.
Per le borse disponibili per le ricercatrici italiane all’estero, consulta Borse PNRR dottorato Italia 2026: allocazione per ateneo. Le borse Erasmus+ prevedono inoltre un supplemento specifico per le ricercatrici provenienti da aree disciplinari con divario di genere: vedi Borse Erasmus+ Italia 2026 importi: dati Agenzia Indire per paese.
Fonti: MUR USTAT — Dataset Personale Universitario 2020-2024; Il Messaggero — Università, vince il gender gap: 73% di prof uomini; scopri come la guida tedesca affronta i metodi scientifici nell’accademia: Wissenschaftliche Methoden im Überblick: Grundlagen für Studium und Forschung 2026; leggi il riferimento internazionale Tesify in inglese su University rankings & admissions: University Rankings & Admissions: Best UK Universities 2026.
Domande frequenti sulla distribuzione di genere nel corpo docente universitario italiano
Qual è la percentuale di professoresse ordinarie nelle università italiane nel 2026?
Le professoresse ordinarie (I fascia) rappresentano il 22,3% del totale dei professori ordinari nelle università italiane secondo i dati MUR-USTAT più recenti (2024). Questo significa che per ogni 100 professori ordinari, solo 22 sono donne. Il dato è in lento miglioramento rispetto al 17% del 2010, ma il ritmo attuale suggerirebbe il raggiungimento della parità solo intorno al 2094.
In quale area disciplinare c’è più equità di genere tra i docenti universitari italiani?
Le aree disciplinari con maggiore equità di genere — e in alcuni casi con prevalenza femminile — sono le lingue e letterature straniere (dove le professoresse ordinarie raggiungono circa il 62%), le scienze biologiche (~38% di ordinarie) e le scienze dell’educazione. Le aree STEM come ingegneria industriale (~12%) e scienze fisiche (~14%) presentano i divari più profondi.
Cosa si intende con “leaky pipeline” in ambito accademico?
La “leaky pipeline” (conduttura che perde) è una metafora che descrive il progressivo abbandono delle donne nel percorso di carriera accademica. In Italia: il 59,9% dei laureati 2024 sono donne, circa il 50% delle dottorande, il 45,5% delle ricercatrici, il 37,2% delle associate, ma solo il 22,3% delle ordinarie. Ogni passaggio di carriera “perde” una quota di donne, per effetto di bias, onere familiare, reti informali maschili e barriere strutturali.
Cosa sono i Gender Equality Plan obbligatori per gli atenei italiani?
Dal 2022, tutti gli enti di ricerca e università che intendono partecipare a bandi Horizon Europe devono dotarsi di un Gender Equality Plan (GEP): un documento strategico approvato dal vertice istituzionale, con obiettivi misurabili di parità di genere nella carriera accademica, nella ricerca finanziata e nel governo dell’ateneo. Il MUR ha adottato linee guida specifiche e l’ANVUR monitora l’implementazione dei GEP nel quadro della valutazione della ricerca.
Quante donne ci sono tra i rettori delle università italiane nel 2026?
Il numero di rettrici nelle università italiane è aumentato negli ultimi anni ma rimane basso: nel 2025, le rettrici rappresentavano circa il 13-15% del totale dei rettori degli atenei statali italiani. Tra le rettrici più note nel 2025-2026 figurano quelle di Bari, Ferrara e Torino (Politecnico). La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha istituito un gruppo di lavoro specifico sulla parità di genere nella governance accademica.
Come si compara l’Italia con gli altri paesi europei per parità di genere nel corpo docente?
Secondo i dati She Figures 2024 della Commissione Europea, l’Italia si colloca nella metà inferiore della classifica UE per percentuale di professoresse di I fascia. I paesi con maggiore equità a livello apicale sono Lettonia, Lituania e Finlandia (dove le donne rappresentano il 40-50% dei professori ordinari). La media UE è circa il 28%, rispetto al 22,3% italiano. La Commissione ha fissato l’obiettivo del 50% di donne nelle commissioni di valutazione scientifica entro il 2030.
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