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Analisi Tematica secondo Braun e Clarke: le 6 Fasi nella Tesi (2026)

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Analisi Tematica secondo Braun e Clarke: le 6 Fasi nella Tesi (2026)

Hai raccolto decine di trascrizioni di interviste o focus group e ti ritrovi davanti a centinaia di pagine di testo senza sapere da dove cominciare. L’analisi tematica secondo Braun e Clarke è il metodo qualitativo più citato nelle tesi delle scienze umane, sociali e della salute: offre un processo strutturato ma flessibile per trasformare dati grezzi in argomenti interpretati, ed è applicabile a qualsiasi corpus testuale indipendentemente dalla disciplina. Questo articolo illustra le 6 fasi del metodo, chiarisce la differenza tra codici e temi, e guida nella stesura del capitolo metodologico e del capitolo dei risultati.

Il paper originale di Virginia Braun e Victoria Clarke — Using thematic analysis in psychology, pubblicato nel 2006 su Qualitative Research in Psychology — conta oggi oltre centomila citazioni su Google Scholar, un numero che testimonia quanto sia diventato il framework di riferimento per la ricerca qualitativa a livello internazionale. Nelle pubblicazioni successive (tra il 2019 e il 2022) le stesse autrici hanno affinato l’approccio, ribattezzandolo analisi tematica riflessiva per distinguerlo da metodi analitici più meccanici e per enfatizzare il ruolo attivo del ricercatore nella costruzione dei temi.

Risposta rapida: L’analisi tematica riflessiva di Braun e Clarke si svolge in 6 fasi iterative: (1) familiarizzazione con i dati, (2) generazione dei codici iniziali, (3) ricerca dei temi, (4) revisione dei temi, (5) definizione e denominazione, (6) stesura del rapporto. Non è un algoritmo meccanico: i temi vengono costruiti attivamente dal ricercatore attraverso un processo interpretativo, non estratti passivamente dai dati.

Cos’è l’analisi tematica riflessiva di Braun e Clarke

L’analisi tematica è un metodo per identificare, analizzare e riportare pattern di significato — detti temi — all’interno di un corpus di dati qualitativi. A differenza dell’analisi del contenuto quantitativa, che si limita a contare la frequenza di elementi testuali predefiniti, l’analisi tematica mira a interpretare il significato dei dati in relazione alle domande di ricerca.

Il contributo principale di Braun e Clarke (2006) è stato formalizzare le fasi del processo in modo abbastanza accessibile da poter essere applicato anche da ricercatrici e ricercatori alle prime esperienze, pur mantenendo rigore metodologico. Il framework si distingue dalla grounded theory (che ha obiettivi di generazione di teoria), dalla fenomenologia (che richiede un’epoché epistemologica specifica) e dall’analisi narrativa (che si focalizza sulla struttura della storia): l’analisi tematica è un metodo autonomo, non una versione semplificata di altri approcci.

Con l’evoluzione riflessiva dell’approccio, Braun e Clarke sottolineano che i temi non “emergono” spontaneamente dai dati — un’espressione da evitare nella tesi — bensì vengono attivamente costruiti dal ricercatore. Questo implica adottare una postura epistemologica esplicita: nel capitolo metodologico dovrai indicare se opti per una prospettiva realista (i dati riflettono una realtà esterna) o costruzionista (il significato è co-prodotto da dati e ricercatore). Per orientarti nella scelta più ampia del metodo qualitativo — incluse le tecniche di raccolta come interviste semi-strutturate e focus group — consulta la guida sulla metodologia qualitativa per la tesi 2026.

Codici e temi: una distinzione fondamentale

Una delle fonti di confusione più frequenti nelle tesi è l’utilizzo intercambiabile dei termini codice e tema. Braun e Clarke li distinguono in modo netto, e questa distinzione ha ricadute dirette sulla qualità dell’analisi.

Concetto Definizione Esempio (tesi su benessere lavorativo)
Codice Etichetta che descrive una caratteristica del dato rilevante per la domanda di ricerca “orario flessibile come vantaggio”, “assenza di supporto del supervisore”
Tema Pattern di significato che cattura qualcosa di importante in relazione alle domande di ricerca “L’autonomia organizzativa come fattore protettivo del benessere”

Un codice risponde a cosa sta succedendo in questo segmento di dati?; un tema risponde a cosa significa questo, in relazione alla domanda di ricerca?. Una raccolta di codici non è ancora un’analisi: è nell’organizzazione dei codici in temi che risiede il contributo interpretativo del ricercatore. L’errore tipico è presentare in tesi una lista di codici raggruppati senza esplicitare il ragionamento che li connette in un pattern di significato.

Induttivo vs deduttivo, semantico vs latente

L’analisi tematica non è un metodo unico: Braun e Clarke la descrivono come un ombrello che si adatta a diverse posture analitiche. In tesi è necessario dichiarare quale combinazione si adotta.

Induttiva vs deduttiva. Nell’approccio induttivo (bottom-up, data-driven), codici e temi derivano dai dati senza essere guidati da una cornice teorica predefinita. Nell’approccio deduttivo (top-down, theory-driven), il ricercatore parte da un quadro concettuale già definito e cerca nei dati evidenze che lo confermino, sfidino o precisino. La maggior parte delle tesi magistrali adotta un approccio prevalentemente induttivo, con apertura a elementi deduttivi quando si vuole testare l’applicabilità di una teoria specifica.

Semantica vs latente. L’analisi semantica rimane sul livello esplicito dei dati: descrive e organizza ciò che i partecipanti hanno detto. L’analisi latente va oltre le parole, interpretando presupposti, implicazioni e significati sottostanti. Le tesi con impianto critico o costruzionista tendono all’analisi latente; le ricerche descrittive o applicative preferiscono quella semantica. Non si tratta di livelli qualitativi, ma di scelte coerenti con le domande di ricerca e la postura epistemologica.

Le 6 fasi dell’analisi tematica secondo Braun e Clarke

Diagramma circolare iterativo delle 6 fasi dell'analisi tematica riflessiva di Braun e Clarke: familiarizzazione, codifica, ricerca dei temi, revisione, definizione e stesura del rapporto
Il processo iterativo delle 6 fasi dell’analisi tematica riflessiva: le frecce evidenziano la natura non lineare del metodo, in cui è normale tornare a fasi precedenti

Braun e Clarke usano il termine “fasi” intenzionalmente: il processo non è lineare ma iterativo. È normale tornare a fasi precedenti man mano che si affina la comprensione dei dati.

  1. Fase 1 — Familiarizzazione con i dati

    Leggi e rileggi le trascrizioni, le note di campo, i documenti. Per i dati audio, la trascrizione manuale — anche parziale — forza un contatto ravvicinato con il materiale e stimola idee analitiche. Annota osservazioni preliminari senza cercare ancora di codificare. Questa fase è spesso sottovalutata, ma condiziona la qualità di tutto il processo successivo.

  2. Fase 2 — Generazione dei codici iniziali

    Codifica sistematicamente l’intero corpus, attribuendo etichette a segmenti testuali rilevanti per le domande di ricerca. Un singolo segmento può ricevere più codici. Lavora su tutti i dati prima di raggruppare: la codifica parziale produce temi squilibrati. Documenta le definizioni di ogni codice in un codebook: questo rafforza la trasparenza metodologica e facilita la sezione metodologica della tesi.

  3. Fase 3 — Ricerca dei temi

    Raggruppa i codici in temi potenziali. Una mappa visuale (mind map o diagramma a bolle) è utile in questa fase. Chiedi: questi codici, insieme, cosa dicono in relazione alla domanda di ricerca? Non tutti i codici convergeranno in un tema: alcuni rimarranno isolati o confluiranno in una categoria residuale. L’obiettivo è costruire temi analiticamente potenti, non esaurire ogni codice.

  4. Fase 4 — Revisione dei temi

    Verifica se i temi funzionano sia a livello degli estratti che li costituiscono (coerenza interna) sia a livello dell’intero dataset (distinguibilità dagli altri temi). In questa fase è frequente scoprire che due temi sono in realtà uno solo visto da angolature diverse (fusione) o che un tema è troppo eterogeneo e va diviso (scissione). Rileggere l’intero corpus con i temi provvisori in mente permette anche di individuare dati rilevanti non codificati in precedenza.

  5. Fase 5 — Definizione e denominazione dei temi

    Per ogni tema scrivi una definizione che risponda a: di cosa tratta? Cosa lo distingue dagli altri? Qual è il suo ruolo nell’analisi complessiva? I nomi dei temi devono essere informativi, non meramente descrittivi. “Supporto sociale” è una categoria; “Il sostegno tra pari come compensazione dell’assenza di figure istituzionali di riferimento” è un tema analitico. Braun e Clarke consigliano nomi che suggeriscano già una posizione interpretativa.

  6. Fase 6 — Stesura del rapporto

    Nella tesi, questa fase coincide con la scrittura del capitolo dei risultati (e in parte della discussione). Per ogni tema: una descrizione analitica introduttiva, estratti verbatim rappresentativi con riferimento al partecipante (es. “P3, donna, 34 anni, settore educativo”), e un commento interpretativo che connette gli estratti alla domanda di ricerca e alla letteratura. Gli estratti non parlano da soli: devono essere incorniciati da analisi.

La questione di quanti partecipanti siano necessari per raggiungere una saturazione tematica soddisfacente è spesso la prima domanda che un relatore pone. La guida sul calcolo della dimensione del campione nella tesi affronta anche i criteri specifici della ricerca qualitativa, inclusi i parametri per la saturazione.

Come riportare l’analisi tematica nella tesi

Illustrazione della differenza tra codici e temi nell'analisi tematica: i codici etichettano segmenti del testo, i temi raggruppano i codici in pattern di significato interpretativo
Dal testo trascritto ai temi: come i codici estratti dai dati vengono aggregati in pattern di significato interpretativo da riportare nel capitolo dei risultati

La trasparenza metodologica è il requisito principale di qualsiasi analisi qualitativa. Nel capitolo metodologico devi esplicitare:

  • Il riferimento bibliografico preciso: Braun & Clarke (2006) e, se pertinente, le revisioni successive sull’analisi tematica riflessiva.
  • La giustificazione della scelta del metodo rispetto alle domande di ricerca.
  • La postura epistemologica adottata (realista, costruzionista, critica).
  • Il tipo di approccio (induttivo, deduttivo, semantico, latente).
  • Le garanzie di qualità: codebook, peer debriefing, member checking (dove applicabile), audit trail.

Nel capitolo dei risultati, la struttura canonica prevede un tema per sezione (o sottosezione per i sotto-temi), con un paragrafo di contestualizzazione, gli estratti con il riferimento al partecipante, e l’analisi interpretativa. Questo schema è ormai standard nelle tesi italiane di scienze umane e sociali — dalla psicologia alle tesi di Scienze della Comunicazione — e generalmente riconosciuto dalle commissioni accademiche.

Distingui sempre ciò che appartiene ai risultati (descrizione e interpretazione dei temi) da ciò che appartiene alla discussione (confronto con la letteratura, implicazioni, limitazioni). Nelle tesi italiane questa distinzione è più fluida che in quelle anglosassoni, ma mantenerla separata aumenta la chiarezza espositiva e la valutazione metodologica.

Errori comuni nell’analisi tematica Braun e Clarke

  • Temi come categorie descrittive. Un tema deve catturare un pattern di significato, non essere un’etichetta riassuntiva. “Comunicazione con i colleghi” non è un tema analitico; “La comunicazione orizzontale come strategia di resistenza alla gerarchia” lo è.
  • Estratti senza analisi. La sequenza “estratto → estratto → estratto” senza commento critico interposto non è analisi tematica: è collage di dati. La commissione valuterà la qualità del commento, non la quantità di citazioni dai partecipanti.
  • Frequenza come criterio principale. Un tema non deve ricorrere in ogni intervista per essere valido. Un tema presente in poche interviste ma con forte rilevanza analitica può essere più significativo di uno menzionato superficialmente da tutti.
  • Mancanza di audit trail. L’analisi tematica richiede trasparenza decisionale: tieni traccia delle scelte di codifica, delle revisioni ai temi e delle ragioni che le hanno motivate. Questo documento rafforza la qualità metodologica della tesi.
  • Confusione con la grounded theory. La grounded theory ha obiettivi e procedure distinte (campionamento teorico, saturazione teorica, generazione di teoria). Se usi l’analisi tematica di Braun e Clarke, non citare la grounded theory nel metodologico come se fossero equivalenti.

Nelle tesi che combinano l’analisi qualitativa con componenti operative — come nelle tesi di Servizio Sociale in cui l’analisi si affianca alla ricerca-azione o all’analisi del caso — è utile esplicitare nel metodologico come l’analisi tematica si integra con l’altro approccio, evitando la sommatoria non ragionata di metodi diversi.

Domande frequenti (FAQ)

Quante interviste servono per l’analisi tematica di Braun e Clarke?

Braun e Clarke non prescrivono un numero minimo. Il criterio guida è la saturazione tematica: l’analisi si considera sufficientemente robusta quando nuove interviste non aggiungono temi o variazioni significative a quelli già individuati. Tesi magistrali con 8–15 interviste semi-strutturate sono comuni e metodologicamente difendibili; ricerche dottorali possono prevedere campioni più ampi o procedure di campionamento teorico. La qualità e la profondità delle interviste conta più della quantità assoluta.

Qual è la differenza tra analisi tematica e analisi del contenuto?

L’analisi del contenuto — nella sua versione quantitativa — si basa sul conteggio sistematico di unità testuali predefinite (parole, frasi, argomenti) in categorie stabilite a priori. L’analisi tematica di Braun e Clarke è prevalentemente interpretativa: i temi vengono costruiti in modo induttivo o semi-deduttivo, con enfasi sul significato piuttosto che sulla frequenza. Le due metodologie possono coesistere nella stessa tesi (approccio a metodi misti), ma non sono sinonimi e non devono essere confuse nel capitolo metodologico.

Serve un software come NVivo per l’analisi tematica?

No. Il metodo è indipendente dallo strumento. Per corpus di piccole e medie dimensioni (fino a 15–20 interviste), molti ricercatori lavorano efficacemente con evidenziatori su trascrizioni digitali, fogli Excel o Google Sheets per organizzare i codici. NVivo, Atlas.ti e MAXQDA accelerano la gestione di grandi corpora e facilitano la documentazione del processo (audit trail), ma non sostituiscono il lavoro interpretativo del ricercatore. Se non hai accesso a licenze universitarie, esistono versioni studenti o alternative open source come RQDA (per R).

Come si citano Braun e Clarke nella tesi in APA 7?

Il riferimento corretto per il paper originale in APA 7 è: Braun, V., & Clarke, V. (2006). Using thematic analysis in psychology. Qualitative Research in Psychology, 3(2), 77–101. Cita sempre l’edizione originale del metodo che stai utilizzando, non una versione secondaria o un manuale di metodologia che lo riassume. Se fai riferimento all’approccio riflessivo aggiornato, cita anche le pubblicazioni successive delle stesse autrici (2019–2022), consultabili tramite Google Scholar cercando “Braun Clarke reflexive thematic analysis”.

L’analisi tematica può essere usata con dati in italiano?

Assolutamente sì. Trascrizioni, codici e temi possono essere interamente in italiano quando i partecipanti sono italofoni. Nel capitolo metodologico è sufficiente dichiarare che la lingua dei dati è l’italiano e che non è stata effettuata traduzione. Se hai condotto interviste in un’altra lingua, specifica le procedure di traduzione o back-translation adottate. Il framework epistemologico di Braun e Clarke è neutro rispetto alla lingua dei dati.