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IA per la tesi 2026: la mappa dei regolamenti dei 30 principali atenei italiani

5 min di lettura

IA per la tesi 2026: la mappa dei regolamenti dei 30 principali atenei italiani

Due studenti della stessa disciplina, iscritti a due atenei diversi, possono avere regole completamente diverse su cosa è permesso fare con l’intelligenza artificiale nella propria tesi. Un dottorando al Politecnico di Milano usa un sistema di “badge” per dichiarare il livello di utilizzo IA; un magistrale alla Sapienza deve compilare un’appendice metodologica; un triennale in un piccolo ateneo del Sud può non aver ricevuto ancora alcuna indicazione formale. La mappa dei regolamenti IA tesi 30 atenei italiani 2026 è frammentata e in rapida evoluzione — ma i pattern sono riconoscibili, e conoscerli protegge.

Questa pagina raccoglie le posizioni documentate, le tendenze comuni e le differenze rilevanti tra i principali atenei italiani, aggiornate al maggio 2026, includendo gli sviluppi connessi all’EU AI Act pienamente operativo dall’agosto 2026. I linee guida CRUI sull’IA nella tesi costituiscono il quadro di riferimento nazionale entro cui ogni ateneo si muove.

Risposta rapida

Nel 2026, nessun ateneo italiano vieta in modo assoluto l’uso dell’IA nella tesi. La quasi totalità degli atenei italiani lo ammette come strumento di supporto, ma impone tre condizioni: dichiarazione esplicita degli strumenti usati, supervisione del relatore, e mantenimento della paternità intellettuale dello studente. Gli atenei di grandi dimensioni hanno già regolamenti formali; quelli minori stanno aggiornando i propri statuti in risposta all’EU AI Act.

Il quadro normativo: CRUI, MUR e EU AI Act

Non esiste in Italia una norma di legge nazionale che regoli espressamente l’uso dell’IA nelle tesi universitarie. Il quadro si compone di tre livelli sovrapposti:

  1. EU AI Act (Regolamento UE 2024/1689): in vigore dall’agosto 2024 e pienamente applicabile dall’agosto 2026. Classifica i sistemi IA per livello di rischio e impone obblighi di trasparenza ai fornitori e agli operatori, incluse le istituzioni accademiche che usano sistemi IA ad alto rischio.
  2. Linee guida CRUI 2024: la Conferenza dei Rettori ha pubblicato raccomandazioni non vincolanti che definiscono tre pilastri — disclosure obbligatoria, trasparenza metodologica, supervisione del relatore. Oltre il 70% degli atenei italiani ha adottato o adattato queste linee guida nel proprio regolamento interno.
  3. Regolamenti didattici di ateneo: il livello normativo più rilevante per il laureando. Ogni università traduce le raccomandazioni CRUI in regole operative con diverso grado di dettaglio e di enforcement.

La numerosità degli studenti coinvolti rende urgente la chiarezza: i dati MUR sugli studenti per corso di laurea in Italia nel 2026 confermano che oltre 1,9 milioni di studenti sono iscritti a corsi che producono una tesi finale. Ciascuno di loro deve orientarsi in questo panorama regolatorio.

I tre cluster di regolamentazione degli atenei italiani

Analizzando le posizioni degli atenei italiani emergono tre cluster distinti:

Cluster A — Regolamentazione avanzata

Atenei che hanno già pubblicato linee guida formali con procedure dettagliate, moduli standard e sistemi di verifica. Includono Politecnico di Milano, Bocconi, Politecnico di Torino, Università di Bologna e Sapienza di Roma.

Caratteristiche: badge o registro digitale, modulo allegato alla tesi, commissione autorizzata a richiedere chiarimenti.

Cluster B — Regolamentazione in evoluzione

Atenei che hanno adottato una dichiarazione generica sull’IA coerente con CRUI ma senza procedure operative standardizzate. Il docente relatore ha ampia discrezionalità nel decidere modalità e limiti dell’uso.

Caratteristiche: dichiarazione in appendice, nessun modulo standard, linee guida di Dipartimento variabili.

Cluster C — Assenza di regolamentazione formale

Atenei, prevalentemente di medie e piccole dimensioni, privi di regolamenti espliciti sull’IA nelle tesi. Lo studente si trova in un vuoto normativo locale, con il rischio di adottare comportamenti non in linea con la prassi accettata dalla commissione.

Caratteristiche: nessuna linea guida pubblicata, decisione rimessa al singolo relatore, aggiornamenti attesi entro fine 2026 per adeguamento all’EU AI Act.

Mappa ateneo per ateneo: i 30 principali

La tabella seguente riassume la posizione documentata dei 30 atenei italiani per numero di iscritti e rilevanza scientifica, aggiornata a maggio 2026. Le informazioni derivano dai siti istituzionali, dai vademecum pubblicati e dalle linee guida di Dipartimento disponibili pubblicamente.

Ateneo Cluster IA ammessa? Dichiarazione Strumento verifica
Sapienza — Roma A Sì, con limiti Appendice metodologica obbligatoria Turnitin AI Detection
Università di Bologna A Sì, con registro Registro digitale progressivo + appendice Compilatio + verifica in commissione
Politecnico di Milano A Sì, sistema badge Badge + dichiarazione allegata Turnitin AI Detection
Università di Milano A Sì, con supervisione Dichiarazione in frontespizio o appendice Turnitin
Università di Padova A Sì, con condizioni Appendice metodologica Compilatio
Università Federico II — Napoli B Sì, con supervisione Dichiarazione generica CRUI Turnitin (alcuni dipartimenti)
Università di Torino B Sì, con limiti Dichiarazione in appendice Compilatio
Politecnico di Torino A Sì, sistema badge Badge + dichiarazione allegata Turnitin AI Detection
Università Bocconi A Sì, con condizioni Modulo standard Bocconi Turnitin AI Detection
Università Cattolica — Milano B Sì, con supervisione Dichiarazione in appendice Compilatio
Università di Firenze B Sì, con supervisione Dichiarazione generica CRUI In aggiornamento
Università di Pisa B Sì, con condizioni Dichiarazione in appendice Compilatio
Università di Genova B Sì, con supervisione Dichiarazione generica Turnitin (alcuni dipartimenti)
Università di Bari B Sì, con supervisione Dichiarazione in frontespizio Compilatio
Università di Catania C Non specificato Nessun modulo standard Rimesso al relatore
Università di Palermo C Non specificato Nessun modulo standard Rimesso al relatore
Università di Messina C Non specificato Nessun modulo standard In aggiornamento
Università di Siena B Sì, con condizioni Dichiarazione in appendice Compilatio
Università di Trieste B Sì, con supervisione Dichiarazione generica CRUI In aggiornamento
Università di Verona B Sì, con condizioni Dichiarazione in appendice Turnitin
Università di Modena e Reggio Emilia B Sì, con supervisione Dichiarazione generica Compilatio
Università del Salento C Non specificato Nessun modulo standard In aggiornamento
Università di Perugia B Sì, con supervisione Dichiarazione generica CRUI Compilatio
Università di Brescia B Sì, con condizioni Dichiarazione in appendice Turnitin
Università di Ferrara B Sì, con supervisione Dichiarazione generica In aggiornamento
Università di Cagliari C Non specificato Nessun modulo standard In aggiornamento
Università di Sassari C Non specificato Nessun modulo standard In aggiornamento
Università di Trento A Sì, con condizioni Appendice metodologica + dichiarazione in frontespizio Turnitin AI Detection
Università di Venezia Ca’ Foscari B Sì, con supervisione Dichiarazione in appendice Compilatio
LUISS Guido Carli A Sì, con condizioni Modulo standard LUISS Turnitin AI Detection

Nota metodologica: i dati della tabella sono basati sulle linee guida e i vademecum pubblicati dagli atenei sui propri siti istituzionali alla data di maggio 2026. Le posizioni degli atenei di Cluster C non sono da interpretare come tolleranza verso l’uso non dichiarato dell’IA: in assenza di regolamenti locali, si applicano le raccomandazioni CRUI, che prescrivono la disclosure. La classificazione degli strumenti di verifica si riferisce ai contratti licenza conosciuti; molti atenei usano strumenti aggiuntivi non pubblicizzati.

La dichiarazione d’uso: cosa scrivere e dove

Indipendentemente dall’ateneo, una dichiarazione d’uso IA ben strutturata riduce il rischio di contestazioni in fase di discussione. Il contenuto minimo raccomandato dal framework CRUI comprende:

  1. Quali strumenti: nome del sistema IA usato (es. ChatGPT GPT-4o, Perplexity AI, Grammarly, DeepL, Tesify, Elicit)
  2. Per quale funzione: ricerca bibliografica, traduzione, correzione grammaticale e stilistica, sintesi di fonti, elaborazione statistica, generazione di testo da revisionare
  3. In quale misura: descrizione qualitativa del contributo IA rispetto al lavoro originale dello studente
  4. Supervisione del relatore: conferma che il relatore è stato informato e ha approvato le modalità

La posizione fisica della dichiarazione varia per ateneo: alcuni la richiedono in appendice (dopo la bibliografia), altri in una nota nel frontespizio o nel capitolo di metodologia. Quando il tuo ateneo non specifica, l’appendice finale è la collocazione più accettata. Per il testo esatto e i modelli compilabili, consulta la nostra guida su come dichiarare l’IA nella tesi in Italia nel 2026.

Sanzioni: cosa rischia chi non dichiara

Le sanzioni per uso non dichiarato dell’IA nella tesi si articolano su più livelli di gravità:

Livello di violazione Sanzione tipica Chi decide
Uso strumentale non dichiarato (correzione grammaticale, traduzione) Richiamo formale dal relatore; richiesta di integrazione della dichiarazione Commissione di laurea
Generazione parziale di testo non dichiarata Riduzione del voto finale; rinvio della sessione per revisione Commissione di laurea + Direttore di Dipartimento
Prevalenza di testo IA non dichiarato (oltre il 40-50% secondo le soglie rilevate da Turnitin) Annullamento della sessione, procedimento disciplinare, sospensione temporanea Rettore + Collegio di disciplina
Tesi interamente generata da IA con firma dello studente Revoca del titolo (anche post-laurea), segnalazione alle autorità competenti Rettore, Senato Accademico, eventualmente autorità giudiziaria

La rilevazione si basa principalmente su strumenti come Turnitin AI Detection (usato da Sapienza, Politecnico di Milano, Bocconi, Politecnico di Torino, Trento, LUISS) e Compilatio (diffuso in atenei francofoni e alcuni italiani). Nessun rilevatore è infallibile: la commissione di laurea mantiene sempre il potere di verifica diretta tramite domande orali mirate.

EU AI Act e l’impatto sulle tesi dal 2 agosto 2026

Il Regolamento UE 2024/1689 (EU AI Act) ha visto le prime disposizioni entrare in vigore nel 2024, ma la piena applicabilità delle norme sulle pratiche IA vietate e sui sistemi ad alto rischio scatta il 2 agosto 2026. Per un quadro ateneo per ateneo degli obblighi che ne derivano, abbiamo dedicato un approfondimento alla mappa EU AI Act ateneo per ateneo. Per le tesi accademiche, le ricadute più rilevanti riguardano:

  • Trasparenza sui contenuti generati da IA: l’Art. 50 del Regolamento impone che i contenuti sintetici (testo, immagini, audio) generati da IA siano marcati in modo riconoscibile. Per le tesi, questo si traduce in un obbligo rafforzato di disclosure, non più solo raccomandato dalle linee guida CRUI ma vincolante per chi produce contenuti con sistemi IA classificati ad alto rischio.
  • Sistemi IA ad alto rischio in contesti accademici: i software di valutazione dell’apprendimento e di rilevamento del plagio rientrano nell’allegato III dell’EU AI Act come sistemi ad alto rischio. Gli atenei che li usano devono garantire supervisione umana e trasparenza nei confronti degli studenti.
  • Impatto sugli atenei di Cluster C: la piena applicabilità dell’EU AI Act rappresenta il principale driver di aggiornamento regolatorio per gli atenei ancora privi di linee guida. Entro la fine del 2026 si prevede che la quasi totalità degli atenei italiani pubblichi regolamenti formali sull’IA nelle tesi.

Per approfondire come l’EU AI Act si traduce concretamente nella pratica di ricerca, il confronto con i risultati della ricerca accademica italiana è utile: la VQR ANVUR 2025-2028 include già criteri relativi alla trasparenza nell’uso di strumenti computazionali e IA nella produzione scientifica.

Tendenze 2026: verso una convergenza nazionale

Tre tendenze strutturali stanno accelerando la convergenza dei regolamenti italiani:

1. Dal “vietato” al “dichiarato”

Il paradigma è cambiato definitivamente. Nessun ateneo di rilievo persegue un modello proibizionista: la direzione comune è la trasparenza obbligatoria. La dichiarazione d’uso diventa il nuovo standard de facto, analogamente a quanto già accade con la dichiarazione antiplagio.

2. Differenziazione per tipo di uso

I regolamenti più evoluti distinguono tra usi “neutri” (correzione grammaticale, traduzione, ricerca bibliografica), usi “supportivi” (sintesi di fonti, brainstorming), e usi “sostanziali” (generazione di testo, analisi dati). Solo gli usi sostanziali richiedono dichiarazioni dettagliate e supervisione del relatore; per quelli neutri basta una menzione sintetica.

3. Integrazione degli strumenti IA nei workflow accademici

Le università stanno incorporando strumenti IA nei propri sistemi istituzionali (es. versioni accademiche di Copilot, Grammarly EDU, Tesify) che producono automaticamente un log d’uso allegabile alla tesi. Questo riduce il carico di documentazione manuale sullo studente e rende la dichiarazione più oggettiva e verificabile.

FAQ

L’uso dell’IA nella tesi è legale in Italia nel 2026?

Non esiste una norma di legge nazionale che vieti l’uso dell’IA nelle tesi. La legalità è regolata dai singoli atenei tramite regolamenti didattici interni. La quasi totalità degli atenei italiani ammette l’IA come strumento di supporto, ma impone la dichiarazione d’uso, la supervisione del relatore e il mantenimento della paternità intellettuale dello studente.

Cosa devo dichiarare se uso l’IA nella tesi?

La dichiarazione standard include: quali strumenti IA sono stati usati (es. ChatGPT, Perplexity, Grammarly, Tesify), per quale parte del lavoro (ricerca bibliografica, correzione grammaticale, traduzione, elaborazione dati) e in quale misura rispetto al lavoro personale. Alcuni atenei forniscono un modulo standard da allegare alla tesi; in assenza di modulo, l’appendice finale è la collocazione più diffusa.

Quali sono le sanzioni per chi usa l’IA in tesi senza dichiararlo?

Le sanzioni variano per gravità: da un richiamo formale per usi strumentali non dichiarati, fino all’annullamento della sessione di laurea o alla revoca del titolo per tesi prevalentemente generate da IA. I software di rilevamento (Turnitin AI Detection, GPTZero, Compilatio) sono già in uso in molti atenei italiani e possono rilevare contenuti IA anche se riformulati.

Il Politecnico di Milano consente l’IA nella tesi?

Sì, il Politecnico di Milano ha adottato un sistema di badge per la trasparenza sull’uso dell’IA, mutuato dall’approccio di Harvard. Lo studente indica quale badge corrisponde al proprio livello di utilizzo (da nessun uso IA a uso esteso con supervisione) e allega la relativa dichiarazione alla tesi.

L’Università di Bologna come regolamenta l’IA nelle tesi nel 2026?

L’Università di Bologna sperimenta un registro digitale progressivo dove lo studente documenta l’uso degli strumenti IA durante tutto il percorso di ricerca. Il registro viene poi allegato alla tesi come appendice metodologica. La Commissione di laurea può richiedere spiegazioni su qualsiasi passaggio del registro.

Il regolamento CRUI è obbligatorio per tutti gli atenei?

Le linee guida CRUI non hanno valore normativo vincolante: sono raccomandazioni che i singoli atenei recepiscono autonomamente. Tuttavia, la grande maggioranza degli atenei italiani ha allineato i propri regolamenti interni ai tre pilastri CRUI. L’EU AI Act, pienamente applicabile dall’agosto 2026, introduce invece obblighi normativi diretti che si aggiungono alle raccomandazioni CRUI.

Regolamenti IA per la tesi negli altri Paesi europei

L’Italia non è l’unico Paese a regolamentare l’uso dell’IA nelle tesi: anche Spagna, Portogallo e Francia stanno definendo le proprie regole. Per confrontare gli approcci adottati negli altri ecosistemi accademici, ecco i riferimenti dai portali Tesify europei:

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