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Quale percentuale di plagio è accettata nella tesi?

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Quale percentuale di plagio è accettata nella tesi? La risposta corretta parte da un dato normativo preciso: in Italia non esiste una legge né una soglia unica stabilita a livello ministeriale valida per tutte le università. Criteri e tolleranze sono affidati all’autonomia dei singoli atenei, dipartimenti o corsi di studio, che li fissano nei propri regolamenti didattici e antiplagio, come ricostruito nella guida di Tesify ai regolamenti universitari.

Ne consegue che la stessa tesi può essere valutata secondo regole formalmente diverse alla Sapienza, all’Università di Bologna, al Politecnico di Milano, alla Bocconi o a Padova: ciascuna istituzione decide come usare il software antiplagio e come interpretarne i risultati. Esistono tuttavia regolamenti che indicano un numero esplicito. L’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT), per esempio, stabilisce che la percentuale di plagio del file definitivo non debba superare il 15% ai fini dell’ammissione alla prova finale, secondo quanto riportato sul sito ufficiale UNINT.

Conoscere la regola del proprio ateneo è solo metà del lavoro. L’altra metà consiste nel capire che cosa misura davvero un software come Compilatio, perché la cifra che compare nel report è un indice di similarità testuale e non una sentenza automatica di plagio.

Non esiste una percentuale di plagio accettata a livello nazionale: ogni ateneo la definisce nel proprio regolamento. Alcuni fissano una soglia esplicita, come l’UNINT di Roma con il 15% sul file definitivo per l’ammissione alla prova finale. In ogni caso il dato del software è un indice di similarità che il relatore valuta sempre nel merito.

Esiste una soglia di plagio valida in tutta Italia?

No. Nessuna norma ministeriale fissa una percentuale di plagio unica per le tesi di laurea triennale, magistrale o di dottorato. La materia è disciplinata dall’autonomia degli atenei, che la regolano tramite regolamenti didattici, codici etici, linee guida antiplagio o disposizioni dei singoli corsi di studio. La soglia va quindi cercata nei documenti della propria università.

Questo assetto riflette il principio di autonomia didattica che caratterizza il sistema universitario italiano: il Ministero dell’Università e della Ricerca definisce il quadro generale dei titoli di studio, mentre la gestione concreta della prova finale, compresi i controlli sull’originalità dell’elaborato, spetta alle singole istituzioni. Per questo motivo le domande del tipo «il 20% va bene?» non hanno una risposta universale.

In pratica, chi deve consegnare la tesi dovrebbe consultare, nell’ordine, questi documenti:

  • Regolamento didattico di ateneo: definisce le regole generali sulla prova finale.
  • Codice etico o codice di comportamento: qualifica il plagio come violazione e indica le possibili conseguenze.
  • Regolamento o linee guida antiplagio: quando esiste, specifica il software adottato ed eventuali soglie numeriche.
  • Regolamento del corso di studio o del dipartimento: può contenere indicazioni più dettagliate o più restrittive.
  • Indicazioni del relatore: spesso è il docente a stabilire come interpretare il report.

Per un confronto ragionato tra i diversi approcci adottati in Italia è utile la nostra mappa delle soglie di alert di Compilatio negli atenei italiani, da usare sempre insieme al regolamento ufficiale della propria sede.

Due fogli bianchi sovrapposti sotto una lente d'ingrandimento, metafora del confronto tra testi nel controllo di similarità
Similarità non significa plagio: il report va sempre interpretato dal relatore.

Quale percentuale di plagio è accettata nella tesi nei regolamenti di ateneo?

Dipende dal regolamento della singola università. Alcuni atenei indicano un valore numerico esplicito: l’UNINT di Roma stabilisce che la percentuale di plagio del file definitivo non superi il 15% ai fini dell’ammissione alla prova finale. Molti altri non fissano una cifra e affidano al relatore la valutazione qualitativa del report antiplagio.

Il caso UNINT è significativo perché il regolamento antiplagio per le tesi di laurea e laurea magistrale collega in modo diretto la soglia all’ammissione alla discussione, come documentato sul portale dell’ateneo. Si tratta però di una regola locale: trasferire automaticamente quel 15% ad altre università sarebbe un errore, perché ogni sede può scegliere un valore diverso o nessun valore.

Livello Cosa stabilisce Dove verificarlo
Nazionale (MUR) Nessuna soglia percentuale unica per le tesi Quadro normativo generale sui titoli di studio
Ateneo Principi sul plagio, software adottato, eventuali soglie Regolamento didattico, codice etico, regolamento antiplagio
Dipartimento o corso di studio Possibili soglie specifiche, come il 15% previsto all’UNINT Regolamento della prova finale del corso
Relatore Valutazione qualitativa del report di similarità Colloqui di revisione e indicazioni scritte del docente

Attenzione: quando un regolamento non indica alcuna cifra, non significa che qualsiasi percentuale sia accettabile. Significa che la decisione è rimessa al giudizio del relatore e degli organi competenti, che valutano la natura delle corrispondenze e non solo il loro numero.

Come funziona il controllo antiplagio con Compilatio?

Compilatio confronta il testo della tesi con un ampio insieme di documenti e restituisce un report con le parti simili ad altre fonti. Diversi atenei italiani lo adottano distinguendo due ambienti: Magister, riservato a docenti e relatori per la verifica ufficiale, e Studium, messo a disposizione degli studenti per i controlli preliminari e la correzione delle citazioni.

L’Università degli Studi di Pavia, per esempio, offre il servizio antiplagio tramite il Sistema Bibliotecario di Ateneo: i docenti usano l’ambiente Magister, mentre agli studenti viene fornito periodicamente un codice promozionale per analizzare in autonomia un numero prestabilito di pagine con l’ambiente Studium, come indicato sul sito dell’Università di Pavia. Anche l’UNINT utilizza Compilatio nel proprio sistema di verifica.

La distinzione tra i due ambienti ha una conseguenza pratica importante: il controllo che lo studente esegue prima della consegna serve a individuare e correggere i problemi, mentre quello che conta ai fini ufficiali è la verifica effettuata dal docente. Usare lo strumento per studenti in modo sistematico, capitolo per capitolo, riduce il rischio di sorprese nella fase finale.

Quando l’ateneo non fornisce un accesso per studenti, è possibile svolgere un controllo preliminare con strumenti indipendenti. L’editor di Tesify, per esempio, integra una verifica anti-plagio che confronta il testo con archivi istituzionali come IRIS, AlmaDL, OAR, OPAC SBN e ACNP, utile per correggere le citazioni prima di inviare la tesi al relatore.

Volumi accademici chiusi con segnalibri ed evidenziatori su una scrivania, simbolo della ricerca delle fonti originali
Risalire alle fonti originali è la regola d’oro per citare correttamente.

Perché la percentuale di similarità non equivale al plagio?

Perché i software misurano corrispondenze testuali, non intenzioni né scorrettezze. Nel calcolo rientrano anche elementi del tutto legittimi, come formule standard, denominazioni ufficiali, citazioni tra virgolette e riferimenti bibliografici. Per questo la percentuale grezza non è una sanzione automatica: serve sempre la lettura qualitativa del relatore, che distingue l’uso corretto delle fonti dalla copia.

Gli elementi che possono far salire l’indice senza costituire plagio sono tipicamente:

  • Formule standard: espressioni ricorrenti della disciplina, definizioni tecniche consolidate, frasi metodologiche tipiche.
  • Denominazioni ufficiali: nomi di leggi, enti, istituzioni, programmi o strumenti normativi.
  • Citazioni tra virgolette: passaggi riportati fedelmente e attribuiti al loro autore.
  • Riferimenti bibliografici: titoli di opere, nomi di riviste, dati editoriali presenti anche in altri lavori.

Il ragionamento vale anche in senso opposto. Una tesi con un indice basso può contenere plagio, per esempio quando interi paragrafi vengono parafrasati da una fonte senza indicarla: il software potrebbe non rilevare la somiglianza, ma l’appropriazione delle idee altrui resta una violazione. Al contrario, un elaborato con molte citazioni dichiarate può mostrare un indice più alto pur essendo perfettamente corretto.

Regola pratica: più che chiedersi quale percentuale di plagio è accettata nella tesi, conviene chiedersi se ogni passaggio che proviene da altri è riconoscibile e attribuito. È questa la domanda che si pone il relatore leggendo il report.

Come si citano correttamente le fonti e i testi prodotti con l’IA?

I regolamenti universitari impongono di inserire tra virgolette i testi altrui e di citarne esplicitamente la fonte. Lo stesso obbligo di trasparenza si estende ai testi e ai contributi elaborati con strumenti di intelligenza artificiale: ometterne la dichiarazione configura un illecito accademico. Citare bene, quindi, protegge sia dall’accusa di plagio sia da quella di uso non dichiarato dell’IA.

Le regole operative sono poche ma vanno applicate con costanza:

  1. Citazione diretta: il testo copiato va tra virgolette, seguito dal riferimento secondo lo stile richiesto dal corso.
  2. Parafrasi: riformulare con parole proprie non esonera dalla citazione; l’idea resta dell’autore originale.
  3. Coerenza dello stile: APA, MLA, Chicago, UNI ISO 690 o Vancouver vanno scelti in base alle indicazioni del relatore e mantenuti per tutto l’elaborato.
  4. Dichiarazione dell’IA: se uno strumento di intelligenza artificiale ha prodotto o rielaborato testi, il suo uso va dichiarato secondo le modalità previste dall’ateneo.

La questione delle citazioni si intreccia con quella della titolarità dell’opera: chi riporta testi altrui senza attribuzione viola anche i diritti morali dell’autore. Per approfondire il tema è utile la guida su chi possiede i diritti d’autore della tesi di laurea.

Si può citare Wikipedia in una tesi universitaria?

Formalmente sì, se la voce viene citata in modo corretto, ma nella maggior parte dei casi è sconsigliato usarla come fonte principale. Wikipedia è un’enciclopedia collaborativa, con contenuti modificabili e non sottoposti a revisione paritaria accademica. La pratica corretta è usarla come punto di partenza e risalire alle fonti originali indicate nella bibliografia della voce.

Molti relatori considerano la citazione di Wikipedia un segnale di ricerca superficiale, soprattutto nelle tesi magistrali e di dottorato. Le voci, infatti, cambiano nel tempo e non hanno un autore identificabile e responsabile in senso accademico. Le note in fondo alla pagina, invece, rimandano spesso a monografie, articoli scientifici e documenti ufficiali: sono questi i testi da leggere, verificare e citare.

Esistono situazioni in cui citare Wikipedia è giustificato, per esempio quando la tesi analizza proprio l’enciclopedia come fenomeno culturale o come caso di studio sulla produzione collaborativa di conoscenza. In questi casi conviene indicare la versione consultata e la data di accesso, così che il lettore possa ritrovare esattamente il testo esaminato.

Un punto va chiarito: copiare frasi da Wikipedia senza virgolette e senza attribuzione è plagio a tutti gli effetti, esattamente come copiare da un libro. Trattandosi di un testo pubblico e diffusissimo, è anche tra i contenuti più facilmente intercettabili dai controlli. Il rischio è particolarmente alto nelle tesi basate sulla rassegna della letteratura, come spiegato nella guida alla scelta tra tesi compilativa o sperimentale.

Come si abbassa la percentuale di similarità senza scorciatoie?

Si abbassa intervenendo sulle cause reali delle corrispondenze: citazioni non segnalate, parafrasi troppo vicine all’originale e passaggi copiati per errore dagli appunti. Il metodo corretto consiste nel leggere il report passaggio per passaggio, correggere ogni attribuzione mancante e riscrivere davvero i paragrafi deboli. Trucchi come sinonimi forzati o caratteri nascosti non risolvono e peggiorano la posizione dello studente.

Una sequenza di lavoro efficace prima della consegna è la seguente:

  1. Esegui un controllo preliminare con l’ambiente per studenti messo a disposizione dall’ateneo o con uno strumento indipendente.
  2. Analizza le singole corrispondenze, non solo il totale: distingui citazioni corrette, denominazioni ufficiali e passaggi problematici.
  3. Aggiungi virgolette e riferimenti a ogni testo riportato fedelmente.
  4. Riscrivi le parafrasi deboli, cioè quelle che seguono la struttura della fonte cambiando solo qualche parola, e mantieni la citazione.
  5. Uniforma la bibliografia nello stile richiesto, verificando che ogni opera citata nel testo compaia anche nell’elenco finale.
  6. Dichiara l’eventuale uso dell’IA secondo le regole del tuo corso di studio.
  7. Condividi il report con il relatore se restano dubbi su passaggi specifici.

La gestione automatica dei riferimenti riduce gli errori più comuni: in Tesify la bibliografia si genera nei principali stili accademici, compreso UNI ISO 690:2010, evitando citazioni incomplete che il software potrebbe segnalare. Per il controllo finale dell’elaborato è utile anche la checklist di revisione prima della consegna.

Cosa succede se la tesi supera la soglia antiplagio?

Le conseguenze dipendono dal regolamento dell’ateneo. Dove esiste una soglia formale, come il 15% dell’UNINT, superarla può impedire l’ammissione alla prova finale finché l’elaborato non viene corretto. Dove la soglia manca, il relatore valuta il report e può chiedere revisioni. Se invece viene accertato un plagio vero e proprio, si configura un illecito accademico.

Nella maggior parte dei casi un indice elevato dovuto a citazioni mal formattate si risolve con una revisione: il relatore indica i passaggi da sistemare e lo studente consegna una nuova versione. Lo scenario cambia quando emergono parti copiate senza attribuzione o contenuti generati con l’IA e non dichiarati: qui entrano in gioco le previsioni del codice etico e dei regolamenti disciplinari dell’ateneo.

Il relatore ha un ruolo centrale anche nella fase di ammissione alla discussione. Per capire fino a dove arrivano i suoi poteri è utile leggere l’approfondimento sul relatore che rifiuta di firmare la tesi o di ammettere alla discussione. Chi vuole inquadrare il fenomeno più in generale può consultare anche l’analisi su quante tesi vengono respinte ogni anno in Italia.

In sintesi, sapere quale percentuale di plagio è accettata nella tesi nel proprio ateneo è necessario, ma non sufficiente: ciò che protegge davvero è un metodo di scrittura trasparente, in cui ogni contributo altrui è riconoscibile e ogni fonte è verificabile.

Quali sono le domande più frequenti sul plagio nella tesi?

Il 20% di similarità su Compilatio è troppo?

Dipende dal regolamento del tuo ateneo, perché in Italia non esiste una soglia nazionale. All’UNINT di Roma, per esempio, supererebbe il limite del 15% previsto per l’ammissione alla prova finale. Dove non è fissata una cifra, il relatore valuta la composizione delle corrispondenze: se derivano da citazioni corrette e denominazioni ufficiali, il valore può essere accettabile.

Le citazioni tra virgolette fanno salire la percentuale di similarità?

Sì, i software antiplagio possono conteggiare anche le citazioni tra virgolette, i riferimenti bibliografici e le formule standard. Si tratta però di elementi legittimi, che il relatore distingue dal plagio nella lettura qualitativa del report. Per questo la percentuale grezza non costituisce una sanzione automatica.

Si può citare Wikipedia in una tesi universitaria?

Formalmente sì, se citata correttamente, ma è sconsigliato usarla come fonte principale perché i contenuti sono modificabili e non sottoposti a revisione accademica. È preferibile risalire alle fonti originali indicate nella voce. Copiare testi da Wikipedia senza virgolette e senza attribuzione resta plagio.

Devo dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale nella tesi?

Sì. I regolamenti universitari estendono l’obbligo di trasparenza ai testi e ai contributi elaborati con strumenti di intelligenza artificiale. L’omissione o la mancata dichiarazione di questo uso configura un illecito accademico, quindi conviene verificare le modalità di dichiarazione previste dal proprio corso di studio.

Gli studenti possono controllare la tesi prima della consegna?

In molti atenei sì. L’Università di Pavia, per esempio, mette a disposizione degli studenti l’ambiente Studium di Compilatio tramite un codice promozionale fornito periodicamente, che consente di analizzare un numero prestabilito di pagine. Conviene chiedere al sistema bibliotecario o alla segreteria del proprio ateneo quali strumenti sono disponibili.

Chi decide se nella tesi c’è plagio?

Non lo decide il software, che si limita a rilevare similarità testuali. La valutazione spetta al relatore e, nei casi più gravi, agli organi previsti dai regolamenti e dal codice etico dell’ateneo. Il docente esamina il report e stabilisce se le corrispondenze sono legittime o se indicano un’appropriazione scorretta di testi altrui.