Nell’anno accademico 2024-2025 quasi 70.000 studenti originari del Mezzogiorno frequentano un ateneo del Centro-Nord. È il dato da cui parte ogni analisi sulla mobilità studenti dal Sud al Nord: università, dati e conseguenze economiche formano un unico fenomeno. Non riguarda solo chi parte a diciannove anni. Tocca l’equilibrio demografico e produttivo dell’intero Paese.
I numeri di questo roundup vengono dalle elaborazioni SVIMEZ riprese da TRM e da Grusol. Li abbiamo ordinati con la logica di un ufficio statistico di ateneo. Prima l’entità del flusso, poi la composizione per area disciplinare e per regione. Infine ciò che succede dopo la laurea: occupazione, stipendi e perdita di capitale umano.
Il quadro è coerente. Si parte di più dalle aree STEM e soprattutto da Campania e Sicilia. Si arriva in prevalenza in Lombardia. Chi si laurea al Centro-Nord tende poi a restarci.
Mobilità studenti dal Sud al Nord nelle università: dati chiave 2024-25
La tabella riassume gli indicatori principali. Ogni valore rimanda alla fonte da cui è tratto. Per una lettura più ampia del fenomeno con la serie storica SVIMEZ, si veda anche il nostro approfondimento sulla migrazione universitaria Sud-Nord e gli studenti fuori sede.
| Indicatore | Valore | Periodo | Fonte |
|---|---|---|---|
| Studenti meridionali iscritti al Centro-Nord | quasi 70.000 | a.a. 2024-2025 | TRM / SVIMEZ |
| Totale studenti universitari meridionali | circa 521.000 | a.a. 2024-2025 | TRM / SVIMEZ |
| Quota di chi studia al Centro-Nord | oltre il 13% | a.a. 2024-2025 | TRM / SVIMEZ |
| Quota di mobilità nelle aree STEM | 21% | a.a. 2024-2025 | TRM / SVIMEZ |
| Laureati del Centro-Nord occupati nella stessa macro-area | 88,5% | a 3 anni dal titolo | TRM / SVIMEZ |
| Laureati del Sud occupati nell’area d’origine | sotto il 70% | a 3 anni dal titolo | TRM / SVIMEZ |
| Differenziale netto mensile (laureata Sud vs laureato Nord-Ovest) | circa 375 euro | a 3 anni dal titolo | TRM / SVIMEZ |
| Laureati under 35 trasferiti dal Sud al Centro-Nord | quasi 350.000 | 2002-2024 | Grusol / SVIMEZ |
| Perdita netta al netto dei rientri | circa 270.000 | 2002-2024 | Grusol / SVIMEZ |
| Donne laureate emigrate dal Sud al Centro-Nord | 195.000 | 2002-2024 | Grusol / SVIMEZ |
Un primo controllo di coerenza: 70.000 su 521.000 dà circa il 13,4%. Il valore è compatibile con l’”oltre il 13%” riportato dalla fonte. Ne deriva che circa 450.000 studenti meridionali restano iscritti in un ateneo del Mezzogiorno. La maggioranza non si sposta. Quel 13% però non è distribuito in modo uniforme, e la sua composizione dice più del numero aggregato.

Il peso delle discipline STEM
Il dato più netto della serie riguarda le aree scientifico-tecnologiche. Tra gli iscritti meridionali alle discipline STEM, la quota di chi studia al Centro-Nord arriva al 21%, secondo i dati riportati da TRM. È circa una volta e mezza la media generale. In ingegneria, informatica, fisica e matematica, più di uno studente del Sud su cinque sceglie quindi un ateneo lontano da casa.
Perché le STEM si muovono di più
La fonte non attribuisce cause precise, quindi qui separiamo i fatti dalle ipotesi. Le spiegazioni più discusse nel dibattito accademico sono di natura qualitativa:
- Reputazione dei poli tecnici: i grandi politecnici e le università con forte tradizione ingegneristica si trovano in buona parte al Nord, a partire da Milano e Torino.
- Legame con il mercato del lavoro: chi sceglie una laurea STEM spesso guarda già all’industria. La vicinanza a distretti produttivi e aziende tecnologiche diventa allora un criterio di scelta dell’ateneo.
- Tirocini e tesi in azienda: nei corsi tecnici, tesi sperimentali e stage sono frequenti. Il contesto territoriale incide quindi sull’esperienza formativa.
Le STEM sono anche l’area in cui il rapporto tra titolo e impiego tende a essere più diretto. Per un confronto tra aree disciplinari sugli esiti occupazionali, rimandiamo all’analisi sulle facoltà con il miglior tasso di occupazione a 1, 3 e 5 anni.
Da dove si parte e dove si arriva
La geografia dei flussi è molto concentrata. Due sole regioni, Campania e Sicilia, generano quasi la metà degli studenti universitari che lasciano il Mezzogiorno per il Centro-Nord. Sul fronte delle destinazioni, la Lombardia è la prima regione per capacità di attrazione, seguita da Emilia-Romagna e Lazio (fonte TRM / SVIMEZ).
| Lato del flusso | Regioni principali | Cosa indica |
|---|---|---|
| Origine | Campania, Sicilia | Insieme generano circa la metà delle uscite dal Sud |
| Destinazione n. 1 | Lombardia | Prima regione per attrattività |
| Destinazione n. 2 | Emilia-Romagna | Secondo polo di attrazione |
| Destinazione n. 3 | Lazio | Terzo polo di attrazione |
La concentrazione all’origine si spiega in parte con il peso demografico. Campania e Sicilia sono le regioni più popolose del Mezzogiorno e quindi esprimono il maggior numero di diplomati. Le destinazioni invece rispecchiano la mappa dei grandi atenei: Milano con Politecnico e Bocconi, Bologna con l’Alma Mater, Roma con la Sapienza. Il Lazio occupa una posizione particolare. È una regione del Centro, ma geograficamente vicina al Sud, e funziona da prima tappa per molti studenti campani.
La mobilità in ingresso non dipende solo dall’offerta didattica. Contano costi dell’alloggio, borse di studio regionali e servizi per il diritto allo studio. La scelta del percorso pesa anche sul rischio di interrompere gli studi: il tema è trattato nel nostro approfondimento sull’abbandono universitario per area e ateneo.

Dopo la laurea: dove si lavora a tre anni dal titolo
La mobilità studentesca diventa mobilità lavorativa. Secondo le elaborazioni riportate da TRM, a tre anni dal titolo l’88,5% di chi si è laureato in un ateneo del Centro-Nord lavora nella stessa macro-area. Per chi si laurea in un ateneo del Mezzogiorno, la quota di chi trova lavoro nella zona d’origine scende sotto il 70%.
| Ateneo di laurea | Occupati nella stessa macro-area a 3 anni |
|---|---|
| Centro-Nord | 88,5% |
| Mezzogiorno | sotto il 70% |
Le implicazioni sono due. La prima: chi si sposta al Nord per studiare raramente torna dopo la laurea, perché il primo impiego si trova quasi sempre vicino all’ateneo. La seconda è meno evidente. Anche chi si laurea al Sud ha una probabilità significativa di trasferirsi dopo il titolo. La fuga di competenze non passa quindi solo dall’immatricolazione fuori regione, ma anche dal primo ingresso nel mercato del lavoro.
Esiste poi una dimensione qualitativa: non basta trovare lavoro, conta che sia adeguato al titolo. Il fenomeno dei laureati impiegati in mansioni sotto-qualificate è analizzato nel nostro articolo su sovraistruzione e mismatch tra titolo e lavoro.
Il divario retributivo territoriale e di genere
Lo stipendio è uno dei motori più forti della scelta di restare al Nord. A tre anni dalla laurea, il differenziale medio netto mensile tra una laureata del Mezzogiorno e un laureato occupato nel Nord-Ovest è di circa 375 euro a favore di quest’ultimo (fonte TRM / SVIMEZ).
Il dato va letto con attenzione, perché somma due divari distinti:
- Divario territoriale: a parità di condizioni, i salari nel Nord-Ovest sono mediamente più alti di quelli del Mezzogiorno.
- Divario di genere: a parità di area, le laureate tendono a guadagnare meno dei laureati.
I 375 euro rappresentano quindi il caso più svantaggiato, una donna laureata al Sud, confrontato con il più avvantaggiato, un uomo occupato nel Nord-Ovest. Non sono il gap territoriale “puro”. La fonte non scompone il differenziale nelle due componenti, quindi non è possibile stabilire quanta parte dipenda dal territorio e quanta dal genere. Su base annua, la differenza netta supera comunque i 4.000 euro. È una cifra rilevante per chi valuta se rientrare.
Il costo della vita, in particolare l’affitto nelle grandi città del Nord, riduce in parte questo vantaggio. I dati disponibili però non consentono di calcolare un differenziale “reale” corretto per i prezzi locali.
2002-2024: la perdita cumulata di laureati under 35
Allargando l’orizzonte temporale, la mobilità studentesca diventa un saldo demografico. Secondo le stime SVIMEZ riportate da Grusol, tra il 2002 e il 2024 quasi 350.000 laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord. Al netto dei rientri, la perdita secca è di circa 270.000 giovani qualificati.
| Voce | Valore 2002-2024 |
|---|---|
| Laureati under 35 in uscita dal Sud verso il Centro-Nord | quasi 350.000 |
| Perdita netta (uscite meno rientri) | circa 270.000 |
| Rientri impliciti (differenza) | circa 80.000 |
La riga dei rientri è una nostra derivazione aritmetica (350.000 meno 270.000), non un dato pubblicato direttamente. Significa che, nell’arco di oltre vent’anni, solo una minoranza di chi è partito è poi tornata. Ogni laureato perso rappresenta un investimento formativo pubblico, dalla scuola all’università, i cui frutti economici e fiscali maturano altrove.
Lo stesso meccanismo riguarda anche i livelli più alti di formazione. La distribuzione territoriale di posti e borse è analizzata nel nostro report sul dottorato di ricerca in Italia tra dati MUR e PNRR.
La componente femminile della migrazione qualificata
Tra il 2002 e il 2024 sono emigrate dal Sud al Centro-Nord 195.000 donne laureate, circa 42.000 in più rispetto agli uomini (fonte Grusol / SVIMEZ). La migrazione qualificata dal Mezzogiorno è quindi prevalentemente femminile.
Un’avvertenza da analisti. La stessa fonte indica che le donne arrivano a rappresentare “quasi il 70%” dei migranti qualificati in partenza. Con i valori assoluti pubblicati, però, il conto non torna. Se le donne sono 195.000 e gli uomini circa 153.000 (195.000 meno 42.000), la quota femminile è di poco superiore al 56%. La percentuale vicina al 70% potrebbe riferirsi a un sottoinsieme, a un singolo anno o a una definizione diversa di migrante qualificato, ma la fonte non lo chiarisce. Il dato solido resta quello assoluto: le laureate emigrate superano i laureati di circa 42.000 unità.
Questo squilibrio si collega al divario retributivo visto sopra. Se una laureata del Sud parte già da una retribuzione più bassa, il guadagno potenziale del trasferimento può essere particolarmente alto. Conta anche la maggiore presenza femminile tra i laureati in generale. Per il lato accademico della questione di genere, si veda la nostra analisi sulla distribuzione di genere dei docenti universitari.
Come leggere questi dati senza fraintenderli
I numeri sulla mobilità vengono spesso citati in modo impreciso. Ecco le cautele principali:
- Studenti e laureati non sono la stessa popolazione. I 70.000 iscritti fuori area sono uno stock relativo a un anno accademico. I 350.000 laureati sono un flusso cumulato su ventitré anni. Non vanno sommati né confrontati direttamente.
- “Sotto il 70%” non è un valore puntuale. La fonte indica una soglia, non una percentuale esatta. Calcolare un divario preciso rispetto all’88,5% sarebbe un’approssimazione.
- Il differenziale di 375 euro combina territorio e genere. Non va presentato come semplice gap Nord-Sud.
- Le destinazioni sono in ordine di attrattività, non di quota. Sappiamo che la Lombardia precede Emilia-Romagna e Lazio, ma la fonte non pubblica le percentuali regionali.
- Le stime SVIMEZ sono elaborazioni. Integrano dati amministrativi di varia provenienza e vanno citate come stime, non come censimenti.
Chi usa questi dati in una tesi di laurea, per esempio in economia regionale, sociologia o statistica, dovrebbe riportare la fonte originaria e il periodo di riferimento esatto. Va inoltre distinto il dato pubblicato da eventuali elaborazioni personali, come abbiamo fatto qui per i rientri e per la quota femminile. Strumenti come Tesify aiutano a gestire la bibliografia nei formati APA, Chicago o UNI ISO 690:2010. In questo modo le fonti statistiche restano tracciabili dal primo capitolo all’export finale.
In sintesi, i dati descrivono un sistema in cui la scelta dell’ateneo anticipa quella del luogo di lavoro. Il fenomeno è più intenso nelle STEM, concentrato su poche regioni e con una forte componente femminile. Per chi sta scrivendo una tesi su questi temi, Tesify offre anche una verifica anti-plagio che confronta il testo con archivi istituzionali come IRIS e AlmaDL.
Domande frequenti
Quanti studenti del Sud studiano in un’università del Centro-Nord?
Nell’anno accademico 2024-2025 quasi 70.000 studenti originari del Mezzogiorno, su un totale di circa 521.000, sono iscritti in un ateneo del Centro-Nord. Corrispondono a oltre il 13% degli studenti universitari meridionali, secondo le elaborazioni SVIMEZ riportate da TRM.
In quali corsi di laurea la mobilità Sud-Nord è più alta?
Nelle discipline scientifico-tecnologiche (STEM). In quest’area la quota di studenti meridionali iscritti al Centro-Nord arriva al 21%, contro una media generale di poco superiore al 13%.
Da quali regioni partono e dove vanno gli studenti meridionali?
Campania e Sicilia generano insieme quasi la metà dei flussi in uscita dal Mezzogiorno. Tra le destinazioni, la Lombardia è la prima regione per capacità di attrazione, seguita da Emilia-Romagna e Lazio.
Chi si laurea al Nord torna a lavorare al Sud?
Raramente. A tre anni dal titolo l’88,5% dei laureati negli atenei del Centro-Nord lavora nella stessa macro-area. Tra chi si laurea al Sud, la quota di occupati nella zona d’origine scende sotto il 70%.
Quanti laureati ha perso il Mezzogiorno negli ultimi vent’anni?
Secondo le stime SVIMEZ, tra il 2002 e il 2024 quasi 350.000 laureati under 35 si sono trasferiti dal Sud al Centro-Nord. Al netto dei rientri, la perdita è di circa 270.000 giovani qualificati. Tra loro le donne laureate sono 195.000, circa 42.000 in più degli uomini.



