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DORA Declaration Research Assessment Italia 2026: cosa cambia

5 min di lettura

DORA Declaration Research Assessment Italia 2026: cosa cambia per ricercatori e atenei

La DORA Declaration on Research Assessment Italia 2026 rappresenta uno dei cambiamenti più rilevanti nella cultura della valutazione scientifica degli ultimi vent’anni. Nata a San Francisco nel 2012, la Dichiarazione ha impiegato più di un decennio a diventare una priorità politica concreta per le istituzioni accademiche italiane. Nel 2026, con la nuova tornata VQR 2025-2028 in corso e la revisione dei criteri ASN all’orizzonte, comprendere cosa prevede DORA, chi ha aderito e quali conseguenze ha sull’ecosistema della ricerca italiana non è più facoltativo: è essenziale per ogni ricercatore, dottorando e responsabile di ateneo che voglia orientarsi nel nuovo panorama della valutazione accademica.

Questa guida analizza in profondità i princìpi DORA, il loro recepimento nel contesto normativo italiano (MUR, ANVUR, CRUI), le implicazioni per l’Abilitazione Scientifica Nazionale e la Valutazione della Qualità della Ricerca, e le sfide ancora aperte nel passaggio da una cultura bibliometrica pura a una valutazione multidimensionale della ricerca.

In sintesi: DORA chiede di abbandonare l’uso del Journal Impact Factor come indicatore primario per valutare ricercatori e istituzioni, promuovendo criteri qualitativi, metriche responsabili e valutazione del singolo contributo scientifico. In Italia, 2.600+ organizzazioni nel mondo hanno firmato; ANVUR sta integrando i princìpi DORA nella VQR 2025-2028 e nel dibattito ASN 2026.

Cos’è la DORA Declaration e come è nata

La San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA) nasce il 16 dicembre 2012 durante il meeting annuale dell’American Society for Cell Biology (ASCB). Un gruppo di direttori di riviste scientifiche, editori e ricercatori firmò un documento che chiedeva una revisione radicale dei criteri con cui si valuta la qualità della produzione scientifica. La dichiarazione è disponibile integralmente, in traduzione italiana, sul sito ufficiale sfdora.org.

Il contesto storico è quello della cosiddetta “crisi della valutazione”: da decenni università, enti di finanziamento e commissioni di selezione avevano adottato il Journal Impact Factor (JIF) come proxy universale per la qualità scientifica. Un ricercatore che pubblicava su Nature o Science — riviste con IF elevatissimo — veniva considerato automaticamente “migliore” di chi pubblicava su riviste specializzate con IF basso, indipendentemente dal contenuto e dalla rilevanza del singolo contributo. DORA ha denunciato questa semplificazione come epistemicamente scorretta e dannosa per la diversità della ricerca.

Nel 2023, a dieci anni dalla fondazione, DORA ha pubblicato il suo Strategic Plan 2023-2026, che definisce obiettivi misurabili per la diffusione dei princìpi nelle politiche nazionali di valutazione, incluse quelle degli enti di finanziamento europei come l’European Research Council (ERC) e il programma Horizon Europe.

DORA vs. Leiden Manifesto e Metric Tide

DORA non è il solo documento critico verso la bibliometria riduttiva. Nel 2015, dieci esperti hanno pubblicato il Leiden Manifesto for Research Metrics su Nature, identificando dieci princìpi per un uso responsabile degli indicatori quantitativi. Nello stesso anno, il Metric Tide Report commissionato dal HEFCE britannico ha prodotto la più completa analisi dell’impatto dei sistemi metrici sull’accademia. In Italia, ANVUR ha tenuto conto di entrambi nella revisione dei propri criteri VQR e ASN.

I 18 princìpi fondamentali di DORA

La dichiarazione si articola in una raccomandazione generale e diciassette princìpi specifici rivolti a quattro tipologie di soggetti: enti di finanziamento, istituzioni accademiche, editori e ricercatori. Di seguito i punti cardine.

Raccomandazione generale

Non usare le metriche basate sul journal — in primis il Journal Impact Factor — come surrogato della qualità del singolo articolo nella valutazione dei contributi individuali dei ricercatori, nelle assunzioni, nelle promozioni o nelle decisioni di finanziamento.

Per gli enti di finanziamento

  • Essere espliciti riguardo ai criteri utilizzati per valutare la produttività scientifica dei ricercatori richiedenti finanziamenti e, in maniera chiara, valorizzare il contenuto scientifico della ricerca rispetto alle metriche di pubblicazione.
  • Considerare una serie di output di ricerca (inclusi dataset, software, brevetti, comunicazione scientifica) oltre agli articoli peer-reviewed, e considerare una serie di misure d’impatto, incluso l’impatto qualitativo sulla ricerca e la pratica.
  • Non richiedere né, implicitamente, incoraggiare l’uso di soglie di Journal Impact Factor come criterio per valutare i contributi dei singoli scienziati nelle domande di finanziamento.

Per le istituzioni

  • Essere espliciti riguardo ai criteri usati nelle decisioni di assunzione, tenure e promozione, valorizzando chiaramente il contenuto scientifico rispetto alle metriche delle pubblicazioni.
  • Valutare la ricerca per il suo proprio merito intrinseco, non per il journal su cui è pubblicata.
  • Promuovere e insegnare le buone pratiche di valutazione e i limiti dell’uso delle metriche bibliometriche.

Per gli editori

  • Ridurre l’enfasi sull’Impact Factor e smettere di promuovere l’IF come parametro primario nelle campagne marketing.
  • Fornire metriche alternative agli autori per valutare l’impatto dei singoli articoli (download, citazioni, altmetrics).

Per i ricercatori

  • Quando come revisori si partecipa a comitati di assunzione, borse o premiazioni, valutare la ricerca per il suo merito scientifico, non per il journal dove è pubblicata.
  • Sfidare le pratiche di valutazione che si basano in modo inappropriato sulle metriche di journal.

Italia e firmatari: chi ha aderito

Al 2026, DORA conta oltre 2.681 organizzazioni e quasi 20.000 firmatari individuali a livello globale, secondo i dati riportati su sfdora.org/signers/. In Italia, la crescita dei firmatari istituzionali ha accelerato dopo il 2020, quando la pandemia e la pressione per una science policy più trasparente hanno riportato al centro del dibattito i meccanismi di valutazione della ricerca.

Tra gli enti di ricerca italiani che hanno formalmente aderito o che allineano le proprie politiche ai princìpi DORA figurano il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), diversi atenei statali e fondazioni universitarie. La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha avviato un percorso di allineamento con i documenti internazionali di responsible research assessment, anche attraverso il gruppo CARE dedicato agli accordi trasformativi Open Access.

Il ruolo di CoARA

Nel settembre 2022, un passo ulteriore è stato compiuto con la fondazione della Coalition for Advancing Research Assessment (CoARA), di cui fanno parte centinaia di istituzioni europee. CoARA richiede ai firmatari di adottare impegni concreti e misurabili per riformare la valutazione della ricerca in linea con DORA, con revisioni biennali dei progressi. Numerosi atenei italiani hanno aderito a CoARA, includendo questo impegno nei propri piani strategici 2024-2027. Per un approfondimento sui criteri ASN correlati, si veda anche la guida su ANVUR ASN 2026 quinto quadrimestre: criteri bibliometrici.

La critica al Journal Impact Factor

Il Journal Impact Factor, calcolato annualmente da Clarivate Analytics nel Journal Citation Reports (JCR), misura il numero medio di citazioni ricevute in un anno dagli articoli pubblicati in una rivista nei due anni precedenti. Creato da Eugene Garfield negli anni ’60 come strumento bibliometrico interno, è progressivamente diventato un indicatore di status e un meccanismo di selezione nelle carriere accademiche.

Le critiche di DORA all’IF sono di ordine metodologico e strutturale:

  1. Distribuzione asimmetrica delle citazioni: la media dell’IF è distorta da un numero ristretto di articoli altamente citati. La maggior parte degli articoli di una rivista con IF elevato riceve meno citazioni della media del journal. Un articolo su Cell con IF 64 potrebbe ricevere 0 citazioni.
  2. Non confrontabile tra discipline: le scienze della vita hanno culture citazionali diverse dall’ingegneria, dalla matematica o dalla storia dell’arte. Un IF di 3 in fisica teorica è spesso più significativo di un IF di 8 in medicina.
  3. Suscettibile a manipolazione: alcuni editori e riviste hanno adottato pratiche per gonfiare artificialmente l’IF, come la pubblicazione massiva di review articles o l’auto-citazione sistematica.
  4. Non misura la qualità del singolo contributo: l’IF è una metrica della rivista, non dell’articolo. Usarla per valutare un ricercatore individuale è logicamente equivalente a giudicare la qualità di una singola parola misurando la fama dell’autore del dizionario in cui è contenuta.

Queste criticità sono state documentate anche nel Leiden Manifesto (Hicks et al., 2015, Nature 520:429-431) e nel rapporto Metric Tide (Wilsdon et al., 2015, HEFCE).

DORA e ANVUR: VQR 2025-2028 e ASN 2026

L’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) è l’ente italiano che coordina la Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e gestisce i criteri dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN). Il rapporto tra ANVUR e DORA è stato storicamente complesso: da un lato ANVUR usa metriche bibliometriche nella VQR e nell’ASN, dall’altro ha riconosciuto la necessità di superare una visione esclusivamente quantitativa.

VQR 2025-2028: le novità

La tornata VQR 2025-2028, che copre il periodo di ricerca 2023-2025, introduce una novità significativa in linea con DORA: per ogni prodotto inserito nella scheda IRIS, sarà presente un campo auto-dichiarativo e verificabile relativo alla disponibilità in Open Access della versione publisher. Questo riflette il principio DORA secondo cui la comunicazione scientifica aperta è parte integrante della valutazione della ricerca di qualità. Si veda anche la guida completa al Bologna Process 25 Anni in Italia 2026: Bilancio Completo per il contesto delle riforme accademiche europee.

ASN 2026: verso i criteri misti

L’ASN 2026: Guida all’Abilitazione Scientifica Nazionale documenta la tendenza, in parte ispirata dai princìpi DORA, a ridurre il peso esclusivo dell’h-index e delle soglie citazionali, introducendo la possibilità di valorizzare prodotti diversi dagli articoli su rivista (monografie, capitoli, dataset, brevetti) in base al settore scientifico disciplinare.

In concreto, nei settori bibliometrici (area 1-9), le soglie mediane rimangono, ma ANVUR ha chiarito che la valutazione qualitativa dei prodotti da parte della commissione può integrare e — in casi motivati — correggere l’indicazione puramente bibliometrica. Nei settori non bibliometrici (area 10-14), la valutazione è prevalentemente qualitativa, in piena coerenza con DORA.

Responsible metrics: le alternative concrete

Se non il Journal Impact Factor, quali metriche? DORA non è contraria alla bibliometria in quanto tale, ma ne chiede un uso responsabile, contestualizzato e plurale. Ecco gli strumenti che il panorama accademico italiano sta gradualmente adottando.

Metriche a livello di articolo (ALM)

Indicatori misurati sul singolo paper: download, citazioni (non del journal ma dell’articolo specifico), menzioni sui social media (altmetrics), salvataggi su reference manager come Zotero o Mendeley. PLOS ONE è stata la prima rivista ad adottare sistematicamente le ALM nel 2009.

SCImago Journal Rank (SJR)

Alternativa all’IF di Clarivate, calcolata da Elsevier su base Scopus. Pesa le citazioni in base alla prestigio della rivista citante, riducendo il problema delle auto-citazioni. Disponibile gratuitamente su scimagojr.com.

Source Normalized Impact per Paper (SNIP)

Sviluppato da Leiden University e integrato in Scopus, SNIP normalizza l’impatto delle citazioni in funzione del campo disciplinare, rendendo più confrontabili riviste di aree diverse.

h-index contestualizzato

L’h-index (Hirsch, 2005) rimane utile se confrontato con ricercatori dello stesso settore e della stessa fascia di carriera, non come valore assoluto. ANVUR lo usa nelle ASN con soglie mediane di area.

Valutazione qualitativa peer-based

Il ritorno alla peer review come elemento centrale della valutazione — non solo come strumento editoriale ma come meccanismo istituzionale — è uno dei messaggi fondamentali di DORA. Iniziative come CoARA e la Open Peer Review promuovono trasparenza e accountabiity nel processo valutativo.

DORA e Open Access: il legame con Plan S e MUR

I princìpi DORA si intrecciano profondamente con il movimento Open Access. La valutazione della ricerca non può essere disgiunta dalla sua accessibilità: un articolo chiuso dietro un paywall viene citato meno non necessariamente perché è peggiore, ma perché è meno accessibile. Questo distorce le metriche bibliometriche a vantaggio degli atenei con maggiori risorse finanziarie per i contratti di abbonamento.

Plan S, lanciato nel 2018 da cOAlition S (di cui fa parte l’ERC e diversi enti finanziatori europei), richiede che le pubblicazioni frutto di ricerca finanziata con fondi pubblici siano rese immediatamente disponibili in Open Access. Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) italiano ha recepito questi princìpi nel Piano Nazionale per la Scienza Aperta, che definisce le linee guida per gli atenei italiani in materia di deposito istituzionale e accesso aperto.

La CRUI-CARE (Coordinamento per l’Accesso alle Risorse Elettroniche) ha negoziato accordi trasformativi con i principali editori (Springer Nature, Elsevier, Wiley) che consentono ai ricercatori degli atenei aderenti di pubblicare in Open Access senza costi aggiuntivi, trasformando il modello da “pay-to-read” a “read-and-publish”. Questi accordi sono il principale strumento istituzionale italiano per attuare le indicazioni di Plan S e, indirettamente, di DORA sull’accessibilità della ricerca. Per un approfondimento sui conflitti di interesse nella ricerca applicata, si rimanda a Conflict of interest tesi industriale 2026: dichiarazione.

Le sfide dell’implementazione in Italia

Nonostante la crescente adesione formale a DORA, l’implementazione pratica nel sistema accademico italiano incontra ostacoli strutturali significativi.

La persistenza del “publish or perish”

Il sistema di reclutamento accademico italiano — con i concorsi di abilitazione e le selezioni locali — continua a dare peso preponderante al numero di pubblicazioni e alle citazioni. La cultura interna ai dipartimenti e l’abitudine dei commissari a basarsi su metriche facilmente comparabili rende difficile la transizione verso criteri più qualitativi, anche nelle istituzioni che hanno formalmente firmato DORA.

La frammentazione disciplinare

ANVUR gestisce 14 aree e decine di settori scientifico-disciplinari (SSD) con culture della ricerca profondamente diverse. Una soluzione “one-size-fits-all” per l’implementazione di DORA non è possibile: le scienze umane, dove la monografia rimane il prodotto principale, hanno esigenze diverse dalle scienze biomediche, dove l’articolo su rivista indicizzata è il formato dominante.

La resistenza degli editori

Le grandi case editrici internazionali (Elsevier, Springer Nature, Wiley) ricavano vantaggio competitivo dal prestige associato all’IF delle loro riviste più famose. Sebbene abbiano formalmente firmato DORA, i loro modelli di business continuano a dipendere dal valore simbolico attribuito all’Impact Factor nella comunità accademica.

L’alfabetizzazione bibliometrica dei commissari

Un ostacolo meno citato ma determinante è la variabilità nella competenza bibliometrica dei commissari ASN e VQR. Formare i valutatori all’uso responsabile delle metriche è una delle raccomandazioni operative di CoARA che gli atenei italiani stanno cercando di implementare con iniziative di formazione interna. La guida alle PRISMA 2020: Checklist per Revisioni Sistematiche e Meta-Analisi offre ulteriore contesto sugli standard metodologici nella ricerca.

Riferimenti normativi

  • DORA — San Francisco Declaration on Research Assessment (2012): sfdora.org
  • Strategic Plan DORA 2023-2026: sfdora.org/strategic-plan/
  • Coalition for Advancing Research Assessment (CoARA), Accordo di riforma, 2022
  • Leiden Manifesto for Research Metrics, Hicks et al., Nature 520:429-431, 2015
  • ANVUR — Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2025-2028: anvur.it
  • MUR — Piano Nazionale per la Scienza Aperta: mur.gov.it
  • CRUI-CARE — Accordi trasformativi Open Access: crui.it
  • Regolamento (UE) 2021/695 — Horizon Europe, articoli su Open Science
  • D.Lgs. 13 dicembre 2010, n. 212 — istituzione e funzioni ANVUR
  • Legge 30 dicembre 2010, n. 240 — riforma universitaria Gelmini, art. 16 (ASN)

Per approfondire

  • Hicks, D., Wouters, P., Waltman, L., de Rijcke, S., & Rafols, I. (2015). Bibliometrics: The Leiden Manifesto for research metrics. Nature, 520(7548), 429-431. doi.org/10.1038/520429a
  • Wilsdon, J., et al. (2015). The Metric Tide: Report of the Independent Review of the Role of Metrics in Research Assessment and Management. HEFCE. DOI: 10.13140/RG.2.1.4929.1363
  • Garfield, E. (2006). The history and meaning of the journal impact factor. JAMA, 295(1), 90-93.
  • DORA (2023). From declaration to global initiative: a decade of DORA. sfdora.org
  • ANVUR (2024). Relazione sullo stato del sistema universitario e della ricerca 2024. Roma: ANVUR.
  • Abramo, G., D’Angelo, C.A. (2019). The relationship between research productivity and the other dimensions of academic performance. Scientometrics, 121(2), 991-1007.
  • CoARA (2022). Agreement on Reforming Research Assessment. coara.eu
  • Puerta, J.L. (2019). Research evaluation and responsible metrics. CATALISI. catalisi.eu
  • Scopri come la guida internazionale affronta metodologia e standard accademici: Literature Review Example: Step-by-Step Analysis and Templates 2026
  • Per il contesto europeo sulla valutazione della ricerca: Methodik-Teil der Bachelorarbeit schreiben: Schritt-für-Schritt Anleitung 2026

Domande frequenti

Cos’è la DORA Declaration?

La San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA) è un documento internazionale firmato nel 2012 che chiede di superare l’uso esclusivo di metriche bibliometriche come il Journal Impact Factor nella valutazione della ricerca scientifica, promuovendo criteri più ampi, trasparenti e contestualizzati.

Quali università italiane hanno firmato DORA?

Oltre 2.681 organizzazioni nel mondo hanno firmato DORA. Tra gli enti italiani figurano CNR e diversi atenei statali. L’elenco aggiornato dei firmatari è consultabile su sfdora.org/signers/.

DORA è vincolante per i ricercatori italiani?

DORA non è uno strumento normativo con forza di legge, ma un impegno volontario delle istituzioni firmatarie. Le sue raccomandazioni influenzano però concretamente i criteri VQR di ANVUR e il dibattito ASN 2026.

Cosa prevede DORA riguardo al Journal Impact Factor?

DORA chiede esplicitamente di non usare il Journal Impact Factor come surrogato della qualità del singolo articolo nelle valutazioni di ricercatori, istituzioni o domande di finanziamento. L’IF misura la rivista, non il contributo scientifico specifico.

Qual è il legame tra DORA e la VQR 2025-2028?

La VQR 2025-2028 introduce un campo verificabile sulla disponibilità Open Access dei prodotti della ricerca, in linea con i princìpi DORA. ANVUR sta gradualmente integrando metriche qualitative accanto alle bibliometriche tradizionali.

Cosa sono le responsible metrics promosse da DORA?

Le responsible metrics sono indicatori bibliometrici usati in modo responsabile: diversificati (non solo IF), contestualizzati per disciplina, trasparenti nella metodologia e affiancati da valutazione qualitativa peer-reviewed. Includono SNIP, SJR, altmetrics e Article Level Metrics (ALM).

Come influisce DORA sull’ASN 2026?

L’Abilitazione Scientifica Nazionale 2026 mantiene soglie bibliometriche per fascia e settore, ma il dibattito DORA ha spinto ANVUR a ridurre il peso esclusivo dell’h-index e a valorizzare la diversità dei prodotti della ricerca, incluse monografie, dataset e brevetti.

Dove trovo i princìpi DORA in italiano?

Il testo ufficiale tradotto in italiano è disponibile su sfdora.org/read/read-the-declaration-italiano/. CRUI e CNR pubblicano documenti di recepimento sui rispettivi siti istituzionali.