Chi scrive la tesi arriva presto a un bivio: riportare le parole esatte di un autore oppure rielaborarne il pensiero con la propria voce. La differenza tra citazione diretta e parafrasi nella tesi non è una sottigliezza formale. Da essa dipendono l’uso delle virgolette, la struttura delle note, l’impiego di abbreviazioni come «Cfr.» e, soprattutto, il superamento dei controlli di integrità accademica.
Le indicazioni dell’Università di Bologna e della Sapienza Università di Roma convergono su un principio semplice: si può prendere in prestito un testo o un’idea, ma non se ne può mai tacere l’origine. Cambia soltanto il modo in cui il prestito viene dichiarato.
Questa guida risponde, una domanda alla volta, ai dubbi più frequenti di laureandi triennali, magistrali e dottorandi. Ogni sezione è autonoma: si può leggere quella che serve, nell’ordine che si preferisce.
Che cos’è una citazione diretta nella tesi?
Una citazione diretta, detta anche letterale, è la trascrizione parola per parola di un frammento di testo altrui. Secondo le indicazioni dell’Università di Bologna, richiede la massima esattezza testuale e un rimando bibliografico puntuale, che permetta al lettore di ritrovare il passo esatto nella fonte originale.
Che cosa significa «massima esattezza testuale»?
Significa che il frammento riportato deve coincidere con l’originale in ogni dettaglio: parole, punteggiatura, maiuscole, corsivi, perfino eventuali errori di stampa. Non si corregge, non si modernizza la grafia, non si riordina la frase per adattarla alla propria sintassi. Se un intervento è indispensabile, va dichiarato con segni convenzionali, come si vedrà nella sezione dedicata a tagli e interpolazioni.
Che cosa deve contenere il rimando bibliografico?
Il rimando deve identificare con precisione autore, opera e collocazione del passo, cioè la pagina o, per i testi privi di paginazione, il paragrafo o la sezione. Nello stile tradizionale italiano il rimando compare in nota a piè di pagina; negli stili autore-data, come APA, compare tra parentesi nel testo. In entrambi i casi il lettore deve poter verificare la citazione senza ambiguità.

Che cos’è la parafrasi, o citazione indiretta?
La parafrasi è la rielaborazione concettuale, sintattica e lessicale dell’idea di un autore, espressa con parole proprie. Non consiste nel sostituire vocaboli con sinonimi, ma in una riformulazione autonoma che dimostra la comprensione del testo. L’idea resta altrui: per questo, come ricorda la Sapienza, la fonte va sempre indicata.
Come si riconosce una parafrasi ben fatta?
Una parafrasi riuscita supera tre prove contemporaneamente:
- Prova lessicale: il vocabolario è prevalentemente quello di chi scrive, non quello dell’autore originale, salvo i termini tecnici insostituibili.
- Prova sintattica: la struttura della frase è diversa; non si ricalca l’ordine di soggetti, subordinate e connettivi dell’originale.
- Prova concettuale: il senso è fedele, senza aggiunte o distorsioni, e spesso è integrato nel ragionamento della tesi anziché isolato.
Perché sostituire i sinonimi non basta?
Perché un testo che conserva l’impalcatura sintattica dell’originale, cambiando solo alcune parole, resta sostanzialmente una copia. Questa pratica, talvolta chiamata «patchwriting», non dimostra comprensione e viene facilmente intercettata sia dal relatore sia dai software di similarità. Il metodo più sicuro è leggere il passo, chiudere la fonte, spiegare il concetto con parole proprie e solo dopo confrontare il risultato con l’originale.
Qual è la differenza tra citazione diretta e parafrasi nella tesi?
La differenza tra citazione diretta e parafrasi nella tesi riguarda la forma, non l’obbligo di attribuzione. La citazione diretta conserva le parole dell’autore e le segnala con virgolette o blocco rientrato; la parafrasi conserva solo l’idea e la segnala con il rimando, spesso preceduto da «Cfr.». In entrambi i casi la fonte è obbligatoria.
La tabella seguente riassume i criteri operativi, sulla base delle indicazioni di Bologna e Sapienza.
| Criterio | Citazione diretta | Parafrasi |
|---|---|---|
| Che cosa si riporta | Le parole esatte dell’autore | L’idea dell’autore, riformulata |
| Segni tipografici | Virgolette (brevi) o blocco rientrato senza virgolette (lunghe) | Nessuna virgoletta |
| Rimando bibliografico | Obbligatorio, con pagina | Obbligatorio |
| Abbreviazione in nota | Autore, opera e pagina senza «Cfr.» | Spesso preceduto da «Cfr.» |
| Interventi sul testo | Solo dichiarati, ad esempio […] | Libera riformulazione, purché fedele al senso |
| Funzione | Analizzare o valorizzare la formulazione originale | Sintetizzare e integrare il pensiero altrui nel proprio |
| Rischio tipico | Trascrizione inesatta o eccesso di citazioni | Fonte omessa o riformulazione troppo vicina all’originale |
In sintesi, chi cita mostra il testo; chi parafrasa mostra di averlo capito. Una tesi solida usa entrambi gli strumenti, ciascuno nel contesto adatto.

Come si formatta una citazione breve e una citazione lunga?
Secondo le indicazioni dell’Università di Bologna, le citazioni brevi, di solito fino a 3 righe, vanno nel corpo del testo tra virgolette. Quelle superiori a 3-4 righe si isolano in un blocco con interlinea maggiore, corpo più piccolo, ad esempio 10 o 11 pt, margine rientrato e senza virgolette.
Quali virgolette usare per la citazione breve?
Nella tradizione italiana si usano preferibilmente le virgolette basse, dette caporali (« »), oppure le virgolette alte doppie. Quando all’interno della citazione compare a sua volta un’altra citazione, è consuetudine alternare i tipi: caporali all’esterno e virgolette alte all’interno. L’importante è mantenere la stessa scelta in tutto l’elaborato.
La soglia è sempre di 3 righe?
No: dipende dal manuale di stile adottato. La regola delle 3 righe è diffusa negli stili umanistici a nota, mentre alcuni manuali internazionali fissano la soglia in base al numero di parole, generalmente 40, come riportato nelle stesse indicazioni dell’Ateneo bolognese. Prima di impaginare, conviene verificare quale stile prescrive il proprio corso di studi.
Regola pratica. Il regolamento tesi del corso di studi e le indicazioni del relatore prevalgono sempre sulle consuetudini generali. Se il dipartimento fornisce un template, la formattazione delle citazioni lunghe va adattata a quello, non il contrario.
Come si segnalano tagli e interventi in una citazione diretta?
Quando si omettono parole o frasi all’interno di una citazione diretta, il taglio va segnalato con tre puntini tra parentesi quadre: […]. È una regola accademica riportata anche dall’Università di Bologna. Le parentesi quadre distinguono l’intervento di chi cita dal testo originale.
Si possono aggiungere parole dentro una citazione?
Sì, ma solo per rendere comprensibile il frammento, ad esempio esplicitando a chi si riferisce un pronome. Anche le aggiunte vanno racchiuse tra parentesi quadre, così il lettore sa che non appartengono all’autore. Allo stesso modo, se si evidenzia in corsivo una parola che nell’originale non lo era, è consuetudine dichiararlo in nota o tra parentesi quadre.
Quali limiti ha l’omissione?
Il taglio non deve mai alterare il senso del passo. Eliminare una negazione, una condizione o una riserva dell’autore per fargli dire ciò che serve alla propria argomentazione è una scorrettezza grave, anche se formalmente segnalata con […]. La commissione di laurea può verificare il passo originale, e le domande sulle fonti sono tra le più comuni in sede di discussione, come mostra la raccolta delle domande tipiche della commissione di laurea.
Quando si usa «Cfr.» nelle note?
Nello stile tradizionale a nota a piè di pagina, il rimando di una parafrasi è comunemente preceduto da «Cfr.», abbreviazione del latino confer, cioè «confronta». Come spiega l’Università di Bologna, segnala al lettore che il testo non è una copia letterale ma un rimando concettuale. Nella citazione diretta, invece, autore, opera e pagina seguono senza «Cfr.».
Come appare la nota nei due casi?
Per una citazione diretta, la nota si apre direttamente con il nome dell’autore, seguito da titolo dell’opera, dati editoriali e pagina del passo citato. Per una parafrasi, la stessa sequenza di dati è preceduta da «Cfr.». Questa piccola differenza comunica molto: dice al lettore che cosa troverà aprendo il volume, se le stesse parole oppure lo stesso concetto espresso in altro modo.
«Cfr.» si usa anche negli stili autore-data?
Di norma no. Negli stili autore-data, come APA, la parafrasi si segnala con il solo rimando tra parentesi, mentre la presenza o l’assenza di virgolette distingue la citazione diretta. Mescolare i due sistemi, ad esempio usando «Cfr.» dentro un rimando in stile APA, è un’incoerenza che i relatori più attenti tendono a segnalare.
Una parafrasi senza fonte è plagio?
Sì. La Sapienza Università di Roma chiarisce che, pur cambiando parole e stile, l’idea di fondo resta altrui: omettere la fonte di una parafrasi equivale a un’appropriazione illecita e configura a tutti gli effetti un caso di plagio. L’assenza di virgolette non rende l’idea propria.
È uno degli equivoci più diffusi tra i laureandi: credere che il plagio riguardi solo il copia-incolla. In realtà l’integrità accademica tutela la paternità intellettuale, non soltanto la forma delle frasi. Un’interpretazione originale, un modello teorico, una classificazione o un dato elaborato da un altro studioso vanno attribuiti anche quando vengono raccontati con parole completamente nuove.
Le conseguenze possono essere serie: dalla richiesta di revisione fino al blocco dell’ammissione alla discussione. Sul tema dei poteri del docente è utile approfondire se il relatore può rifiutarsi di firmare la tesi. Per il versante opposto, cioè la tutela del proprio lavoro una volta depositato, si veda la guida su chi possiede i diritti d’autore della tesi di laurea.
Quando conviene citare e quando parafrasare?
Conviene citare direttamente quando la formulazione esatta conta: definizioni canoniche, testi normativi, fonti primarie, passi letterari oggetto di analisi. Conviene parafrasare quando interessa il contenuto, non la forma: sintesi della letteratura, confronto tra posizioni, ricostruzione di un dibattito. Una tesi ben costruita privilegia la parafrasi e riserva la citazione ai passaggi decisivi.
Quali sono i casi tipici della citazione diretta?
- Una definizione che fa scuola e che verrà discussa parola per parola.
- Un articolo di legge, una sentenza o un documento d’archivio.
- Un passo letterario o filosofico su cui si svolge un’analisi testuale.
- Un’affermazione controversa che si vuole riportare senza il rischio di travisarla.
Quali sono i casi tipici della parafrasi?
- Lo stato dell’arte nel capitolo introduttivo o teorico.
- La sintesi di metodi e risultati di studi precedenti.
- Il confronto tra autori che sostengono tesi diverse.
- L’integrazione di concetti altrui all’interno del proprio argomento.
L’equilibrio dipende anche dalla natura dell’elaborato: una tesi compilativa poggia molto sulla rielaborazione della letteratura, una sperimentale sulla presentazione di dati propri. Per orientarsi è utile la guida su come scegliere tra tesi compilativa e sperimentale. Durante la stesura, un editor come Tesify aiuta a mantenere coerenti rimandi e bibliografia, generandola automaticamente negli stili APA, MLA, Chicago e Vancouver.
Quali errori fanno scattare i controlli antiplagio?
I software di similarità segnalano soprattutto tre errori: citazioni dirette prive di virgolette, parafrasi troppo vicine all’originale e rimandi mancanti. Il programma rileva le sovrapposizioni testuali; spetta poi al relatore e alla commissione valutare se sono citazioni dichiarate o appropriazioni indebite. Una citazione ben marcata non è un problema.
Quali sono gli errori più frequenti nelle bozze?
- Virgolette dimenticate: il passo è trascritto correttamente, la nota c’è, ma manca il segno che lo distingue dal testo dello studente.
- Parafrasi a mosaico: frasi dell’originale cucite insieme con piccole modifiche lessicali.
- Fonte citata una sola volta: un intero paragrafo parafrasato con un unico rimando iniziale, che lascia ambiguo dove finisce il pensiero altrui.
- Fonti secondarie non dichiarate: citare un autore letto in un manuale come se si fosse consultato l’originale.
- Stili mescolati: note tradizionali e rimandi autore-data nello stesso capitolo.
Ogni ateneo configura in modo proprio la soglia oltre la quale il report di similarità richiede attenzione: la mappa delle soglie di alert Compilatio negli atenei italiani aiuta a capire che cosa aspettarsi. Prima del deposito conviene eseguire un controllo preventivo: la verifica anti-plagio di Tesify confronta il testo con archivi come IRIS, AlmaDL, OAR, OPAC SBN e ACNP. Per l’ultimo passaggio, la checklist di revisione prima della consegna include anche il controllo sistematico di citazioni e note.
Domande frequenti
Si può fare una citazione diretta senza virgolette?
Solo se la citazione è lunga e viene isolata in un blocco rientrato, con corpo tipografico minore: in quel caso le virgolette non si usano. Una citazione breve inserita nel paragrafo senza virgolette, invece, rende indistinguibili le parole dell’autore da quelle dello studente ed è considerata una scorrettezza, anche se la nota è presente.
Quante citazioni dirette si possono inserire in una tesi?
Non esiste un limite numerico valido per tutti gli atenei. Il criterio è qualitativo: le citazioni devono sostenere il ragionamento, non sostituirlo. Una tesi composta in prevalenza da passi altrui non dimostra capacità di elaborazione autonoma. In caso di dubbio, il riferimento è il relatore e il regolamento del corso di studi.
Bisogna indicare la pagina anche nella parafrasi?
È buona pratica farlo quando la parafrasi si riferisce a un passo preciso, perché consente al lettore di verificarla. Quando invece si riassume la tesi complessiva di un’opera, si può rinviare all’opera nel suo insieme. Lo stile adottato dal corso di studi stabilisce i dettagli.
La traduzione di un testo straniero è citazione diretta o parafrasi?
Una traduzione fedele di un passo resta una citazione diretta, perché riproduce il contenuto e la struttura dell’originale: va tra virgolette, con rimando alla fonte e, per consuetudine, con l’indicazione che la traduzione è propria. Se invece si rielabora liberamente il concetto, si tratta di parafrasi.
«Cfr.» si usa anche nello stile APA?
Di norma no. Negli stili autore-data come APA la parafrasi si segnala con il solo rimando tra parentesi, e sono le virgolette a distinguere la citazione diretta. «Cfr.» appartiene allo stile tradizionale italiano a nota a piè di pagina, dove precede il rimando delle parafrasi.
Il software antiplagio distingue citazioni e parafrasi?
Il software rileva le sovrapposizioni testuali e, a seconda della configurazione, può riconoscere i passi tra virgolette. Non giudica però l’intenzione: è il relatore a valutare se una somiglianza corrisponde a una citazione correttamente dichiarata o a un’appropriazione. Per questo virgolette e rimandi precisi restano la migliore tutela.



