Sapere come dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale nella tesi è ormai parte integrante della consegna. Una tesi che ha impiegato ChatGPT, Claude o Gemini senza dichiararlo espone lo studente a contestazioni sull’integrità accademica, anche quando l’uso è stato del tutto legittimo, come una revisione grammaticale o un supporto al brainstorming.
Il quadro normativo, però, non è uniforme. Come ricorda l’Università di Siena, non esiste ancora una norma nazionale unica: ogni ateneo si è dotato, o si sta dotando, di linee guida proprie, spesso declinate a livello di dipartimento. Chi si laurea alla Sapienza, al Politecnico di Milano o alla Bocconi deve quindi partire sempre dal regolamento della propria sede.
I punti di convergenza tra le linee guida di Bologna, Padova e Siena sono comunque chiari e permettono di redigere una dichiarazione solida anche quando il proprio regolamento è ancora in via di definizione.
È obbligatorio dichiarare l’uso dell’IA nella tesi?
Sì, nella maggior parte degli atenei che hanno adottato linee guida. Non esiste una legge nazionale unica, ma università come Bologna, Padova e Siena richiedono la dichiarazione esplicita dell’impiego di IA generativa negli elaborati di tesi, in nome dei principi di trasparenza, integrità accademica ed etica della ricerca. Il riferimento vincolante resta il regolamento del proprio ateneo.
In pratica, l’obbligo nasce da regolamenti interni, codici etici e linee guida di dipartimento, non da un decreto ministeriale. Questo significa che il livello di dettaglio richiesto può cambiare da un corso di laurea all’altro: alcuni dipartimenti chiedono una semplice nota, altri un’appendice tecnica strutturata.
Il primo passo è quindi consultare il regolamento tesi del proprio corso e chiedere conferma al relatore. Una dichiarazione assente o reticente può incrinare il rapporto di fiducia con chi deve approvare l’elaborato: per capire fin dove arriva il potere del docente, è utile sapere se il relatore può rifiutarsi di firmare la tesi o di ammetterti alla discussione.

Quali usi dell’IA sono ammessi e quali vietati?
L’IA generativa è ammessa esclusivamente come strumento di supporto: correzione grammaticale e stilistica, brainstorming, organizzazione dell’indice preliminare e sintesi di testi complessi. È invece vietato farsi generare interi paragrafi o capitoli che sostituiscano la scrittura e il pensiero critico dello studente. Anche gli usi ammessi vanno sempre dichiarati.
Le linee guida dell’Università di Padova precisano che strumenti come ChatGPT, Claude, Gemini o i software di traduzione e revisione avanzata possono supportare il brainstorming, la struttura, la revisione linguistica o l’analisi di grandi moli di dati, ma non possono mai sostituire creatività e rielaborazione personale.
| Uso dell’IA | Stato | Cosa dichiarare |
|---|---|---|
| Correzione grammaticale e stilistica | Ammesso | Strumento, versione, capitoli revisionati |
| Brainstorming e ricerca di idee | Ammesso | Fase del lavoro in cui è avvenuto |
| Organizzazione dell’indice preliminare | Ammesso | Scopo e grado di intervento |
| Sintesi di testi complessi | Ammesso | Fonti sintetizzate e verifica effettuata |
| Traduzione e revisione avanzata | Ammesso come supporto | Strumento e sezioni coinvolte |
| Generazione di paragrafi o capitoli interi | Vietato | Non sanabile con la dichiarazione |
Il confine decisivo è tra supporto e sostituzione. Dichiarare un uso vietato non lo rende lecito: un capitolo scritto dalla macchina resta un problema di integrità anche se segnalato. Va ricordato inoltre che molti atenei sottopongono le tesi a verifiche automatiche; le soglie di allerta adottate sono raccolte nella nostra mappa delle soglie Compilatio negli atenei italiani.
Dove va inserita la dichiarazione nella tesi?
Le linee guida suggeriscono un approccio stratificato: una nota sintetica all’inizio dell’elaborato, dopo il frontespizio, nella prefazione o nell’introduzione, e, se l’uso è stato rilevante, una nota metodologica dettagliata o un’appendice finale collocata prima della bibliografia. La nota iniziale informa subito il lettore; l’appendice documenta le modalità tecniche.
L’Università di Bologna descrive proprio questa doppia soluzione: una nota sintetica in apertura, collocabile nella prefazione, nei ringraziamenti o in una pagina dedicata, e una nota metodologica o appendice finale in cui esplicitare come gli strumenti sono stati impiegati.
- Nota preliminare: poche righe, subito visibili, adatte a usi circoscritti come la revisione linguistica.
- Sezione metodologica: indicata nelle tesi sperimentali, dove l’IA può aver supportato l’analisi dei dati.
- Appendice finale: utile quando occorre descrivere in dettaglio strumenti, periodi e sezioni coinvolte.

Come dichiarare l’uso dell’intelligenza artificiale nella tesi: cosa scrivere?
La dichiarazione deve contenere tre elementi minimi: lo strumento utilizzato con la versione esatta, lo scopo specifico dell’uso e le sezioni o i capitoli in cui il sistema è stato impiegato. Bologna aggiunge il periodo di utilizzo, indicato per mese e anno. Una formulazione vaga come «ho usato l’IA» non soddisfa i requisiti.
Quali elementi non possono mancare?
- Strumento e versione: nome del sistema e versione indicata nell’interfaccia, ad esempio ChatGPT, Claude, Gemini o DeepL.
- Periodo di utilizzo: mese e anno in cui lo strumento è stato usato.
- Scopo: revisione linguistica, brainstorming, sintesi di fonti, supporto all’indice.
- Sezioni interessate: capitoli o paragrafi specifici, non l’intero elaborato in modo generico.
- Modalità di verifica: buona prassi, non sempre obbligatoria, che chiarisce come hai controllato gli output.
Esiste un modello di dichiarazione da seguire?
Esempio di nota preliminare: «Nella redazione del presente elaborato ho utilizzato lo strumento di IA generativa ChatGPT, nella versione disponibile durante il periodo di stesura indicato in appendice, esclusivamente per la revisione grammaticale e stilistica del secondo e del terzo capitolo e per il supporto al brainstorming nella definizione dell’indice preliminare. Tutti i contenuti, le analisi e le conclusioni sono frutto del mio lavoro personale; ogni suggerimento è stato verificato e rielaborato criticamente. Mi assumo la piena responsabilità di quanto presentato.»
Il modello va adattato al proprio caso: se l’IA non ha toccato l’indice, quella parte si elimina; se è stato usato anche un traduttore automatico, va aggiunto con le relative sezioni. La precisione è ciò che rende la dichiarazione credibile.
Chi risponde degli errori prodotti dall’IA?
Ne risponde esclusivamente l’autore della tesi. Le linee guida sono concordi: lo studente resta l’unico e pieno responsabile di contenuti, analisi e conclusioni, compresa la verifica manuale delle fonti contro le possibili allucinazioni dei modelli, cioè citazioni, dati o riferimenti bibliografici inesistenti generati in modo plausibile.
Ogni riferimento suggerito da un chatbot va controllato sul catalogo o sulla banca dati originale prima di entrare in bibliografia. Per ridurre il rischio di errori formali, un editor come Tesify genera la bibliografia nei principali stili, tra cui APA e UNI ISO 690:2010, e affianca una verifica anti-plagio che confronta il testo con archivi come IRIS, AlmaDL, OAR e OPAC SBN.
La responsabilità sui contenuti si intreccia con la titolarità dell’opera: chi firma la tesi ne è l’autore anche quando ha usato strumenti di supporto. Il tema è approfondito nella guida su chi possiede i diritti d’autore della tesi di laurea.
Cosa chiede la commissione alla discussione tesi sull’IA?
Quando la tesi contiene una dichiarazione sull’IA, è ragionevole aspettarsi domande su quale strumento è stato usato, per quale scopo e come sono stati verificati gli output. Più in generale, la commissione vuole accertare che il candidato padroneggi ogni passaggio dell’elaborato e sappia difendere scelte, fonti e conclusioni senza esitazioni.
Chi si chiede cosa chiede la commissione alla discussione tesi dovrebbe prepararsi su tre fronti:
- Coerenza: quanto dichiarato nella nota deve corrispondere a ciò che si racconta a voce.
- Padronanza: ogni concetto della tesi va spiegato con parole proprie, anche nei capitoli revisionati con l’IA.
- Metodo: occorre saper descrivere come sono state controllate fonti e sintesi prodotte dallo strumento.
Per allenarsi sulle domande più comuni, anche al di là dell’IA, è utile la raccolta delle 15 domande tipiche della commissione di laurea.
Quali controlli fare prima della consegna?
Prima di consegnare, verifica che la dichiarazione sia presente, completa dei tre elementi minimi e coerente con il regolamento di ateneo. Rileggi i capitoli citati nella nota per accertarti che il testo rifletta il tuo stile e il tuo ragionamento, e ricontrolla una a una le fonti emerse durante l’uso dell’IA.
- La nota indica strumento, versione, periodo, scopo e sezioni?
- Il relatore ha visto e approvato la formulazione?
- Ogni riferimento bibliografico è stato verificato alla fonte?
- Nessun paragrafo è stato generato integralmente dalla macchina?
Questi punti si integrano con la più ampia checklist di revisione e correzione della tesi prima della consegna.
Domande frequenti
Serve la dichiarazione anche se ho usato l’IA solo per la grammatica?
Sì. Le linee guida degli atenei che regolano la materia richiedono di dichiarare qualsiasi impiego dell’IA generativa, anche quando si limita alla correzione grammaticale e stilistica. In questo caso basta una nota breve con strumento, versione, scopo e capitoli revisionati.
Gli strumenti di traduzione come DeepL vanno dichiarati?
Sì. Le indicazioni dell’Università di Bologna includono DeepL tra gli esempi di strumenti da indicare, e Padova cita la traduzione e la revisione avanzata tra gli usi di supporto. Vanno specificati lo strumento e le sezioni in cui è stato impiegato.
Cosa succede se non dichiaro l’uso dell’IA?
L’omissione può essere considerata una violazione dei principi di trasparenza e integrità accademica. Le conseguenze dipendono dal regolamento del singolo ateneo, che resta il riferimento vincolante: per questo conviene sempre dichiarare e concordare la formulazione con il relatore.
Dichiarare l’uso dell’IA abbassa il voto di laurea?
Le linee guida citate non collegano la dichiarazione a penalizzazioni quando l’uso è conforme, cioè di solo supporto. La valutazione riguarda la qualità del lavoro e la padronanza dimostrata in discussione, non la trasparenza sugli strumenti impiegati.
Devo riportare i prompt utilizzati?
I prompt non rientrano tra gli elementi minimi richiesti, che sono strumento con versione, scopo e sezioni. Alcune linee guida prevedono però una nota metodologica o un’appendice in cui descrivere le modalità tecniche: in caso di dubbio, chiedi al relatore quale livello di dettaglio preferisce.
Cosa faccio se il mio ateneo non ha linee guida sull’IA?
Adotta gli elementi comuni alle linee guida già esistenti: nota preliminare o appendice, strumento e versione, periodo, scopo e sezioni coinvolte. Concorda la formulazione con il relatore e conserva traccia di come hai verificato gli output.
Chi è l’autore della tesi se ho usato l’IA?
L’autore resta lo studente, che è l’unico e pieno responsabile di contenuti, analisi e conclusioni. L’IA è uno strumento di supporto e non può sostituire il pensiero critico, la creatività e la rielaborazione personale richiesti in un elaborato di laurea.
Posso farmi scrivere un capitolo dall’IA e poi dichiararlo?
No. La generazione di interi paragrafi o capitoli in sostituzione della scrittura dello studente è vietata, e dichiararla non la rende ammissibile. La dichiarazione documenta usi di supporto, come revisione, brainstorming o sintesi, non deleghe della scrittura.



