Abbandono universitario in Italia 2026: i dati MUR, ANVUR e AlmaLaurea per area e ateneo
Uno studente triennale su quattro non arriva alla laurea: è il dato più emblematico che emerge dal Rapporto ANVUR 2026, pubblicato dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca a marzo 2026, che fotografa il sistema universitario italiano nell’anno accademico 2024/25 — quando, per la prima volta nella storia, gli iscritti hanno superato quota due milioni. Il 26,4% degli immatricolati della coorte 2018/19 aveva definitivamente interrotto gli studi a sei anni dall’immatricolazione (ANVUR 2026, anvur.it). Sul breve periodo, nel solo passaggio tra primo e secondo anno, il 13,3% degli iscritti agli atenei statali non rinnovava l’iscrizione. L’abbandono universitario in Italia nel 2026 è un fenomeno multidimensionale che nessuna singola cifra è in grado di esaurire: per comprenderlo è necessario leggere i dati MUR, ANVUR e AlmaLaurea in modo coordinato, distinguendo metriche, coorti e tipologie di ateneo.
Questa pagina raccoglie e organizza i dati citabili disponibili nelle fonti istituzionali italiane: il Rapporto ANVUR 2026, le elaborazioni USTAT del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), l’Indagine AlmaLaurea 2025 (XXVII Rapporto, presentato il 10 giugno 2025) e i dati IRES Emilia Romagna. Ogni cifra riporta fonte e anno di rilevazione. I dati per area disciplinare vengono presentati con la cautela che meritano, poiché il Rapporto ANVUR 2026 non pubblica ancora tassi disaggregati completi per macroArea in forma pubblica.
Il fenomeno si intreccia con la questione dei fuoricorso universitari, con le tendenze nelle immatricolazioni 2026-2027 e con il profilo di chi — pur non abbandonando formalmente — non si laurea nei tempi regolamentari.
Il tasso di abbandono tra primo e secondo anno è del 13,3% negli atenei statali, del 6,4% nelle private e del 18,8% nelle telematiche (ANVUR 2026). A sei anni dall’immatricolazione, il 26,4% della coorte 2018/19 aveva abbandonato definitivamente (ANVUR 2026). Il tasso di rinuncia annuale sul totale iscritti ha raggiunto il 7,3% nel 2021/22, il massimo degli ultimi dieci anni (MUR Open Data, 2023). Gli atenei del Mezzogiorno registrano i tassi di permanenza più bassi del sistema.
Il quadro generale 2024/25 (ANVUR 2026)
Il Rapporto ANVUR 2026 registra per l’anno accademico 2024/25 un record assoluto di iscrizioni: 2.050.112 studenti attivi nelle università italiane, distribuiti su 100 atenei riconosciuti. I laureati nell’anno sono 413.943 e il corpo docente strutturato conta 65.617 unità. I proventi complessivi del sistema ammontano a 19,5 miliardi di euro. La crescita degli iscritti rispetto al 2018 è stata del 16,9%, pari a circa 300.000 studenti in più.
In questo contesto di massimo storico, il nodo dell’abbandono rimane irrisolto. Sul passaggio critico tra il primo e il secondo anno di un corso triennale, i dati aggregati per tipologia di ateneo mostrano un divario netto:
| Tipo di ateneo | Tasso abbandono 1°→2° anno | Fonte |
|---|---|---|
| Università statali | 13,3% | ANVUR 2026 |
| Università non statali (private) | 6,4% | ANVUR 2026 |
| Università telematiche | 18,8% | ANVUR 2026 |
Il dato delle telematiche è in crescita rispetto al 13,7% registrato nella coorte 2018/19 (ANVUR 2026): un segnale di attenzione su un segmento che nel 2024/25 ha superato i 300.000 iscritti, con la seconda università italiana per numero di studenti (Pegaso) che è telematica. La quota delle telematiche sul totale iscritti è passata dal 6,8% del 2018/19 al 15% del 2024/25.

Tre metriche, tre letture: come si misura l’abbandono universitario
Prima di confrontare qualsiasi dato, è fondamentale distinguere le tre principali metriche utilizzate nelle fonti istituzionali italiane. Le tre misure si riferiscono a popolazioni e orizzonti temporali diversi e non sono intercambiabili.
| Metrica | Cosa misura | Valore più recente | Fonte |
|---|---|---|---|
| Tasso di rinuncia annuale | % degli iscritti totali che si cancellano dal registro nell’anno accademico | 7,3% (2021/22) | MUR Open Data, rip. Il Sole 24 Ore 2023 |
| Abbandono 1°→2° anno | % degli immatricolati al 1° anno che non rinnovano l’iscrizione per il 2° anno | 13,3% statali (2024/25) | ANVUR 2026 |
| Abbandono longitudinale (coorte) | % di studenti di una coorte che non hanno conseguito il titolo entro 6 anni | 26,4% — coorte 2018/19 | ANVUR 2026 |
La metrica del tasso di rinuncia annuale include studenti di qualsiasi anno di corso che formalizzano il ritiro dall’ateneo; quella del passaggio 1°→2° anno cattura il momento più critico dell’inserimento universitario; quella longitudinale misura l’impatto complessivo sull’obiettivo formativo nel lungo periodo. Ogni confronto internazionale deve specificare quale delle tre viene utilizzata: il dato OCSE usato nei confronti europei (che situa l’Italia tra i Paesi con maggiore dispersione) adotta tipicamente la metrica longitudinale di coorte.
Il fatto che solo il 62,7% della coorte 2018/19 avesse conseguito il titolo triennale a sei anni dall’iscrizione (ANVUR 2026) — e dunque quasi quattro decimi non avesse completato un percorso di tre anni in sei anni — è il dato su cui si misura il divario italiano rispetto alla media europea, dove il completamento entro sei anni dei corsi di primo ciclo supera il 70% nella maggior parte dei sistemi EHEA.
La serie storica 2011-2026
Il tasso di rinuncia annuale sul totale degli iscritti ha seguito un andamento ondulatorio nell’ultimo decennio. I dati MUR Open Data, elaborati e riportati da Il Sole 24 Ore nel maggio 2023, mostrano la seguente traiettoria:
| Anno accademico | Tasso complessivo | Uomini | Donne |
|---|---|---|---|
| 2011/12 | 6,3% | n.d. | n.d. |
| 2020/21 | 7,1% | n.d. | n.d. |
| 2021/22 | 7,3% (massimo decennale) | 7,4% | 7,2% |
Il 7,3% del 2021/22 rappresenta il massimo degli ultimi dieci anni (MUR Open Data, 2023). Il lieve differenziale di genere — uomini al 7,4% contro donne al 7,2% — è statisticamente marginale ma coerente con il quadro più ampio del gender gap accademico: le donne si laureano in numero maggiore (59,9% dei laureati 2024, AlmaLaurea XXVII Indagine 2025, almalaurea.it) e tendono a completare il percorso a tassi superiori rispetto ai colleghi maschi.
Sul versante del passaggio 1°→2° anno, i dati ANVUR mostrano un picco durante la pandemia: nel 2019/20 il tasso per le triennali era dell’11,7%, salito al 14,5% nel 2020/21 (dati ANVUR, elaborazione La Testata Magazine 2024), per poi stabilizzarsi al 13,3% nei valori del Rapporto ANVUR 2026. Il picco COVID viene interpretato come effetto di disorientamento delle matricole in un anno di didattica interamente a distanza, con difficoltà di accesso agli esami e riduzione del supporto informale tra pari.
Per i corsi a ciclo unico (Medicina, Giurisprudenza, Farmacia), il tasso di abbandono tra 1° e 2° anno era del 6,5% nel 2019/20, salito all’8,2% nel 2020/21 (ANVUR, elaborazione La Testata Magazine 2024): valori strutturalmente più bassi rispetto alle triennali, in parte per effetto dei test di ammissione che filtrano i candidati meno preparati.

Per tipo di ateneo: statali, private, telematiche a confronto
Il gap tra atenei statali (13,3%), privati (6,4%) e telematici (18,8%) riflette dinamiche strutturalmente diverse. Le università non statali — Bocconi, Cattolica del Sacro Cuore, LUISS, LIUC, tra le principali — applicano test di ammissione selettivi o procedure di selezione informale che filtrano a monte le matricole meno motivate o preparate, riducendo il rischio di abbandono post-iscrizione. La minore dispersione è in parte artefatto statistico della selezione in ingresso, non esclusivamente indicatore di qualità didattica superiore.
Le università telematiche presentano la situazione più critica. Il dato 18,8% — in crescita dal 13,7% della coorte 2018/19 — si combina con un profilo di studente tipicamente adulto, lavoratore, spesso iscritto senza un obiettivo di laurea a breve termine. L’esplosione delle immatricolazioni telematiche (+158% dal 2018/19 al 2024/25, con la quota sul totale passata dal 6,8% al 15%) ha verosimilmente attratto una quota più ampia di studenti con maggiore rischio strutturale di abbandono.
Nei corsi di laurea magistrale il fenomeno presenta dinamiche distinte: il tasso di abbandono tra 1° e 2° anno nelle magistrali era del 5% nel 2019/20, salito al 7,3% nel 2020/21 (ANVUR, elaborazione La Testata Magazine 2024). La magistrale è spesso il punto in cui si concentrano abbandoni legati all’ingresso nel mercato del lavoro.
Il divario Nord-Centro-Sud nell’abbandono universitario
Il Rapporto ANVUR 2026 conferma che il divario territoriale nell’accesso e nel completamento degli studi universitari rimane strutturale. Pur non fornendo tassi di abbandono disaggregati per regione, il rapporto evidenzia indicatori prossimali di grande rilevanza:
| Indicatore | Nord-Centro | Mezzogiorno | Fonte |
|---|---|---|---|
| Tasso di permanenza iscritti (triennale) | 77–79% | 61–62% | ANVUR 2026 |
| Passaggio alla magistrale in loco | >70% | <52% | ANVUR 2026 |
| Atenei con contrazione delle iscrizioni | ~20% degli atenei | 48% degli atenei | ANVUR 2026 |
| Mobilità Sud→Nord per magistrale | — | 28,7% | AlmaLaurea 2025 |
| Crescita FFO (finanziamento statale) 2018→2024 | +32,2–33,4% | +15,9% (Isole) | ANVUR 2026 |
Il tasso di permanenza al 61-62% negli atenei del Sud significa che quasi quattro studenti su dieci non proseguono nel medesimo ateneo oltre il primo ciclo. Parte di questo flusso si dirige verso atenei del Centro-Nord (il 28,7% dei laureati magistrali del Sud studia altrove, AlmaLaurea 2025), parte corrisponde ad abbandono definitivo. La contrazione delle iscrizioni nel 48% degli atenei meridionali — contro circa il 20% nel Nord-Centro — fotografa una crisi di attrattività che alimenta un circolo vizioso tra risorse ridotte e minore qualità percepita dell’offerta formativa.
Il divario nel finanziamento statale (FFO) è ulteriore elemento strutturale: tra il 2018 e il 2024 gli atenei del Nord-Ovest hanno visto crescere il finanziamento del 33,4%, quelli del Nord-Est del 32,2%, mentre quelli delle Isole soltanto del 15,9% (ANVUR 2026). Uno squilibrio che incide sulla capacità di attrarre docenti, rinnovare infrastrutture e sostenere il diritto allo studio.
Per una mappa regionale più granulare basata sui dati ISTAT, si veda l’articolo dedicato all’abbandono universitario al primo anno per regione.

Le aree disciplinari a maggior rischio
Il Rapporto ANVUR 2026 non pubblica tassi di abbandono disaggregati per macroArea disciplinare in forma comparabile pubblicamente accessibile. È quindi opportuno distinguere due tipi di indicatori effettivamente disponibili.
Indicatori di flusso immatricolazioni 2025/26 (ANVUR 2026): le aree con maggiore contrazione delle nuove entrate sono spesso quelle che nel medio periodo mostrano anche abbandoni più elevati. Fisica, Matematica e Chimica hanno registrato un calo da 33.753 a 27.595 nuovi immatricolati tra il 2024/25 e il 2025/26 (−18%, ANVUR 2026). Al contrario, Ingegneria industriale e dell’informazione ha visto crescere le immatricolazioni da 41.403 a 44.901 (+8%, ANVUR 2026), confermandosi l’area STEM con la maggiore espansione, pur rimanendo caratterizzata da elevata difficoltà nei corsi propedeutici del primo anno.
| Area disciplinare | Immatricolati 2024/25 | Immatricolati 2025/26 | Variazione |
|---|---|---|---|
| Fisica, Matematica, Chimica | 33.753 | 27.595 | −18% |
| Ingegneria industriale e informazione | 41.403 | 44.901 | +8% |
Indicatori di intenzione (survey IRES Emilia Romagna, ~30.000 studenti): uno studio condotto da IRES Emilia Romagna su un campione di circa 30.000 studenti ha misurato non il tasso effettivo di abbandono ma l’intenzione di abbandonare gli studi. I risultati indicano che la propensione dichiarata all’abbandono è distribuita in modo relativamente uniforme tra macroAree: scientifico-tecnologica (34,8%) e umanistico-sociale (34,5%). Questo dato va interpretato come segnale d’allarme sulla motivazione degli iscritti, non come tasso effettivo di abbandono.
La difficoltà oggettiva degli esami del primo anno in alcune aree — Analisi Matematica e Fisica I per i corsi di Ingegneria e Scienze pure — resta il principale fattore di filtro precoce nelle triennali STEM: in alcuni dei principali politecnici italiani le percentuali di non superamento di questi esami nel primo anno superano il 40% degli iscritti (dati certificati, AlmaLaurea e atenei).
Il profilo dello studente a rischio di abbandono
Il già citato studio IRES Emilia Romagna identifica alcune caratteristiche strutturali associate a una maggiore probabilità di abbandono. I dati si riferiscono all’intenzione dichiarata di abbandonare, non all’abbandono effettivo, ma sono coerenti con le analisi del MUR sul diritto allo studio:
- Studenti con entrambi i genitori disoccupati: 39,8% di intenzione di abbandono (IRES ER)
- Studenti non binari: 46,4% (IRES ER) — il gruppo con profilo di rischio più elevato del campione
- Studenti con difficoltà economiche dichiarate: 35,2% (IRES ER)
- Studenti extra-europei: 33,5% (IRES ER)
- Pendolari con tragitto superiore a 60 minuti: 34,3% (IRES ER)
- Studenti fuori sede (residenti in regione diversa dall’ateneo): 32,8% (IRES ER)
- Studenti del Sud Italia: 29,7% (IRES ER)
La componente economica è trasversale a quasi tutti i profili di rischio. Il costo degli affitti nelle città universitarie, la riduzione delle borse di studio accessibili (sebbene in crescita: +5,6 punti percentuali di copertura tra 2014 e 2024, AlmaLaurea 2025) e la necessità di conciliare lavoro e studio emergono costantemente come fattori scatenanti nei report MUR sul diritto allo studio.
I dati sui tassi di prosecuzione dalla scuola superiore all’università mostrano che il background scolastico è già un potente predittore del rischio di abbandono: i diplomati degli istituti professionali si iscrivono molto meno frequentemente (27% entro l’anno contro il 90% dei liceali, AlmaLaurea XXVII Indagine 2025) e, tra chi si iscrive, presenta tassi di abbandono superiori alla media.
Le politiche di contrasto: orientamento attivo e PNRR
Il MUR ha riconosciuto l’abbandono universitario come priorità d’azione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La misura sull’orientamento attivo — annunciata nella nota stampa del 22 maggio 2023 (mur.gov.it) — prevede risorse dedicate su più anni accademici con un target dichiarato di raggiungimento di 1 milione di studenti delle scuole superiori:
- Anno accademico 2022/23: 50 milioni di euro
- Anni accademici 2023/24 e 2024/25: 75 milioni di euro per ciascun anno
- Anno accademico 2025/26: 50 milioni di euro
La misura si affianca all’incremento del numero di dottorandi — da 29.000 a circa 47.000 tra 2018 e 2025, grazie ai fondi PNRR (ANVUR 2026) — e al potenziamento dei servizi di tutorato. L’obiettivo dichiarato è anticipare il mismatch tra aspettative e realtà universitaria, riducendo la quota di abbandoni da errata scelta del corso. I risultati di queste politiche saranno misurabili nelle coorti 2023/24 e successive, non ancora rilevabili nelle fonti disponibili al 2026.
FAQ: abbandono universitario in Italia 2026
Qual è il tasso di abbandono universitario in Italia nel 2026?
Dipende dalla metrica utilizzata. Il tasso di abbandono tra primo e secondo anno negli atenei statali è del 13,3% (ANVUR 2026). Il tasso di rinuncia annuale sul totale degli iscritti ha raggiunto il 7,3% nel 2021/22, il massimo degli ultimi dieci anni (MUR Open Data). Su una prospettiva a sei anni, il 26,4% della coorte 2018/19 non aveva conseguito il titolo (ANVUR 2026).
In quali università si abbandona di più?
Le università telematiche registrano il tasso più elevato di abbandono tra primo e secondo anno: 18,8% nel 2024/25 (ANVUR 2026), in crescita rispetto al 13,7% della coorte 2018/19. Gli atenei del Mezzogiorno mostrano i tassi di permanenza più bassi, con il 48% degli atenei meridionali in contrazione di iscrizioni (ANVUR 2026). Le università non statali (Bocconi, Cattolica, LUISS) registrano il tasso più basso: 6,4%.
Quale facoltà ha il tasso di abbandono più alto in Italia?
Il Rapporto ANVUR 2026 non pubblica tassi disaggregati per area disciplinare in forma comparabile. I dati disponibili indicano che le discipline STEM — in particolare i corsi con esami propedeutici come Analisi Matematica e Fisica I — presentano le percentuali più elevate di non superamento degli esami nel primo anno. Uno studio IRES Emilia Romagna su 30.000 studenti ha rilevato un’intenzione di abbandono superiore al 34% sia nell’area scientifico-tecnologica (34,8%) sia in quella umanistico-sociale (34,5%).
L’abbandono universitario è più alto al Sud?
Sì. Il tasso di permanenza negli atenei del Mezzogiorno è del 61-62%, contro il 77-79% del Centro-Nord (ANVUR 2026). Quasi la metà degli atenei meridionali (48%) registra una contrazione delle iscrizioni. Il 28,7% dei laureati magistrali provenienti dal Sud studia in un ateneo del Centro-Nord (AlmaLaurea 2025), segnalando una mobilità in uscita dal sistema meridionale che in parte nasconde la perdita effettiva di studenti.
Quali sono le cause principali dell’abbandono universitario in Italia?
Le fonti MUR e IRES identificano quattro driver principali: difficoltà economiche (costo degli affitti, borse di studio insufficienti, necessità di lavorare); errata scelta del corso per carenza di orientamento pre-universitario; difficoltà didattiche nel primo anno, soprattutto nelle discipline STEM; e disagio psicologico, in particolare per studenti fuori sede, extra-europei e appartenenti a minoranze. Il MUR ha stanziato 250 milioni di euro PNRR tra il 2022 e il 2026 per potenziare l’orientamento attivo con un target di 1 milione di studenti delle superiori coinvolti.
Stai scrivendo la tua tesi e vuoi non far parte delle statistiche sbagliate?
Completare il percorso universitario inizia spesso da un metodo solido nella scrittura accademica. Tesify ti supporta nella stesura della tesi con strumenti di analisi, strutturazione e revisione basati sull’intelligenza artificiale — progettati per chi vuole consegnare un lavoro rigoroso, non per chi cerca scorciatoie.



