Abbandono universitario primo anno 2026: dati ISTAT per regione
Ogni anno, quasi 1 studente su 7 che inizia l’università in Italia non arriva al secondo anno. Il fenomeno dell’abbandono universitario al primo anno è uno dei dati più discussi e meno comunicati del sistema universitario italiano: gli atenei raramente pubblicano i propri tassi di dispersione, eppure si tratta di un indicatore fondamentale per chi deve scegliere dove iscriversi. In questo articolo raccogliamo i dati più aggiornati al 2026, declinati per regione, tipo di ateneo e area disciplinare, utilizzando le fonti ufficiali ISTAT, ANVUR e USTAT MUR.
Il quadro nazionale è questo: negli atenei statali italiani, il 13,3% degli iscritti al primo anno non si reiscrive al secondo anno (Rapporto ANVUR 2026). Questa percentuale nasconde però una varianza enorme: si va dal 2% delle Scuole Superiori universitarie (SNS, SISSA, SSSA) al 18,8% delle università telematiche, con differenze significative anche tra regioni e tra aree disciplinari.
Capire questi dati ti aiuta a fare scelte più informate: scegliere l’ateneo giusto, il corso giusto, e prepararti al cambiamento che l’università comporta rispetto alle scuole superiori. Per il quadro generale del sistema universitario italiano, leggi prima la nostra analisi completa sui dati MUR sulle università italiane 2026.
1. Il dato nazionale: 13,3% al primo anno
Il Rapporto ANVUR 2026 — l’ultima edizione del Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca — fotografa con chiarezza il fenomeno della dispersione universitaria in Italia. Per le lauree triennali, il tasso di abbandono tra il primo e il secondo anno è così distribuito:
| Tipo di ateneo | Tasso abbandono I→II anno | Numero atenei | Note |
|---|---|---|---|
| Atenei statali | 13,3% | 67 | Lauree triennali |
| Atenei non statali | 6,4% | 29 | Bocconi, Cattolica, LUISS, ecc. |
| Università telematiche | 18,8% | 11 | Valore più alto del sistema |
| Scuole Superiori universitarie | <2% | 4 | SNS, SISSA, SSSA, IMT Lucca |
| Media nazionale ponderata | ~14,1% | 111 | Tutti i tipi di ateneo |
La prospettiva di lungo periodo è ancora più significativa. Prendendo la coorte di immatricolati 2018/2019 e osservando la loro carriera a distanza di sei anni, i dati ANVUR mostrano che solo il 62,7% aveva conseguito il titolo triennale entro sei anni dall’iscrizione, il 26,4% aveva abbandonato definitivamente, e il restante 10,9% risultava ancora iscritto oltre il termine regolare. Quest’ultimo dato include spesso studenti lavoratori che completano il percorso in tempi più lunghi.
2. Abbandono per regione: il divario Nord-Sud
La variabile geografica è forse la più determinante nell’analisi dell’abbandono universitario italiano. Il divario Nord-Sud si riproduce anche in questo indicatore, sebbene con alcune sorprese. I dati ISTAT elaborati da ANVUR per il 2023/2024 mostrano il seguente quadro regionale:
| Regione | Tasso abbandono (stima) | Principale ateneo | Fascia |
|---|---|---|---|
| Calabria | ~20% | Unical, Magna Graecia | Alta |
| Basilicata | ~19% | Unibas | Alta |
| Molise | ~18% | Unimol | Alta |
| Sicilia | ~17% | Unipa, Unict, Unirc | Alta |
| Campania | ~16% | Federico II, UniSa, SUN | Alta |
| Puglia | ~14% | UniBA, UniLE, UniFG | Media-alta |
| Sardegna | ~13% | UniCA, UniSS | Media |
| Lazio | ~12% | Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre | Media |
| Veneto | ~10% | UniPD, Ca’ Foscari, UniVR | Media-bassa |
| Piemonte | ~9% | UniTO, Politecnico TO | Bassa |
| Lombardia | ~8% | UniMI, Polimi, Cattolica, Bocconi | Bassa |
| Toscana | ~8% | UniPI, UniFI, UniSI | Bassa |
| Emilia-Romagna | ~7% | UniBO, UniMO, UniPR | Bassa |
Il caso dell’Emilia-Romagna è emblematico: con un tasso di abbandono stimato intorno al 7%, è la regione più virtuosa d’Italia. Non è un caso: la presenza dell’Università di Bologna (la più antica del mondo) con i suoi collegi universitari, i servizi ER.GO e una tradizione di didattica di qualità contribuisce a trattenere gli studenti nel percorso.
Va notato che il dato regionale è fortemente influenzato dalla composizione dell’utenza: le regioni del Sud perdono molti dei loro studenti migliori verso il Nord già prima dell’iscrizione (la cosiddetta “migrazione per la scelta dell’ateneo”), per cui gli atenei meridionali spesso servono una quota maggiore di studenti in difficoltà economica o con orientamento meno definito.
3. Cause principali dell’abbandono
Un’analisi delle cause dell’abbandono universitario al primo anno, basata su indagini ISTAT e ricerche universitarie, individua un insieme di fattori sia strutturali sia individuali:
| Causa | Incidenza stimata | Categoria |
|---|---|---|
| Orientamento sbagliato (corso non corrisponde alle aspettative) | ~35% | Orientamento |
| Difficoltà economiche (mancanza di borsa, lavoro, costi fuori sede) | ~27% | Economica |
| Trasferimento verso altro ateneo o altra città | ~18% | Logistica |
| Demotivazione dopo l’inserimento universitario | ~12% | Psicologica |
| Passaggio a percorso ITS Academy o lavoro | ~5% | Alternativa |
| Problemi di salute o personali | ~3% | Personale |

Il fattore economico è particolarmente rilevante per gli studenti fuori sede: vivere in una città diversa da quella di residenza può costare tra 600 e 1.200 euro al mese (affitto, vitto, trasporti). La disponibilità o meno di una borsa DSU (Diritto allo Studio Universitario) con copertura dell’alloggio è determinante: gli studenti che non ottengono la borsa e si trovano in difficoltà economica tendono ad abbandonare nella finestra di novembre-gennaio del primo anno.
L’orientamento sbagliato è invece la causa su cui il sistema universitario sta investendo di più con il PNRR: i progetti di orientamento scolastico finanziati tra il 2023 e il 2026 mirano a costruire un collegamento più stretto tra le scuole superiori e gli atenei, così da ridurre il numero di studenti che scelgono un corso per esclusione o per imitazione dei coetanei senza una vera vocazione.
4. Confronto pre e post-pandemia
La pandemia da Covid-19 ha avuto un effetto paradossale sull’abbandono universitario: durante il 2020/2021 e il 2021/2022, i tassi di abbandono sono scesi in modo significativo, verosimilmente perché la didattica a distanza ha abbassato la barriera economica dell’università (nessuna spesa per affitto, trasporti, mensa), e perché molti studenti hanno rimandato decisioni già prese.
| Anno accademico | Tasso abbandono (stima) | Contesto |
|---|---|---|
| 2018/2019 | ~15,2% | Pre-pandemia |
| 2019/2020 | ~14,8% | Pre-pandemia |
| 2020/2021 | ~11,6% | Primo anno Covid (didattica a distanza) |
| 2021/2022 | ~11,2% | Secondo anno Covid (ibrido) |
| 2022/2023 | ~12,4% | Post-Covid, ritorno in presenza |
| 2023/2024 | ~13,3% | Dati ANVUR 2026 |
Il ritorno alla didattica in presenza ha quindi riportato i tassi ai livelli pre-pandemici, annullando il temporaneo effetto benefico del Covid. La crescita delle università telematiche — che offrono una soluzione per studenti lavoratori o con difficoltà logistiche — ha però contribuito a mantenere il tasso complessivo di abbandono leggermente sotto i massimi storici del 2018.
5. Atenei con tassi più bassi: chi fa meglio
Alcuni atenei italiani si distinguono per i bassi tassi di abbandono, sia per la qualità dei servizi offerti sia per la forte selezione in ingresso. Le Scuole Superiori universitarie come la Scuola Normale Superiore di Pisa (SNS), la SISSA di Trieste, la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (SSSA) e l’IMT School for Advanced Studies Lucca hanno tassi di abbandono inferiori al 2%, grazie a borse complete di studio e a una selezione con punteggi altissimi.
Tra gli atenei generalisti, la Bocconi spicca con un tasso di abbandono al primo anno stimato intorno al 4-5%: questo è dovuto sia alla selezione (test di ingresso, media voti richiesta alta), sia ai servizi (borse meritocratiche, placement office, rete alumni attiva), sia a una comunità studentesca molto motivata.
Seguono la Scuola Superiore Meridionale (SSM) di Napoli, la LUISS di Roma, il Politecnico di Milano (7%) e l’Università di Bologna (8%). Per la classifica completa delle università italiane 2026 con tutti gli indicatori di qualità, leggi il nostro approfondimento dedicato.
6. Interventi MUR e PNRR per ridurre l’abbandono
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha dedicato risorse specifiche al contrasto dell’abbandono universitario attraverso due filoni principali:
Orientamento scolastico (Missione 4, Componente 1): il MUR ha finanziato oltre 300 accordi tra scuole superiori e università per attività di orientamento intensivo nel terzo e quarto anno delle superiori. L’obiettivo è che ogni studente arrivi all’iscrizione universitaria con una scelta consapevole e informata. I fondi stanziati ammontano a circa 350 milioni di euro per il periodo 2023-2026.
Borse DSU e incremento delle risorse per il Diritto allo Studio: il PNRR ha stanziato circa 960 milioni di euro per aumentare il numero di borse di studio DSU e i posti letto nei collegi universitari. L’obiettivo è che ogni studente con ISEE inferiore ai 24.335 euro che ne abbia diritto riceva la borsa: questo eliminerebbe uno dei principali fattori economici di abbandono.
Per informazioni dettagliate sulle borse e sui punteggi ISEE per i vari enti regionali, consulta il nostro articolo sulle immatricolazioni 2026-2027 e sulla classifica degli atenei per dati completi sul sistema.
A livello europeo, confrontiamo i dati italiani con quelli spagnoli: le università spagnole mostrano dinamiche simili di abbandono, come emerge dai dati sulle statistiche di abbandono universitario in Spagna (INE 2026). Il Portogallo, invece, mostra tassi di persistenza più alti anche grazie all’impatto della tecnologia: l’Università di Coimbra registra che l’80% degli studenti utilizza strumenti IA, correlato a migliori performance accademiche. Anche la Francia affronta sfide simili, come analizzato nell’articolo sul salto liceo-università visto dalla prospettiva francese.
Domande frequenti sull’abbandono universitario in Italia 2026
Qual è il tasso di abbandono universitario medio in Italia nel 2026?
Il tasso di abbandono tra il primo e il secondo anno negli atenei statali italiani è del 13,3% per le lauree triennali (Rapporto ANVUR 2026). Considerando tutti i tipi di ateneo (statali, non statali e telematiche), la media ponderata è intorno al 14,1%. Su un arco di sei anni, il 26,4% degli studenti della coorte 2018/2019 aveva abbandonato definitivamente.
Quali regioni italiane hanno il tasso di abbandono universitario più alto?
Le regioni con i tassi di abbandono più alti sono quelle del Sud Italia: Calabria (~20%), Basilicata (~19%), Molise (~18%), Sicilia (~17%) e Campania (~16%). Le regioni più virtuose sono Emilia-Romagna (~7%), Toscana e Lombardia (~8%). Il divario è spiegato da fattori economici, dalla fuga degli studenti migliori verso il Nord, e dalla diversa qualità dei servizi di orientamento.
Perché così tanti studenti abbandonano l’università al primo anno?
Le cause principali sono: orientamento sbagliato (35% dei casi — il corso non corrisponde alle aspettative), difficoltà economiche e costo della vita fuori sede (27%), trasferimento verso un altro ateneo o un’altra città (18%), demotivazione post-inserimento (12%). Il PNRR ha stanziato circa 350 milioni di euro per migliorare l’orientamento scolastico e 960 milioni per aumentare le borse DSU, con l’obiettivo di ridurre il tasso al 10% entro il 2026.
Quali sono gli atenei italiani con il tasso di abbandono più basso?
Le Scuole Superiori universitarie (SNS, SISSA, SSSA, IMT Lucca) hanno tassi sotto il 2%, ma operano con selezione molto forte. Tra gli atenei generalisti, la Bocconi registra circa il 4-5% di abbandono, seguita da LUISS, Politecnico di Milano e Università di Bologna. I fattori comuni agli atenei virtuosi sono: selezione in ingresso chiara, borse meritocratiche, servizi studenti di qualità e forte community studentesca.
La pandemia ha influito sull’abbandono universitario in Italia?
Sì, in modo paradossalmente positivo nel breve periodo: durante il 2020/2021 e il 2021/2022, la didattica a distanza ha abbassato i costi e ridotto temporaneamente i tassi di abbandono all’11,2-11,6%. Con il ritorno alla didattica in presenza, però, i tassi sono risaliti ai livelli pre-pandemici (13,3% nel 2023/2024), annullando l’effetto benefico temporaneo.
Strumenti per affrontare il primo anno universitario
Uno dei modi più efficaci per non diventare parte delle statistiche di abbandono è entrare nel primo anno universitario con gli strumenti adeguati. La scrittura accademica è una competenza che le scuole superiori italiane trasmettono raramente: imparare a citare correttamente (UNI ISO 690), a strutturare un elaborato, a fare ricerca bibliografica su OPAC SBN e banche dati CARE-CRUI è fondamentale per sopravvivere al primo anno.
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