Riviste predatorie 2026: la checklist per riconoscerle e la lista degli editori da evitare

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Riviste predatorie 2026: la checklist per riconoscerle e la lista degli editori da evitare

Una email promette peer review in tre settimane, pubblicazione immediata e indicizzazione in “tutti i principali database”. Le riviste predatorie colpiscono ogni anno migliaia di ricercatori italiani, dai dottorandi ai professori in cerca di abilitazione. Riconoscere una rivista predatoria prima di inviare il manoscritto è una competenza bibliometrica essenziale nel 2026: il database Cabells Predatory Reports ha superato i 20.000 titoli segnalati a gennaio 2026, e il fenomeno non accenna a rallentare.

Uno studio di Bagues, Sylos Labini e Zinovyeva — pubblicato su LaVoce.info — ha analizzato i curriculum di circa 46.000 ricercatori che hanno partecipato all’Abilitazione Scientifica Nazionale del 2012, rilevando che circa il 5% aveva pubblicato almeno una volta su riviste presenti nella lista Beall, con concentrazioni più elevate nei settori economico-gestionali. In un sistema accademico dove la qualità delle pubblicazioni incide sull’ASN e sulla VQR, una pubblicazione su rivista predatoria può avere conseguenze reali sulla carriera.

Questa guida raccoglie la checklist Think Check Submit tradotta in italiano, gli strumenti di verifica più affidabili (DOAJ, COPE, Scopus, Web of Science), il contesto aggiornato al 2026 su Cabells e sull’eredità della lista Beall, e una sezione pratica per chi teme di aver già commesso l’errore.

In sintesi

Le riviste predatorie simulano il processo scientifico — peer review, indicizzazione, ISSN — per incassare Article Processing Charges (APC) senza fornire reale revisione editoriale. Il metodo più efficace per verificare una rivista rimane la lista bianca DOAJ, la membership COPE del publisher e la presenza in Scopus o Web of Science. Il database Cabells Predatory Reports è la lista nera commerciale più aggiornata nel 2026, con 20.274 titoli segnalati al 30 gennaio 2026.

Cosa sono le riviste predatorie

Il termine predatory journals — riviste predatorie — fu coniato dal bibliotecario Jeffrey Beall dell’Università del Colorado intorno al 2010 per descrivere pubblicazioni accademiche che si presentano come riviste scientifiche legittime ma non rispettano le pratiche editoriali etiche standard. Il fenomeno si è espanso con la diffusione del modello open access basato sulle Article Processing Charges (APC): l’editore incassa la quota di pubblicazione dall’autore prima ancora che la qualità scientifica del lavoro sia verificata — e in molti casi non viene mai verificata.

La caratteristica principale di una rivista predatoria non è l’accesso aperto in sé — molte riviste OA legittime sono tra le più prestigiose al mondo — ma il falso processo di peer review. I manoscritti vengono accettati in pochi giorni (a volte ore), senza revisione critica, oppure con pseudo-revisori interni all’editore privi di indipendenza. L’obiettivo è massimizzare il volume di APC incassate, con un danno diretto alla qualità della letteratura scientifica e alla reputazione degli autori inconsapevoli.

Secondo la classificazione operativa adottata da molte biblioteche universitarie italiane — tra cui quelle dell’Università di Insubria, dell’Università di Firenze e del CNR — una rivista predatoria presenta tipicamente una combinazione di: mancanza di trasparenza sull’editorial board, assenza di policy chiare su accesso aperto e copyright, peer review non documentata, indicizzazione falsamente dichiarata, e sollecitazioni via email non richieste.

La lista Beall e il suo lascito

Dal 2012 al 2017 Jeffrey Beall ha mantenuto pubblicamente la sua lista di editori e riviste sospette, che è diventata un punto di riferimento globale per ricercatori e biblioteche. Il 17 gennaio 2017 Beall ha rimosso il blog e la lista, ufficialmente per ragioni personali. Al momento della chiusura, la lista comprendeva oltre 1.000 editori e circa 1.000 riviste autonome.

La lista Beall aveva limiti strutturali riconosciuti: non era aggiornata in tempo reale, basava parte delle valutazioni su criteri soggettivi, e in alcuni casi includeva editori legittimi di paesi non anglofoni penalizzati per caratteristiche formali. Dopo la chiusura del sito originale, sono circolate versioni non ufficiali — cloni e mirror — ma non più aggiornate e prive di supervisione editoriale. Non fare affidamento su cloni non ufficiali della lista Beall: i dati potrebbero essere obsoleti e includere errori mai corretti.

L’approccio oggi raccomandato dalla comunità bibliotecaria internazionale è privilegiare le liste bianche (DOAJ, Scopus, WoS) rispetto alle liste nere, perché le prime attestano positivamente il rispetto degli standard editoriali, mentre le seconde sono per definizione incomplete: un editore predatorio appena fondato non figura in nessuna lista nera.

Cabells Predatory Reports 2026: lo stato attuale

Dal 2017 Cabells International gestisce Predatory Reports, il database commerciale più completo di riviste predatorie. Al 30 gennaio 2026 il database contava 20.274 titoli segnalati, con una crescita di oltre il 300% dal lancio nel 2017 (10.000 titoli nel 2019, 15.000 nel 2021), fino al superamento della soglia dei 20.000 — come documentato nel blog ufficiale di Cabells del 3 febbraio 2026. La valutazione si basa su 74 indicatori comportamentali raggruppati per categorie: integrità editoriale, processo di peer review e pratiche di pubblicazione.

A differenza della lista Beall, Cabells è un servizio in abbonamento — accessibile principalmente tramite biblioteche istituzionali. La presenza in Predatory Reports segnala violazioni specifiche e documentate dei criteri editoriali, non è un verdetto definitivo su ogni aspetto della rivista. Il database va usato come strumento di controllo in combinazione con gli strumenti gratuiti descritti nella sezione seguente.

Per un quadro statistico aggiornato sull’entità globale del fenomeno — inclusi i dati sulle APC fraudolente e sui settori disciplinari più colpiti a livello internazionale — la risorsa in inglese su tesify.app fornisce un’analisi quantitativa approfondita con fonti citate: Predatory Journal Statistics 2026: Scale, APC Scams, and Who Is Most at Risk.

Checklist Think Check Submit (in italiano)

Schema dei percorsi editoriali open access legittimi (oro, verde, diamante) contrapposti alle rotte predatorie o fake open access: confronto tra pubblicazione scientifica corretta e ingannevole
Percorsi OA legittimi e predatori (fake open access) — Wikimedia Commons — CC0 dominio pubblico

Think. Check. Submit. è un’iniziativa cross-settoriale promossa da ALPSP, COPE, DOAJ, ISSN, LIBER, OASPA e altre organizzazioni internazionali. La sua checklist per le riviste è disponibile in italiano all’indirizzo thinkchecksubmit.org/journals/journals-italian/. L’indicazione operativa è chiara: compila la checklist e invia il manoscritto solo se puoi rispondere “sì” alla maggior parte delle domande. Di seguito una sintesi strutturata delle sette aree di verifica.

1. Riconoscimento e visibilità

  • Conosci già la rivista? L’hai incontrata nella letteratura del tuo settore?
  • Il titolo è chiaramente identificabile e non confondibile con altre riviste?
  • Riesci a trovare facilmente articoli recenti e a verificarne i contenuti?

2. Identità dell’editore

  • Il nome dell’editore è chiaramente indicato sul sito della rivista?
  • Sono reperibili dati di contatto verificabili (indirizzo fisico, telefono, email istituzionale)?
  • Il sito non contiene errori grammaticali, loghi contraffatti o immagini improbabili di comitati editoriali?

3. Processo di peer review

  • Il sito descrive il processo di revisione e coinvolge revisori esterni e indipendenti?
  • I tempi di revisione sono plausibili per il tuo campo (generalmente 4–16 settimane)?
  • I manoscritti vengono accettati solo dopo revisione, non automaticamente?

4. Indicizzazione e archiviazione

  • Gli articoli sono indicizzati in banche dati riconosciute (DOAJ, Scopus, WoS, PubMed, EBSCO…)?
  • Il contenuto è archiviato in modo permanente (LOCKSS, Portico, PubMed Central…)?
  • Gli ISSN (print e online) sono verificabili nel portale ISSN ufficiale?

5. Trasparenza sulle tariffe

  • Il sito indica chiaramente se esistono APC o altri costi, prima della sottomissione?
  • Sono specificate valuta e importi? Sono previste esenzioni per autori di paesi a basso reddito?
  • L’editore indica le proprie fonti di finanziamento sul sito?

6. Copyright e licenze

  • La policy sul copyright è chiara? Puoi mantenere i diritti d’autore sull’opera?
  • Il tipo di licenza Creative Commons è specificato (es. CC BY, CC BY-NC)?
  • Le licenze sono indicate in tutte le pubblicazioni?

7. Etica e standard professionali

  • La rivista (o il suo editore) è membro di COPE e ne segue le linee guida?
  • Se open access, il publisher è membro di OASPA?
  • La rivista è inclusa in DOAJ?
Regola pratica
Se non riesci a rispondere “sì” alle domande su peer review, indicizzazione verificabile e identità dell’editore, non inviare il manoscritto. Tre “no” nelle aree core costituiscono un segnale d’allarme sufficiente per escludere la rivista dalla lista delle destinazioni possibili.

Gli strumenti di verifica: DOAJ, COPE, Scopus, WoS

L’approccio più solido è verificare la rivista su più liste bianche in parallelo. La presenza su una singola lista non offre garanzie assolute, ma la presenza su più liste autorevoli riduce drasticamente il rischio. Ecco gli strumenti principali, tutti gratuiti salvo Cabells:

Strumento Cosa verifica Accesso
DOAJ Riviste OA con criteri editoriali rigorosi; l’indicizzazione attesta il rispetto degli standard Gratuito
COPE Members Iscrizione dell’editore al Comitato per l’Etica della Pubblicazione (publicationethics.org) Gratuito
Scopus Source List Indicizzazione Scopus (Elsevier); lista scaricabile come Excel/CSV dal sito Elsevier Gratuito
WoS Master Journal List Indicizzazione Web of Science (Clarivate); distinto per collezione (SCIE, SSCI, AHCI, ESCI) Gratuito
Portale ISSN Verifica esistenza e correttezza dell’ISSN dichiarato dalla rivista (portal.issn.org) Gratuito
ANVUR (Elenco riviste) Classificazione come “rivista scientifica” o “Fascia A” per settori non bibliometrici italiani Gratuito
Cabells Predatory Reports Lista nera con 74 criteri comportamentali; 20.274 titoli segnalati (gen. 2026) A pagamento (biblioteche)

La guida pratica sull’uso di DOAJ nella ricerca bibliografica per la tesi fornisce istruzioni passo per passo sull’utilizzo dei filtri di ricerca nel database — inclusa la verifica della presenza di una specifica rivista. Se invece vuoi approfondire il processo di sottomissione a una rivista verificata, la guida su come pubblicare un paper su rivista scientifica copre l’intero flusso editoriale, dalla scelta della rivista alla risposta ai revisori.

I segnali d’allarme più comuni

Oltre alla checklist sistematica, esistono pattern ricorrenti che permettono di identificare rapidamente una rivista sospetta. Non tutti indicano necessariamente una rivista predatoria, ma la loro combinazione deve far alzare il livello di attenzione prima di procedere con la sottomissione.

Segnali nell’email di sollecitazione

  • Invito non richiesto a sottomettere un articolo, spesso basato su uno scraping del tuo profilo ResearchGate o Google Scholar
  • Complimenti esagerati sul tuo “importantissimo lavoro” in un campo generico, senza riferimenti specifici
  • Offerta di ruoli editoriali (reviewer, guest editor) senza nessuna valutazione delle competenze
  • Scadenze artificialmente urgenti (“numero speciale in chiusura tra 48 ore”)
  • Indirizzo email del mittente con dominio generico (gmail, yahoo, hotmail) anziché istituzionale della rivista

Segnali sul sito della rivista

  • Nome della rivista molto simile a riviste prestigiose esistenti (es. “International Journal of Advanced Research in [campo generico]”)
  • Impact factor dichiarato non verificabile su Clarivate/JCR o proveniente da agenzie non riconosciute
  • Editorial board con accademici inesistenti, foto da banche immagini, affiliazioni improbabili o non verificabili
  • Sito web con errori tipografici frequenti, grafica scadente o contenuti chiaramente copiati da altri siti
  • APC richieste prima del completamento della revisione o in modo non trasparente
  • Accettazione garantita o “fast-track peer review” con tempi di 2–3 giorni dalla sottomissione
  • ISSN non verificabile sul portale ufficiale dell’ISSN International Centre
  • Assenza di DOI sugli articoli pubblicati o DOI non funzionanti

Pratiche editoriali scorrette

  • Pubblicazione di articoli con gravi errori metodologici senza revisione visibile
  • Riutilizzo di articoli ritirati da altre riviste senza segnalazione di retraction
  • Fascicoli con numero eccessivo di articoli (a volte centinaia per issue)
  • Cambio repentino di nome, ambito disciplinare o editore senza annunci formali
  • Assenza di archivio permanente: gli articoli possono scomparire se il sito chiude

L’impatto sull’accademia italiana: ASN e VQR

In Italia, il tema delle riviste predatorie ha implicazioni concrete nei processi di valutazione della ricerca. L’ANVUR classifica le riviste come riviste scientifiche e — tra queste — come riviste di Fascia A per i settori non bibliometrici. L’articolo 14 del Regolamento ANVUR per la classificazione delle riviste stabilisce che una rivista non può essere classificata come scientifica se presenta un ricorso eccessivo a “Special Issues” per i quali non vengano applicati criteri di selezione e revisione — una delle pratiche più diffuse tra gli editori predatori. L’ANVUR può inoltre procedere al declassamento di riviste che violano il codice etico.

La ricerca di Bagues, Sylos Labini e Zinovyeva, pubblicata su LaVoce.info, ha analizzato i curriculum dei candidati all’ASN del 2012: circa il 5% degli oltre 46.000 ricercatori aveva almeno una pubblicazione su riviste della lista Beall, con concentrazioni più alte nei settori economico-gestionali e tra i ricercatori delle università del sud Italia. La ricerca stimava circa 6.000 articoli su riviste predatorie tra il 2002 e il 2012, pari allo 0,3% del totale delle pubblicazioni nel periodo. Sebbene i dati si riferiscano a un periodo precedente, il quadro strutturale che tracciano rimane rilevante per comprendere la vulnerabilità del sistema.

Le conseguenze di una pubblicazione su rivista predatoria per un ricercatore italiano possono includere: mancato riconoscimento dell’articolo nella VQR, esclusione dai conteggi per l’ASN, danno reputazionale se la pubblicazione viene identificata da commissioni valutatrici, e — in casi di consapevolezza documentata — contestazioni disciplinari da parte dell’ateneo.

La stessa attenzione all’integrità che si richiede nella scelta della rivista si applica alla gestione dei dati di ricerca: le pratiche descritte nella guida sul Fair Data Management Plan per tesi in Italia si inseriscono nello stesso quadro di responsabilità scientifica che esclude la pubblicazione su canali non certificati.

Ho già pubblicato su una rivista predatoria: cosa fare

Scoprire a posteriori di aver pubblicato su una rivista predatoria è una situazione frustrante ma non irreversibile. Di seguito le azioni raccomandate dalla comunità bibliotecaria e dalle linee guida COPE.

1. Verifica effettiva prima di trarre conclusioni

Non tutte le riviste che presentano uno o due segnali d’allarme sono necessariamente predatorie. Esegui la verifica completa con gli strumenti elencati sopra prima di prendere decisioni. Una rivista piccola o emergente di un paese non anglofono può avere caratteristiche superficialmente simili a quelle predatorie pur mantenendo standard editoriali adeguati.

2. Contatta la rivista per la rimozione dell’articolo

Puoi scrivere all’editore chiedendo la rimozione dell’articolo e la restituzione dei diritti. Non sempre la risposta arriva, ma la comunicazione scritta crea una traccia documentata che puoi conservare e presentare in futuro se necessario.

3. Archivia una versione accettata (postprint) in un repository istituzionale

Se l’articolo ha valore scientifico, deposita il postprint — versione accettata prima dell’impaginazione finale — nel repository del tuo ateneo (IRIS, Archivio Istituzionale) o su un archivio disciplinare come arXiv o HAL. Il deposito non cancella la pubblicazione predatoria ma affianca ad essa una versione accessibile, tracciabile e priva dell’associazione con l’editore scorretto.

4. Segnala il caso alla comunità

Puoi segnalare la rivista a COPE (se l’editore ne è membro e ha violato il codice etico), al servizio bibliotecario del tuo ateneo, o contribuire alla base dati Cabells tramite i canali ufficiali. Le segnalazioni documentate aiutano la comunità accademica a mantenere aggiornate le liste di monitoraggio e proteggono altri ricercatori dallo stesso errore.

5. Trasparenza nelle candidature e nei concorsi

In contesti di candidatura accademica (ASN, posizioni di ricerca), è preferibile non includere la pubblicazione predatoria nella lista delle produzioni scientifiche, oppure — se il contenuto è scientificamente valido — citare esplicitamente la versione depositata in repository istituzionale. Presentare consapevolmente una pubblicazione su rivista predatoria come peer-reviewed a una commissione può configurare una violazione del codice etico dell’ateneo.

Per orientarsi tra le riviste open access italiane verificate e affidabili in cui considerare future sottomissioni, il punto di partenza più completo è la risorsa su riviste accademiche italiane open access 2026, che include editori universitari, riviste indicizzate in DOAJ e piattaforme come AlmaDL e Firenze University Press.

Domande frequenti sulle riviste predatorie

Come faccio a sapere se una rivista è predatoria?

Il metodo più affidabile è una verifica multipla: controlla la presenza della rivista in DOAJ (doaj.org), verifica se l’editore è membro di COPE (publicationethics.org/members), e cerca il titolo nella Master Journal List di Web of Science o nella Scopus Source List. Usa anche la checklist Think Check Submit disponibile in italiano su thinkchecksubmit.org/journals/journals-italian/. Se la rivista non risulta in nessuno di questi elenchi autorevoli, trattala con estrema cautela.

Pubblicare su una rivista predatoria è un illecito?

Non è automaticamente un illecito disciplinare o penale, ma può avere conseguenze accademiche significative: l’ANVUR può non riconoscere la pubblicazione ai fini ASN o VQR, e le commissioni di concorso possono valutarla negativamente. Se il ricercatore era consapevole della natura predatoria della rivista e ha intenzionalmente presentato la pubblicazione come peer-reviewed a una commissione, si possono configurare violazioni del codice etico dell’ateneo.

La lista Beall è ancora disponibile?

Jeffrey Beall ha rimosso il suo blog e la sua lista il 17 gennaio 2017. Esistono cloni non ufficiali su vari siti, ma non sono più aggiornati e possono contenere errori non corretti. La sostituzione commerciale più completa è Cabells Predatory Reports, che al gennaio 2026 supera i 20.000 titoli segnalati con 74 criteri comportamentali documentati. L’approccio preferibile rimane comunque l’uso delle liste bianche (DOAJ, WoS, Scopus) piuttosto che delle sole liste nere.

Un impact factor elevato garantisce che la rivista non sia predatoria?

No. Molte riviste predatorie dichiarano un impact factor inventato o calcolato da agenzie non riconosciute. Il Journal Impact Factor autentico è pubblicato solo da Clarivate Analytics nel Journal Citation Reports (JCR) ed è accessibile solo per le riviste indicizzate in Web of Science. Se non trovi la rivista nel JCR o nella WoS Master Journal List, il JIF dichiarato sul sito della rivista non è verificato da Clarivate ed è probabilmente falso.

Cosa sono le conferenze predatorie e come si riconoscono?

Le conferenze predatorie accettano qualunque abstract, addebitano quote di iscrizione elevate e producono atti privi di revisione scientifica reale. Think Check Attend (thinkcheckattend.org) è la risorsa analoga a Think Check Submit dedicata alla valutazione delle conferenze. I criteri di verifica sono simili: verifica la composizione del comitato scientifico, controlla se gli atti sono indicizzati in banche dati riconosciute, e cerca la conferenza negli elenchi delle società scientifiche del tuo settore.

Le riviste open access sono più rischiose di quelle in abbonamento?

No. Il modello open access non è intrinsecamente più rischioso: le riviste OA più prestigiose al mondo pubblicano su base APC. Il problema nasce quando il modello APC viene sfruttato da editori senza scrupoli per massimizzare i guadagni a scapito della qualità scientifica. Verificare la rivista in DOAJ, che applica criteri di ammissione rigorosi, è il modo più efficace per distinguere OA legittimo da OA predatorio.

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