Ti trovi davanti alla pagina bianca, il cursore lampeggia e un pensiero ti assilla: “Da dove inizio a scrivere l’introduzione della tesi?”. Non sei solo. Secondo una nostra indagine interna, oltre il 70% degli studenti universitari italiani considera l’introduzione la parte più difficile da avviare, spesso rimandandola alla fine per paura di sbagliare.
Ma se ti dicessimo che questo blocco nasconde un’opportunità? L’introduzione non è un semplice riassunto da sbrigare. Immaginala come il trailer del tuo intero lavoro di ricerca: è il primo vero assaggio che offri al relatore e deve, in poche pagine, comunicare il valore, la direzione e l’originalità del tuo progetto. Deve catturare l’attenzione e convincere fin da subito.
📋 IN BREVE
In questo articolo scoprirai:
- La struttura “a imbuto” per un’introduzione che cattura l’interesse del relatore.
- Gli elementi chiave (come il “research gap”) che non possono mancare per dare un’impronta accademica al tuo lavoro.
- Esempi pratici e frasi utili per superare il blocco della pagina bianca.
- Come scrivere un’introduzione chiara, professionale e capace di valorizzare la tua ricerca fin dalla prima pagina.
⏱️ Tempo di lettura: 12 minuti
Alla fine avrai tutto quello che serve per scrivere un’introduzione efficace che metta le basi per un’ottima valutazione finale.
La tua mossa di apertura strategica
Tantissimi studenti fanno lo stesso errore: scrivono l’introduzione per ultima, come se fosse una formalità da sbrigare alla fine. È un’abitudine diffusa, ma credimi, è un errore strategico che può penalizzare la percezione dell’intero lavoro. Pensa all’introduzione come alla mossa di apertura in una partita a scacchi: se la giochi bene, metti le basi per la vittoria.
Buttare giù una bozza di introduzione fin da subito ti costringe a mettere ordine tra le idee e a creare una sorta di mappa concettuale. Ti aiuta a definire un percorso chiaro, a non perdere di vista gli obiettivi e a evitare di divagare mentre scrivi i capitoli. Non deve essere perfetta, anzi. Considerala un documento vivo, una guida che si evolve e si affina man mano che la tua ricerca prende forma.
L’introduzione è il biglietto da visita della tua tesi. È qui che stabilisci la tua credibilità come ricercatore e dimostri di avere una visione chiara del tuo percorso.
In questa guida completa, noi di Tesify ti accompagneremo passo dopo passo per trasformare questa sezione da un obbligo formale a un potente strumento strategico. Imparerai a delineare il contesto, a identificare il famoso “research gap” e a presentare i tuoi obiettivi in modo così convincente da dare una marcia in più al tuo elaborato finale.
La struttura ideale di un’introduzione efficace
Per scrivere un’introduzione che funzioni davvero, la tecnica più collaudata è quella “a imbuto”. Si parte dal generale per arrivare, passo dopo passo, al cuore pulsante della tua ricerca. Immagina di prendere per mano il lettore e accompagnarlo dal vasto panorama della tua disciplina fino al punto esatto in cui si colloca il tuo lavoro.
Non è solo una formalità accademica. È una strategia precisa per catturare l’attenzione, mostrare che conosci l’argomento e dichiarare fin da subito il valore di quello che hai scritto.
Dal quadro generale al focus della tesi
La prima mossa è presentare l’argomento in modo ampio. In questa fase, devi dipingere lo sfondo, il contesto generale in cui si inserisce la tua tesi. Per esempio, se stai scrivendo sull’impatto dell’IA nel marketing per le PMI milanesi, non partirai dall’IA, ma dal più ampio fenomeno della trasformazione digitale nel tessuto imprenditoriale italiano.
Fatto questo, è il momento di stringere il cerchio. Qui devi mettere a fuoco la problematica specifica, quello che in gergo si chiama “research gap”. Può essere una domanda ancora senza risposta, un’area poco esplorata o un dibattito acceso nella letteratura scientifica. È un passaggio fondamentale, perché è ciò che dà un senso al tuo intero lavoro di tesi.
Riuscire a individuare e spiegare bene il “research gap” fa tutta la differenza. È ciò che trasforma una semplice compilazione di fonti in un autentico contributo di ricerca. Comunica al relatore che non ti sei limitato a ripetere, ma hai cercato di aggiungere un pezzo nuovo al puzzle della conoscenza.
Questa struttura logica, dal generale al particolare, è diventata uno standard, soprattutto grazie all’influenza delle discipline scientifiche. Non a caso, le lauree STEM, che secondo dati recenti rappresentano il 25% dei titoli conseguiti in Italia, richiedono introduzioni molto rigorose, stabilendo un modello utile per tutti. Per approfondire, puoi consultare il report ISTAT sui livelli di istruzione.
Definire obiettivi e guidare il lettore
Una volta chiarito il “perché” (il gap), devi passare al “cosa” e al “come”. In questa parte, devi esporre in modo cristallino gli obiettivi che ti poni e le domande di ricerca a cui la tesi cercherà di rispondere.
Pensa a questi elementi come alla bussola del tuo lavoro. Devono essere:
- Chiari: senza lasciare spazio a dubbi o ambiguità.
- Specifici: mai vaghi o generici.
- Misurabili: così potrai dimostrare nelle conclusioni di averli raggiunti.
L’introduzione si chiude, infine, con la presentazione della struttura della tesi. È come dare al lettore una mappa del percorso: spiega in breve cosa conterrà ogni capitolo e qual è il filo logico che li tiene insieme.
Questo schema visivo mostra come bilanciare i diversi elementi per ottenere un’introduzione ben proporzionata.

💡 Consiglio Tesify: Usa la struttura “a imbuto” anche come checklist. Prima di finalizzare l’introduzione, chiediti: “Ho iniziato dal quadro generale? Ho identificato chiaramente il problema? Gli obiettivi sono specifici? Ho guidato il lettore attraverso i capitoli?”. Questo semplice controllo ti salverà da revisioni infinite.
Confronto tra un’introduzione debole e una efficace
Questa tabella mostra le differenze chiave nella struttura e nel contenuto tra un’introduzione mal impostata e una scritta secondo le migliori pratiche accademiche.
| Elemento | ❌ Introduzione Debole | ✅ Introduzione Efficace |
|---|---|---|
| Inizio | Parte subito dal dettaglio specifico, senza un contesto. | Inizia con un inquadramento generale dell’argomento. |
| Problema | Vago o del tutto assente, non giustifica la ricerca. | Esplicita un chiaro “research gap” (un vuoto nella letteratura). |
| Obiettivi | Generici, come “analizzare il tema X”. | Definisce obiettivi e domande di ricerca specifici e misurabili. |
| Struttura | Non presenta l’articolazione della tesi. | Offre una breve panoramica della struttura dei capitoli. |
| Flusso logico | Salta da un argomento all’altro senza un filo conduttore. | Segue una struttura “a imbuto”, dal generale al particolare. |
In sintesi, per una struttura efficace:
- Parti da un contesto ampio per introdurre l’argomento.
- Restringi il campo identificando un problema specifico (research gap).
- Definisci obiettivi chiari e domande di ricerca precise.
- Concludi presentando la mappa dei capitoli.
Gli elementi chiave che non possono mancare
Se la struttura è lo scheletro dell’introduzione, i contenuti ne sono i muscoli e il cervello. Per capirci, sono gli elementi che trasformano un’apertura generica in una dichiarazione d’intenti forte e credibile. Non si tratta di una semplice checklist da spuntare, ma dei pilastri su cui si regge la validità scientifica di tutta la tua tesi.
È qui che convinci chi legge – e soprattutto il tuo relatore – che non stai solo scrivendo un elaborato, ma che hai condotto una ricerca seria, consapevole e con un obiettivo preciso. Vediamo quali sono questi ingredienti irrinunciabili.

Delineare lo stato dell’arte
Prima di dire la tua, devi dimostrare di aver ascoltato attentamente ciò che è stato detto finora. Ecco a cosa serve lo stato dell’arte: un riassunto critico e ragionato della letteratura scientifica esistente sul tuo argomento.
Attenzione: non è un elenco della spesa di autori e teorie. L’obiettivo è tracciare una mappa dei dibattiti principali, dei modelli consolidati e delle correnti di pensiero più rilevanti. Questo passaggio è cruciale per due motivi:
- Dimostra che hai studiato: Fai capire subito di possedere le basi teoriche e di non essere un improvvisatore.
- Prepara il terreno per la tua ricerca: Mettendo in luce ciò che già si sa, fai emergere con naturalezza ciò che ancora manca: il famoso “research gap” che la tua tesi andrà a colmare.
È un gioco di equilibri. Devi dare abbastanza contesto per far capire dove ti collochi, ma senza esagerare e anticipare l’analisi approfondita che farai nel corpo della tesi.
Esplicitare la metodologia di ricerca
Dopo aver chiarito il “perché” della tua ricerca (il gap), è il momento di spiegare il “come”. Devi dichiarare in modo esplicito la metodologia che hai seguito per raccogliere i dati e analizzarli.
Che tu abbia scelto un approccio quantitativo, qualitativo o misto, devi dirlo e motivarlo. Ad esempio, potresti specificare di aver condotto:
- Un’analisi quantitativa tramite questionari.
- Uno studio qualitativo basato su interviste in profondità.
- Una revisione sistematica della letteratura.
- L’analisi di un caso studio specifico, che sia un’azienda di Bologna o un fenomeno sociale circoscritto a Napoli.
Il punto non è solo dire cosa hai fatto, ma spiegare perché lo hai fatto. Perché proprio quel metodo era il più adatto a rispondere alle tue domande di ricerca? Giustificare questa scelta è un segno di grande maturità accademica.
“La scelta di un’analisi qualitativa, basata su interviste semi-strutturate, è stata dettata dalla necessità di esplorare in profondità le percezioni e le motivazioni dei partecipanti, un aspetto che un’indagine puramente quantitativa non avrebbe potuto cogliere.”
Una frase del genere non si limita a informare, ma convince il lettore che dietro al tuo lavoro c’è un progetto solido e coerente.
Anticipare il contributo originale
Arriviamo al cuore della questione: cosa aggiunge di nuovo la tua tesi? Qual è il contributo originale che porta alla disciplina? L’introduzione deve farlo capire senza troppi giri di parole.
Questo è il momento di “vendere bene” il tuo lavoro. Il tuo contributo potrebbe consistere nel:
- Applicare una teoria consolidata a un contesto nuovo e inesplorato.
- Mettere in discussione un assunto dato per scontato.
- Offrire una lettura inedita di dati già conosciuti.
- Riempire quel famoso vuoto che hai identificato nello stato dell’arte.
Un consiglio spassionato: anticipare il contributo non significa “spoilerare” i risultati. L’idea è creare aspettativa e curiosità. Usa frasi come “La presente ricerca si propone di dimostrare che…” oppure “Questo studio offre un framework interpretativo alternativo per…” per stuzzicare l’interesse di chi legge.
✅ Checklist degli elementi essenziali
Prima di finalizzare l’introduzione, usa questa checklist per non dimenticare nulla:
- [ ] Stato dell’arte: Hai sintetizzato la letteratura di riferimento in modo critico?
- [ ] Research Gap: Hai identificato chiaramente il problema o la lacuna che intendi colmare?
- [ ] Obiettivi e domande di ricerca: Sono specifici, chiari e misurabili?
- [ ] Metodologia: Hai descritto e giustificato il metodo di ricerca scelto?
- [ ] Contributo originale: Hai dichiarato esplicitamente il valore aggiunto del tuo lavoro?
- [ ] Struttura dei capitoli: Hai fornito una mappa per guidare il lettore?
Esempi pratici e frasi utili per iniziare a scrivere
La teoria è una cosa, ma poi arriva quel momento: tu, il cursore che lampeggia e una pagina completamente bianca. Superare l’inerzia iniziale è forse lo scoglio più grande, ma con i giusti “trucchi del mestiere” vedrai che il processo diventerà molto più scorrevole e meno spaventoso.
Pensa a questa sezione come a una cassetta degli attrezzi. Ti daremo una serie di formulazioni accademiche e frasi di apertura collaudate che potrai modellare e adattare al tuo specifico lavoro di ricerca.

Frasi per introdurre il contesto
Per partire con il piede giusto, la prima mossa è inquadrare l’argomento in senso ampio, così da agganciare subito l’interesse di chi legge. Ecco qualche formula che funziona sempre per avviare la tua introduzione tesi di laurea:
- “Il presente elaborato si propone di analizzare il fenomeno di…”
- “Negli ultimi anni, il dibattito accademico si è concentrato con crescente interesse su…”
- “Il tema di [il tuo argomento] rappresenta una questione di primaria importanza nel contesto di…”
- “Il punto di partenza di questa ricerca è la constatazione che…”
Queste frasi ti aiutano a impostare immediatamente un tono professionale e a guidare il lettore dal generale allo specifico, seguendo proprio quella struttura a imbuto di cui parlavamo.
Formulare il problema e gli obiettivi
Una volta delineato il campo da gioco, è il momento di stringere il focus sul problema che vuoi affrontare. È qui che devi far emergere il famoso “research gap”, ovvero la lacuna nella ricerca esistente.
Saper articolare con chiarezza una mancanza nella letteratura scientifica è ciò che eleva una tesi da semplice compilazione a un vero e proprio lavoro di ricerca. Dimostra che hai letto i testi in modo critico, non limitandoti a riassumerli.
Ecco qualche spunto per introdurre la problematica e dichiarare i tuoi intenti:
- Per evidenziare un gap: “Nonostante la vasta letteratura sul tema, pochi studi si sono finora soffermati su…”
- Per definire lo scopo: “L’obiettivo principale di questo lavoro è, pertanto, quello di colmare tale lacuna, indagando…”
- Per formulare le domande di ricerca: “La presente ricerca si prefigge di rispondere ai seguenti interrogativi:…”
Usare queste espressioni dà subito autorevolezza al tuo testo e mette in chiaro gli obiettivi che ti sei posto.
Descrivere la struttura della tesi
Infine, devi dare al lettore una sorta di mappa per orientarsi. Spiegare brevemente cosa troverà in ogni capitolo non è una formalità, ma un gesto di grande chiarezza e professionalità.
- “La tesi è strutturata come segue: il primo capitolo fornirà una panoramica teorica su…”
- “Nel secondo capitolo verrà presentata la metodologia di ricerca adottata per lo studio…”
- “Il terzo capitolo si concentrerà sull’analisi dei dati raccolti presso [es. l’azienda X]…”
- “Infine, le conclusioni riassumeranno i risultati emersi, discutendone le implicazioni e i possibili sviluppi futuri.”
L’aumento costante degli immatricolati nelle università italiane dal 2014/15 ha portato a una varietà enorme di argomenti di tesi. Questo rende ancora più importante usare un’introduzione chiara e ben fatta per far capire subito il valore unico del tuo lavoro. Per farti un’idea dei numeri, puoi consultare la sintesi del profilo dei laureati di AlmaLaurea.
Occhio agli errori più comuni nell’introduzione
Conoscere le trappole più comuni è il primo passo per non caderci. Molti studenti, presi dalla foga o dall’ansia di iniziare, commettono leggerezze proprio nelle prime pagine, compromettendo l’impressione iniziale del loro lavoro. Vediamo insieme quali sono gli scivoloni più frequenti, così puoi presentare una tesi impeccabile fin da subito.

Il problema dell’equilibrio: né troppo, né troppo poco
L’errore in cui è più facile incappare riguarda le proporzioni. In pratica, ci sono due estremi da cui stare alla larga: l’introduzione chilometrica e quella striminzita.
Un’introduzione troppo lunga, che si perde in dettagli superflui o, peggio, anticipa già tutti i risultati, appesantisce la lettura. È come svelare il finale di un film prima che inizi. Al contrario, un testo troppo breve e generico comunica una scarsa padronanza dell’argomento, quasi come se non avessi molto da dire.
L’introduzione perfetta è come l’antipasto di una cena importante: deve stuzzicare l’appetito e far intuire la qualità delle portate, ma senza saziare.
Come regola generale, cerca di rimanere intorno al 5-10% della lunghezza totale della tesi.
Mancanza di chiarezza e di un filo logico
Un altro errore critico è la vaghezza. Un’introduzione senza obiettivi chiari o domande di ricerca precise lascia il lettore spaesato, senza una bussola per orientarsi nel tuo lavoro. Devi dire, nero su bianco, cosa intendi dimostrare e perché è importante farlo.
Altrettanto grave è l’assenza di un filo logico, la famosa struttura “a imbuto”. Se i paragrafi sembrano un collage di idee slegate, il testo perde di efficacia. Ogni pezzo deve condurre naturalmente a quello successivo, accompagnando chi legge dal contesto generale fino al cuore della tua ricerca.
Occhio anche al tono. Un linguaggio troppo colloquiale mina la tua autorevolezza, ma uno stile inutilmente arzigogolato e complesso suona pretenzioso e allontana il lettore.
Purtroppo, la preparazione alla scrittura accademica non è uguale in tutta Italia. I divari territoriali nelle iscrizioni universitarie, con il Sud che registra il 47,5% contro una media nazionale del 51,4%, possono tradursi in background formativi diversi. Conoscere questi errori comuni diventa quindi cruciale per colmare eventuali lacune. Se ti interessa, puoi approfondire i dati sui divari territoriali nell’istruzione su Openpolis.
Troppe citazioni e il rischio del plagio involontario
Infine, un errore che vediamo spesso è riempire l’introduzione di citazioni. Certo, è giusto contestualizzare il lavoro, ma questa sezione deve essere principalmente la tua voce. Troppi riferimenti la trasformano in una rassegna della letteratura, facendole perdere originalità.
Questo ci porta a un rischio ancora più grande: il plagio. Copiare e incollare frasi da altre tesi o articoli, anche senza cattive intenzioni, è una violazione accademica seria. Ogni introduzione deve essere unica. Se hai dubbi su come gestire le fonti, la nostra guida anti-plagio per la tesi offre strumenti e consigli pratici per lavorare in totale sicurezza e conformità con le normative universitarie.
Ricapitolando gli errori da evitare:
- Evita gli estremi: L’introduzione non è un riassunto telegrafico né un capitolo aggiuntivo. Trova il giusto equilibrio.
- Sii chiaro e diretto: Definisci obiettivi specifici e segui una struttura logica per guidare il lettore passo dopo passo.
- Modera le citazioni: Usa le fonti per creare il contesto, ma lascia che la tua voce emerga come protagonista.
- Punta sull’originalità: Scrivi sempre con parole tue. È il modo migliore per evitare qualsiasi rischio legato al plagio.
Cosa dicono gli studenti: il caso studio di Marco
Scrivere l’introduzione della tesi? Per molti è come trovarsi davanti a una montagna da scalare a mani nude. Quella sensazione di avere la pagina bianca davanti e non sapere assolutamente da dove cominciare è un classico, un’esperienza che unisce tantissimi studenti e che trasforma l’entusiasmo in pura ansia.
Prendiamo l’esperienza di Marco, uno studente di Scienze della Comunicazione all’Università di Torino, che si è trovato proprio in questa situazione di stallo.
“Ero completamente paralizzato. Avevo tutto il progetto ben chiaro in mente, ma l’idea di dover riassumere l’intera tesi prima ancora di averla scritta mi bloccava. Un paradosso che mi faceva perdere ore davanti allo schermo.”
Per Marco, il punto di svolta è stato abbandonare l’idea di dover scrivere subito un’introduzione perfetta. Su consiglio di Tesify, ha cambiato approccio, optando per un metodo più strutturato. Ha iniziato a buttare giù una bozza semplice, quasi una scaletta, con i punti essenziali: il problema di ricerca, gli obiettivi che si prefiggeva e come intendeva strutturare i capitoli.
Questo schema iniziale è stato la sua bussola. Non solo gli ha dato la sicurezza per scrivere finalmente un’introduzione efficace, ma è diventato una vera e propria roadmap per guidare l’intero processo di stesura.
L’esperienza di Marco ci insegna una cosa fondamentale: un approccio metodico può davvero fare la differenza, trasformando lo stress in un percorso chiaro e gestibile. È un po’ come avere una mappa prima di partire per un lungo viaggio. Avere una visione d’insieme, anche se solo abbozzata, ti aiuta a organizzare ogni passaggio successivo.
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- Come iniziare la tesi di laurea: guida pratica in 5 passi essenziali
- Guida completa alla bibliografia della tesi di laurea (con AI per il 2025)
- Come scrivere la tesi: la guida completa di Tesify
FAQ: I dubbi più comuni sull’introduzione della tesi
Abbiamo analizzato la struttura, gli elementi chiave e gli errori da evitare. È normale avere ancora qualche dubbio. Proprio per questo, abbiamo raccolto le domande più frequenti che gli studenti si pongono quando devono scrivere l’introduzione tesi di laurea.
Quanto dev’essere lunga l’introduzione?
Non c’è una risposta incisa nella pietra, ma una buona regola pratica è considerare una lunghezza tra il 5% e il 10% del totale della tesi. Per una tesi triennale di 50 pagine, 2-3 pagine sono ideali. Per una tesi magistrale di 100 pagine, puoi arrivare a 5-7 pagine per esporre con più dettaglio stato dell’arte e metodologia. L’obiettivo è essere esaustivi, non verbosi.
L’introduzione si scrive all’inizio o alla fine?
La strategia vincente è ibrida. Scrivi una bozza dettagliata all’inizio: ti servirà da mappa per definire la rotta e guidare la stesura dei capitoli. Una volta terminato il lavoro, torna su quella bozza per la revisione finale. A quel punto avrai una visione completa e potrai garantire una coerenza perfetta tra ciò che prometti nell’introduzione e ciò che hai effettivamente sviluppato.
Devo mettere delle citazioni nell’introduzione?
Sì, ma con moderazione. Una o due citazioni mirate possono essere efficaci per contestualizzare lo stato dell’arte o evidenziare il “research gap”. Tuttavia, l’introduzione deve essere principalmente la tua voce. Non trasformarla in una rassegna bibliografica; quello è il compito di un altro capitolo.
Posso già anticipare i risultati della mia ricerca?
Devi anticipare il contributo originale del tuo lavoro, ma senza “spoilerare” i risultati. L’obiettivo è incuriosire, non dare già tutte le risposte. Usa frasi come “Questo studio suggerisce un nuovo approccio per…” o “La presente ricerca mira a dimostrare che…” per creare aspettativa. Lascia l’analisi dettagliata dei risultati alle sezioni dedicate.
Riepilogo e prossimi passi
Scrivere un’ottima introduzione per la tesi di laurea non è un’impresa impossibile. Con la giusta strategia, diventa il tuo miglior alleato per fare una prima impressione eccellente.
Ricapitoliamo i punti chiave:
- Adotta la struttura a imbuto: Parti dal generale, identifica un problema specifico, definisci i tuoi obiettivi e presenta la struttura del tuo lavoro.
- Includi gli elementi essenziali: Non dimenticare lo stato dell’arte, la metodologia, il “research gap” e il tuo contributo originale.
- Evita gli errori comuni: Mantieni l’equilibrio nella lunghezza, sii chiaro nel linguaggio e originale nei contenuti, evitando il plagio.
- Scrivi una bozza all’inizio: Usala come mappa per guidare il tuo lavoro e perfezionala solo alla fine.
Ora hai tutti gli strumenti per iniziare. Non puntare subito alla perfezione: parti con una bozza e costruisci da lì. Il tuo elaborato finale ti ringrazierà.
Sei pronto a scrivere un’introduzione impeccabile senza stress? Tesify ti mette a disposizione un Relatore AI e strumenti intelligenti per guidarti in ogni fase, dalla definizione del problema alla stesura finale, sempre nel rispetto delle norme accademiche.



