Chi possiede i diritti d’autore della tesi di laurea? 2026: studente, relatore e università
La risposta è univoca: i diritti d’autore sulla tesi di laurea spettano allo studente che l’ha redatta. In base alla Legge 22 aprile 1941 n. 633 — la legge italiana sul diritto d’autore — la tesi è un’opera dell’ingegno di carattere creativo. Chi la scrive ne detiene sia il diritto morale, inalienabile e imprescrittibile, sia i diritti patrimoniali, come il diritto di pubblicarla, tradurla o cederla a un editore.
Lo studente è il solo titolare dei diritti d’autore sulla propria tesi di laurea, sia morali sia patrimoniali (L. 633/1941, art. 1 e 2). Il relatore non acquisisce co-autorialità per le indicazioni fornite. L’università ottiene unicamente il diritto di conservare e rendere accessibile la copia depositata, non i diritti sull’opera.
Che cosa tutela la legge sul diritto d’autore per la tesi?
La Legge 22 aprile 1941 n. 633 tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo. L’articolo 1 protegge qualunque opera letteraria, scientifica o didattica che presenti un grado minimo di originalità. L’articolo 2, n. 1, cita espressamente le opere della letteratura e della scienza — categoria in cui la giurisprudenza italiana ha costantemente collocato le tesi di laurea, come confermato da pronunce successive che riconoscono esplicitamente la tutelabilità della tesi come opera dell’ingegno.
La tutela nasce in modo automatico al momento della creazione dell’opera: non è richiesta alcuna registrazione, nessun deposito preventivo, nessun simbolo ©. La protezione copre la forma espressiva dell’elaborato — il testo, la struttura argomentativa, le tabelle e le figure originali — non l’idea sottostante, i fatti accertati o i dati grezzi di per sé.
| Tutelato | Non tutelato |
|---|---|
| Testo originale redatto dallo studente | Idee, teorie e ipotesi di ricerca |
| Struttura argomentativa originale | Dati grezzi di misurazioni e rilevazioni |
| Figure, grafici e tabelle creati dall’autore | Fatti, notizie ed eventi storici accertati |
| Traduzione originale di testi stranieri | Titoli e intestazioni di carattere puramente descrittivo |
Lo studente è davvero il titolare dei diritti?
Sì, in modo pieno e immediato. La titolarità dei diritti d’autore — sia morali sia patrimoniali — spetta allo studente in quanto autore dell’elaborato. Questo vale indipendentemente da chi abbia suggerito l’argomento, da chi abbia finanziato la ricerca o dall’istituzione presso cui la tesi viene discussa.
I diritti morali includono il diritto alla paternità dell’opera (art. 20 L. 633/1941) — cioè il diritto di essere riconosciuto come autore — e il diritto all’integrità dell’opera, ossia il diritto di opporsi a qualsiasi modifica che pregiudichi l’onore o la reputazione dell’autore. I diritti morali sono inalienabili, imprescrittibili e intrasmissibili: non si possono vendere, cedere o rinunciare a essi contrattualmente.
I diritti patrimoniali comprendono il diritto di pubblicare, riprodurre, distribuire, tradurre, adattare e comunicare al pubblico l’opera. Questi diritti hanno una durata limitata — 70 anni dalla morte dell’autore, ai sensi dell’art. 25 L. 633/1941 — e possono essere ceduti o concessi in licenza a terzi mediante atto scritto.

Il relatore ha diritti d’autore sulla tesi?
No. Il relatore — anche se ha proposto l’argomento, seguito ogni capitolo e corretto più bozze — non acquisisce diritti d’autore sulla tesi. La ragione è giuridicamente precisa: il relatore fornisce idee, indicazioni e suggerimenti, ma non realizza la forma espressiva originale dell’opera. Lo studente elabora quelle indicazioni e produce un testo che porta l’impronta della propria creatività intellettuale, diventando il solo autore ai sensi della legge. Come chiarito dalla dottrina e da linee guida di ateneo, nemmeno il tutore o il co-relatore acquisiscono automaticamente co-autorialità per il fatto di aver orientato la ricerca.
La co-autorialità del relatore potrebbe configurarsi solo in un caso eccezionale: se avesse contribuito alla redazione materiale di porzioni del testo con apporto originale e identificabile (art. 10 L. 633/1941 sulle opere in comunione). In pratica questa ipotesi è assai rara nel normale rapporto studente-relatore e richiederebbe un accordo scritto esplicito tra le parti.
Alcune università o laboratori di ricerca chiedono allo studente di firmare accordi di riservatezza (NDA) prima dell’accesso a dati sensibili o a informazioni relative a brevetti aziendali. In quel caso l’accordo può limitare temporaneamente la pubblicazione della tesi, ma non trasferisce la titolarità dei diritti d’autore. Verificate sempre il testo prima di sottoscriverlo.
L’università acquista i diritti con il deposito?
No. Consegnare una copia cartacea o digitale della tesi alla segreteria di ateneo non comporta, salvo patto contrario, alcun trasferimento dei diritti di utilizzazione. Il principio discende dall’art. 109 della L. 633/1941: la trasmissione di uno o più esemplari dell’opera non implica la cessione del diritto d’autore. L’università ottiene il diritto di conservare e rendere accessibile la copia depositata per finalità istituzionali — archivio, biblioteca, consultazione degli studenti — ma non può pubblicare, tradurre o commercializzare la tesi senza il consenso dell’autore.
Ciò che varia per ateneo è la modalità di accesso alla tesi depositata: alcune università rendono automaticamente pubblica la versione integrale nel proprio archivio istituzionale; altre consentono un periodo di embargo (oscuramento temporaneo), utile per chi intende brevettare o pubblicare i risultati prima della diffusione pubblica. La durata dell’embargo e le condizioni di richiesta variano per ateneo e talvolta per dipartimento: consultate il regolamento tesi del vostro corso di laurea o di dottorato.
Cosa succede quando si deposita la tesi in IRIS?
IRIS (Institutional Research Information System) è la piattaforma di archivio istituzionale adottata da molte università italiane per il deposito e la diffusione delle tesi di laurea e di dottorato. Il deposito in IRIS non trasferisce i diritti d’autore: i documenti rimangono protetti dalla L. 633/1941 e possono essere consultati dagli utenti solo per finalità di studio e ricerca, con obbligo di citare la fonte.
Al momento del deposito, in genere, viene chiesto allo studente di scegliere tra diverse opzioni di accesso:
- Accesso aperto (Open Access): la tesi è liberamente scaricabile da chiunque attraverso il repository dell’ateneo.
- Accesso riservato con embargo: la tesi è visibile solo agli utenti autenticati per un periodo definito — di norma 12, 24 o 36 mesi — dopo il quale diventa open access.
- Accesso chiuso: la tesi è consultabile solo dallo staff dell’ateneo; si sceglie in presenza di vincoli di riservatezza o brevettabilità.
La scelta dell’opzione di accesso non modifica la titolarità dei diritti: lo studente rimane l’autore e il titolare dei diritti in ogni caso. Tenete presente che anche alcune piattaforme antiplagio conservano una copia del testo per confronti futuri: la nostra guida su Turnitin, AI detection e soglie 2026 spiega come gestire questo aspetto prima della laurea.
Si possono applicare licenze Creative Commons alla tesi?
Sì, e rappresenta una buona pratica per chi vuole valorizzare la propria ricerca in chiave open access. Le licenze Creative Commons permettono all’autore di mantenere i diritti patrimoniali concedendo agli utenti specifiche libertà d’uso — ad esempio, la riproduzione per finalità non commerciali con obbligo di attribuzione. La licenza CC si inserisce di norma nella prima pagina della tesi e viene selezionata al momento del deposito in IRIS.
Le licenze Creative Commons più comuni per le tesi accademiche sono:
- CC BY: attribuzione obbligatoria, qualsiasi uso anche commerciale.
- CC BY-NC: attribuzione obbligatoria, solo uso non commerciale.
- CC BY-NC-ND: attribuzione obbligatoria, no commerciale, nessuna opera derivata — la più restrittiva tra le licenze CC aperte, adatta a chi non vuole che la propria tesi venga rielaborata da terzi.
Scegliere una licenza CC non equivale a rinunciare ai diritti morali, che restano in capo all’autore in modo permanente e irrinunciabile. Chi si orienta verso la pubblicazione su rivista dopo la laurea dovrà verificare che la licenza scelta non crei conflitti con i diritti esclusivi richiesti dall’editore scientifico.

Cosa succede con più co-autori?
Alcune tesi, in particolare quelle sperimentali o di dottorato, possono avere più co-autori quando il contributo creativo di due o più studenti è effettivamente distinto e identificabile. In tal caso si applica la disciplina dell’opera in comunione (art. 10 L. 633/1941): i diritti patrimoniali appartengono in parti uguali a tutti gli autori, salvo accordo scritto diverso. Per esercitare i diritti sull’opera nella sua interezza — ad esempio per cederla a un editore o modificarla significativamente — occorre il consenso di tutti i co-autori.
Se i contributi individuali non sono distinguibili, la legge presume la comproprietà in parti uguali. Vale la pena formalizzare per iscritto i pesi di contribuzione sin dall’inizio del lavoro condiviso, specialmente in ricerche finanziate o destinate alla pubblicazione scientifica.
Si possono cedere i diritti a un editore per pubblicare la tesi?
Sì. Lo studente, in quanto titolare dei diritti patrimoniali, può cedere a un editore il diritto di pubblicare la tesi — in tutto o in parte, in italiano o in traduzione. Alcuni punti pratici da tenere a mente prima di firmare un contratto editoriale:
- Forma scritta obbligatoria: qualsiasi cessione o licenza di diritti d’autore deve risultare da atto scritto (art. 110 L. 633/1941); senza prova scritta il trasferimento è valido ma difficilmente dimostrabile in giudizio.
- Cedere solo i diritti necessari: la prassi raccomandata da molti sistemi bibliotecari di ateneo è trasferire unicamente i diritti strettamente indispensabili per la pubblicazione prevista — ad esempio, il diritto di stampa in lingua italiana — non l’intera sfera dei diritti patrimoniali.
- Esclusiva temporanea: l’editore può richiedere un periodo di esclusività, di norma uno o due anni dalla data di pubblicazione; trascorso quel periodo, lo studente riacquista piena libertà di disposizione.
- Attenzione al deposito in IRIS: se la tesi è già in accesso aperto nel repository istituzionale, informate l’editore prima di firmare contratti che prevedano embargo o esclusività totale. Alcune case editrici chiedono che la versione in open access venga rimossa o oscurata per la durata dell’esclusiva.
Prima della pubblicazione, è buona norma verificare l’originalità del testo con gli strumenti antiplagio dell’ateneo. La nostra guida su Compilatio e Turnitin a confronto spiega come interpretare i report e quali soglie di similarità considerare accettabili nei diversi atenei italiani.
I dati di ricerca della tesi sono coperti dal diritto d’autore?
La risposta dipende dalla natura dei dati. I dati grezzi — misurazioni, osservazioni, risultati numerici di esperimenti — non sono di per sé tutelati dal diritto d’autore perché privi di creatività espressiva. Tuttavia, una banca dati organizzata in modo creativo (selezione e disposizione originale dei contenuti) può essere protetta come opera dell’ingegno ai sensi dell’art. 2, n. 9, L. 633/1941, e beneficia inoltre di tutela aggiuntiva tramite il cosiddetto diritto sui generis del produttore di banche dati, introdotto dal D.Lgs. 196/2003 in attuazione della Direttiva CE 96/9.
In ambito accademico cresce l’adozione di politiche di Research Data Management (RDM) che prevedono il deposito dei dataset in archivi aperti come Zenodo con licenze aperte e un DOI dedicato. Molti atenei italiani, in linea con le indicazioni del MUR e dei principi FAIR (Findable, Accessible, Interoperable, Reusable), stanno introducendo obblighi di piano di gestione dei dati (DMP) per le tesi di dottorato finanziate con fondi pubblici.
Domande frequenti
Chi possiede i diritti d’autore della tesi di laurea in Italia?
Lo studente che ha redatto la tesi è il titolare esclusivo dei diritti d’autore, sia morali sia patrimoniali, ai sensi della Legge 633/1941. Né il relatore né l’università acquisiscono automaticamente tali diritti per il fatto che la tesi sia stata discussa o depositata presso di loro.
Il relatore può rivendicare co-autorialità sulla mia tesi?
In linea generale no. Il relatore contribuisce con idee e indicazioni, che la legge non considera apporto creativo sufficiente per la co-autorialità. La co-autorialità potrebbe configurarsi solo se il relatore avesse redatto materialmente porzioni del testo con contributo originale identificabile, il che va ben oltre il normale rapporto di tutoraggio accademico.
L’università può pubblicare la mia tesi senza il mio consenso?
No. L’università ha il diritto di conservare e rendere accessibile la copia depositata per finalità istituzionali, ma non può pubblicare, commercializzare o tradurre la tesi senza il consenso dell’autore. Eventuali condizioni ulteriori — come l’obbligo di accessibilità immediata — vanno verificate nel regolamento del proprio ateneo.
Cosa significa depositare la tesi in accesso aperto in IRIS?
Significa che la tesi è liberamente scaricabile da chiunque attraverso il repository istituzionale dell’ateneo. I diritti d’autore rimangono in capo allo studente; gli utenti possono consultare e citare la tesi per finalità di studio e ricerca, ma non possono riprodurla commercialmente senza autorizzazione dell’autore.
Posso richiedere un periodo di embargo prima che la mia tesi venga resa pubblica?
In molti atenei sì, specialmente in caso di ricerca con potenziale brevettuale o di accordi di riservatezza con aziende. La durata e le condizioni dell’embargo variano per ateneo: in genere si richiedono da 12 a 36 mesi. Verificate il regolamento del vostro corso di dottorato o di laurea magistrale e fate richiesta prima della discussione.
Devo registrare la mia tesi da qualche parte per tutelarmi?
No. In Italia il diritto d’autore nasce automaticamente con la creazione dell’opera, senza necessità di registrazione o deposito preventivo. Il deposito istituzionale in IRIS o presso la biblioteca di ateneo costituisce comunque una prova utile in caso di controversia sulla data di creazione dell’opera.
Se firmo un contratto con un editore, perdo i diritti sulla mia tesi?
Non necessariamente. I diritti patrimoniali si possono cedere in modo parziale e limitato: ad esempio, cedere solo il diritto di stampa in italiano per due anni. I diritti morali non si cedono mai. Si raccomanda di leggere con attenzione il contratto e di cedere solo i diritti strettamente necessari per la pubblicazione prevista.
Se la mia tesi contiene immagini o testi di terzi, cosa devo fare?
Citare la fonte non è sufficiente per la riproduzione estesa di materiale protetto. Per uso accademico interno la legge prevede un’eccezione per citazione a scopo di ricerca (art. 70 L. 633/1941), ma per la pubblicazione commerciale occorre richiedere l’autorizzazione ai titolari dei diritti originali o verificare che il materiale sia in pubblico dominio o sotto licenza aperta compatibile.
Come si tutelano i dati di ricerca della tesi?
I dati grezzi non sono coperti dal diritto d’autore. Una banca dati strutturata con selezione originale può essere tutelata dal diritto sui generis del produttore (D.Lgs. 196/2003). Per massimizzare impatto e tracciabilità, molti ricercatori depositano i dataset in archivi aperti come Zenodo con licenze CC e un DOI dedicato.
Usare l’IA per scrivere la tesi influenza i diritti d’autore?
Il testo generato integralmente da un sistema di intelligenza artificiale senza supervisione umana creativa non è tutelabile come opera dell’ingegno in Italia. Il testo prodotto con l’ausilio dell’IA ma rielaborato in modo creativo dallo studente rimane opera dello studente. Dichiarare l’uso degli strumenti IA è oggi richiesto dalla maggior parte degli atenei: le implicazioni per privacy e conformità normativa sono approfondite nella nostra guida su IA, tesi e Garante Privacy 2026.
Quanto durano i diritti d’autore sulla tesi di laurea?
I diritti patrimoniali durano 70 anni dalla morte dell’autore (art. 25 L. 633/1941); trascorso quel termine, l’opera entra nel pubblico dominio. I diritti morali — paternità e integrità dell’opera — non hanno scadenza: restano in capo all’autore e ai suoi eredi in modo permanente e imprescrittibile.
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