Perché Scegliere lo Stile di Citazione Giusto Può Salvarti la Tesi
Sono le 3 di notte. Hai finalmente completato l’ultimo capitolo della tua tesi. Ti senti sollevato, orgoglioso… poi il tuo relatore ti manda un’email: “La bibliografia non segue lo stile APA richiesto. Da rifare completamente.”
Se questa scena ti fa venire i brividi, sappi che non sei solo. Oltre il 40% degli studenti universitari italiani ammette di aver ritardato la consegna della tesi a causa di problemi con la formattazione delle citazioni. La parte peggiore? Molti di questi errori erano completamente evitabili.
Ecco la verità scomoda che nessuno ti dice all’inizio del tuo percorso accademico: puoi scrivere la tesi più brillante del mondo, ma se sbagli le citazioni, rischi di perdere punti preziosi o, peggio ancora, di dover riscrivere intere sezioni prima della discussione.
APA, MLA, Chicago… questi acronimi sembrano innocui sulla carta, ma nascondono regole complesse, eccezioni frustranti e differenze sottili che possono trasformarsi in veri incubi. Quale dovresti usare per la tua tesi universitaria? Come si differenziano realmente? E soprattutto: perché nessuno te lo spiega in modo chiaro?

In questa guida scoprirai:
- Le differenze reali tra gli stili di citazione bibliografica per tesi universitarie più usati
- Segreti che i professori danno per scontati (ma che nessuno ti ha mai spiegato)
- Errori comuni che fanno perdere punti e come evitarli
- Strategie pratiche per scegliere e applicare lo stile giusto senza impazzire
- Tool e risorse che ti faranno risparmiare settimane di lavoro
Preparati a scoprire tutto ciò che avresti voluto sapere sugli stili di citazione bibliografica prima di iniziare a scrivere la tua tesi. Dopo aver letto questo articolo, guarderai quelle parentesi e virgole in modo completamente diverso.
Cosa Sono gli Stili di Citazione Bibliografica (E Perché Esistono)
Le Origini: Breve Storia degli Stili Accademici
Immagina un mondo accademico senza regole: ogni studioso cita le fonti a modo suo, creando una torre di Babele bibliografica impossibile da decifrare. È esattamente quello che succedeva fino al XX secolo, quando la proliferazione delle pubblicazioni scientifiche ha reso necessaria una standardizzazione.
Gli stili di citazione sono nati come risposta a un problema concreto: come permettere ai ricercatori di ritrovare rapidamente le fonti originali e verificare le affermazioni di un autore? Le prime associazioni accademiche hanno iniziato a creare manuali di stile negli anni ’20 e ’30, ciascuna ottimizzando il formato per le esigenze specifiche della propria disciplina.
La Modern Language Association (MLA) ha pubblicato il suo primo manuale nel 1951, pensato per la critica letteraria dove era fondamentale riferirsi a pagine precise di un’opera. L’American Psychological Association (APA) ha seguito nel 1952, creando un sistema che mettesse in evidenza le date di pubblicazione—essenziale in campi come la psicologia dove la ricerca recente è più rilevante. Il Chicago Manual of Style, nato nel 1906, è il veterano del gruppo, sviluppato dall’Università di Chicago per le pubblicazioni editoriali.
Con l’avvento dell’era digitale, questi stili hanno dovuto evolversi rapidamente: come citare un sito web? Un podcast? Un tweet? Le edizioni più recenti—APA 7th (2020) e MLA 9th (2021)—hanno introdotto regole specifiche per le fonti digitali, ma il dibattito è tutt’altro che concluso.
I Tre Giganti: APA, MLA e Chicago a Confronto
Non tutti gli stili di citazione sono uguali, e la scelta non è arbitraria. Ogni disciplina accademica ha sviluppato preferenze basate sulla natura stessa della ricerca che vi si conduce.

Lo stile APA è il preferito nelle scienze sociali perché il sistema autore-data permette di vedere immediatamente quanto è recente una ricerca—cruciale in campi che evolvono rapidamente. L’MLA, invece, privilegia l’analisi testuale: quando commenti un verso di Dante, hai bisogno del numero di pagina preciso, non della data di pubblicazione dell’edizione. Chicago offre la massima flessibilità con due sistemi (note a piè di pagina per opere storiche, autore-data per scienze sociali), ma questa versatilità ha un prezzo: complessità.
Quale Stile Usa la Tua Università? La Domanda Cruciale
Ecco la verità che nessuno ti dice al primo anno: non puoi semplicemente scegliere lo stile che preferisci. Ogni università, spesso ogni facoltà e talvolta persino ogni relatore ha preferenze specifiche. Ignorarle può costarti caro.
La maggior parte degli atenei italiani fornisce linee guida per la redazione della tesi sul proprio sito web, ma spesso questi documenti sono sepolti in pagine poco visibili o scritti in modo vago. Il mio consiglio? Chiedi esplicitamente al tuo relatore quale stile preferisce prima di iniziare a scrivere la bibliografia. Un’email può risparmiarti settimane di lavoro.
💡 Pattern comune nelle università italiane:
- Psicologia, Sociologia, Scienze dell’Educazione → APA (quasi sempre)
- Lettere, Lingue, Filosofia → MLA o Chicago Notes-Bibliography
- Storia, Studi Religiosi → Chicago (preferibilmente con note)
- Economia, Ingegneria → Spesso APA o ISO 690
Una tendenza interessante sta emergendo nelle università italiane: sempre più facoltà umanistiche stanno adottando lo stile APA anche per tesi letterarie, probabilmente per la sua maggiore semplicità e l’eccellente supporto dei software di gestione bibliografica. Questa uniformazione ha pro e contro, ma rende la vita più semplice agli studenti che devono destreggiarsi tra corsi di diverse discipline.
Per un approfondimento completo sulle differenze tra gli stili più usati nelle università italiane, dai un’occhiata a questa guida dettagliata sugli stili APA, Chicago e ISO 690.
Le Differenze Che Contano Davvero: Analisi Pratica e Comparata
Basta teoria. Ora entriamo nel vivo della questione: come si applicano concretamente questi stili quando scrivi la tua tesi? Preparati a scoprire differenze che cambiano completamente il modo in cui organizzi le tue fonti.
Citazioni Nel Testo: Il Confronto Definitivo
Stile APA: Il Sistema Autore-Data
Lo stile APA utilizza il formato (Autore, Anno) per le citazioni nel testo. Semplice, diretto, efficace. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli.
Esempio base:
Secondo recenti ricerche (Rossi, 2023), la motivazione degli studenti universitari è influenzata da fattori esterni.
Con citazione diretta:
Come afferma Bianchi (2022), “la procrastinazione accademica è un fenomeno multifattoriale” (p. 45).
Due autori:
Gli studi dimostrano una correlazione significativa (Verdi & Neri, 2024).
Tre o più autori:
La ricerca conferma questi risultati (Gialli et al., 2023).
Una particolarità dello stile APA che molti ignorano: quando citi più volte lo stesso studio nello stesso paragrafo, puoi omettere l’anno nelle citazioni successive. Questa piccola regola rende il testo più fluido e leggibile.
Stile MLA: Autore e Pagina
L’MLA elimina l’anno e si concentra sulla localizzazione precisa dell’informazione nel testo originale: (Autore Pagina), senza virgola, senza “p.”
Esempio base:
L’autore sostiene che “la letteratura riflette la società che la produce” (Calvino 127).
Senza citazione diretta:
La narrativa postmoderna sfida le convenzioni tradizionali (Eco 45-52).
Quando l’autore è già menzionato:
Come osserva Moravia, il realismo italiano ha caratteristiche uniche (89).
Un trucco che pochi conoscono: quando citi opere teatrali o poesie, l’MLA permette di usare atto, scena e verso invece della pagina. Ad esempio: (Hamlet 3.1.56-60). Questo è particolarmente utile perché le edizioni possono avere paginazioni diverse, ma gli atti e i versi restano costanti.
Stile Chicago: Due Sistemi, Due Filosofie
Chicago è l’unico stile che offre una vera scelta tra due sistemi completamente diversi:
1. Notes-Bibliography System (il classico sistema accademico):
Usi numeri a piè di pagina o a fine capitolo. Esempio nel testo: “Questo fenomeno è documentato.1“
Nota a piè di pagina:
1 Mario Rossi, Storia contemporanea italiana (Milano: Mondadori, 2023), 156.
Citazioni successive (forma abbreviata):
2 Rossi, Storia contemporanea, 203.
2. Author-Date System (simile ad APA):
Usa il formato (Autore Anno, Pagina) nel testo, praticamente identico all’APA ma con qualche differenza nella bibliografia finale.
La domanda che tutti fanno: quale dei due sistemi Chicago scegliere? La risposta: se lavori con fonti d’archivio, documenti storici o manoscritti, usa Notes-Bibliography. Se la tua tesi è più orientata alla ricerca empirica contemporanea, l’Author-Date è più pratico.
Bibliografia e Reference List: Le Differenze Nascoste
Se pensavi che le citazioni nel testo fossero complicate, preparati: la bibliografia è dove gli stili mostrano le loro vere differenze. Attenzione: qui ogni virgola, ogni punto, ogni spazio conta.

Formato APA: References
La lista delle referenze APA segue regole rigide ma logiche. Tutto in ordine alfabetico per cognome dell’autore, con un hanging indent (rientro sporgente) dalla seconda riga in poi.
Libro:
Rossi, M. (2023). Psicologia dello sviluppo (3a ed.). Il Mulino.
Articolo di rivista con DOI:
Bianchi, L., & Verdi, G. (2024). Motivazione e apprendimento negli studenti universitari. Giornale Italiano di Psicologia, 51(2), 234-256. https://doi.org/10.1234/gip.2024.51234
Sito web:
Ministero dell’Università e della Ricerca. (2024, 15 gennaio). Linee guida per la didattica innovativa. https://www.mur.gov.it/linee-guida
Una peculiarità dell’APA che sorprende molti: solo la prima parola del titolo va in maiuscolo (più la prima dopo i due punti e i nomi propri). Quindi: Psicologia dello sviluppo: Teorie e applicazioni, non Psicologia Dello Sviluppo: Teorie E Applicazioni. Questa regola confonde spesso gli studenti italiani, abituati a convenzioni diverse.
Formato MLA: Works Cited
L’MLA ha rivoluzionato il suo approccio nell’ottava e nona edizione, introducendo il concetto di “container”: l’idea che una fonte possa essere contenuta in un’altra fonte (es. un articolo dentro una rivista, un episodio dentro una serie TV).
Libro:
Calvino, Italo. Se una notte d’inverno un viaggiatore. Einaudi, 1979.
Articolo in rivista:
Eco, Umberto. “Postmodernismo e letteratura.” Lettera Internazionale, vol. 15, no. 3, 1988, pp. 12-19.
Episodio di serie TV (Netflix):
“Chapter One: The Vanishing of Will Byers.” Stranger Things, season 1, episode 1, Netflix, 15 July 2016.
La punteggiatura nell’MLA è particolare: punto dopo ogni elemento principale (autore. titolo. container. data.). Questa regola modulare rende più facile adattare la citazione a fonti complesse o non convenzionali—uno dei motivi per cui l’MLA 9 è così apprezzato nell’era digitale.
Formato Chicago: Bibliography
Chicago offre il formato più dettagliato e completo. Se usi il sistema Notes-Bibliography, le voci bibliografiche sono diverse dalle note a piè di pagina (più complete e con ordine diverso degli elementi).
Libro (Bibliography):
Rossi, Mario. Storia contemporanea italiana. Milano: Mondadori, 2023.
Articolo in rivista:
Bianchi, Laura, e Giorgio Verdi. “La politica culturale nel dopoguerra.” Rivista Storica Italiana 135, no. 2 (2023): 345-378.
Documento d’archivio:
Archivio di Stato di Roma. Fondo Prefettura. Serie II, busta 45, fascicolo 12. Lettera del 3 marzo 1945.
Chicago brilla quando devi citare fonti d’archivio, manoscritti o documenti non pubblicati—materiale che altri stili faticano a gestire. Se la tua tesi di storia si basa su lettere, telegrammi o documenti governativi, Chicago è praticamente obbligatorio.
Tabella Riepilogativa: Stesso Libro, Tre Formati
Noti le differenze? APA inverte il nome e usa solo l’iniziale. MLA mette l’anno alla fine. Chicago include sempre la città di pubblicazione. Piccoli dettagli? Sì. Importanti? Assolutamente.
Per una guida approfondita su come strutturare correttamente la tua bibliografia secondo lo stile richiesto, consulta questo articolo dedicato alla bibliografia per tesi universitarie.
Trend 2025: Come Stanno Evolvendo gli Stili di Citazione
L’Impatto del Digitale: Nuove Fonti, Nuove Regole
Nel 2025, le fonti accademiche non sono più solo libri polverosi in biblioteca. Podcast, video YouTube, post Instagram, thread Twitter (ora X), perfino TikTok stanno entrando nelle bibliografie delle tesi universitarie. Gli stili di citazione tradizionali faticano a tenere il passo.

L’APA 7th edition ha introdotto linee guida specifiche per i social media. Ad esempio, per citare un tweet:
[@username]. (2024, 5 gennaio). Testo completo del tweet fino a 20 parole [Tweet]. Twitter. https://twitter.com/username/status/123456
Ma qui emerge un problema enorme: le fonti “effimere”. Cosa succede quando citi una Instagram Story che scompare dopo 24 ore? O un tweet cancellato? Le università stanno ancora dibattendo su come gestire questa volatilità. La soluzione temporanea? Screenshot datati e archiviazione personale delle fonti digitali—un mal di testa burocratico per chiunque.
E poi c’è l’elefante nella stanza: come citare ChatGPT o altri strumenti AI? Sì, sta succedendo davvero. Studenti (e ricercatori) usano l’intelligenza artificiale per brainstorming, traduzioni o sintesi di concetti, e secondo le norme di onestà accademica dovrebbero citarlo. L’APA suggerisce:
OpenAI. (2024). ChatGPT (versione GPT-4) [Large language model]. https://chat.openai.com
Ma attenzione: molte università italiane hanno politiche severe sull’uso dell’AI e potrebbero richiedere disclosure esplicite. Verifica sempre le regole del tuo ateneo prima di citare strumenti AI.
La Rivoluzione dei Software di Gestione Bibliografica
Diciamocelo: nessuno formatta le citazioni manualmente nel 2025. O almeno, nessuno dovrebbe farlo. Software come Zotero, Mendeley ed EndNote promettono di automatizzare completamente il processo. Ma quanto sono affidabili?
La risposta breve: molto, ma non al 100%. Uno studio del 2024 ha rilevato che i software di gestione bibliografica commettono errori nel 15-25% delle citazioni automatiche, specialmente con:
- Fonti in lingue diverse dall’inglese (problemi con articoli determinativi, preposizioni)
- Capitoli di libri curati da autori multipli
- Fonti web senza metadati chiari
- Nomi italiani con particelle (de, di, della): “Di Marco” diventa “Marco, D.” o “Di Marco, M.”?
Il mio consiglio? Usa i software per velocizzare, ma controlla sempre manualmente le citazioni più complesse. Soprattutto per la tesi finale, un’occhiata umana è insostituibile.
Ed è qui che piattaforme come Tesify.it fanno la differenza: oltre a generare automaticamente le citazioni, integrano intelligenza artificiale specifica per il contesto accademico italiano, riducendo drasticamente il margine di errore e adattandosi alle peculiarità delle università italiane.
Tendenze nelle Università Italiane
Il panorama italiano sta cambiando rapidamente. Ecco cosa sta succedendo nel 2025:
1. L’ascesa dell’APA anche nelle humanities
Università come La Sapienza, Bologna e Padova stanno uniformando i requisiti verso l’APA anche per facoltà tradizionalmente legate all’MLA. Motivo? Internazionalizzazione e compatibilità con database accademici internazionali.
2. Lo stile ISO 690 guadagna terreno
Questo standard europeo, meno conosciuto ma molto usato in ambito tecnico-scientifico, sta diventando obbligatorio in facoltà di ingegneria e scienze dure. La sua forza? Massima flessibilità e compatibilità con normative europee.
3. Chicago resta marginale
Nonostante la sua ricchezza, lo stile Chicago è poco adottato nelle università italiane—probabilmente perché richiede maggiore formazione e il sistema di note a piè di pagina è visto come “obsoleto” da alcune facoltà moderne.
La morale? Gli stili di citazione non sono statici. Evolvono con la tecnologia, con le esigenze della ricerca, con i cambiamenti nelle università. Quello che funzionava cinque anni fa potrebbe non essere più sufficiente oggi. Resta aggiornato, chiedi sempre conferma al tuo relatore, e usa gli strumenti giusti per semplificarti la vita.
Perché alla fine, la tesi dovrebbe essere un momento di crescita intellettuale, non un incubo burocratico fatto di virgole e parentesi. E con le giuste conoscenze—e i giusti strumenti—può esserlo davvero.



