L’intelligenza artificiale nelle tesi: tra opportunità e responsabilità
Immagina di essere seduto davanti al tuo laptop, con la pagina bianca che ti fissa. La deadline della tesi si avvicina, e nella tua testa risuona una domanda: “Posso davvero usare l’AI per questo?” Non sei solo. Il 67% degli studenti universitari italiani ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale almeno una volta durante il proprio percorso accademico nel 2024. Non è uno scandalo—è semplicemente la realtà in cui viviamo.
Ma eccoci qui, in quel territorio grigio che ti fa sentire come se stessi camminando su una corda tesa. Da un lato, c’è la promessa di strumenti potenti che potrebbero davvero migliorare la qualità del tuo lavoro. Dall’altro, quella vocina che sussurra: “E se stessi barando?”
💡 Cosa significa davvero “uso etico”?
L’uso etico dell’intelligenza artificiale nelle tesi significa trasformare l’AI in un assistente—mai in un sostituto. Significa mantenere la paternità intellettuale del tuo lavoro, documentare ogni utilizzo con trasparenza cristallina, e rispettare le linee guida del tuo ateneo. In pratica? L’AI può aiutarti a pensare meglio, ma non può pensare al posto tuo.
Questa guida non ti offrirà scorciatoie discutibili o ricette magiche. Ti accompagneremo invece attraverso un percorso chiaro—passo dopo passo—per integrare l’intelligenza artificiale nella tua tesi in modo che tu possa presentarti alla discussione con la testa alta e dormire sonni tranquilli.

Esploreremo i principi etici fondamentali, gli step operativi concreti, le policy universitarie italiane aggiornate al 2025, e ti forniremo strumenti pratici che potrai applicare immediatamente. Che tu stia scrivendo una triennale in Lettere o una magistrale in Ingegneria, questa guida è per te.
Prima di tuffarci negli aspetti pratici, vale la pena comprendere il contesto più ampio. Per approfondire i principi fondamentali dell’utilizzo responsabile dell’AI in ambito accademico, dai un’occhiata alla nostra guida completa sull’uso etico dell’intelligenza artificiale nella scrittura della tesi.
Come siamo arrivati qui: l’evoluzione dell’AI nelle università italiane
Da ChatGPT al caos (controllato)
Facciamo un salto indietro. Novembre 2022: ChatGPT diventa accessibile al pubblico e, nel giro di settimane, il mondo accademico si trova a fronteggiare una rivoluzione che nessuno aveva previsto. Gli studenti scoprono che un’intelligenza artificiale può riassumere articoli complessi, generare bozze, persino suggerire strutture per i capitoli della tesi. Le università? Colte completamente di sorpresa.
Non esistevano policy chiare. I docenti si dividevano tra entusiasti e apocalittici. Gli studenti navigavano in una nebbia fatta di incertezze e paure. Era il Far West digitale dell’accademia.
Oggi, nel 2025, la situazione si è stabilizzata. Gli strumenti si sono moltiplicati e specializzati: ChatGPT rimane lo standard per la generazione di testo, Claude eccelle nell’analisi critica e nelle conversazioni profonde, Perplexity si è ritagliato uno spazio nella ricerca con citazioni integrate, mentre Gemini offre un’integrazione nativa con gli strumenti Google che tutti già usiamo.
🎯 La linea sottile tra uso e abuso: Delegare completamente la produzione intellettuale all’AI—far scrivere interi capitoli senza rielaborazione, citare fonti inesistenti, omettere di dichiarare l’utilizzo—è scorretto. Usare l’AI come supporto al proprio processo creativo, mantenendo controllo e paternità del lavoro? Questo è uso etico.
Le regole del gioco: cosa dicono le università nel 2025
Se c’è una cosa che abbiamo imparato, è che l’Italia accademica si muove lentamente ma si muove. Il Politecnico di Milano e l’Università Bocconi sono stati i primi a pubblicare linee guida formali nel 2023. A seguire, la Sapienza di Roma e l’Università di Bologna hanno emesso i loro vademecum tra fine 2023 e inizio 2024.
Cosa hanno in comune queste policy? Tre pilastri che ormai costituiscono lo standard italiano:
- Disclosure obbligatoria: Devi dichiarare esplicitamente l’utilizzo di strumenti AI, specificando quali tool hai usato e per quali scopi. Nessuna eccezione.
- Trasparenza metodologica: Non basta dire “ho usato ChatGPT”. Devi spiegare come, quando, e con quale livello di rielaborazione umana successiva.
- Supervisione del relatore: Il tuo relatore deve essere informato preventivamente e approvare le modalità di utilizzo dell’AI che prevedi.
Le conseguenze della violazione? Non sono da prendere alla leggera. Si va dalla richiesta di revisione completa (con inevitabile ritardo) alla bocciatura della tesi. Nei casi più gravi, si arriva a procedimenti disciplinari.

✓ Checklist: Il tuo ateneo permette l’AI?
- ☐ Cerca sul sito del dipartimento la sezione “regolamenti tesi”
- ☐ Verifica se esiste un documento specifico sull’uso di AI
- ☐ Controlla se il tuo corso di laurea ha policy particolari
- ☐ Chiedi esplicitamente al relatore: “Qual è la sua posizione sull’uso di AI?”
- ☐ Consulta la segreteria studenti se i documenti non sono chiari
- ☐ Confrontati con altri laureandi del tuo dipartimento
Perché l’etica non è negoziabile
Potresti pensare: “Ma se l’AI mi aiuta a fare un lavoro migliore, qual è il problema? Non sto copiando da un’altra tesi.” È un ragionamento che sembra filare, ma nasconde alcuni equivoci pericolosi.
Il valore di una tesi non sta solo nel PDF rilegato che consegnerai. Sta nel processo che hai attraversato per crearlo. Ogni ora passata a decifrare articoli incomprensibili, ogni tentativo fallito di strutturare un’argomentazione, ogni revisione per rendere più chiaro il tuo pensiero—tutto questo ha forgiato competenze che ti porterai dietro per sempre.
Quando deleghi completamente questi processi all’AI, non stai usando uno strumento. Stai perdendo opportunità di apprendimento irripetibili. È la differenza tra usare una calcolatrice per velocizzare operazioni che comunque sapresti fare, e usarla per operazioni che non hai mai imparato.
C’è poi la questione dell’integrità accademica. Il tuo titolo ha valore perché rappresenta una garanzia: certifica che hai acquisito competenze, che sai condurre ricerca autonoma, che puoi analizzare criticamente fonti e costruire argomentazioni originali. Se questa garanzia viene minata, il valore di tutti i titoli ne risente.
Per capire come verificare l’originalità del tuo lavoro quando usi strumenti AI, consulta la nostra guida completa agli strumenti antiplagio e originalità.
La realtà sul campo: come gli studenti usano l’AI oggi
I numeri che raccontano una storia
Secondo un’indagine del Politecnico di Milano su 2.500 studenti nel 2024, il 43% degli studenti che utilizzano AI dichiarano spontaneamente questo utilizzo ai loro relatori. È incoraggiante: significa che quasi la metà ha capito che la trasparenza non è un rischio, ma una protezione.
Le differenze disciplinari sono evidenti. Nelle facoltà STEM, l’adozione raggiunge il 78%, concentrata su coding assistance, analisi dati e documentazione tecnica. Nelle discipline umanistiche scende al 54%, con uso prevalente per revisione grammaticale, sintesi di letteratura e traduzione.
Nel confronto europeo, l’Italia si posiziona a metà classifica per trasparenza. I paesi nordici guidano con oltre il 60% di disclosure, mentre in alcune nazioni mediterranee si resta sotto il 30%. Il dato positivo? Il trend italiano cresce del 5-7% ogni semestre.
I 5 scenari di uso etico più comuni
Vediamo concretamente come gli studenti italiani stanno integrando l’AI nelle loro tesi mantenendo l’integrità accademica:
1. Brainstorming e ideazione tematica
All’inizio del percorso, con un’area di interesse ma senza una domanda di ricerca chiara, l’AI può aiutarti a esplorare diverse angolazioni, identificare gap nella letteratura, scoprire connessioni inaspettate. L’importante? La decisione finale su quale domanda perseguire resta nelle tue mani.
2. Revisione grammaticale e stilistica
Gli studenti che scrivono tesi in inglese o altre lingue straniere trovano qui il massimo valore. L’AI identifica errori, suggerisce costruzioni più eleganti, segnala ripetizioni. È come far leggere il testo a un collega attentissimo. Ogni suggerimento va comunque valutato criticamente.
3. Sintesi di letteratura esistente
Quando devi affrontare decine di paper, l’AI può aiutarti a estrarre i punti chiave. Attenzione: ogni sintesi deve essere verificata tornando alle fonti originali. Non puoi citare un articolo basandoti solo su ciò che l’AI ti ha detto. Non è negoziabile.
4. Traduzione e localizzazione
Le AI moderne hanno capacità di traduzione impressionanti. Utili per comprendere paper in lingue che conosci meno. Anche qui, prudenza: le traduzioni vanno sempre verificate, soprattutto per i termini tecnici specifici.
5. Generazione di codice e analisi dati
Per tesi con componente informatica, l’AI accelera significativamente il lavoro. Può generare script di base, suggerire algoritmi, aiutare nel debugging. Requisito fondamentale: devi comprendere ogni riga di codice. Se non sapresti spiegarlo alla commissione, non puoi includerlo.
Gli errori che devi assolutamente evitare
Ora la parte che probabilmente ti preoccupa: cosa non devi fare. Questi sono gli errori che causano i problemi più seri:
❌ Generare interi capitoli senza rielaborazione
Premere “genera introduzione di 1000 parole” e incollare il risultato è la strada più breve verso guai seri. Anche senza tool di detection, un docente esperto riconosce quando un testo manca della profondità che solo la comprensione autentica può dare.
❌ Omettere la disclosure dell’uso di AI
L’errore più comune e paradossalmente il più facile da evitare. Anche se hai usato l’AI perfettamente, non dichiararlo equivale a violare le policy universitarie. Come dimenticare di citare una fonte: la forma rimane scorretta.
❌ Citare fonti “allucinanti” generate dall’AI
Le AI hanno un problema noto: a volte inventano citazioni, studi o autori inesistenti. Accade con frequenza allarmante. Ogni singola fonte deve essere verificata personalmente. Nessuna eccezione.
❌ Usare AI per dati sperimentali o risultati originali
Se la tua tesi prevede raccolta dati originali o analisi sperimentale, l’AI non può sostituire questo processo. Può supportare l’analisi dei dati raccolti, ma non generare i dati stessi o simulare risultati che presenti come reali.

🎯 Memorizza questi 5 errori da evitare
- Non generare capitoli interi senza rielaborazione critica personale
- Non omettere mai la dichiarazione dell’uso di strumenti AI
- Non citare fonti senza verificarle personalmente (rischio “allucinazioni”)
- Non usare AI per creare o simulare dati sperimentali originali
- Non presentare come proprie argomentazioni che non sapresti difendere
Per comprendere meglio come rielaborare i contenuti AI mantenendo originalità e voce personale, dai un’occhiata alla nostra guida su come riscrivere frasi con AI senza incorrere in plagio.
La guida operativa: passo dopo passo verso l’uso etico dell’AI
Ora entriamo nel vivo. Questa è la parte che puoi stampare, tenere sulla scrivania e consultare mentre lavori. Seguendo questi step, costruirai un processo di lavoro efficiente ed eticamente inattaccabile.

FASE 1: Preparazione e Policy Check
Step 1.1 – Verifica le regole del tuo ateneo
Prima di toccare anche solo un tasto, devi sapere in quale campo da gioco stai entrando. Ogni università ha regole specifiche, e quello che è accettabile al Politecnico potrebbe non esserlo a Padova.
Dove trovare le linee guida:
- Sito del dipartimento, sezione “Didattica” o “Studenti”
- Vademecum per la redazione della tesi (di solito un PDF)
- Regolamento didattico del corso di laurea
- Sezione “Etica e integrità accademica”
La domanda da porre al relatore:
“Professore/Professoressa, ho intenzione di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale come supporto per [specifica: revisione grammaticale/sintesi letteratura/analisi dati]. Quali sono le sue aspettative in termini di disclosure e metodologia? Preferisce che documenti il processo o che semplicemente lo dichiari nella tesi?”
Questa domanda dimostra tre cose: sei informato sulle questioni etiche, sei trasparente nelle tue intenzioni, rispetti l’autorità del tuo supervisore. Raramente un docente risponderà negativamente a questo approccio.
📧 Template: Email per chiedere autorizzazione
Oggetto: Richiesta chiarimenti sull’utilizzo strumenti AI per tesi
in previsione dell’avvio del lavoro sulla mia tesi di laurea dal titolo “[titolo provvisorio]”, le scrivo per chiarire le modalità appropriate di utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale durante il processo di scrittura.
Ho letto il vademecum del dipartimento e vorrei confermare la mia comprensione: intenderei utilizzare [nome specifico tool, es. ChatGPT] esclusivamente per [scopo specifico: revisione grammaticale / brainstorming iniziale / sintesi preliminare della letteratura], sempre con successiva verifica, rielaborazione personale e piena documentazione dell’utilizzo.
Potrebbe gentilmente confermarmi se questo approccio è coerente con le sue aspettative e con i requisiti del nostro corso di laurea? Sono disponibile per un incontro se preferisce discuterne di persona.
La ringrazio per il tempo e resto a disposizione.
Cordiali saluti,
[Il tuo nome]
Step 1.2 – Definisci i confini etici del tuo progetto
Ora che sai cosa dice l’università, è il momento di definirti regole personali ancora più stringenti. Sì, più stringenti. Perché le policy accademiche stabiliscono il minimo accettabile, ma tu vuoi essere al di sopra di ogni sospetto.
Crea quella che io chiamo una “Mappa dell’AI” per il tuo progetto:
- Identifica le sezioni della tua tesi (introduzione, stato dell’arte, metodologia, risultati, discussione, conclusioni)
- Per ciascuna sezione, stabilisci se e come l’AI può intervenire
- Fissa una percentuale massima di contributo AI—ti suggerisco di non superare il 20-30% come supporto complessivo
- Scrivi il tuo “contratto etico”—un documento personale dove dichiari i tuoi impegni
Esempio di contratto etico personale:
Mi impegno a:
- Usare l’AI solo per brainstorming iniziale e revisione grammaticale
- Verificare personalmente ogni fonte citata prima di includerla
- Rielaborare completamente ogni output AI prima di integrarlo
- Documentare ogni utilizzo in un log dedicato
- Dichiarare trasparentemente l’uso di AI nella sezione metodologia
- Consultare il relatore in caso di dubbi



