Tesi Scienze Politiche Relazioni Internazionali 2026: metodo
Ogni anno migliaia di studenti italiani si laureano in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali: corsi magistrali LM-52, LM-62 e LM-71 che formano analisti di politica estera, funzionari internazionali, ricercatori e professionisti del settore pubblico. La tesi magistrale è il momento in cui tutto questo si misura — e la differenza tra un lavoro mediocre e uno davvero riconosciuto dalla commissione sta quasi sempre nella solidità del metodo di ricerca. Se stai scrivendo la tua tesi in Scienze Politiche o Relazioni Internazionali nel 2026 e senti che il metodo è il tuo punto debole, questa guida ti aiuterà a costruire un impianto metodologico credibile, passo dopo passo. Puoi anche consultare la guida sulla tesi di laurea in Scienze Politiche per il quadro d’insieme.
Cosa caratterizza la tesi di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali
Le tesi in questo ambito si distinguono per la necessità di costruire un framework teorico esplicito che guidi tutta la ricerca. Non basta descrivere un fenomeno politico o un conflitto internazionale: devi adottare una lente teorica (realismo, liberalismo, costruttivismo, teoria critica, scuola di Copenaghen, ecc.) e usarla per produrre un’analisi interpretativa originale.
La seconda peculiarità è il rapporto con le fonti primarie istituzionali. Trattati internazionali, risoluzioni ONU, direttive europee, dichiarazioni ufficiali di governi, rapporti di organizzazioni come NATO, FMI o Banca Mondiale: queste sono le fonti primarie del politologo e del relazionista, analogamente ai documenti archivistici per lo storico. Saperle trovare, citare correttamente e integrare nell’analisi è una competenza che distingue una tesi solida da una compilativa.
Terzo elemento: la tensione tra generalizzabilità e profondità del caso. Una tesi che analizza un singolo caso (case study) deve giustificare perché quel caso è significativo teoricamente — non basta che sia interessante. Al contrario, una tesi comparata su più paesi deve gestire la complessità della selezione dei casi (Most Similar Systems Design, Most Different Systems Design) in modo rigoroso.
Le 3 tipologie di tesi più comuni
1. Tesi empirica con case study
La forma più diffusa nelle magistrali LM-52 e LM-62. Si seleziona un caso (un accordo internazionale, una crisi diplomatica, una riforma elettorale, un attore non statale) e lo si analizza in profondità attraverso una teoria specifica. Il metodo classico è il process tracing: si ricostruisce la sequenza degli eventi per identificare i meccanismi causali previsti dalla teoria. Bologna, LUISS e Padova valorizzano particolarmente questa struttura.
2. Tesi teorica o concettuale
Si confrontano due o più teorie in relazione a un fenomeno, oppure si testa la capacità esplicativa di una teoria rispetto a casi storici consolidati. Non prevede raccolta di dati primari inediti: il contributo originale sta nell’analisi critica e nel confronto tra posizioni teoriche esistenti. Adatta a chi vuole poi proseguire con un dottorato in teoria politica o relazioni internazionali.
3. Tesi comparata quantitativa o mista
Meno comune nelle magistrali italiane, ma in crescita nei programmi con doppia laurea internazionale. Utilizza banche dati come il Varieties of Democracy (V-Dem), il Correlates of War Project, il World Values Survey o il Global Terrorism Database per testare ipotesi su campioni ampi di paesi o eventi. Richiede competenze statistiche di base (regressione, QCA, survival analysis) e un capitolo metodologico dedicato all’operazionalizzazione delle variabili.
Struttura metodologica passo passo
Per la struttura generale della tesi magistrale, vedi la guida sulla struttura completa della tesi magistrale. Qui ci concentriamo sui capitoli metodologici specifici per Scienze Politiche e RI.
Capitolo 1: Introduzione e domanda di ricerca
La domanda di ricerca è il cuore di tutto. Deve essere originale, specifica e verificabile empiricamente. Esempi di domande ben costruite:
- “Perché l’UE ha adottato sanzioni economiche contro la Russia nel 2022 pur a costo di significative perdite economiche interne?” (logica liberale vs realista)
- “In che misura le organizzazioni della società civile hanno influenzato la negoziazione dell’accordo sul clima di Parigi?” (approccio costruttivista, bottom-up)
- “Quali variabili strutturali spiegano la diversa risposta dei partiti populisti europei alla crisi migratoria del 2015–2022?” (approccio comparato)
Capitolo 2: Framework teorico
Presenta la teoria che stai usando e giustifica la scelta. Non basta enunciare la teoria: devi mostrare come essa prevede specifici comportamenti o risultati nel tuo caso. Se usi il costruttivismo, spiega quali concetti (identità, norme, strutture intersoggettive) userai e come li operazionalizzerai. Se usi il realismo strutturale, definisci come misuri la distribuzione delle capacità materiali.
Capitolo 3: Metodologia
Questo capitolo è spesso trascurato dagli studenti italiani, ma è il primo che una commissione accademica rigorosa controlla. Deve rispondere a:
- Quale metodo ho scelto e perché è appropriato alla domanda di ricerca?
- Come ho selezionato i casi, le fonti, il periodo temporale?
- Quali sono i limiti del metodo adottato?
- Come garantisco la validità interna e la tracciabilità delle conclusioni?
Capitolo 4: Analisi empirica
Qui applichi il metodo alle fonti primarie e secondarie raccolte. Nel case study tipico, la struttura interna segue la logica del process tracing: ipotesi teorica → tracce attese → verifica sulle fonti primarie → interpretazione. Le fonti primarie (trattati, risoluzioni, trascrizioni di negoziati, rapporti istituzionali) vanno citate in modo rigoroso e verificabile.
Capitolo 5: Conclusioni
Non ripetere l’analisi: tira le fila argomentative. Rispondi esplicitamente alla domanda di ricerca. Discuti le implicazioni teoriche (la tua analisi supporta, sfida o raffina la teoria di partenza?) e quelle pratiche (policy implications). Identifica i limiti del lavoro e suggerisci direzioni per ricerche future.
Errori specifici da evitare nella tesi di Scienze Politiche
Descrivere invece di analizzare
L’errore più diffuso: interi capitoli che raccontano la storia di un evento o la cronologia di un conflitto senza applicare la lente teorica dichiarata nell’introduzione. Una narrazione descrittiva non è un’analisi politologica. Ogni paragrafo deve avere un legame esplicito con la domanda di ricerca e il framework teorico.
Cambiare teoria a metà lavoro
Iniziare con un approccio costruttivista e poi spiegare i risultati con argomenti realisti senza esplicitare il cambio di prospettiva confonde la commissione e indebolisce la coerenza interna. Se il tuo caso mostra che la teoria iniziale non spiega completamente i fatti, discutilo esplicitamente nel capitolo conclusivo come contributo critico — non cambiare rotta in silenzio.
Usare solo fonti secondarie senza risalire alle primarie
Citare esclusivamente manuali e libri di testo quando si analizzano accordi internazionali o decisioni istituzionali è una debolezza grave. Le fonti primarie istituzionali sono quasi sempre gratuitamente accessibili online: banche dati ONU, EUR-Lex, siti ufficiali dei governi, archivi digitali di organizzazioni internazionali.
Ipotesi di ricerca troppo vague
Scrivere “mi propongo di analizzare l’influenza della Russia sulla politica estera europea” non è un’ipotesi verificabile — è un tema. Un’ipotesi deve essere falsificabile: “L’adozione di sanzioni UE contro la Russia è stata condizionata più da considerazioni di solidarietà normativa atlantica che da calcoli di interesse economico nazionale.”
Trascurare il contesto comparato
Anche i case study singoli guadagnano in rigore quando il contesto comparato è presente. Almeno una sezione del capitolo empirico dovrebbe confrontare il tuo caso con altri casi simili o contrari per controllare la specificità delle spiegazioni adottate. Le tesi in Lettere e Storia condividono questa logica comparativa nella critica delle fonti — un parallelo utile da tenere a mente.
Esempi reali dagli atenei italiani
Università di Bologna — Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Bologna è storicamente uno dei centri più forti per le Scienze Politiche in Italia. Il corso magistrale LM-52 (Scienze politiche, relazioni internazionali e diritti umani) valorizza le tesi con impostazione metodologica esplicita e confronto critico con la letteratura internazionale. Il relatore è solitamente affiancato da un correlatore straniero nelle tesi con taglio internazionale, e la produzione in inglese è accettata e talvolta incoraggiata.
LUISS Guido Carli — Dipartimento di Scienze Politiche
La LUISS ha una forte tradizione nelle tesi di Relazioni Internazionali e Studi Europei. Le tesi magistrali qui tendono ad avere un impianto più vicino alle riviste accademiche anglosassoni: struttura IMRaD adattata (Introduction, Theory/Literature, Methods, Analysis, Conclusions), citazioni in formato Author-Date (Chicago o APA) e una sezione di implicazioni per le politiche pubbliche. Molte tesi vengono poi presentate a conferenze giovanili o pubblicate in working paper series.
Sapienza Università di Roma — Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
Alla Sapienza convivono più indirizzi magistrali con sensibilità molto diverse: dall’analisi delle politiche pubbliche (LM-63) alle relazioni internazionali (LM-52) fino alla comunicazione politica. Le tesi di taglio storico-istituzionale sono frequenti e apprezzate; le tesi metodologicamente più quantitative sono in crescita nei percorsi di Governo e Politiche Pubbliche.
Università di Padova — Dipartimento di Scienze Politiche, Giuridiche e Studi Internazionali (SPGI)
Lo SPGI di Padova si distingue per l’attenzione agli studi sulla sicurezza, i diritti umani e la governance globale. Le tesi su temi come il diritto internazionale umanitario, le operazioni di pace ONU e la transizione democratica sono frequenti e supportate da un corpus bibliografico specifico che include riviste come International Organization, World Politics e Journal of Peace Research.
Se stai valutando anche tesi in ambito progettuale come alternativa, guarda la guida sulla tesi in Architettura per la commissione per capire le differenze di approccio tra discipline. Per le metodologie qualitative applicate alle scienze umane, la guida sulla metodologia di ricerca primaria in tesi umanistiche offre un punto di vista complementare.
Strumenti consigliati
Banche dati e fonti primarie
- United Nations Treaty Collection (treaties.un.org): testi ufficiali di tutti i trattati ONU
- EUR-Lex (eur-lex.europa.eu): legislazione, direttive e regolamenti UE
- V-Dem Dataset (v-dem.net): dati su democrazia, istituzioni politiche e diritti civili per tutti i paesi
- JSTOR / Google Scholar / SSRN: articoli peer-reviewed di Political Science e International Relations
Gestione della ricerca e scrittura
- Zotero: gestione delle fonti bibliografiche con plugin per browser e integrazione con Word
- Tesify: supporto alla strutturazione del framework teorico, rielaborazione critica della letteratura e verifica della coerenza argomentativa tra capitoli — utile soprattutto nella costruzione del capitolo di teoria e nel confronto tra ipotesi e evidenza empirica
- NVivo / Atlas.ti: per tesi che prevedono analisi del discorso o codifica di documenti primari
- R / Stata: per tesi con componente quantitativa (regressioni, QCA, analisi delle serie storiche)
Domande frequenti
Quante pagine deve avere la tesi magistrale in Scienze Politiche?
La lunghezza varia a seconda dell’ateneo, ma la media nelle università italiane si attesta tra 80 e 130 pagine per la tesi magistrale in Scienze Politiche, escluse la bibliografia e gli allegati. Atenei come Bologna e LUISS non fissano un limite rigido, ma il relatore si aspetta una ricerca originale e non mera compilazione.
Quali sono le fonti primarie più usate nelle tesi di Relazioni Internazionali?
Le fonti primarie tipiche nelle tesi di RI includono: trattati e accordi internazionali (dal database United Nations Treaty Collection), risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU, rapporti ufficiali di organizzazioni internazionali (NATO, UE, OSCE, FMI, Banca Mondiale), discorsi e dichiarazioni ufficiali di capi di stato e governo, atti parlamentari e banche dati come EUR-Lex per la normativa UE.
Devo usare metodi quantitativi o qualitativi nella tesi di Scienze Politiche?
Dipende dal tipo di domanda di ricerca. Se la tua domanda è ‘perché’ o ‘come’, opta per metodi qualitativi: case study, analisi del discorso, process tracing. Se vuoi misurare relazioni tra variabili su un campione ampio, utilizza metodi quantitativi come la regressione o la QCA. La maggior parte delle tesi magistrali italiane in questo campo adotta metodi prevalentemente qualitativi.
Cos’è il process tracing e quando si usa nella tesi?
Il process tracing è un metodo qualitativo che ricostruisce la sequenza causale degli eventi all’interno di un caso specifico, cercando “impronte” di un meccanismo causale. Si usa quando si vogliono testare teorie causali su un numero limitato di casi, tipico nelle tesi di Relazioni Internazionali e Studi Strategici.
Come si costruisce un framework teorico nella tesi di RI?
Un framework teorico solido si costruisce in tre passi: (1) selezionare la teoria principale e giustificare la scelta; (2) operazionalizzare i concetti chiave in indicatori osservabili nel caso empirico; (3) identificare le ipotesi derivanti dalla teoria e spiegare come verranno testate nel capitolo empirico.
Posso usare fonti giornalistiche nella tesi di Scienze Politiche?
Sì, ma con precisione metodologica. Le fonti giornalistiche di alta qualità (The Economist, Financial Times, Corriere della Sera) sono accettate come fonti secondarie per documentare eventi recenti. Non devono sostituire le fonti accademiche peer-reviewed per le argomentazioni teoriche. Indicale in una sezione separata della bibliografia.
Quante fonti bibliografiche deve avere la tesi magistrale in Scienze Politiche?
Un lavoro magistrale di 80–120 pagine dovrebbe avere tra 80 e 150 voci bibliografiche, a seconda del tema. La quota principale va alle monografie scientifiche e agli articoli su riviste peer-reviewed. Un numero troppo basso segnala alla commissione un lavoro poco documentato.



