Percentuale IA Tesi 2025: 3 Errori Che Rischiano la Bocciatura
Quanto AI è Troppo nella Tua Tesi?
Marco aveva lavorato mesi alla sua tesi magistrale. Il giorno della discussione, sicuro di sé, si è presentato davanti alla commissione con un elaborato che sembrava perfetto. Dopo dieci minuti di domande, però, il presidente della commissione ha aperto una schermata sul suo laptop: il software di detection AI segnalava il 67% di contenuto potenzialmente generato da intelligenza artificiale. La sessione si è conclusa con una bocciatura immediata e l’avvio di un procedimento disciplinare. Marco non aveva dichiarato l’uso di ChatGPT, convinto che “tanto non se ne sarebbero accorti”.

Questa storia, purtroppo reale, rappresenta solo la punta dell’iceberg di un fenomeno in crescita esponenziale nel 2025. Con l’intelligenza artificiale ormai accessibile a tutti, migliaia di studenti universitari si trovano in una zona grigia pericolosissima: vogliono sfruttare le potenzialità dell’IA per scrivere la tesi, ma non hanno idea di quali siano i limiti percentuali consentiti.
Ed è proprio qui che nasce il problema: la confusione su questi limiti può costarti la laurea. Non parliamo di brutti voti o richiami formali. Parliamo di bocciature definitive, procedimenti disciplinari e, nei casi più estremi, dell’impossibilità di conseguire il titolo per cui hai studiato anni.
In questo articolo ti rivelerò i 3 errori fatali che stanno mandando a casa centinaia di studenti ogni mese. Errori che sembrano innocui, ma che le commissioni considerano gravissimi. Ancora più importante, ti mostrerò esattamente come navigare le normative 2025, come usare l’intelligenza artificiale in modo lecito e come laurearti brillantemente senza rischiare nulla.
Perché sì, puoi usare l’IA per la tua tesi. Ma devi sapere come, quanto e soprattutto come dichiararlo. Se vuoi una panoramica completa sulle modalità consentite, ti consiglio di leggere anche la nostra guida completa sull’uso di ChatGPT nelle tesi, che integra perfettamente quanto scoprirai qui.
Cosa Significano i Limiti Percentuale IA nelle Tesi Universitarie
Definizione Ufficiale e Quadro Normativo 2025
Facciamo chiarezza su un punto che genera confusione assoluta: quando parliamo di “percentuale IA” nelle tesi, di cosa parliamo esattamente? Molti studenti pensano si tratti della stessa cosa del controllo antiplagio tradizionale. Sbagliato. Completamente sbagliato.
Esistono infatti tre percentuali diverse che devi tenere sotto controllo:
- Percentuale di similitudine – Quella che misura Turnitin o similari nei controlli antiplagio classici. Rileva corrispondenze con testi già esistenti (online, in database accademici, in altre tesi). Un 15-20% è generalmente tollerato se comprende citazioni correttamente formattate.
- Percentuale di contenuto generato da IA – La bestia nera del 2025. Software come Turnitin AI Detection, GPTZero o Copyleaks analizzano il tuo testo per determinare quanto è stato scritto da un’intelligenza artificiale. Un punteggio alto qui significa guai seri.
- Percentuale di testo non supervisionato – Anche se l’IA ha generato un passaggio, se tu l’hai poi rielaborato significativamente, aggiungendo pensiero critico e voce personale, quella parte viene considerata “supervisionata”. Il problema sorge quando copi-incolli blocchi interi senza alcuna revisione.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha pubblicato nel gennaio 2024 le prime Linee Guida per l’Uso Etico dell’Intelligenza Artificiale nella Didattica e nella Ricerca, aggiornate poi nel settembre 2024. Il documento non stabilisce soglie numeriche rigide (lasciando autonomia agli atenei), ma fissa principi chiarissimi:
“L’uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa nella produzione di elaborati accademici è consentito esclusivamente come supporto al processo di scrittura, ricerca e revisione, purché il contenuto finale sia frutto di elaborazione critica originale dello studente e l’uso degli strumenti sia esplicitamente dichiarato.”
— Linee Guida MUR, versione 2.1, settembre 2024
Qual è la percentuale IA consentita nelle tesi universitarie?
La maggior parte delle università italiane nel 2025 non ammette testo generato interamente da IA senza supervisione umana. Le soglie variano: 0% per contenuto IA puro, fino al 15-20% per similitudine totale nei controlli antiplagio, includendo supporto AI dichiarato e correttamente supervisionato. Ogni ateneo definisce regolamenti specifici, ma il principio comune è: trasparenza totale e predominanza del lavoro originale dello studente.
Ora, cosa significa supporto AI lecito rispetto a testo generato da AI? Questa distinzione è cruciale. Usare ChatGPT per:
- Brainstorming di idee
- Correzione grammaticale
- Suggerimenti di struttura
- Traduzione di bozze da verificare
- Spiegazioni di concetti complessi
È generalmente accettato, a patto che tu dichiari l’uso e che il contenuto finale sia tuo. Al contrario, chiedere a ChatGPT di “scrivere il capitolo 3 sulla metodologia della ricerca qualitativa” e incollarlo tale e quale è vietatissimo e facilmente rilevabile.

La differenza sta nell’agency intellettuale: chi ha preso le decisioni critiche? Chi ha analizzato, sintetizzato, valutato? Se la risposta è “l’IA”, sei fuori dai limiti. Se la risposta è “io, con l’aiuto dell’IA”, sei dentro.
Come le Università Rilevano l’IA nelle Tesi
Ora, la domanda da un milione di euro: come fanno le università a sapere se hai usato l’IA? Spoiler: molto meglio di quanto pensi.
Nel 2025, praticamente tutti gli atenei italiani si sono dotati di software di AI detection di ultima generazione. I principali sono:
- Turnitin AI Writing Detection – Il più diffuso, integrato nella piattaforma che già usavi per l’antiplagio. Analizza pattern linguistici, coerenza stilistica, uso di phrasal templates tipici dei LLM.
- GPTZero – Specializzato nel rilevare testo generato da GPT-3, GPT-4 e simili. Assegna un punteggio di “perplexity” e “burstiness” che segnala scrittura umana vs AI.
- Copyleaks AI Content Detector – Utilizzato da diverse università del Nord Italia, particolarmente efficace con contenuto in italiano.
- Originality.AI – Sempre più adottato nelle facoltà di economia e management.
Questi tool non sono infallibili, ma sono dannatamente precisi. Analizzano centinaia di indicatori: dalla monotonia sintattica all’uso di connettori tipici dell’IA, dalla coerenza terminologica alla “firma statistica” dei modelli linguistici.
Differenza cruciale: l’antiplagio tradizionale confronta il tuo testo con database esistenti. L’AI detection analizza le caratteristiche intrinseche della tua scrittura per determinare se “suona” come un umano o come una macchina. Puoi avere 0% di plagio e 80% di AI detection. Sono due cose separate.
I software assegnano una percentuale di confidenza: “Questo testo è stato generato da IA con una confidenza del 92%”. Le università hanno stabilito soglie di intervento, tipicamente:
- 0-15%: Verde, probabilmente OK
- 15-40%: Giallo, revisione manuale da parte del relatore
- 40-60%: Arancione, colloquio obbligatorio con lo studente
- 60%+: Rosso, investigazione formale
E sì, ci sono falsi positivi. A volte uno studente che scrive in modo molto formale e strutturato può essere segnalato erroneamente. Per questo le università serie non bocciano basandosi solo sul software: viene sempre effettuata una verifica umana. Il relatore ti convoca, ti fa domande sul contenuto, ti chiede di spiegare passaggi specifici. Se li hai scritti tu, lo si capisce immediatamente. Se no, anche.
Il processo tipico di verifica funziona così: la tesi viene caricata nel sistema pre-discussione, il software genera un report entro 48 ore, se la percentuale AI è sopra soglia il relatore riceve un alert, segue un colloquio preliminare con lo studente (ancora prima della discussione), e se lo studente non convince, la tesi viene bloccata o bocciata prima ancora di arrivare in commissione.
Un meccanismo che sta mietendo vittime tra gli studenti ignari. Proprio per questo è fondamentale conoscere anche il regolamento antiplagio universitario nella sua versione aggiornata, che include ormai anche i controlli AI.
I 3 Errori Fatali Che Portano alla Bocciatura
Errore #1 – Non Dichiarare l’Uso dell’Intelligenza Artificiale
Questo è il peccato mortale, quello che non ammette scuse. La mancata dichiarazione dell’uso di strumenti AI è considerata dalle università italiane disonestà accademica grave, al pari – se non peggio – del plagio tradizionale.
Perché è così grave? Perché implica volontà di ingannare. Quando copi da una fonte senza citarla, è plagio. Quando usi l’IA e fingi che il lavoro sia interamente tuo, è frode intellettuale premeditata. Le commissioni non perdonano.

Le conseguenze? Te le elenco in ordine di gravità crescente: bocciatura immediata senza possibilità di ridiscutere nella sessione in corso, procedimento disciplinare con annotazione nel fascicolo dello studente, sospensione da uno a tre appelli, e nei casi più gravi (dottorati, tesi particolarmente fraudolente) espulsione dall’università.
Il Politecnico di Milano, nell’autunno 2024, ha bocciato 23 studenti in una singola sessione per mancata disclosure di AI. La Bocconi ne ha sospesi 17. L’Università di Bologna ha avviato 31 procedimenti disciplinari nel solo primo semestre dell’anno accademico 2024/25. Non sono casi isolati, è un’epidemia.
Cosa devi dichiarare esattamente? Tutto l’uso non banale di strumenti AI. Questo include ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot per generazione o rielaborazione testo, DeepL Write per revisioni stilistiche avanzate (sì, anche questo), software di parafrasazione AI, assistenti di ricerca bibliografica AI, e tool di analisi dati con componenti AI.
Non devi dichiarare: correttori ortografici base (Word, Google Docs), traduttori semplici per parole isolate, LaTeX o software di formattazione senza AI.
Dove inserire la dichiarazione? Le opzioni variano per ateneo, ma le posizioni standard sono: Sezione Metodologia – inserisci un paragrafo specifico “Uso di Strumenti di Intelligenza Artificiale” dove spieghi quali tool hai usato e per quali scopi specifici; Nota in calce al frontespizio – dichiarazione sintetica tipo: “Nella redazione di questo elaborato sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale come supporto alla scrittura, secondo le modalità descritte nella sezione [X]”; Appendice dedicata – per usi estensivi, crea un’appendice con log dettagliato delle interazioni AI più significative.
Ecco un template di dichiarazione compliant che puoi adattare:
Dichiarazione sull’uso di strumenti di intelligenza artificiale
Nella redazione del presente elaborato sono stati utilizzati i seguenti strumenti basati su intelligenza artificiale:
- ChatGPT (OpenAI, GPT-4): utilizzato per il brainstorming iniziale della struttura dei capitoli 2 e 3, per suggerimenti di miglioramento stilistico di alcuni paragrafi e per la traduzione preliminare di abstract in lingua inglese, successivamente revisionati manualmente.
- DeepL Write: utilizzato per la revisione grammaticale e stilistica dell’intero elaborato.
Tutti gli output generati da tali strumenti sono stati sottoposti a revisione critica approfondita, verifica di accuratezza fattuale e rielaborazione personale. Il contenuto sostanziale, l’analisi critica, le conclusioni e l’impostazione metodologica sono frutto esclusivo del lavoro intellettuale dell’autore. Le fonti bibliografiche suggerite dall’IA sono state verificate e consultate direttamente nelle versioni originali.
Nota come la dichiarazione sia specifica, trasparente ma non auto-penalizzante. Non dici “ho fatto scrivere tutto a ChatGPT”, ma neanche nascondi l’uso. Trovi l’equilibrio perfetto.
Un ultimo consiglio vitale: discuti la dichiarazione con il tuo relatore PRIMA di consegnare. Invia una bozza della disclosure via email, chiedi feedback. Alcuni professori hanno preferenze specifiche sul formato. Altri apprezzeranno la tua proattività. Nessuno ti penalizzerà per aver chiesto chiarimenti.
Errore #2 – Superare la Soglia di Contenuto Non Supervisionato
Ok, hai dichiarato l’uso dell’IA. Bene. Ma questo non ti dà carta bianca per usarne a gogó. Esiste una linea sottile ma fondamentale tra AI come supporto e AI come ghost-writer. Superarla significa bocciatura quasi garantita.
La differenza sta nella supervisione umana sostanziale. Se l’intelligenza artificiale ha generato un paragrafo e tu hai cambiato un paio di parole qua e là, NON è supervisionato. Se hai preso l’output dell’IA, l’hai analizzato criticamente, riorganizzato, integrato con tue ricerche, aggiunto esempi personali e riflessioni originali, ALLORA è supervisionato.
Le percentuali critiche variano significativamente per livello di studi:
Come vedi, la tolleranza è minima anche nella migliore delle ipotesi. E parliamo di contenuto supervisionato, non di copia-incolla grezzo.

Come calcolare la percentuale effettiva? Non è scienza esatta, ma ecco un metodo pratico: prendi ogni sezione della tua tesi, chiediti onestamente “Quante di queste frasi/paragrafi sono stati inizialmente generati da AI?”, di quelle, quante hai sostanzialmente rielaborato (>50% di modifica)?, calcola: (Frasi AI originali – Frasi AI rielaborate significativamente) / Frasi totali. Se il risultato supera il 10% per una magistrale, sei nei guai. Se supera il 15% per una triennale, idem.
Esempi pratici di “troppo AI” che mandano le persone a casa: Interi capitoli generati (“ChatGPT, scrivi il capitolo sulla letteratura esistente sul marketing digitale” → Copi tutto → BOCCIATO); Literature review copiata (Usi AI per sintetizzare 20 paper senza leggerli → Il relatore ti chiede dettagli su uno studio citato → Non sai rispondere → BOCCIATO); Analisi dati zero rielaborazione (“AI, analizza questi dati Excel e scrivi le conclusioni” → Incolli il risultato → La commissione nota incongruenze logiche che tu non hai verificato → BOCCIATO); Metodologia generica (Descrizione metodologica standard generata da AI che non corrisponde a quello che hai effettivamente fatto → Contraddizioni in fase di domande → BOCCIATO).
Un caso reale del Politecnico di Torino (novembre 2024): studente di ingegneria gestionale ha usato ChatGPT per scrivere l’intero capitolo di analisi dei risultati. La tesi sembrava perfetta. Durante la discussione, un commissario ha fatto una domanda di approfondimento su una delle tabelle. Lo studente ha balbettato, incapace di spiegare i suoi stessi “risultati”. Dopo 5 minuti imbarazzanti, ha ammesso di aver fatto scrivere tutto all’IA senza nemmeno capire bene cosa dicesse. Bocciato seduta stante, con obbligo di riscrivere tutto da capo.
Come auto-verificarti prima della consegna? Usa questi strumenti (alcuni sono free, altri hanno trial gratuiti): GPTZero (versione free: 5.000 parole/mese), Writer.com AI Content Detector (free, illimitato), Copyleaks (10 pagine free trial), Scribbr Plagiarism Checker (include AI detection, a pagamento ma affidabile).
Fai passare la tua tesi in almeno 2-3 di questi. Se uno ti dà >30%, rielabora tutto prima di consegnare. Se tutti ti danno <15%, sei probabilmente OK (ma chiedi comunque al relatore).
Un principio guida fondamentale: se non puoi spiegare oralmente, in dettaglio, ogni singola frase della tua tesi, c’è un problema. L’AI detection è solo un filtro tecnologico. Il vero test è il colloquio umano con esperti del settore. E quello non lo inganni.
Per approfondire le implicazioni etiche di questi limiti, dai un’occhiata alla nostra guida sull’uso etico dell’intelligenza artificiale nelle tesi universitarie, che esplora proprio la distinzione tra supporto e sostituzione.
Errore #3 – Affidarsi Completamente all’IA Senza Revisione Critica
Questo è l’errore dei “furbi” che pensano di aver trovato il sistema. Usano l’IA, dichiarano anche l’uso (bravi!), ma poi non dedicano neanche un’ora a verificare, contestualizzare e personalizzare quello che l’intelligenza artificiale ha prodotto. Il risultato? Una tesi che tecnicamente rispetta i requisiti formali ma che urla “AI non revisionata” ad ogni frase.
I relatori esperti riconoscono contenuto AI non supervisionato in 30 secondi netti. Come? Cercano questi segnali specifici.
Inconsistenze stilistiche flagranti
Paragrafo 1: linguaggio tecnico sofisticato, sintassi complessa, vocabolario ricercato. Paragrafo 2: improvvisamente diventi Manzoni, con periodi contorti e un’eleganza che non è tua. Paragrafo 3: torni al tuo stile normale, magari con qualche errore tipico che fai sempre.
Questa altalena stilistica è la firma dell’AI mal integrata. Un relatore che ti conosce (ha già letto le tue bozze, i tuoi report) nota SUBITO che “questo pezzo non l’hai scritto tu”.
Errori fattuali tipici dell’IA (le “allucinazioni”)
ChatGPT e simili, per quanto potenti, inventano dati con una disinvoltura agghiacciante. Citano studi che non esistono, attribuiscono teorie a autori sbagliati, inventano statistiche plausibili ma false.
Esempio reale da una tesi in scienze politiche (Università di Padova, 2024): lo studente aveva citato “lo studio di Johnson et al. (2019) sull’impatto della polarizzazione digitale sulle elezioni europee”. Il commissario ha alzato la mano: “Mi può indicare in quale rivista è stato pubblicato questo studio? Perché non lo trovo in nessun database.” Lo studente, ovviamente, non lo sapeva. Perché lo studio non esisteva. L’aveva inventato ChatGPT. Bocciatura. Non tanto per l’uso dell’IA, ma per la mancanza di verifica.
Mancanza di pensiero critico originale
L’IA è fantastica nel sintetizzare consenso. È debolissima nel produrre insight originali. Una tesi fatta bene deve mostrare la TUA interpretazione dei dati, le TUE connessioni tra concetti, le TUE domande critiche verso la letteratura, le TUE proposte innovative (anche modeste).
Se la tua tesi è una sequenza perfetta di “la letteratura dice X, gli esperti concordano su Y, quindi possiamo concludere Z”, senza mai un “tuttavia, questa prospettiva trascura…”, o “un’interpretazione alternativa potrebbe essere…”, o “alla luce dei miei dati, emerge una contraddizione…”, suona come AI pura.
Un commissario mi ha detto in un’intervista: “Quando leggo una tesi AI-generated ma non revisionata, ho sempre la sensazione di leggere un ottimo riassunto da Wikipedia. Corretto, ben scritto, ma privo di anima. Non c’è la scintilla del dubbio, della curiosità, dell’errore umano che poi si autocorregge. È troppo… perfetto ma vuoto.”
La verità è che una tesi straordinaria porta la tua impronta digitale intellettuale. E quella, l’intelligenza artificiale non può replicarla. Può aiutarti a formularla meglio, a strutturarla con maggiore chiarezza, a correggere i tuoi errori. Ma non può sostituire il tuo pensiero critico, la tua curiosità, la tua capacità di mettere in discussione ciò che leggi.
Se vuoi laurearti senza rischi nel 2025, usa l’IA come uno strumento, non come una stampella. Dichiarala sempre. Supervisiona tutto. E soprattutto, metti te stesso nel tuo lavoro. Perché alla fine, quella tesi deve raccontare il tuo percorso intellettuale, non quello di un algoritmo.



