Sei arrivato alle battute finali del tuo percorso universitario e ti assale una domanda che tiene svegli la notte migliaia di studenti: "Come si formatta correttamente la tesi di laurea?". Se stai sudando freddo al solo pensiero di margini, interlinea e indici automatici, respira: sei nel posto giusto. La formattazione della tesi di laurea non è solo una questione estetica, ma un passaggio cruciale che comunica il rigore della tua ricerca e il tuo rispetto per le convenzioni accademiche. Una buona impaginazione, dai margini alla bibliografia, è spesso la prima cosa che salta all'occhio del relatore e può influenzare la percezione del tuo lavoro ancora prima di averne letto una riga.
📋 IN BREVE
In questo articolo scoprirai:
- Come impostare margini, font e interlinea secondo gli standard accademici italiani.
- Il segreto per creare un indice automatico che si aggiorna da solo, facendoti risparmiare ore di lavoro.
- Come gestire professionalmente numerazione delle pagine, note, immagini e tabelle.
- Come padroneggiare citazioni e bibliografia con strumenti gratuiti per evitare l'incubo del plagio.
⏱️ Tempo di lettura: 12 minuti
Alla fine avrai tutto quello che serve per trasformare il tuo manoscritto in un documento impeccabile, pronto per la stampa e la discussione.
Perché la formattazione della tesi è il tuo vero biglietto da visita

Ti sei mai chiesto perché i professori siano così insistenti sulla formattazione? Non è pignoleria, te lo assicuriamo noi di Tesify. Una tesi ben impaginata trasmette immediatamente un'idea di cura, attenzione al dettaglio e professionalità. Sono qualità fondamentali, non solo all'università ma anche nel mondo del lavoro. L'ansia di vedere mesi di fatica messi in discussione per un margine sbagliato o un indice non aggiornato è una paura che accomuna laureandi da Milano a Palermo.
Questo aspetto, che può sembrare puramente tecnico, è in realtà parte integrante del tuo percorso di ricerca. Dimostra che non solo hai padroneggiato l’argomento, ma sai anche muoverti con disinvoltura tra le regole della comunicazione scientifica. È a tutti gli effetti il tuo biglietto da visita accademico.
Oltre l'estetica: un requisito che fa la differenza
Sgombriamo subito il campo da un equivoco: l'impaginazione non è un dettaglio secondario, ma un requisito che ha un peso reale sulla valutazione finale. Un documento disordinato, magari con font che cambiano a ogni capitolo o un'interlinea ballerina, rende la lettura un'impresa e può dare un'impressione di superficialità.
La forma, in questo caso, è davvero sostanza. Una formattazione chiara e coerente non si limita a rendere il testo più leggibile; guida il lettore attraverso il filo logico della tua argomentazione, mettendo in risalto la struttura del tuo pensiero.
Pensa alla formattazione come al "dress code" per un colloquio di lavoro importante. Presentarsi con un elaborato ben curato è il primo passo per fare un'ottima impressione. Se vuoi approfondire anche come organizzare i contenuti, ti consigliamo di dare un'occhiata alla nostra guida completa sulla struttura della tesi di laurea.
Punti chiave di questa sezione:
- La formattazione non è solo estetica, ma un indicatore di rigore e professionalità.
- Una buona impaginazione facilita la lettura e la comprensione del tuo lavoro.
- Errori formali possono influenzare negativamente la valutazione finale del tuo elaborato finale.
Le basi per un documento professionale
Una tesi dall'aspetto curato e professionale parte sempre da fondamenta solide, ovvero dalle impostazioni di base del documento. Che tu stia usando Word, Google Docs o Pages, fidati: dedicare qualche minuto all'inizio per configurare correttamente la pagina ti salverà da un sacco di stress e revisioni dell'ultimo minuto.
Questi parametri non sono solo dettagli estetici, ma requisiti che assicurano leggibilità e rispetto degli standard accademici. Un'impostazione corretta comunica da subito rigore e attenzione al dettaglio, due qualità che ogni relatore apprezza.
Margini e rilegatura: il primo passo fondamentale
La primissima cosa da fare è sistemare i margini. La maggior parte delle università italiane ha delle regole ben precise per garantire che il testo sia ben centrato e, soprattutto, che non venga tagliato durante la stampa e la rilegatura.
I valori standard che si incontrano più spesso sono questi:
- Margine superiore: 3 cm
- Margine inferiore: 3 cm
- Margine destro (esterno): 3 cm
- Margine sinistro (interno): almeno 4 cm
Quel centimetro in più sul margine sinistro non è un caso, è il cosiddetto margine di rilegatura (in inglese lo chiamano gutter). È uno spazio vitale che impedisce alla spirale o alla colla della rilegatura di "mangiarsi" una parte del testo, rendendo le pagine difficili da leggere una volta stampate. Per una guida ancora più dettagliata, puoi dare un'occhiata al nostro articolo dedicato proprio ai margini della tesi di laurea.
Un consiglio spassionato: imposta i margini prima di iniziare a scrivere. Farlo alla fine significa dover rivedere tutta l'impaginazione, con il rischio che immagini, tabelle e note a piè di pagina si spostino creando un vero caos.
Questa infografica riassume i valori standard per non sbagliare.

Come vedi, il margine per la rilegatura è il più ampio. È un piccolo dettaglio che fa un'enorme differenza sulla leggibilità del documento finale.
La scelta del font e dell'interlinea
La leggibilità è tutto. Per questo la scelta del carattere (font) e della distanza tra le righe (interlinea) è così importante.
-
Font: Per un lavoro accademico che andrà in stampa, i caratteri serif (quelli con le "grazie", i piccoli allungamenti alle estremità delle lettere) come il classico Times New Roman o l'elegante Garamond sono la scelta più sicura. Quelle piccole grazie aiutano l'occhio a seguire meglio la riga. I font sans-serif (senza grazie) come Arial o Calibri sono ottimi per la lettura a schermo, ma meno diffusi nelle tesi cartacee. Per la dimensione, quasi sempre si va sui 12 punti.
-
Interlinea: Un'interlinea di 1,5 è lo standard nella stragrande maggioranza degli atenei. Questo spazio extra tra le righe rende il testo meno denso e più arioso, facilitando la lettura e lasciando anche un po' di spazio al relatore per eventuali appunti a mano.
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Allineamento: Qui non ci sono dubbi: l'allineamento giustificato è d'obbligo. Crea un blocco di testo ordinato, con i margini ben definiti sia a destra che a sinistra, dando al documento un aspetto pulito e professionale.
È fondamentale, però, verificare sempre le linee guida specifiche del proprio ateneo, perché le regole possono variare.
Impostazioni di formattazione standard per ateneo
Per darti un'idea di quanto possano cambiare le regole da un'università all'altra, ecco un rapido confronto. Questo dimostra perché è così importante leggere il regolamento del proprio corso di laurea.
| Elemento | Università di Bari | Università Pegaso | Università eCampus | Standard Generale |
|---|---|---|---|---|
| Margine Sinistro | 4,5 cm | 3 cm | 3 cm | 3-4 cm |
| Altri Margini | 3 cm | 3 cm | 3 cm | 3 cm |
| Font Consigliato | Calibri | Times New Roman | Times New Roman | Times New Roman |
| Dimensione Font | 12 pt | 12 pt | 12 pt | 12 pt |
| Interlinea | 1,5 | 1,5 | 1,5 | 1,5 |
Come si può notare, anche su dettagli apparentemente piccoli come il margine sinistro, le differenze possono essere significative. L'Università di Bari, ad esempio, è molto precisa, chiedendo un margine interno di 4,5 cm e l'uso del Calibri 12. Dati interni alla loro segreteria hanno mostrato che, tra il 2016 e il 2021, ben il 18% delle tesi è stato inizialmente respinto per errori di formattazione. Un dato che fa riflettere sull'importanza di questi dettagli.
💡 Consiglio Tesify
Una volta che hai impostato margini, font e interlinea, salvali come stile predefinito (su Word si chiama "Normale"). In questo modo, ogni nuovo paragrafo che scriverai avrà già in automatico la formattazione corretta, garantendoti una coerenza impeccabile dall'inizio alla fine del documento.
Punti chiave di questa sezione:
- Imposta i margini all'inizio, con almeno 4 cm a sinistra per la rilegatura.
- Scegli un font leggibile come Times New Roman 12 pt.
- Utilizza un'interlinea di 1,5 e l'allineamento giustificato.
- Controlla sempre le linee guida specifiche della tua università.
Dare una struttura alla tesi: la mappa per il lettore

Immagina di essere alle battute finali, a un passo dalla consegna. Aggiungi un ultimo paragrafo, giusto per perfezionare un concetto, e di colpo salta tutta la numerazione dell'indice. Panico. È l'incubo di ogni laureando, ma per fortuna ha una soluzione semplice: l'indice automatico.
Non è un lusso, ma uno strumento fondamentale. Il segreto sta nel padroneggiare gli "Stili" del tuo programma di scrittura, che sia Word o Google Docs. Applicare uno stile a un titolo non è solo un vezzo estetico; è un'istruzione precisa che dai al software per dirgli: "Questo è un titolo, inseriscilo nell'indice".
Questa impostazione non serve solo a te per mantenere l'ordine, ma è cruciale per guidare il relatore (e la commissione) attraverso il filo logico del tuo ragionamento.
Costruire la gerarchia dei titoli
Una formattazione della tesi di laurea che si rispetti si fonda su una gerarchia dei titoli chiara e coerente. Pensa alla tua tesi come a un albero: il titolo del lavoro è il tronco, i capitoli sono i rami principali, e i paragrafi e sottoparagrafi sono i rami più piccoli.
La struttura più comune, e quella che ti consigliamo di seguire, è questa:
- Titolo 1 (o H1): Usalo esclusivamente per i titoli dei capitoli. Ad esempio, "Capitolo 1: Introduzione" o "Capitolo 2: Analisi della letteratura".
- Titolo 2 (o H2): È perfetto per i paragrafi principali che compongono ogni capitolo. Pensa a sezioni come "1.1 Il contesto di riferimento" o "1.2 Gli obiettivi della ricerca".
- Titolo 3 (o H3): Serve per approfondire ulteriormente un paragrafo, creando dei sottoparagrafi. Ad esempio, "1.1.1 Le origini storiche del fenomeno".
Impostando i titoli in questo modo, generare l'indice diventa un'operazione da pochi secondi. E il bello è che se sposti un'intera sezione o modifichi un titolo, ti basterà un clic su "Aggiorna campo" per avere un indice di nuovo perfetto, allineato e con i numeri di pagina corretti. Se vuoi vedere come funziona nel dettaglio, abbiamo preparato una guida con un esempio pratico di come creare l'indice della tesi.
Non sottovalutare mai il potere di una struttura ordinata. Un indice ben fatto è il primo biglietto da visita del tuo lavoro: comunica al lettore che hai le idee chiare e hai seguito un metodo rigoroso, ancora prima che legga una sola riga del contenuto.
La lunghezza ideale di un capitolo
"Quanto deve essere lungo un capitolo?" è una delle domande che ci sentiamo fare più spesso. Non c'è una regola scritta nella pietra, valida per ogni facoltà da Nord a Sud, ma l'esperienza ci suggerisce alcune linee guida di buon senso.
In generale, un capitolo dovrebbe avere una lunghezza bilanciata, idealmente tra le 15 e le 25 pagine.
Un capitolo troppo breve (meno di 10 pagine) rischia di apparire sbrigativo e poco approfondito. Al contrario, un capitolo che supera le 30 pagine può diventare pesante e far perdere il filo al lettore. La cosa fondamentale è che ogni capitolo esaurisca un argomento specifico, con una sua introduzione, uno sviluppo e delle conclusioni parziali che lo colleghino a quello successivo.
Questa non è solo una buona pratica, ma spesso una richiesta esplicita degli atenei. L'Università eCampus, per esempio, richiede che l'elaborato includa tassativamente indice, introduzione, capitoli e conclusioni. L'adozione di queste norme ha permesso di abbattere il tasso di tesi respinte per questioni formali dal 22% al 12% tra il 2019 e il 2023. Per approfondire, puoi dare un'occhiata alle loro linee guida ufficiali sulla stesura della tesi.
💡 Consiglio Tesify
Prima ancora di scrivere la prima frase, butta giù una scaletta dettagliata con i titoli di tutti i capitoli e paragrafi che hai in mente. Questo schema sarà la tua bussola per non perdere la rotta e, soprattutto, diventerà la base per impostare da subito gli Stili nel tuo documento. Vedrai, quando arriverai a creare l'indice, sarà un gioco da ragazzi.
Punti chiave di questa sezione:
- Usa gli stili (Titolo 1, 2, 3) per creare una gerarchia chiara e generare un indice automatico.
- Ogni capitolo dovrebbe trattare un argomento specifico e avere una lunghezza equilibrata (15-25 pagine).
- Una scaletta dettagliata all'inizio ti aiuterà a mantenere la coerenza strutturale.
Numerazione, note e immagini: i dettagli che fanno la differenza

Una volta impostata la struttura generale della tesi, è il momento di scendere nei dettagli. Sono proprio questi particolari, spesso trascurati fino all'ultimo, a trasformare un buon lavoro in un elaborato impeccabile. Parliamo della numerazione delle pagine, delle note e della gestione di grafici e tabelle, elementi che possono creare parecchio stress a ridosso della consegna.
Padroneggiare questi aspetti non è solo una questione estetica, ma un segno di rigore e professionalità che la commissione noterà sicuramente. Vediamo insieme come gestirli senza impazzire.
Numerazione delle pagine: arabi o romani?
La numerazione delle pagine sembra una cosa da poco, ma nasconde qualche piccola regola che è bene conoscere. La prassi accademica, anche se non sempre esplicitata nei regolamenti, segue una logica precisa per distinguere le diverse parti della tesi.
In pratica, si usano due sistemi di numerazione diversi:
- I numeri romani (i, ii, iii…) si usano per le pagine preliminari, ovvero tutto ciò che precede il primo capitolo: indice, introduzione, ringraziamenti.
- I numeri arabi (1, 2, 3…), invece, partono con la prima pagina del primo capitolo e proseguono fino alla fine, bibliografia inclusa.
E il frontespizio? Semplice: non si numera mai, anche se viene conteggiato nel totale. La magia per gestire tutto questo si chiama "interruzione di sezione" su Word o Google Docs. Inserendola subito prima dell'inizio del Capitolo 1, potrai dire al programma di iniziare un nuovo tipo di numerazione partendo proprio da "1".
Il ruolo cruciale delle note a piè di pagina
Le note a piè di pagina sono uno strumento fondamentale, ma vanno usate con intelligenza. Non sono un riempitivo, ma rispondono a due esigenze specifiche e molto importanti:
- Attribuire una fonte: ogni volta che citi direttamente o parafrasi il pensiero di un altro autore, la nota è il luogo dove inserire il riferimento bibliografico puntuale.
- Aggiungere un approfondimento: a volte potresti voler aggiungere un commento, una precisazione o un dato interessante che, però, nel testo principale appesantirebbe la lettura. La nota è perfetta per questo.
Ricorda che anche la formattazione della nota conta. Il testo deve essere più piccolo di quello principale (di solito 10 pt) e con interlinea singola. La numerazione, ovviamente, deve essere progressiva per tutto l'elaborato. Un'ultima cosa: ogni fonte che citi in nota deve poi comparire, completa di tutti i dati, nella bibliografia finale.
Le note sono il manifesto della tua onestà intellettuale. Mostrano che hai dato credito a chi di dovere e testimoniano la profondità della tua ricerca. Attenzione però a non esagerare: una pagina con più testo nelle note che nel corpo principale può diventare difficile da leggere.
Se vuoi approfondire l'argomento, abbiamo scritto una guida completa su come gestire le note a piè di pagina nella tesi di laurea che potrebbe tornarti molto utile.
Gestire immagini, tabelle e grafici con professionalità
Figure e tabelle non sono semplici decorazioni, ma parte integrante della tua argomentazione. Per questo, vanno trattate con la stessa cura del testo. Ogni elemento visivo inserito deve sempre avere tre cose:
- Una numerazione progressiva, spesso legata al capitolo (es. Figura 1.1, Tabella 2.3).
- Una didascalia breve e chiara che spieghi cosa si sta guardando.
- L'indicazione della fonte da cui è tratto, a meno che non sia una tua elaborazione originale.
Un errore classico, che può costare caro in fase di stampa, è inserire immagini a bassa risoluzione che risultano sgranate o illeggibili. Fai sempre una prova, magari stampando una pagina campione, per assicurarti che la qualità sia ottimale.
Un ultimo consiglio: se la tua tesi è ricca di questi elementi, valuta di creare un "Indice delle figure" e un "Indice delle tabelle" da inserire subito dopo l'indice generale. È un tocco di professionalità molto apprezzato.
Punti chiave di questa sezione:
- Usa i numeri romani per le pagine iniziali e i numeri arabi dal primo capitolo in poi.
- Le note servono per citare fonti e aggiungere approfondimenti, con testo più piccolo (10 pt).
- Immagini e tabelle devono avere numerazione, didascalia e fonte.
- Crea un indice delle figure e tabelle se ne usi molte.
Citazioni e bibliografia: il cuore della tua ricerca
Siamo arrivati a una delle parti più critiche – e spesso temute – della formattazione della tesi di laurea: la gestione delle fonti. Mettere una citazione sbagliata o dimenticare un testo in bibliografia non è una semplice distrazione. È un errore che può mettere in discussione la credibilità di tutto il tuo lavoro e, nei casi più gravi, persino sfociare in problemi di plagio.
È un passaggio che richiede rigore e concentrazione, ma non c'è motivo di averne paura. Con le regole giuste e gli strumenti adatti, quello che sembra un ostacolo insormontabile diventa un'attività metodica, quasi un rituale che dà valore alla tua ricerca. Dopotutto, la bibliografia è la prova tangibile del percorso che hai fatto.
Scegliere lo stile di citazione giusto per la tua tesi
Ogni disciplina accademica ha le sue regole non scritte (e spesso anche scritte). Per questo esistono diversi stili citazionali, ciascuno con un protocollo ben preciso per inserire i riferimenti. Il primo passo è capire quale fa al caso tuo.
Nelle università italiane, i più gettonati sono solitamente:
- APA (American Psychological Association): Il più comune in psicologia, economia e scienze sociali in generale. Dà molto peso alla data di pubblicazione.
- Chicago (o Turabian): Molto versatile, lo trovi spesso nelle discipline umanistiche come storia, letteratura e arte. Esiste in due "gusti": uno che usa le note a piè di pagina e un altro basato sul sistema autore-data.
- Vancouver: Lo standard indiscusso in ambito medico e scientifico. Funziona con un sistema numerico: a ogni numero nel testo corrisponde una voce in bibliografia.
Ma come si fa a scegliere? La risposta più sicura è quasi sempre nelle linee guida del tuo corso di laurea o, ancora meglio, chiedendo direttamente al tuo relatore. Se nessuno ti dà indicazioni precise, osserva le pubblicazioni più recenti nel tuo campo, scegline uno e – cosa fondamentale – mantienilo con coerenza assoluta dall'inizio alla fine.
Zotero e Mendeley: i tuoi migliori alleati
Gestire decine (a volte centinaia) di articoli, libri e siti web a mano è una fatica enorme e una ricetta sicura per il disastro. Per fortuna, la tecnologia ci viene in aiuto con i software di gestione bibliografica. I migliori, come Zotero e Mendeley, sono persino gratuiti.
Pensa a questi programmi come a dei super-assistenti personali. Ti permettono di:
- Catturare le fonti da internet con un solo clic.
- Costruire una libreria ordinata di PDF, pagine web e libri.
- Inserire le citazioni nel tuo file Word o Google Docs mentre stai scrivendo.
- Creare la bibliografia finale, già formattata secondo lo stile che hai scelto, in una manciata di secondi.
L'interfaccia di Zotero, ad esempio, è un vero e proprio archivio digitale per il tuo progetto di ricerca.
L'impatto di una formattazione rigorosa è tutt'altro che trascurabile. Basti pensare che presso l'Università Telematica Pegaso, l'adozione di regole chiare, incluse quelle bibliografiche, ha fatto crollare il numero di tesi respinte per questioni formali dal 30% a meno del 10%. Questo dato, che puoi approfondire in questo articolo sulla formattazione delle tesi Pegaso, dimostra quanto questi dettagli facciano la differenza.
Ricorda: una bibliografia non è una semplice lista della spesa. È la mappa del tuo percorso intellettuale, un gesto di rispetto per gli autori che ti hanno preceduto e la base su cui poggia l'autorevolezza del tuo intero lavoro.
💡 Consiglio Tesify
Prenditi qualche ora all'inizio del tuo lavoro per imparare a usare un reference manager come Zotero. Sembra una perdita di tempo, ma quelle ore investite ti torneranno indietro con gli interessi. Ti risparmierai giorni di controlli manuali e azzererai il rischio di refusi o, peggio, di dimenticare una fonte cruciale nella bibliografia finale.
Punti chiave di questa sezione:
- Scegli uno stile citazionale (es. APA, Chicago) e usalo con coerenza.
- Chiedi sempre al relatore qual è lo stile preferito.
- Usa software gratuiti come Zotero o Mendeley per automatizzare la gestione delle fonti.
- Una bibliografia corretta è fondamentale per l'integrità accademica del tuo lavoro di ricerca.
Domande frequenti sulla formattazione della tesi di laurea
Arrivati a questo punto, è normale avere ancora qualche piccolo dubbio. Sono quelle incertezze che emergono proprio sul finale, quando pensi di aver sistemato tutto. Vediamo di fare chiarezza su alcuni dei dilemmi più comuni che ogni laureando si trova ad affrontare durante la formattazione della tesi di laurea.
Rientro a inizio paragrafo: sì o no?
La gestione dei rientri è un classico. Devo far rientrare la prima riga di ogni paragrafo oppure no? Come spesso accade, la risposta più corretta è: dipende dalle linee guida del tuo corso di laurea.
Ci sono due approcci principali, entrambi validi se usati con coerenza:
- Paragrafi separati da uno spazio. È la scelta più moderna e diffusa. Invece di far rientrare la prima riga, si lascia semplicemente una riga vuota tra un paragrafo e l'altro. Il risultato è un testo più arioso e facile da leggere a schermo.
- Rientro della prima riga. Questa opzione, più tradizionale e comune in ambito umanistico, prevede un piccolo rientro (solitamente impostato a 1 cm o 1,25 cm) per segnalare l'inizio di un nuovo blocco di testo.
L'errore da non fare mai è mischiare i due stili. Qualsiasi sia la tua scelta, applicala dall'inizio alla fine del documento. La coerenza è tutto.
Che differenza c'è tra appendice e allegato?
Molti li usano come sinonimi, ma in un lavoro accademico appendice e allegato hanno ruoli ben distinti. Conoscerne la differenza ti aiuta a strutturare la tesi in modo più professionale.
In parole semplici:
- L'appendice è materiale prodotto da te. Pensa a trascrizioni di interviste che hai condotto, elaborazioni di dati grezzi o i questionari che hai somministrato. Si inserisce dopo la bibliografia e serve a fornire al lettore approfondimenti sul tuo lavoro.
- L'allegato è un documento esterno, creato da altri. Potrebbe essere una normativa, un articolo di giornale citato o un report tecnico. Anche questo va dopo la bibliografia, di solito dopo le appendici, e serve a contestualizzare o supportare le tue argomentazioni.
Ricorda di menzionarli entrambi nell'indice generale, così chi legge saprà esattamente dove trovarli.
Posso usare grassetto e corsivo nel testo?
Certo, ma usali con intelligenza e, soprattutto, con grande moderazione. L'obiettivo è avere un testo pulito e scorrevole; troppi stili diversi distraggono e danno un'impressione di disordine.
Ecco una regola pratica da seguire:
- Il corsivo è perfetto per i termini stranieri non ancora entrati nell'uso comune o quando vuoi dare una particolare enfasi a una singola parola all'interno di una frase.
- Il grassetto, invece, andrebbe riservato esclusivamente ai titoli di capitoli e paragrafi. Evita assolutamente di usarlo nel corpo del testo per evidenziare un concetto chiave. Quella è una tecnica che funziona bene in un articolo online, non in un elaborato accademico.
Il tuo faro deve essere sempre la chiarezza. Ogni scelta, dal font ai margini, deve avere un unico scopo: rendere il tuo lavoro più leggibile e comprensibile, non semplicemente più "bello".
✅ Checklist finale per la tua formattazione
Prima di inviare tutto in stampa, fai un ultimo controllo con questa checklist:
- I margini sono corretti (soprattutto quello sinistro per la rilegatura)?
- Font, dimensione e interlinea sono coerenti in tutto il documento?
- L'allineamento è giustificato ovunque?
- L'indice è stato aggiornato per l'ultima volta?
- La numerazione delle pagine è corretta (romani/arabi)?
- Tutte le figure e tabelle hanno didascalia e fonte?
- Ogni citazione nel testo ha un riscontro in bibliografia?
- La bibliografia segue un unico stile citazionale?
In conclusione: i tuoi prossimi passi
Congratulazioni! Ora hai tutte le conoscenze necessarie per affrontare la formattazione della tua tesi di laurea senza stress. Ricorda che un elaborato finale ben impaginato non è solo un requisito formale, ma il primo segno di rispetto verso il tuo lavoro e verso chi lo leggerà.
In sintesi, ecco i punti chiave da non dimenticare:
- Controlla sempre le linee guida del tuo ateneo: ogni università ha le sue regole.
- Imposta il documento all'inizio: margini, font e interlinea vanno decisi prima di scrivere la prima parola.
- Sfrutta gli strumenti automatici: usa gli stili per l'indice e software come Zotero per la bibliografia.
- La coerenza è la tua migliore amica: mantieni le stesse regole dall'inizio alla fine.
Ti senti ancora sopraffatto da tutte queste regole? Tesify è nato proprio per questo. La nostra piattaforma AI ti guida in ogni fase, dalla definizione della struttura all'impaginazione finale, suggerendoti come organizzare i contenuti e aiutandoti a creare una bibliografia impeccabile in pochi clic. In questo modo, puoi smettere di preoccuparti dei dettagli tecnici e dedicare tutte le tue energie alla ricerca.
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