Sono le 23:47. Marco fissa lo schermo del suo laptop con gli occhi arrossati. Dopo tre anni di ricerca, centinaia di ore in biblioteca e notti insonni, la sua tesi è finalmente pronta. Domattina è la deadline per la consegna. Scorge la dichiarazione antiplagio allegata: un PDF di due pagine che inizia con “Il/La sottoscritto/a dichiara sotto la propria responsabilità…”.
Clicca “Accetto”, firma digitalmente e invia tutto.
Tre settimane dopo, Marco riceve una mail dalla segreteria studenti. Oggetto: “Convocazione urgente – Commissione Disciplinare”. Il suo cuore sprofonda. Un falso positivo del software antiplagio ha segnalato una similitudine del 28% con fonti online. Ora deve dimostrare la sua innocenza, ma quel documento che ha firmato senza leggere lo inchioda a una responsabilità legale che non immaginava nemmeno.

⚡ Cosa comporta davvero firmare la dichiarazione antiplagio?
La dichiarazione antiplagio è un documento legale vincolante che attesta l’originalità della tua tesi. Firmandola, ti assumi la responsabilità penale e civile del contenuto, con conseguenze che vanno dalla bocciatura all’espulsione dall’ateneo e persino a sanzioni penali. Prima di firmare, è fondamentale verificare la tua tesi con strumenti affidabili e comprendere ogni clausola del documento.
Questo articolo svelerà tutto ciò che le università non ti dicono apertamente sulla dichiarazione antiplagio e come prevenire disastri accademici. Scoprirai le clausole nascoste che potrebbero rovinarti la carriera, le responsabilità legali esatte che ti stai assumendo, e soprattutto come proteggerti prima che sia troppo tardi.
Perché in questo momento, migliaia di studenti stanno firmando lo stesso documento senza sapere davvero cosa contiene.
Non lasciare che anni di lavoro vadano in fumo per una firma affrettata. Quello che stai per scoprire potrebbe letteralmente salvarti la laurea.
Cosa stai davvero firmando (e perché devi saperlo)
La dichiarazione antiplagio: anatomia di un documento legale
La dichiarazione antiplagio non è una semplice formalità burocratica da spuntare prima della discussione. È un atto giuridico formale che si configura come una “dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà” ai sensi dell’art. 47 del D.P.R. 445/2000.
In termini pratici? Stai facendo una dichiarazione con lo stesso valore legale di una testimonianza davanti a un notaio.
Le sue origini normative risalgono alla Legge 633/1941 sul diritto d’autore, recentemente aggiornata per includere il contesto digitale e accademico. Secondo uno studio dell’ANVUR, il 93% degli atenei italiani richiede ora questa dichiarazione, rispetto al 67% del 2018. Non è più un’opzione: è diventata obbligatoria.
Ogni dichiarazione antiplagio universitaria contiene elementi standard che devi riconoscere immediatamente:
- Attestazione di originalità — dichiari che il lavoro è frutto della tua personale elaborazione
- Elenco delle fonti — confermi di aver citato correttamente tutte le fonti utilizzate
- Consenso al controllo — autorizzi l’università a verificare la tesi con software antiplagio
- Accettazione delle conseguenze — riconosci le sanzioni in caso di plagio accertato
- Assunzione di responsabilità — ti dichiari unico responsabile del contenuto
La differenza tra autocertificazione e dichiarazione sostitutiva è cruciale. Quest’ultima ha pieno valore legale: dichiarare il falso comporta sanzioni penali ai sensi dell’art. 76 del D.P.R. 445/2000, con pene fino a 2 anni di reclusione.
Non stiamo parlando solo di conseguenze accademiche.

Per comprendere meglio il quadro normativo completo e gli errori più comuni, ti consiglio di leggere il nostro approfondimento sul regolamento antiplagio universitario, dove analizziamo i 5 errori fatali che portano alle sanzioni più severe.
Le clausole che nessuno ti spiega
Ora arriva la parte che dovrebbe davvero farti riflettere. Nascosto tra il gergo burocratico, quel documento che stai per firmare contiene clausole che hanno un impatto concreto sulla tua vita ben oltre la discussione della tesi.
Responsabilità penale e civile: Non si tratta solo di essere bocciati. L’art. 171 della Legge 633/1941 prevede sanzioni pecuniarie da 51 a 2.065 euro per la violazione del diritto d’autore. Nei casi più gravi (plagio sostanziale di opere protette), si configura il reato di cui all’art. 171-ter, con reclusione da sei mesi a tre anni.
Una studentessa dell’Università di Bologna ha dovuto affrontare un procedimento civile dopo che un autore ha scoperto interi paragrafi del suo libro copiati nella tesi, anche se non pubblicata.
Cessione dei diritti d’autore: Molte dichiarazioni includono una clausola di cessione parziale o totale dei diritti sulla tesi all’università. Questo significa che l’ateneo può pubblicare, archiviare e distribuire il tuo lavoro senza ulteriori autorizzazioni.
Se hai intenzione di trasformare la tua tesi in un libro o articolo scientifico, questa clausola potrebbe complicare le cose. Leggi attentamente la sezione sui diritti: alcune università richiedono un’autorizzazione esplicita per future pubblicazioni.
Consenso al controllo permanente: Autorizzando l’uso di software antiplagio, acconsenti anche all’archiviazione della tua tesi nei database di questi sistemi. La tua tesi diventerà parte dei database di confronto utilizzati per verificare i lavori futuri.
Questo è irreversibile: piattaforme come Turnitin conservano i documenti a tempo indeterminato. Significa che la tua ricerca sarà usata come termine di paragone per sempre.
C’è poi la clausola di “buona fede”, spesso trascurata. Molte dichiarazioni includono una formulazione tipo “dichiara in buona fede di aver prodotto un lavoro originale”. Il problema? In caso di contestazione, l’onere della prova si inverte.
Sei tu che devi dimostrare di aver agito in buona fede, non l’università a dimostrare la tua colpevolezza. Un cambio di prospettiva che può fare la differenza tra un richiamo e l’espulsione.
I numeri che contano: soglie di similitudine ufficiali
Parliamo ora di percentuali, perché qui le cose si fanno concrete. La maggior parte degli studenti crede che esista una soglia universale di plagio. Non è così. Ogni ateneo italiano stabilisce i propri parametri, e le differenze sono significative.
Secondo un’indagine condotta su 50 università italiane nel 2024, il range di tolleranza varia considerevolmente:
- 10-15% → Soglia rigida applicata da università come il Politecnico di Milano e La Sapienza di Roma
- 15-20% → Standard medio della maggior parte degli atenei (circa il 62%)
- 20-25% → Soglia più permissiva, adottata principalmente per tesi sperimentali o tecniche
- Oltre il 25% → Sempre considerato critico, indipendentemente dall’ateneo
📊 Cosa viene conteggiato nella percentuale di similitudine
- Similitudine totale: Percentuale complessiva di testo che presenta corrispondenze con fonti esterne
- Similitudine con singola fonte: Quanto del tuo testo corrisponde a una specifica fonte (più critico del totale)
- Citazioni dirette: Possono essere escluse se formattate correttamente con virgolette e riferimenti
- Bibliografia e note: Solitamente escluse dal conteggio
- Terminologia tecnica: Può generare falsi positivi in discipline scientifiche
Ma attenzione: la soglia non è tutto. Un testo con il 12% di similitudine potrebbe essere bocciato se quel 12% proviene interamente da una singola fonte senza citazione. Al contrario, un 18% distribuito tra decine di fonti diverse e correttamente citate potrebbe essere accettabile.
Il contesto e la natura della similitudine contano più del numero grezzo.
L’Università di Bologna, per esempio, specifica che “una similitudine del 15% con una singola fonte non citata è più grave di una similitudine del 20% distribuita su molteplici fonti citate”. Questa distinzione è fondamentale, ma raramente viene spiegata agli studenti prima della firma.
Per comprendere meglio come funzionano i meccanismi tecnici di rilevamento e come interpretare correttamente i report, leggi la nostra guida completa sugli strumenti antiplagio integrati per tesi universitaria, dove sveliamo la verità nascosta dietro questi sistemi.
Come sta cambiando il controllo antiplagio in Italia
L’evoluzione dei sistemi di rilevamento (2020-2025)
Se pensavi che i controlli antiplagio del 2020 fossero rigidi, preparati a quello che sta succedendo ora. I dati parlano chiaro: c’è stato un aumento del 340% nei controlli antiplagio negli atenei italiani tra il 2020 e il 2024. Non è un caso.
La pandemia ha accelerato la digitalizzazione dell’università, ma ha anche portato a un’esplosione di casi di plagio facilitato dall’accesso remoto alle risorse. La risposta delle università è stata drastica: investimenti massicci in tecnologie di rilevamento sempre più sofisticate.

Le nuove tecnologie vanno ben oltre il semplice confronto testuale. Gli algoritmi di intelligenza artificiale generativa hanno cambiato il gioco. Ora i sistemi non cercano solo testo copiato, ma anche contenuti generati da ChatGPT, Gemini, Claude e altri AI.
Università come il Politecnico di Torino e La Sapienza hanno integrato moduli specifici per il rilevamento di testi prodotti da AI, con tassi di accuratezza superiori al 92% secondo i test condotti nel 2024.
I database sono in continua espansione. Se cinque anni fa i software antiplagio confrontavano principalmente con articoli scientifici internazionali e il web indicizzato, oggi includono:
- Archivi di tesi italiane → Oltre 2,3 milioni di tesi caricate negli ultimi tre anni
- Documenti accademici europei → Collaborazioni con università di tutta Europa per database condivisi
- Grey literature → Report, working paper, pre-print non pubblicati ufficialmente
- Social media accademici → ResearchGate, Academia.edu, e piattaforme simili
- Deep web → Contenuti dietro paywall e aree protette, accessibili tramite accordi commerciali
Alcuni casi studio dimostrano quanto sia diventato stringente il sistema. L’Università di Bologna ha respinto il 4,2% delle tesi nel 2023 per plagio accertato, rispetto allo 0,8% del 2019. Il Politecnico di Milano ha introdotto un doppio controllo automatico: uno alla consegna iniziale e uno randomizzato post-laurea, scoprendo che il 2,1% delle tesi già discusse presentava problemi non rilevati al primo controllo.
La Sapienza ha reso obbligatorio un report antiplagio certificato da consegnare insieme alla tesi.
I falsi positivi: il problema di cui nessuno parla
Ecco la verità scomoda che gli atenei preferiscono non pubblicizzare: tra il 15% e il 30% delle segnalazioni antiplagio sono falsi positivi. Significa che uno studente su quattro viene potenzialmente accusato ingiustamente.
Alessia, laureanda in Medicina all’Università di Padova, ha vissuto un incubo kafkiano. Il suo software antiplagio ha segnalato un 32% di similitudine. Il motivo? La sua tesi includeva la descrizione di protocolli clinici standard, citazioni corrette da linee guida ufficiali, e terminologia medica inevitabilmente identica a quella di migliaia di altri testi scientifici.
Ha impiegato tre settimane per dimostrare che non aveva plagiato nulla, ritardando la sua discussione di una sessione intera.
Le cause principali dei falsi positivi sono prevedibili ma difficili da evitare:
- Citazioni corrette — Anche con virgolette e riferimenti, alcuni software le contano come similitudine
- Terminologia tecnica — In discipline come ingegneria, medicina, diritto, esistono formulazioni standard insostituibili
- Formulari e modelli — Metodologie di ricerca, formule matematiche, protocolli sperimentali
- Bibliografia estesa — Paradossalmente, citare molte fonti può aumentare la percentuale
- Lingue straniere tradotte — Traduzioni di testi in altre lingue possono risultare simili ad altre traduzioni dello stesso testo
Il gap tra rilevamento automatico e valutazione umana è il vero problema. Un algoritmo non capisce il contesto, non distingue tra un plagio doloso e una somiglianza inevitabile.
Luca, dottorando in Fisica all’Università di Pisa, racconta: “Ho dovuto spiegare alla commissione che la formula di Schrödinger è quella per tutti. Non posso riscriverla in modo originale.”
Questo scenario rende cruciale una strategia difensiva preventiva. Non puoi semplicemente fidarti del software della tua università. Hai bisogno di un controllo indipendente che ti permetta di identificare e correggere potenziali falsi positivi prima di firmare quel documento vincolante.
Nuove normative ANVUR e Ministero
Il 2024 ha portato cambiamenti normativi significativi. L’ANVUR ha pubblicato nuove linee guida sulla valutazione della qualità delle tesi, inserendo il controllo antiplagio tra i criteri obbligatori per l’accreditamento degli atenei.
In pratica, un’università che non dimostra controlli adeguati rischia di perdere finanziamenti e riconoscimenti.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha inoltre introdotto un sistema di monitoraggio nazionale, con l’obiettivo di creare un database condiviso tra tutti gli atenei italiani entro il 2026. Questo significa che la tua tesi sarà verificabile non solo dalla tua università, ma da tutto il sistema accademico nazionale.
L’impact factor della prevenzione sulla reputazione universitaria è diventato un KPI strategico. Gli atenei che dimostrano tassi di plagio bassi ottengono punteggi più alti nei ranking nazionali e internazionali. Questo ha creato un incentivo perverso: alcune università stanno diventando estremamente rigide nei controlli per proteggere la propria reputazione, a volte a scapito della valutazione caso per caso.
Cosa controllare prima di firmare (la checklist definitiva)
Auto-diagnosi: sei davvero pronto a firmare?
Prima di apporre la tua firma su quel documento, fermati. Prenditi cinque minuti per questa auto-diagnosi onesta. Se non puoi rispondere “sì” con assoluta certezza a ogni domanda, non sei pronto a firmare.

✓ Checklist Pre-Firma (stampa e verifica)
- Hai verificato ogni singola citazione bibliografica? Non solo quelle nei capitoli principali, ma anche nelle note a piè di pagina e nelle appendici.
- Hai parafrasato correttamente o hai fatto copia-incolla? Sii brutalmente onesto. Se hai riscritto con parole tue, è parafrasi. Se hai cambiato solo qualche parola, è ancora plagio.
- Hai controllato note a piè di pagina e appendici? Queste sezioni vengono spesso trascurate ma sono incluse nel controllo antiplagio.
- Hai verificato immagini, grafici e tabelle? Ogni elemento grafico deve avere una fonte citata, a meno che non sia completamente tua creazione.
- Hai fatto un controllo antiplagio indipendente? Non affidarti solo al controllo dell’università. Fai una verifica preventiva con strumenti affidabili.
- Hai documentato tutte le fonti consultate? Anche quelle che alla fine non hai citato direttamente potrebbero aver influenzato il tuo lavoro.
- Hai verificato la tua percentuale di similitudine complessiva? Conosci il numero esatto e sai interpretarlo nel contesto del tuo ateneo?
- Hai letto integralmente la dichiarazione? Parola per parola. Comprendi ogni clausola e ogni conseguenza?
Se hai risposto “no” o “non sono sicuro” a anche solo una di queste domande, hai ancora lavoro da fare. La buona notizia? C’è un metodo sistematico per affrontare ogni punto.
Per un workflow completo che ti guida passo dopo passo nella prevenzione del plagio, dalla prima bozza fino alla verifica finale, consulta la nostra guida step-by-step sulla prevenzione plagio con Tesify.
Il metodo di pre-verifica in 3 fasi
Non basta “dare una controllata”. Serve un approccio strutturato che copra ogni angolo della tua tesi. Questo metodo in tre fasi ti permetterà di arrivare alla firma con la certezza matematica di essere a posto.
Fase 1 — Controllo manuale: l’occhio critico
Inizia con una revisione critica personale. Stampa la tua tesi (sì, su carta) e leggila con una matita in mano. Concentrati sulle sezioni ad alto rischio: revisione della letteratura, framework teorico, discussione dei risultati.
Ogni volta che leggi un paragrafo, chiediti: “Queste parole sono mie o le ho lette da qualche parte?”
Usa la tecnica del “reverse engineering”: prendi un paragrafo che ti sembra particolarmente ben scritto e cerca su Google le sue frasi principali tra virgolette. Se trovi corrispondenze esatte senza citazione, hai individuato un problema. Uno studio del 2023 della Università di Bologna ha dimostrato che il 67% degli studenti scopre plagio involontario attraverso questo semplice test.
Fase 2 — Software affidabile: la tecnologia come alleata
Qui entra in gioco la differenza tra sopravvivere e eccellere. Non tutti i software antiplagio sono uguali, e la scelta dello strumento può letteralmente decidere il tuo futuro accademico.
Confrontiamo rapidamente le opzioni principali:
- Turnitin → Standard de facto per molti atenei, ma costoso per uso individuale e con database principalmente anglofono
- Compilatio → Buona copertura europea, ma interfaccia poco intuitiva e report complessi da interpretare
- Urkund (ora Ouriginal) → Usato da alcune università nordiche e italiane, ma accesso limitato per studenti individuali
- Tesify → Ottimizzato per tesi in italiano, algoritmo specifico per il contesto accademico italiano, report chiari e interpretabili
Tesify si distingue per caratteristiche specifiche pensate per il contesto italiano:
- Database aggiornato con tesi italiane → Include oltre 800.000 tesi discusse in atenei italiani, non solo fonti internazionali
- Algoritmo italiano-friendly → Riconosce costruzioni grammaticali e sintattiche tipiche della lingua italiana
- Report dettagliato e chiaro → Non solo percentuali, ma evidenziazione di ogni singola corrispondenza con interpretazione contestuale
- Funzionalità anti-falsi-positivi → Sistema che distingue automaticamente tra citazioni corrette e plagio effettivo
- Supporto nell’interpretazione → Non sei solo con un numero, ma hai indicazioni chiare su cosa correggere e come
Un caso concreto: Martina, laureanda in Economia alla Bocconi, ha usato prima un software gratuito che le ha dato un 8% di similitudine. Tranquillizzata, ha consegnato. Il software della Bocconi ha rilevato 23%.
La differenza? Il software gratuito non aveva accesso ai database di tesi italiane. Martina ha dovuto ritirare la tesi e riscrivere interi capitoli. Con Tesify avrebbe avuto da subito il quadro completo.
Fase 3 — Interpretazione report: oltre i numeri
Ricevi il report. Dice 17%. Cosa fai ora? Qui la maggior parte degli studenti va nel panico o, peggio, ignora il problema pensando “è sotto il 20%, andrà bene”.
Leggere correttamente un report antiplagio è un’arte. Devi analizzare:
- Distribuzione delle similitudini → 17% da una fonte = problema. 17% da 40 fonti diverse = probabilmente accettabile.
- Tipologia di contenuto segnalato → Citazioni? Terminologia tecnica? Parafrasi sospette?
- Lunghezza dei frammenti → Tre parole consecutive comuni (es. “secondo i dati”) non sono plagio. Tre frasi consecutive identiche, sì.
- Contesto delle corrispondenze → Bibliografia? Appendici? Corpo centrale del testo?
Tesify fornisce un’interpretazione guidata che evidenzia esattamente quali passaggi richiedono intervento e quali sono falsi positivi tecnici. Non sei lasciato solo a decifrare codici colorati e percentuali misteriose.
Red flags: quando NON firmare
Ci sono situazioni in cui firmare quella dichiarazione è



