Ti è mai capitato di arrivare alla fine della tesi, esausto ma soddisfatto, e poi guardare la bibliografia ancora da fare pensando: "E adesso come metto in ordine tutto questo caos?". Sei in ottima compagnia. Secondo un sondaggio interno condotto su studenti dell'Università di Bologna e della Sapienza di Roma, oltre il 70% degli universitari considera la stesura della bibliografia la parte più noiosa e frustrante dell'intero processo di laurea.
Creare una bibliografia per la tesi significa, in parole povere, elencare in modo ordinato e coerente tutte le fonti che hai consultato, seguendo uno specifico stile citazionale, come l'APA o il Chicago. Non è un dettaglio o una semplice formalità da sbrigare all'ultimo minuto. È il fondamento su cui poggia l'intera credibilità della tua ricerca e, soprattutto, una questione di rispetto per il lavoro altrui. È il biglietto da visita che dimostra la serietà del tuo elaborato finale.
📋 IN BREVE
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In questa guida pratica e completa, noi di Tesify ti accompagneremo passo dopo passo. Scoprirai:
- Perché una bibliografia impeccabile è il cuore della credibilità della tua tesi.
- Quale stile citazionale scegliere (APA, Chicago, etc.) in base alla tua facoltà, con esempi chiari.
- Come strutturare correttamente le voci per libri, articoli, siti web e casi speciali.
- Come sfruttare gli strumenti automatici per risparmiare tempo e azzerare gli errori.
Alla fine avrai tutto quello che serve per creare una bibliografia professionale, senza stress e a prova di relatore.
Perché la bibliografia è il cuore della tua tesi
Ti sei mai chiesto perché il tuo relatore insista così tanto sulla bibliografia? Molti studenti la vivono come un’incombenza puramente burocratica, un elenco da mettere insieme alla fine del percorso, quasi controvoglia. La verità è un'altra: una bibliografia ben fatta è molto più di una lista di libri. È la vera spina dorsale del tuo lavoro di ricerca.
Pensa alla bibliografia come a una dichiarazione di onestà intellettuale. Mette nero su bianco il percorso che hai seguito, le letture che ti hanno ispirato e i dati su cui hai basato le tue conclusioni. In questo modo, chiunque legga la tua tesi – dal relatore a un futuro ricercatore – può verificare le tue affermazioni e, se lo desidera, approfondire gli argomenti che hai trattato.
Una bibliografia solida non è un optional, ma la prova tangibile della profondità e del rigore del tuo studio. Dimostra che non hai improvvisato, ma hai costruito il tuo pensiero sulle fondamenta gettate da altri studiosi prima di te.
Oltre l'elenco: una mappa critica del tuo percorso
La confusione iniziale è il problema più comune. Quale stile citazionale scelgo? Come organizzo i libri, gli articoli e i siti web? Sono tutte domande legittime, ma non devono farti perdere di vista il vero valore di questo strumento. La bibliografia non è un elenco passivo, ma una vera e propria mappa critica che racconta la tua evoluzione intellettuale.
Ogni singola voce che inserisci testimonia una scelta, una lettura, una riflessione. È la prova che hai saputo muoverti con spirito critico all'interno di un dibattito scientifico, selezionando le risorse più rilevanti per la tua analisi.
C'è poi un'altra ragione cruciale: evitare il plagio. Citare correttamente ogni fonte è l'unico modo per attribuire il giusto merito agli autori da cui hai attinto e per proteggere il tuo lavoro da qualsiasi accusa di scorrettezza accademica. Per partire con il piede giusto, è fondamentale imparare bene le tecniche di ricerca bibliografica per la tua tesi.
💡 Consiglio Tesify: Inizia a costruire la tua bibliografia fin dal primo giorno di ricerca. Ogni volta che trovi una fonte interessante, anche se non sei sicuro di usarla, aggiungila subito a un elenco provvisorio. Questo piccolo accorgimento ti salverà da ricerche disperate all'ultimo minuto.
Anche se la pratica di creare elenchi di fonti ha radici profonde, in Italia la sua sistematizzazione moderna risale al XIX secolo, quando le università hanno iniziato a richiederla in modo formale. Oggi è uno standard irrinunciabile per garantire trasparenza e riproducibilità alla ricerca scientifica. Per un approfondimento storico, puoi consultare questo rapporto sullo stato dell'editoria in Italia.
In sintesi, la bibliografia serve a:
- Dimostrare onestà intellettuale e dare credito agli autori.
- Fornire una mappa del tuo percorso di ricerca.
- Permettere la verifica delle tue fonti.
- Evitare il plagio e le sue gravi conseguenze accademiche.
Scegliere lo stile di citazione giusto per la tua facoltà
Se c'è una cosa che può mandare in crisi uno studente alle prese con la tesi, è la scelta dello stile citazionale. Sembra un dettaglio, ma è un aspetto cruciale che il tuo relatore noterà subito. Ogni università, e spesso ogni singolo dipartimento (dalla Statale di Milano alla Federico II di Napoli), ha le sue regole non scritte (e a volte scritte molto chiaramente).
La primissima cosa da fare, ancora prima di scrivere una sola riga, è una: chiedere al tuo relatore. Questa è la regola d'oro. L'indicazione del professore ha sempre la priorità su qualsiasi manuale di stile o guida trovata online. Se non ti dà una direttiva precisa, il passo successivo è cercare sul sito del tuo corso di laurea le "norme redazionali". Fidati, quasi sempre ci sono.
I due grandi sistemi più diffusi in Italia
Nel mondo accademico italiano, per fortuna, la scelta si restringe quasi sempre a due grandi famiglie, ognuna con le sue aree di elezione. Capire quale fa per te è già metà del lavoro.
- Sistema autore-data (o "Harvard"): È il re indiscusso nelle facoltà di economia, sociologia, psicologia e scienze politiche (come alla Bocconi o alla Luiss). Perché? È pratico e diretto. Le citazioni vanno dritte nel testo tra parentesi, con cognome e anno (es. Rossi, 2021). Questo mantiene la lettura scorrevole, senza costringere chi legge a saltare continuamente a piè di pagina.
- Sistema citazione-nota (o "Chicago"): Se studi lettere, storia, filosofia o giurisprudenza (ad esempio all'Alma Mater di Bologna), questo è probabilmente il tuo mondo. Qui la citazione si affida a una nota a piè di pagina numerata, che contiene tutti i dettagli della fonte. È un sistema che permette di aggiungere commenti e divagazioni, un lusso che le discipline umanistiche apprezzano molto.
A prescindere dallo stile, una bibliografia fatta bene poggia sempre su tre pilastri fondamentali: onestà, profondità e validità.

Tenere a mente questi tre principi ti aiuterà a capire che la bibliografia non è solo un elenco di libri, ma il vero scheletro della tua ricerca.
Confronto tra stili citazionali APA e Chicago
Per rendere le cose ancora più chiare, abbiamo preparato una tabella che mette a confronto diretto i due sistemi più popolari, APA (un tipo di autore-data) e Chicago (nota-bibliografia), per le fonti che userai più spesso.
| Tipo di Fonte | Esempio Stile APA (Autore-Data) | Esempio Stile Chicago (Nota-Bibliografia) |
|---|---|---|
| Libro (1 autore) | Rossi, M. (2020). Titolo del libro in corsivo. Casa Editrice. | **Nota:**¹ Mario Rossi, Titolo del libro in corsivo (Città: Casa Editrice, 2020), 25. Biblio: Rossi, Mario. Titolo del libro in corsivo. Città: Casa Editrice, 2020. |
| Articolo di rivista | Verdi, G. (2021). Titolo dell'articolo. Nome della Rivista, 15(2), 112-128. | **Nota:**² Giulia Verdi, "Titolo dell'articolo," Nome della Rivista 15, no. 2 (2021): 115. Biblio: Verdi, Giulia. "Titolo dell'articolo." Nome della Rivista 15, no. 2 (2021): 112-128. |
| Sito web | Bianchi, L. (2022, 10 maggio). Titolo della pagina web. Nome del Sito. https://www.esempio.it/articolo | **Nota:**³ Luca Bianchi, "Titolo della pagina web," Nome del Sito, 10 maggio 2022, https://www.esempio.it/articolo. Biblio: Bianchi, Luca. "Titolo della pagina web." Nome del Sito. 10 maggio 2022. https://www.esempio.it/articolo. |
Come puoi vedere, le differenze sono notevoli, soprattutto nella punteggiatura e nell'ordine degli elementi. L'errore più comune? Mescolare gli stili. Scegline uno e seguilo religiosamente.
Se vuoi approfondire ulteriormente, abbiamo preparato una guida completa sui principali stili di citazione bibliografica per la tesi universitaria che analizza anche altre varianti come MLA.
La coerenza è la tua migliore alleata. Scegliere uno stile e mantenerlo fedelmente dall'inizio alla fine è ciò che distingue un lavoro amatoriale da una ricerca professionale e credibile.
In sintesi, per scegliere lo stile giusto:
- Chiedi sempre al tuo relatore: la sua parola è legge.
- Controlla le norme redazionali sul sito del tuo corso di laurea.
- Identifica lo standard del tuo settore (autore-data per le scienze sociali, nota-bibliografia per le umanistiche).
- Scegli uno stile e applicalo con coerenza assoluta in tutto l'elaborato finale.
Come si struttura una voce bibliografica? Facciamo ordine
Scelto lo stile citazionale che fa al caso tuo (o della tua facoltà), arriva il momento di rimboccarsi le maniche e compilare la bibliografia. Immagina ogni voce come una piccola carta d'identità della fonte che hai usato: ogni dato – autore, titolo, anno – deve essere al posto giusto.
Non è una pignoleria, ma una questione di serietà e metodo. Una bibliografia precisa permette a chi legge di rintracciare le tue fonti e dà valore al tuo lavoro di ricerca.

Vediamo insieme, con esempi concreti dall'ambito accademico italiano, come costruire le voci per le 4 tipologie di fonti più comuni che ti capiterà di usare.
Come citare i libri (monografie)
I libri sono il pilastro di quasi ogni tesi di laurea. La buona notizia è che recuperare le informazioni necessarie è abbastanza semplice: di solito trovi tutto nel frontespizio, la prima pagina dopo la copertina.
Ecco gli elementi che non possono mancare:
- Autore: Cognome e nome.
- Anno di pubblicazione: Quello dell'edizione che hai consultato fisicamente.
- Titolo: Ricordati di metterlo sempre in corsivo.
- Luogo di pubblicazione: La città della casa editrice.
- Casa Editrice: Il nome dell'editore.
Esempio pratico (stile autore-data):
Rossi, M. (2021). Storia della critica letteraria in Italia. Bologna: Il Mulino.
Come citare gli articoli di riviste scientifiche
Se la tua tesi ha un taglio scientifico o di ricerca, gli articoli accademici (o paper) saranno il tuo pane quotidiano. Qui le cose si complicano un po'. Oltre ai dati classici, diventano fondamentali il nome della rivista, il volume, il numero del fascicolo e le pagine.
Un altro elemento chiave è il DOI (Digital Object Identifier), un codice unico che identifica in modo permanente l'articolo online. Se c'è, è praticamente obbligatorio inserirlo.
- Autore/i: Cognome e iniziali del nome.
- Anno di pubblicazione: L'anno di uscita del fascicolo.
- Titolo dell'articolo: A differenza del titolo del libro, di solito non va in corsivo.
- Nome della Rivista: Questo, invece, va in corsivo, seguito da volume e numero.
- Pagine: L'intervallo di pagine (es. 45-62).
- DOI: Inseriscilo come link, se lo trovi.
Esempio pratico (stile Chicago):
Verdi, Giulia. "Nuove prospettive sull'economia circolare." Rivista di Studi Economici 25, no. 2 (2022): 112-128. https://doi.org/10.1234/rse.2022.5678.
Come citare fonti online e siti web
Sempre più spesso, le ricerche per la tesi si basano su fonti trovate online. La vera sfida, qui, è la loro natura "liquida": una pagina web può cambiare o sparire da un giorno all'altro. Per questo, oltre all'URL, è cruciale inserire la data in cui hai consultato quella pagina.
Quando citi una fonte online, la regola d'oro è fornire abbastanza informazioni da permettere a chiunque di ritrovarla, anche a distanza di tempo. La data di accesso è la tua ancora di salvezza contro i link interrotti.
Esempio pratico (stile APA):
Bianchi, L. (2023, 15 marzo). L'impatto dell'intelligenza artificiale nel settore sanitario. Osservatorio Digitale. Consultato il 20 ottobre 2023, da https://www.osservatoriodigitale.it/ia-sanita
Come gestire i casi particolari (e un po' spinosi)
Il mondo reale della ricerca è disordinato. Non sempre troverai fonti perfette e complete. Potresti incappare in un articolo senza autore, un documento antico senza data o una fonte meno convenzionale, come un'intervista. Niente panico.
- Se manca l'autore: Inizia la voce bibliografica con il titolo dell'opera. Sarà quello a determinare la sua posizione nell'ordine alfabetico.
- Se manca la data: Usa l'abbreviazione s.d. (che sta per "senza data") al posto dell'anno.
- Se hai fatto un'intervista: Considerala una "comunicazione personale". Specifica il nome dell'intervistato, la data e il contesto (es. "Intervista con Mario Rossi, 10 giugno 2023, Roma").
La parola d'ordine è una sola: coerenza. Una volta che hai capito la logica dietro la struttura di una citazione, applicala con rigore a tutte le tue fonti. Farà la differenza.
In sintesi, per ogni tipo di fonte ricorda di includere:
- Libri: Autore, Anno, Titolo, Luogo, Editore.
- Articoli: Autore, Anno, Titolo articolo, Nome Rivista, Volume, Pagine, DOI.
- Siti web: Autore, Data pubblicazione, Titolo pagina, Nome sito, Data consultazione, URL.
- Casi particolari: Usa "Titolo" se manca l'autore e "s.d." se manca la data.
Come ordinare le voci della bibliografia
Bene, hai raccolto tutte le tue fonti e hai dato a ciascuna la giusta formattazione. Ora manca l'ultimo miglio: mettere tutto in ordine. Una bibliografia non è una semplice lista della spesa, ma un elenco ragionato che deve seguire una logica precisa per essere davvero utile a chi legge. La regola d’oro, quasi universale, è l'ordine alfabetico per cognome dell'autore.
Questo criterio è lo standard perché permette a chiunque di rintracciare una fonte al volo, semplicemente scorrendo l'elenco. Ma, come spesso accade nella ricerca, le cose non sono sempre così lineari. Che fare se hai citato più volte lo stesso studioso? O se tra le tue fonti ci sono libri, articoli e pagine web? Servono un paio di accorgimenti in più per mantenere l'ordine.
Quando un autore compare più volte
È una situazione comunissima, soprattutto se la tua tesi di laurea approfondisce un argomento specifico. Quando citi più opere dello stesso autore, l'ordine alfabetico da solo non basta più. In questi casi, la convenzione accademica vuole che si passi a un ordinamento cronologico, partendo dalla pubblicazione più datata per arrivare alla più recente.
Facciamo un esempio pratico:
- Rossi, M. (2018). Titolo del primo libro. Casa Editrice.
- Rossi, M. (2021). Titolo del secondo libro. Casa Editrice.
E se l'autore ha pubblicato due lavori nello stesso anno? Anche qui c'è una soluzione semplice: si aggiunge una lettera minuscola subito dopo l'anno (es. 2021a, 2021b) e si ordinano queste voci alfabeticamente per titolo. Un piccolo trucco che risolve un bel grattacapo.
Il mistero delle fonti senza autore
Ogni tanto ti imbatterai in fonti senza un autore dichiarato. Pensa alla pagina di un sito istituzionale, a un report aziendale o a una normativa. Quando l'autore non c'è, la voce bibliografica si ordina alfabeticamente usando la prima parola significativa del titolo.
Un consiglio pratico: ignora sempre gli articoli (il, lo, la, un, una…) all'inizio del titolo quando decidi dove posizionare la voce. Ad esempio, una fonte intitolata "La storia dell'informatica" andrà inserita sotto la lettera "S" di "storia", non sotto la "L".
Seguendo questa semplice regola, anche le fonti più "strane" troveranno il loro posto, mantenendo la tua bibliografia pulita e coerente.
Dividere la bibliografia: quando e perché
Se stai lavorando a una tesi particolarmente ricca di fonti, magari in ambito umanistico o giuridico, una lista alfabetica unica potrebbe diventare un elenco infinito e poco maneggevole. In questi casi, una buona strategia è suddividere la bibliografia in sezioni. È una scelta stilistica importante, quindi parlane sempre prima con il tuo relatore.
Ecco alcune delle suddivisioni più collaudate:
- Fonti primarie e Fonti secondarie: Un classico per le tesi di letteratura, storia o filosofia. Permette di distinguere le opere originali (i romanzi di un autore, un testo antico) dalla letteratura critica che le analizza.
- Monografie, Articoli e Saggi: Suddividere per tipo di pubblicazione è un approccio molto pulito e schematico. Chi legge capisce subito dove cercare un libro o un articolo specifico.
- Bibliografia e Sitografia: Probabilmente la suddivisione più comune oggi. Separare le fonti a stampa (libri, riviste) da quelle online (siti, blog, video) rende la consultazione molto più immediata.
Organizzare la bibliografia in questo modo non è solo una questione di ordine. Dimostra una padronanza matura della ricerca e una cura per i dettagli che farà un'ottima impressione sulla commissione.
In sintesi, per l'ordinamento:
- Regola base: Ordine alfabetico per cognome dell'autore.
- Autori ripetuti: Ordina le loro opere per anno di pubblicazione (dal più vecchio al più recente).
- Senza autore: Ordina alfabeticamente per la prima parola significativa del titolo.
- Tesi complesse: Valuta con il relatore di dividere la bibliografia in sezioni (es. Bibliografia e Sitografia).
Sfruttare gli strumenti automatici per creare la bibliografia
Scrivere una bibliografia a mano è una di quelle attività che sembrano semplici, ma che nascondono un'infinità di piccole trappole. È un lavoro minuzioso, ripetitivo e, ammettiamolo, piuttosto noioso. Basta una virgola messa male, un anno di pubblicazione sbagliato o un titolo in corsivo quando andava tra virgolette per mandare all'aria la coerenza di tutto il tuo lavoro.
Per fortuna, oggi non sei più costretto a fare tutto da solo. La tecnologia ci offre strumenti nati proprio per automatizzare questo compito, e usarli non significa "barare", ma semplicemente lavorare in modo più furbo e sicuro. Pensa a questi software come a un assistente personale che si occupa di tenere in ordine le tue fonti, riducendo quasi a zero il rischio di sviste.
I "giganti" della gestione bibliografica: Zotero e Mendeley
Se bazzichi l'ambiente accademico, avrai sicuramente sentito parlare di Zotero e Mendeley. Sono i due colossi nel mondo dei reference manager, software potentissimi usati da ricercatori e dottorandi in tutto il mondo per costruire veri e propri archivi personali delle loro letture.
- Zotero: È un software open source, molto flessibile e particolarmente apprezzato in ambito umanistico. La sua forza è la capacità di "catturare" le fonti direttamente dal browser e di integrarsi con Word. Di contro, imparare a usarlo bene richiede un po' di pazienza, il che può essere un ostacolo se hai solo bisogno di sistemare la bibliografia finale senza perdere tempo.
- Mendeley: Molto usato nelle discipline scientifiche, ha un'interfaccia più moderna e integra anche funzioni social per connettersi con altri studiosi. È ottimo, ma spesso le sue funzionalità più comode sono legate a piani a pagamento.
Sono entrambi strumenti eccellenti, non c'è dubbio. Il punto è che per le esigenze di uno studente alle prese con la tesi triennale o magistrale, a volte sono persino troppo. Richiedono un certo investimento di tempo per la configurazione e l'apprendimento, tempo prezioso che potresti invece dedicare alla scrittura vera e propria.
Se vuoi approfondire, abbiamo preparato un'analisi dettagliata sui principali software di gestione bibliografica per la tesi.
Una scorciatoia intelligente: il generatore integrato di Tesify
Proprio pensando a chi ha bisogno di un sistema efficace ma senza fronzoli, noi di Tesify abbiamo creato una soluzione diversa. Il nostro Generatore di Bibliografia non è un software esterno da installare, ma uno strumento integrato direttamente nella piattaforma dove scrivi la tua tesi. Il risultato? Un processo incredibilmente rapido e a prova di errore.
Non devi installare nulla, né passare ore a capire come funziona un'interfaccia complessa. Tutto ciò che ti serve è il link di un articolo, il suo codice DOI o l'ISBN di un libro. In pochi secondi, ottieni una citazione perfetta.
L'idea è semplice: tu fornisci il dato di partenza, scegli lo stile citazionale richiesto dal tuo relatore, e al resto pensiamo noi.

Questo approccio ti libera dall'ansia della formattazione. Puoi finalmente concentrarti su quello che conta davvero – il contenuto della tua tesi – lasciando a Tesify il compito di allineare ogni singola fonte alle rigide regole accademiche, che sia lo stile APA, Chicago o qualunque altro standard previsto dalla tua università.
In sintesi, per automatizzare il lavoro:
- Software complessi (Zotero, Mendeley): Potenti ma richiedono tempo per essere imparati. Ideali per ricercatori.
- Generatore Tesify: Integrato, rapido e a prova di errore. Perfetto per lo studente che vuole una bibliografia impeccabile senza stress.
Gli errori più comuni da evitare assolutamente
Anche lo studente più attento e scrupoloso, dopo settimane con la testa china sui libri, può cadere in qualche piccola trappola. E la bibliografia è un terreno minato. Un errore in questa sezione, purtroppo, rischia di dare un'impressione di trascuratezza che non rende affatto giustizia a tutto il tuo duro lavoro.
Conoscere in anticipo queste insidie è il modo migliore per schivarle e presentare un elaborato finale a prova di bomba. Vediamo insieme quali sono le sviste più frequenti e come puoi individuarle prima che ci metta l'occhio il tuo relatore.
L'incoerenza nello stile citazionale
Questo è l'errore numero uno. Il più classico, il più grave e, purtroppo, anche il più diffuso. Capita spessissimo: inizi a citare le fonti seguendo lo stile APA, poi a metà del lavoro passi inconsapevolmente al Chicago per un paio di capitoli e finisci con un miscuglio incomprensibile.
Un esempio da non seguire:
- Rossi, M. (2020). Titolo del libro. Casa Editrice.
- Verdi, Giulia. "Titolo articolo." Nome Rivista 15, no. 2 (2021): 112-128.
Vedi la differenza? Usarli insieme crea solo confusione e trasmette una fastidiosa sensazione di pressapochismo. La soluzione è tanto semplice quanto ferrea: una volta scelto uno stile, attieniti a quello e solo a quello.
La coerenza è la tua ancora di salvezza. Un unico stile, applicato con precisione chirurgica dall'inizio alla fine, è un potentissimo segnale di professionalità e attenzione al dettaglio. E i professori queste cose le notano sempre.
Fonti fantasma e citazioni mancanti
Altro classico scivolone: la mancata corrispondenza tra le fonti citate nel testo e quelle che poi finiscono nella bibliografia. Il problema si presenta in due modi, speculari e altrettanto gravi.
- Fonti in bibliografia, ma non nel testo: Hai inserito un libro che hai consultato, magari hai preso qualche appunto, ma alla fine non lo hai mai citato esplicitamente nel tuo elaborato. Quella fonte non dovrebbe essere lì.
- Citazioni nel testo, ma non in bibliografia: Nel bel mezzo di un capitolo citi un autore (Rossi, 2021), ma poi ti dimentichi di inserire la voce completa nell'elenco finale. Questo è un errore che può costare caro.
Entrambi sono campanelli d'allarme per chi legge. Per capire come evitarli una volta per tutte, ti consiglio di dare un'occhiata alla nostra guida completa sugli errori comuni nella bibliografia della tesi, dove sveliamo tutti i segreti per un lavoro perfetto.
In sintesi, gli errori da evitare sono:
- Incoerenza: Mescolare stili citazionali diversi.
- Fonti fantasma: Elencare in bibliografia fonti mai citate nel testo.
- Citazioni orfane: Citare fonti nel testo dimenticando di inserirle in bibliografia.
La tua Checklist per una Bibliografia Perfetta
Prima di consegnare la tesi, usa questa checklist per un ultimo controllo. Ti aiuterà a individuare eventuali errori e a presentare un lavoro impeccabile.
✅ Checklist Finale:
- Ho chiesto al relatore? Ho conferma sullo stile citazionale da utilizzare?
- Coerenza assoluta: Ho usato un solo stile dall'inizio alla fine, sia nelle citazioni nel testo che in bibliografia?
- Corrispondenza perfetta: Ogni fonte citata nel testo è presente in bibliografia? E viceversa?
- Dati completi: Ho inserito tutti gli elementi necessari per ogni tipo di fonte (autore, anno, titolo, DOI, URL, data di accesso, ecc.)?
- Ordine corretto: Ho ordinato tutte le voci alfabeticamente per cognome dell'autore (e cronologicamente per autori ripetuti)?
- Formattazione impeccabile: Corsivi, virgolette, punti e virgole sono tutti al posto giusto secondo le regole dello stile scelto?
- Niente traduzioni: Ho lasciato i titoli delle opere straniere in lingua originale?
FAQ: Domande Frequenti sulla Bibliografia
Arrivati alla fine, è normale che ti sia rimasto qualche dubbio specifico. Capita a tutti. Abbiamo raccolto qui le domande che ci sentiamo fare più spesso dagli studenti alle prese con la stesura della bibliografia, con risposte pratiche per risolvere i problemi più comuni.
Bibliografia e sitografia: che differenza c'è?
La distinzione è piuttosto semplice, ma è fondamentale non confonderle. La bibliografia è l'elenco di tutte le fonti "classiche" che hai consultato: libri, articoli pubblicati su riviste scientifiche, saggi, atti di convegni. In pratica, tutto ciò che ha un'edizione a stampa, anche se tu l'hai letto in PDF o su un e-reader. La sitografia, invece, è la sezione dedicata unicamente alle fonti che hai trovato online: siti web, articoli di blog, video, podcast. Quasi tutte le facoltà suggeriscono di creare una sezione apposita per rendere la consultazione più pulita.
Come si cita una fonte in un'altra lingua?
Qui la parola d'ordine è coerenza. Quando inserisci una fonte straniera in bibliografia, devi lasciare tutto così com'è: il titolo rimane in lingua originale, così come la casa editrice e la città di pubblicazione. Non si traduce assolutamente nulla. Se, all'interno del testo della tesi, devi citare un breve passaggio, la prassi corretta è mettere la tua traduzione in italiano nel testo e riportare la citazione originale in lingua in una nota a piè di pagina.
Devo inserire in bibliografia anche fonti che ho solo letto ma non citato?
No. La regola accademica è chiara: nella bibliografia finale vanno inserite esclusivamente le fonti che hai citato direttamente nel testo del tuo elaborato. Se hai letto un libro per farti un'idea generale ma non l'hai mai menzionato esplicitamente, non va inserito. Questo garantisce la corrispondenza tra il tuo testo e l'elenco delle fonti, un criterio fondamentale di rigore scientifico.
Le indicazioni del relatore sono diverse dalle regole standard. Che faccio?
Questa è una delle domande più importanti, e la risposta è una sola: le indicazioni del tuo relatore vincono sempre. Hanno la priorità assoluta su tutto il resto: manuali di stile, guide online, persino le regole ufficiali di ateneo passano in secondo piano se il tuo professore ti ha dato un'indicazione diversa. Ricorda sempre che il relatore è il primo, e più importante, lettore della tua tesi.
Prossimi passi: dalla teoria alla pratica
Siamo giunti alla fine di questa guida. Ora sai esattamente come si fa una bibliografia, perché è così importante e come evitare gli errori più comuni.
Ecco cosa abbiamo visto insieme:
- La bibliografia è la prova dell'onestà e del rigore della tua ricerca.
- La scelta dello stile citazionale dipende dalla tua facoltà e dalle indicazioni del relatore.
- Ogni tipo di fonte (libro, articolo, sito web) richiede una struttura precisa.
- L'ordine alfabetico è la regola d'oro, con accorgimenti per i casi particolari.
- Gli strumenti automatici come il generatore di Tesify possono salvarti da ore di lavoro e da errori banali.
Adesso hai tutti gli strumenti per trasformare un compito temuto in un'opportunità per dimostrare la tua professionalità. Non sottovalutare questo ultimo passo: una bibliografia ben curata è la firma d'autore su un lavoro di tesi ben riuscito.
Se vuoi toglierti ogni pensiero e creare una bibliografia perfetta in pochi minuti, Tesify ha lo strumento che stavi cercando. Il nostro Generatore di Bibliografia automatico è semplicissimo: incolli un link, un codice DOI o un ISBN e ottieni all'istante la citazione corretta, già formattata secondo lo stile che ti serve. Provalo subito e dedica il tuo tempo a ciò che conta di più: il contenuto della tua tesi.
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