Studente che utilizza ChatGPT per scrivere la tesi di laurea in modo etico e corretto
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Uso ChatGPT Tesi: Guida Completa 2025 con Esempi

5 min di lettura

Ti sei mai trovato davanti allo schermo, con la tua tesi ancora da completare, chiedendoti se usare ChatGPT sia davvero lecito? Non sei solo. Migliaia di studenti italiani si pongono questa domanda ogni giorno, oscillando tra l’entusiasmo per le potenzialità dell’AI e il timore di compromettere il proprio percorso accademico.

La verità che nessuno ti dice chiaramente è questa: la risposta non è né sì né no, ma dipende da COME lo usi. Questa distinzione può fare la differenza tra una tesi accettata con lode e un provvedimento disciplinare che segna per sempre il tuo curriculum.

📌 La risposta rapida che cercavi: ChatGPT può essere usato nella tesi se viene dichiarato, citato correttamente e utilizzato come strumento di supporto, mai come autore del contenuto originale. Il tuo lavoro intellettuale deve rimanere al centro, mentre l’AI agisce come assistente per compiti specifici.

L’uso permesso di ChatGPT nella tesi di laurea rappresenta ancora oggi un territorio in evoluzione nelle università italiane. Da un lato, l’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie per migliorare l’efficienza del lavoro accademico. Dall’altro, i rischi legati al plagio e alla violazione dell’integrità scientifica preoccupano giustamente docenti e istituzioni.

Studente universitario alle prese con la decisione di utilizzare ChatGPT per la tesi di laurea
Il dilemma di ogni studente: come integrare l’AI nel proprio percorso accademico senza compromettere l’integrità del lavoro

In questo articolo scoprirai esattamente cosa puoi e non puoi fare con ChatGPT mentre scrivi la tua tesi. Ti mostrerò esempi pratici, casi reali, le policy degli atenei italiani più importanti e, soprattutto, come dichiarare correttamente l’uso dell’AI per rimanere nel perimetro dell’etica accademica.

Perché sì, esiste un modo intelligente e sicuro di integrare questa tecnologia nel tuo percorso di laurea. Ti guiderò attraverso le sfumature che nessuno ti spiega, i confini sottili tra supporto lecito e frode accademica, e le strategie concrete per sfruttare ChatGPT senza mettere a rischio il tuo titolo di studio.

Cosa dicono davvero le università italiane sull’uso di ChatGPT nelle tesi

Pensavi che ci fosse una posizione univoca delle università italiane sull’uso di ChatGPT per le tesi? Preparati a ricrederti. La realtà è ben più frammentata e, francamente, confusa. Mentre scrivo questo articolo, la maggior parte degli atenei italiani sta ancora cercando di definire linee guida chiare, creando un vuoto normativo che lascia molti studenti nel limbo.

Il Politecnico di Milano, tra i primi a muoversi, ha pubblicato nel 2023 delle linee guida che riconoscono l’AI come strumento tecnologico legittimo, a patto che venga dichiarato e non sostituisca il contributo intellettuale dello studente. La Sapienza di Roma ha adottato un approccio simile, inserendo nei regolamenti di tesi la necessità di trasparenza nell’uso di qualsiasi strumento di intelligenza artificiale generativa.

Rappresentazione delle diverse policy universitarie italiane sull'uso dell'intelligenza artificiale
Ogni ateneo italiano sta sviluppando le proprie linee guida sull’uso dell’AI nelle tesi

L’Università di Bologna, la più antica del mondo occidentale, ha optato per un percorso più cauto: mentre non vieta esplicitamente ChatGPT, richiede che ogni uso sia preventivamente concordato con il relatore e documentato nella metodologia della tesi. Un approccio pragmatico che riconosce la realtà tecnologica senza compromettere l’integrità accademica.

“L’intelligenza artificiale può essere un valido supporto alla ricerca, ma non può sostituire il pensiero critico, l’analisi originale e l’elaborazione personale che rappresentano il cuore di una tesi di laurea.” — Linee guida CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), 2024

Ma qual è il principio fondamentale che accomuna tutte queste policy? L’integrità accademica. Questo concetto, pilastro dell’università moderna, si basa sull’idea che ogni lavoro scientifico deve rappresentare il contributo originale dell’autore, essere verificabile e attribuibile. Quando copi un paragrafo da un libro senza citarlo, violi questo principio. E quando fai scrivere interi capitoli a ChatGPT spacciandoli per tuoi, la violazione è identica, se non più grave.

Qui entra in gioco la differenza cruciale tra strumenti tecnologici passivi e AI generativa. Usare Grammarly per correggere errori di battitura o un dizionario online per verificare un termine non solleva questioni etiche perché non generano contenuto originale. ChatGPT, invece, crea testo nuovo, e questo cambia completamente il paradigma. Se l’AI scrive al posto tuo, chi è veramente l’autore della tesi?

Per approfondire i principi etici fondamentali nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la tua tesi, ti consiglio di leggere la guida completa sull’uso etico dell’intelligenza artificiale in tesi universitarie, dove troverai una panoramica dettagliata su trasparenza, dichiarazioni d’uso e limiti accademici.

Dal punto di vista normativo, l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) ha iniziato nel 2024 a includere riferimenti all’AI nei suoi documenti sulla valutazione della ricerca, raccomandando trasparenza totale e verificabilità dei metodi. Il Ministero dell’Università sta lavorando a linee guida nazionali che potrebbero essere pubblicate entro il 2025, ma fino ad allora ogni ateneo mantiene una certa autonomia.

E le conseguenze se violi queste regole? Non sono affatto uno scherzo. Le sanzioni disciplinari possono andare dalla sospensione temporanea fino all’annullamento della tesi e, nei casi più gravi, all’espulsione dall’università. Ho visto personalmente casi di studenti che, a pochi giorni dalla discussione, si sono visti ritirare il diritto di laurearsi per aver copiato contenuti generati da AI senza dichiararli.

La buona notizia? Se giochi secondo le regole, se sei trasparente e se usi ChatGPT come quello che è — uno strumento, non un ghost writer — puoi integrarlo nel tuo workflow senza alcun rischio. La chiave è capire dove passa il confine, e nelle prossime sezioni ti mostrerò esattamente dove si trova quella linea.

Come gli studenti stanno usando ChatGPT nella tesi: i dati reali del 2024-2025

Parliamo di numeri reali, perché la situazione sul campo è molto più diffusa di quanto le policy ufficiali lascino intendere. Secondo un’indagine condotta da Repubblica degli Studenti su un campione di 3.500 laureandi italiani nel 2024, il 67% degli studenti ha ammesso di aver utilizzato ChatGPT o altre AI generative almeno una volta durante la stesura della tesi. Un dato che dovrebbe far riflettere chi pensa che questo sia un fenomeno marginale.

Ma cosa fanno esattamente questi studenti con ChatGPT? Le applicazioni più comuni sono sorprendentemente pratiche e, nella maggior parte dei casi, eticamente accettabili se dichiarate correttamente:

  • Brainstorming iniziale (78% degli utilizzatori): generare idee per strutturare capitoli, individuare collegamenti tra argomenti o esplorare prospettive diverse su un tema
  • Correzione grammaticale e stilistica (65%): migliorare la fluidità del testo, identificare ripetizioni o errori di sintassi
  • Ricerca bibliografica preliminare (54%): ottenere suggerimenti su articoli, libri o autori rilevanti per il tema della tesi (con successiva verifica)
  • Traduzione di testi accademici (47%): supporto nella comprensione di articoli in inglese o altre lingue straniere
  • Strutturazione dell’indice (42%): creare schemi gerarchici e organizzare logicamente i contenuti

Un caso studio particolarmente illuminante viene dall’esperienza di Marco (nome di fantasia), studente di Economia all’Università Bocconi. Marco ha utilizzato ChatGPT per sintetizzare oltre 50 articoli accademici sulla teoria dei giochi, creando mappe concettuali che gli hanno permesso di identificare i filoni principali di ricerca. Ha poi verificato personalmente ogni fonte, letto i paper originali e scritto la sua analisi critica. Risultato? 110 e lode e nessun problema con il comitato etico, perché aveva dichiarato tutto nella sezione metodologica.

Al contrario, Sofia (altro nome di fantasia), laureanda in Lettere alla Statale di Milano, ha fatto l’errore di far generare a ChatGPT interi paragrafi di analisi letteraria su Dante, inserendoli nella tesi senza modifiche sostanziali. Il software antiplagio Turnitin non ha rilevato plagio tradizionale (perché il testo era “originale”), ma il relatore si è insospettito per lo stile improvvisamente diverso e ha sottoposto il testo a GPTZero, un detector specifico per contenuti AI. Risultato: tesi respinta e necessità di riscrivere tutto da capo.

⚠️ Attenzione: I software di detection dell’AI come Turnitin AI Writing Detection, GPTZero e Originality.ai sono sempre più utilizzati dalle università italiane. Hanno un’accuratezza variabile (65-85%), ma quando segnalano un contenuto come “probabile AI”, scatta l’indagine approfondita.

Software di rilevamento AI che analizza contenuti generati artificialmente nelle tesi universitarie
I sistemi di rilevamento AI stanno diventando sempre più sofisticati e diffusi negli atenei

Il confronto con altri paesi europei è interessante. Nel Regno Unito, università come Oxford e Cambridge hanno pubblicato linee guida molto dettagliate già nel 2023, permettendo l’uso di AI per compiti specifici ma richiedendo dichiarazioni formali. In Francia, la Conférence des Présidents d’Université ha adottato un approccio simile a quello italiano: trasparenza obbligatoria ma senza divieti assoluti. La Germania, invece, ha optato per policy più restrittive, con alcuni Länder che vietano completamente l’uso di AI generativa nelle tesi magistrali.

Una tendenza emergente particolarmente significativa è la sezione “Dichiarazione d’uso AI” che sta diventando standard in molte tesi italiane. Sempre più studenti, anche quando non obbligati esplicitamente, inseriscono volontariamente una nota metodologica in cui specificano come e quando hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale. Questa prassi non solo li protegge da accuse future, ma dimostra anche maturità accademica e comprensione del valore dell’integrità scientifica.

Gli strumenti di detection continueranno a evolversi nel 2025. Turnitin ha annunciato un aggiornamento del suo algoritmo che promette di rilevare non solo il contenuto generato interamente da AI, ma anche il testo “ibrido” dove l’AI ha contribuito significativamente. Compilatio, molto usato in Italia, sta sviluppando funzionalità simili. La corsa tra generatori di contenuto AI e detector è appena iniziata, e sarà sempre più difficile “barare” senza essere scoperti.

Ma la vera domanda non è “posso evitare di essere scoperto?”, bensì “sto usando questi strumenti per imparare meglio o per evitare di imparare?“. E la risposta a questa domanda determinerà non solo se la tua tesi verrà accettata, ma anche quanto realmente crescerai attraverso questa esperienza accademica.

Uso permesso vs uso vietato: la guida definitiva con esempi pratici

Eccoci arrivati al cuore pulsante dell’articolo, la sezione che probabilmente hai cercato sin dall’inizio. Qui non ci saranno zone grigie o ambiguità: ti mostrerò esattamente cosa puoi fare e cosa rischia di rovinarti la carriera accademica, con esempi concreti che puoi applicare immediatamente alla tua situazione.

Usi PERMESSI (con dichiarazione trasparente)

Questi utilizzi sono considerati leciti dalla maggior parte delle università italiane, a patto che vengano dichiarati chiaramente nella tua tesi. Rappresentano un uso intelligente della tecnologia senza compromettere la tua originalità intellettuale.

1. Brainstorming iniziale: generare idee per argomenti e struttura

Quando sei bloccato davanti alla pagina bianca e non sai da dove iniziare, ChatGPT può aiutarti a esplorare possibilità. L’importante è che tu poi valuti criticamente le idee, scartando quelle non pertinenti e sviluppando autonomamente quelle valide.

Esempio di prompt corretto:

“Sto scrivendo una tesi di laurea magistrale in Marketing sul tema della sostenibilità nel settore moda. Potresti suggerirmi 5-6 possibili angolazioni o sottotemi da esplorare, con una breve spiegazione di ciascuno?”

ChatGPT potrebbe suggerirti di analizzare il greenwashing, le certificazioni ambientali, l’economia circolare nella moda, il comportamento del consumatore green, ecc. Tu poi scegli, approfondisci con ricerca bibliografica vera e costruisci il tuo percorso originale. Perfettamente lecito.

2. Revisione grammaticale: correzione errori e miglioramento stile

Tutti commettiamo errori di battitura, costruiamo frasi macchinose o ripetiamo inconsapevolmente gli stessi termini. Usare ChatGPT come correttore avanzato è come avere un editor personale.

Prima: “L’analisi dei dati hanno dimostrato che i consumatori è più attento alla sostenibilità quando fanno acquisti di prodotti di lusso rispetto ai prodotti economici.”

Dopo (con ChatGPT): “L’analisi dei dati ha dimostrato che i consumatori sono più attenti alla sostenibilità quando acquistano prodotti di lusso rispetto a prodotti economici.”

Il contenuto rimane identico, migliora solo la forma. Questo è un uso perfettamente etico, equivalente a far rileggere la tesi a un amico con buone competenze linguistiche.

3. Sintesi letteratura: riassumere articoli già letti

Attenzione: questo punto è sottile. Non puoi chiedere a ChatGPT di riassumerti articoli che non hai mai letto. Ma se hai già studiato un paper complesso e vuoi creare una sintesi più maneggevole per i tuoi appunti, ChatGPT può aiutarti a organizzare i concetti principali.

Esempio corretto:

“Ho letto l’articolo ‘Consumer Perception of Green Marketing’ di Smith et al. (2022). Ecco i punti principali che ho annotato: [inserisci i tuoi appunti]. Puoi aiutarmi a organizzarli in una struttura più logica per la mia revisione della letteratura?”

In questo caso, stai usando l’AI per organizzare pensieri che hai già formulato autonomamente. La differenza cruciale è che hai letto e compreso l’articolo originale.

4. Traduzione: supporto per testi in lingue straniere

Molti articoli accademici sono in inglese, tedesco, francese o altre lingue. ChatGPT può aiutarti a comprendere il contenuto, ma devi sempre citare la fonte originale e verificare che la traduzione sia accurata.

Citazione corretta dopo traduzione con AI:

“Come sostiene Müller (2023), ‘la sostenibilità non è solo una strategia di marketing, ma un cambiamento paradigmatico nel modo in cui le aziende concepiscono il valore’ (p. 45, traduzione dell’autore con supporto di strumenti di AI).”

5. Formattazione: aiuto con struttura e organizzazione

ChatGPT può suggerirti come strutturare un capitolo, dove inserire determinati contenuti o come creare un indice logico e coerente. Non sta scrivendo al posto tuo, sta aiutandoti a organizzare meglio ciò che hai già scritto.

6. Parafrasi consapevole: riformulare concetti compresi

Se hai compreso un concetto ma fai fatica a esprimerlo con parole tue, ChatGPT può mostrarti formulazioni alternative. Ma devi sempre partire dalla tua comprensione, non dalla comprensione dell’AI.

Per approfondire tecniche avanzate di parafrasi etica con intelligenza artificiale che rispettino i requisiti antiplagio, leggi la guida su come riscrivere frasi con AI senza plagio.

Usi VIETATI (costituiscono plagio/frode)

Questi comportamenti violano l’integrità accademica e possono portare a sanzioni gravi. Non importa quanto tu sia tentato dalla scorciatoia: il rischio non vale mai la pena.

Equilibrio tra usi permessi e vietati dell'intelligenza artificiale nella scrittura accademica
La bilancia dell’etica accademica: sapere cosa è permesso e cosa costituisce violazione

1. Generazione di contenuto originale: far scrivere paragrafi interi

❌ Esempio di cosa NON fare:

Prompt: “Scrivi un capitolo di 1000 parole sulla relazione tra marketing sostenibile e comportamento d’acquisto dei millennials, includendo dati e statistiche.”

Questo è plagio puro. Stai spacciando per tuo un contenuto scritto interamente dall’AI.

2. Analisi dati al posto tuo: delegare completamente l’interpretazione

Puoi usare ChatGPT per verificare calcoli o per avere suggerimenti su test statistici da applicare. Ma l’interpretazione dei risultati — cosa significano nel contesto della tua ricerca — deve essere esclusivamente tua. È il contributo originale che dimostra la tua maturità accademica.

3. Citazioni non verificate: usare fonti generate da ChatGPT senza controllo

Questo è uno degli errori più comuni e pericolosi. ChatGPT inventa citazioni. Crea autori inesistenti, titoli di articoli mai pubblicati, dati statistici completamente falsi. Se citi una fonte suggerita da ChatGPT senza verificarla su Google Scholar, JSTOR o altri database accademici, stai costruendo la tua tesi su fondamenta di sabbia.

Esempio reale di “allucinazione”:

ChatGPT potrebbe dirti: “Secondo lo studio di Rossi & Bianchi (2021) pubblicato su Journal of Sustainable Marketing, il 73% dei consumatori italiani preferisce brand sostenibili.”

Problema: questo studio non esiste. Né Rossi e Bianchi hanno mai pubblicato su quella rivista (che potrebbe non esistere), né quel dato è verificabile. Ma sembra credibilissimo, vero?

4. Conclusioni e contributi originali: far formulare le tue scoperte

Le conclusioni della tesi sono il tuo contributo personale alla conoscenza. Se fai scrivere a ChatGPT cosa hai “scoperto” nella tua ricerca, stai falsificando l’intera premessa del lavoro accademico. Questo non è solo plagio, è frode intellettuale.

5. Metodologia senza comprensione: copiare approcci senza capirli

Se chiedi a ChatGPT di scriverti la metodologia della ricerca e la inserisci senza capire cosa stai dicendo, ti ritroverai in difficoltà durante la discussione quando il relatore ti farà domande. E fidati, se ne accorgerà immediatamente.

Come dichiarare l’uso di ChatGPT nella tesi

Template di dichiarazione d’uso AI

Opzione 1 – Nella sezione “Ringraziamenti” o “Note metodologiche”:

“Durante la stesura di questa tesi ho utilizzato ChatGPT (versione GPT-4, OpenAI) come strumento di supporto per le seguenti attività: correzione grammaticale e stilistica, organizzazione preliminare dell’indice, traduzione di abstract in lingua inglese. Tutti i contenuti, le analisi, le interpretazioni e le conclusioni presenti in questo lavoro sono frutto della mia elaborazione personale. Le fonti bibliografiche sono state verificate autonomamente attraverso database accademici.”

Opzione 2 – Nota a piè di pagina nella sezione Metodologia:

“¹ Per la revisione linguistica di questo capitolo è stato utilizzato ChatGPT (OpenAI, 2024) come strumento di correzione grammaticale, senza alterare il contenuto concettuale originale elaborato dall’autore.”

Dove inserire la dichiarazione: Idealmente nella prefazione, nei ringraziamenti o in una sezione “Note metodologiche” prima dell’introduzione. Alcuni atenei richiedono un’appendice dedicata agli “Strumenti tecnologici utilizzati”.

I limiti nascosti di ChatGPT per la tesi (che nessuno ti dice)

Ora parliamo di qualcosa che pochi hanno il coraggio di dirti: ChatGPT non è stato progettato per scrivere tesi universitarie. È un modello linguistico generalista, brillante per conversazioni, email, brainstorming creativo, ma con limitazioni strutturali quando si tratta di lavoro accademico rigoroso. E se non conosci questi limiti, rischi di compromettere seriamente la qualità della tua tesi.

Il problema delle allucinazioni: quando l’AI inventa la realtà

Te l’ho già accennato, ma vale la pena approfondire perché questo è il rischio numero uno. ChatGPT genera testo che sembra credibile, ma non ha alcun meccanismo interno per verificare la veridicità di ciò che scrive. Quando gli chiedi una citazione, un dato statistico o un riferimento bibliografico, può inventarlo di sana pianta con una disinvoltura disarmante.

Caso reale documentato: Uno studente di Giurisprudenza alla Statale di Milano ha inserito nella tesi quattro sentenze della Cassazione “suggerite” da ChatGPT. Nessuna di queste sentenze esisteva realmente. Il relatore se ne è accorto durante la prima revisione, e lo studente ha dovuto riscrivere l’intero capitolo.

Questa tendenza alle “allucinazioni” non è un bug che verrà corretto presto: è una caratteristica intrinseca del modo in cui funzionano i modelli linguistici. ChatGPT predice la parola successiva più probabile in base ai pattern appresi durante l’addestramento, ma non verifica se ciò che sta generando corrisponde alla realtà.

La soluzione? Verifica manualmente ogni singola informazione fattuale che ChatGPT ti fornisce. Ogni citazione, ogni dato, ogni riferimento bibliografico deve essere controllato su fonti primarie o database accademici affidabili.

ChatGPT può essere un punto di partenza, mai un punto di arrivo. E questa distinzione può salvare la tua tesi dall’essere un castello costruito sulla sabbia.