Tesi di laurea come si fa: la guida pratica che ti serve

5 min di lettura

Ti senti sopraffatto solo al pensiero di iniziare la tesi di laurea? Se la domanda "tesi di laurea come si fa?" ti tormenta, sappi che sei in ottima compagnia. Secondo recenti statistiche, quasi il 40% degli studenti italiani vive un vero e proprio "blocco" all'inizio di questo percorso. La buona notizia è che non devi scalare un'unica, enorme montagna. Pensa piuttosto a un percorso a tappe, chiare e gestibili: si parte dalla scelta di un argomento che ti accende la curiosità, si passa a definire un piano di lavoro con il relatore e, infine, si arriva alla stesura dei primi capitoli.

Questa guida vuole essere la tua bussola per muovere i primi passi e trasformare il dubbio in un piano d'azione concreto, che tu stia studiando alla Bicocca di Milano o alla Federico II di Napoli.

📋 IN BREVE

In questo articolo scoprirai:

  • Come trasformare un interesse vago in un argomento di tesi solido e ben definito.
  • Le strategie per organizzare una ricerca bibliografica che funzioni, senza sprecare ore preziose.
  • Un metodo pratico per buttare giù l'indice e pianificare la scrittura, capitolo per capitolo.
  • Come affrontare l'analisi dei dati e presentare i risultati in modo chiaro e convincente.

⏱️ Tempo di lettura: 18 minuti

Alla fine avrai tutto quello che serve per pianificare e scrivere la tua tesi con maggiore sicurezza.

Questo schema è un po' come un albero decisionale: ti mostra il percorso ideale per avviare il tuo lavoro di ricerca, dall'idea iniziale fino alla pianificazione vera e propria.

Infographic about tesi di laurea come si fa

Come vedi, avere un'idea, un relatore e un piano sono i tre pilastri che ti garantiscono una partenza solida e ben organizzata. Senza, rischi di navigare a vista e perdere tempo prezioso.

Superare il blocco della pagina bianca e iniziare la tesi

L'ansia da pagina bianca colpisce tutti. Fidati, è un classico. Il problema, spesso, non è la mancanza di idee, ma il non sapere come trasformare quell'intuizione in un progetto nero su bianco. Mettere in moto la macchina della tesi significa prendere decisioni importanti che condizioneranno tutto il lavoro. Vedremo insieme come scegliere un argomento che ti appassioni sul serio (fondamentale per non mollare a metà), come trovare il relatore giusto per te e come costruire un cronoprogramma realistico che non ti faccia venire un esaurimento.

Da dove partire concretamente

Il primo ostacolo, il più delle volte, è puramente mentale. Smettila di pensare alla tesi come a un muro invalicabile. Immaginala, piuttosto, come una serie di piccoli compiti da spuntare da una lista. Da dove iniziare? Semplice: da quello che ti incuriosisce di più nel tuo campo di studi. Non serve avere già il titolo perfetto, basta un'area di interesse.

Mettiamo il caso di uno studente di Economia a Bologna, affascinato dai temi della sostenibilità. Un'idea di partenza potrebbe essere "economia circolare". È un po' generica, vero? Da qui, si può iniziare a stringere il cerchio: "L'economia circolare nel settore tessile italiano". Molto meglio. Così l'argomento diventa specifico e molto più gestibile.

Il blocco dello scrittore è un nemico comune, ma non è affatto invincibile. Se senti di essere bloccato, abbiamo preparato dei consigli pratici nella nostra guida su come superare il blocco dello scrittore nella tesi.

Le statistiche sui percorsi accademici italiani, come quelle riportate da AlmaLaurea, parlano chiaro: la causa principale del blocco iniziale è quasi sempre la difficoltà nel definire un argomento di ricerca preciso.

Superare questo momento di stallo non è solo una questione di aspettare l'ispirazione divina, ma di avere un metodo. Usare le strategie e gli strumenti giusti può fare la differenza tra rimanere fermi per settimane e procedere spediti. Piattaforme come Tesify, ad esempio, ti aiutano proprio in questo: puoi organizzare le idee e avviare la ricerca bibliografica in modo strutturato, trasformando l'ansia in produttività.


In sintesi, questa sezione ti ha mostrato:

  • Perché il "blocco" iniziale è normale: È un'esperienza comune a moltissimi studenti.
  • L'importanza di un metodo: Avere un piano d'azione è più efficace dell'attesa dell'ispirazione.
  • Come partire: Inizia da un'area di interesse generica e rendila specifica passo dopo passo.

Definire l'argomento e strutturare l'indice: le fondamenta della tua tesi

La scelta dell'argomento è, senza mezzi termini, il momento più delicato di tutto il percorso. Pensa a quando si costruisce una casa: se le fondamenta sono solide, tutto il resto viene su meglio e senza intoppi. Spesso, però, l'entusiasmo iniziale porta a scegliere temi affascinanti ma sconfinati, e ci si ritrova a navigare in un oceano di informazioni senza bussola.

Un tavolo con quaderni, penne e un laptop, che simboleggia la fase di pianificazione della tesi.

La vera sfida, credimi, non è trovare un'idea, ma saperla trasformare in una domanda di ricerca precisa e ben delimitata. Vediamo insieme come passare da un interesse generico a un quesito specifico che darà una direzione chiara e sicura a tutto il tuo lavoro di ricerca.

Dall'idea generale al focus: la tecnica dell'imbuto

Mettiamo caso tu voglia scrivere un elaborato finale sull'intelligenza artificiale nel marketing. Ottimo spunto, ma è un universo. Potresti scriverci un'enciclopedia intera! Il trucco sta nell'applicare quella che noi di Tesify chiamiamo "tecnica dell'imbuto", stringendo il campo passo dopo passo.

Facciamo un esempio concreto. Partiamo da un'idea ampia:

  1. Idea generale: "Intelligenza artificiale nel marketing".
  2. Primo restringimento: "Come viene usata l'AI nell'e-commerce?".
  3. Secondo restringimento: "L'uso degli algoritmi di raccomandazione AI negli e-commerce di moda".
  4. Definizione finale: "Qual è l'impatto degli algoritmi di raccomandazione AI sulle strategie di acquisto online nel settore del fast fashion italiano?".

Ecco, ora sì che abbiamo un argomento gestibile, specifico e analizzabile. È cruciale trovare un equilibrio tra un tema che ti appassiona e uno che sia concretamente realizzabile con il tempo e le risorse che hai. Se cerchi altri spunti, dai un'occhiata alla nostra guida su come scegliere l'argomento della tesi.

Un argomento di tesi ben definito non solo ti semplifica la vita nella fase di ricerca, ma ti aiuta a restare motivato. Quando sai esattamente qual è la meta, è molto più facile superare gli ostacoli del viaggio.

Costruire un indice provvisorio: la tua mappa

Una volta che hai definito l'argomento, il prossimo passo è buttare giù un indice provvisorio. Non devi vederlo come qualcosa di definitivo, scolpito nella pietra. Pensa a lui come alla tua bussola personale, una mappa che ti guiderà durante la ricerca e la stesura.

Questo primo indice serve a dare una struttura logica ai tuoi pensieri e a spezzettare il lavoro in blocchi più piccoli e gestibili: i capitoli. Di solito, una buona bozza di indice comprende:

  • Introduzione: Qui presenti l'argomento, la domanda di ricerca e spieghi come hai organizzato il lavoro.
  • Capitoli centrali: In genere 2-3 capitoli che formano il cuore della tesi. Il primo è spesso dedicato alla rassegna della letteratura (il cosiddetto "stato dell'arte"), mentre i successivi si concentrano sulla tua analisi o sulla ricerca sul campo.
  • Conclusioni: Il momento in cui tiri le somme, rispondi alla domanda iniziale e magari proponi spunti per ricerche future.
  • Bibliografia e Appendici: Le sezioni finali per tutte le fonti che hai consultato e per eventuali materiali extra.

L'indice ti aiuterà a non perdere la rotta e, cosa non da poco, a mostrare subito al tuo relatore che hai una visione chiara del progetto.

💡 Consiglio Tesify
Strumenti come Tesify possono essere molto utili in questa fase. La nostra piattaforma ti permette di creare e modificare la struttura della tesi in modo dinamico, organizzando le idee con flessibilità e adattando l'indice man mano che la ricerca procede.

La scelta della metodologia di ricerca

Un altro punto fondamentale da chiarire subito con il relatore è la metodologia. La tua sarà una tesi compilativa o di ricerca? Che approccio userai: qualitativo, quantitativo o un mix dei due?

  • Approccio Quantitativo: Si basa su numeri, dati e analisi statistiche. È la scelta giusta se vuoi misurare un fenomeno, per esempio analizzando i risultati di un sondaggio distribuito a centinaia di persone.
  • Approccio Qualitativo: Si concentra sulla comprensione profonda di un fenomeno, analizzando testi, interviste o casi di studio. È perfetto per esplorare le motivazioni dietro certi comportamenti.
  • Approccio Misto: Come dice il nome, combina i due metodi per darti una visione a 360 gradi.

La scelta dipende solo dalla tua domanda di ricerca e dalle risorse che hai. Concordare subito la metodologia con il relatore ti salverà dal dover rifare il lavoro da capo più avanti, un errore che può costare tempo preziosissimo.


Checklist di validazione del tuo argomento
Prima di buttarti a capofitto nella ricerca, rispondi sinceramente a queste domande. Se la risposta è "sì" a tutte, sei sulla strada giusta.

  • L'argomento mi interessa davvero e mi sento motivato ad approfondirlo?
  • È abbastanza specifico da poter essere trattato in modo esauriente?
  • Ci sono abbastanza fonti accademiche a disposizione?
  • La metodologia di ricerca che ho in mente è fattibile con il tempo e i mezzi che ho?
  • Il mio relatore ha dato il suo ok all'argomento e alla struttura iniziale?


In sintesi, questa sezione ti ha mostrato:

  • Come definire l'argomento: Usa la "tecnica dell'imbuto" per passare da un'idea generale a una domanda di ricerca specifica.
  • L'importanza dell'indice provvisorio: È la tua mappa per non perdere la rotta durante la scrittura.
  • Come scegliere la metodologia: Valuta l'approccio (qualitativo, quantitativo o misto) più adatto al tuo progetto di ricerca.

Condurre una ricerca bibliografica efficace e mirata

Una volta messo a fuoco l'argomento, si entra in quella che per molti è la fase più ostica: la ricerca bibliografica. Diciamolo subito, non si tratta semplicemente di "trovare qualche articolo". Questo è il momento in cui si gettano le fondamenta teoriche su cui poggerà l'intero edificio della tua tesi. Una ricerca solida e pertinente è ciò che distingue un buon lavoro da uno mediocre.

Una persona seduta a una scrivania con un laptop aperto e circondata da libri, che rappresenta la ricerca bibliografica.

Molti studenti, lo vediamo di continuo, si perdono qui. Finiscono per accumulare decine e decine di PDF sul desktop, senza una vera strategia. L'obiettivo, però, non è leggere tutto quello che trovi, ma leggere bene e in modo mirato. Vediamo insieme come trasformare questa fase da un incubo caotico a un processo produttivo.

Dove trovare le fonti accademiche giuste

La prima regola è sapere dove guardare. Google va benissimo per farsi un'idea generale, ma per un elaborato finale di livello serve un arsenale più potente e, soprattutto, più autorevole. Per fortuna, le università italiane, dal Politecnico di Torino all'Università di Pisa, mettono a disposizione degli studenti l'accesso gratuito a database accademici di prim'ordine.

Di solito, basta accedere tramite il portale del tuo ateneo. Questi sono gli strumenti che non possono mancare nel tuo kit:

  • Google Scholar: Il punto di partenza ideale. È perfetto per una prima esplorazione e per capire quali sono gli articoli più citati (e quindi più influenti) nel tuo campo.
  • Scopus e Web of Science: Questi sono i pesi massimi. Contengono milioni di articoli peer-reviewed (cioè revisionati da altri esperti del settore), che rappresentano una garanzia di qualità altissima.
  • JSTOR: Se la tua tesi è in ambito umanistico o sociale, JSTOR è una miniera d'oro. Offre un archivio sterminato di riviste accademiche, anche storiche.

Una volta dentro queste piattaforme, gioca con le parole chiave. Non fermarti alla prima ricerca, ma sperimenta diverse combinazioni legate al tuo argomento per scovare le gemme nascoste.

Valutare l'autorevolezza di una fonte

Ok, hai trovato un articolo che sembra perfetto. Ma come puoi essere sicuro che sia affidabile? Ricorda: non tutte le fonti nascono uguali. La tua tesi deve basarsi su materiale scientificamente solido.

Un errore che vediamo commettere troppo spesso è citare fonti deboli, come blog personali o articoli di magazine online. Un passo falso del genere può compromettere seriamente la credibilità di tutto il tuo lavoro agli occhi della commissione.

Per non cadere in questa trappola, impara a riconoscere le fonti che contano:

  • Articoli scientifici peer-reviewed: Sono il gold standard. Il processo di revisione tra pari assicura che il contenuto sia stato vagliato e approvato da altri esperti.
  • Monografie accademiche: Si tratta di libri scritti da studiosi affermati e pubblicati da case editrici universitarie di prestigio (pensa a Il Mulino, Carocci Editore, FrancoAngeli).
  • Atti di convegni: Contengono le ricerche più recenti presentate durante conferenze scientifiche. Sono ottimi per essere aggiornati sugli ultimi sviluppi del tuo settore.

Sii sempre critico, soprattutto con quello che trovi online. Chiediti: chi ha scritto questo testo? Qual è l'obiettivo del sito? Le informazioni sono supportate da dati e altre fonti verificabili?

💡 Consiglio Tesify
Invece di perdere decine di ore a setacciare manualmente i database, prova la nostra funzione di ricerca potenziata dall'AI. Inserisci il tuo argomento e in pochi secondi otterrai un elenco ragionato di fonti pertinenti e già verificate, pronte per essere usate nella tua tesi.

Costruire una rassegna della letteratura critica

La rassegna della letteratura, o "stato dell'arte", non è un elenco della spesa di riassunti. È una discussione critica e ragionata di ciò che gli altri hanno già detto sul tuo argomento. Il tuo scopo è duplice: dimostrare di padroneggiare la materia e identificare un "buco", una lacuna nella ricerca esistente che la tua tesi andrà a colmare.

Per farlo bene, evita la classica formula "Rossi (2019) dice che…". Piuttosto, fai dialogare le fonti tra loro:

  1. Sintetizza: Raggruppa gli autori che la pensano in modo simile.
  2. Analizza: Metti in luce le differenze, le contraddizioni e i punti di contatto tra i vari studi.
  3. Critica: Valuta i punti di forza e di debolezza delle ricerche che hai letto.
  4. Posizionati: Spiega chiaramente come il tuo lavoro si inserisce in questo dibattito. Cosa aggiunge di nuovo? Quale prospettiva originale offre?

Un buon trucco è creare una sorta di bibliografia commentata mentre leggi. Per ogni fonte, annota la tesi centrale, la metodologia usata e, soprattutto, come si collega al tuo progetto. Questo ti aiuterà a costruire una narrazione coerente e a non perderti. Per approfondire, dai un'occhiata alla nostra guida completa alla ricerca bibliografica per la tesi.


Checklist per una ricerca bibliografica efficace

  • Ho definito una lista di parole chiave (e loro varianti) per la ricerca.
  • Ho esplorato almeno 3 database accademici diversi (es. Scopus, Google Scholar, JSTOR).
  • Ho controllato che le fonti principali siano peer-reviewed o pubblicate da editori accademici riconosciuti.
  • Ho messo ordine tra i materiali raccolti (in cartelle o usando un software di gestione bibliografica).
  • Ho iniziato a scrivere appunti critici sulle fonti per costruire lo stato dell'arte.


In sintesi, questa sezione ti ha mostrato:

  • Dove cercare le fonti: Utilizza database accademici come Scopus e Google Scholar.
  • Come valutare le fonti: Dai priorità ad articoli peer-reviewed e monografie accademiche per garantire l'autorevolezza.
  • Come costruire la letteratura: Non riassumere, ma analizza criticamente e metti in dialogo gli autori per posizionare il tuo lavoro.

Mettere in pratica la metodologia e analizzare i dati raccolti

Eccoci arrivati a una delle fasi che, lo sappiamo per esperienza, mette più in ansia gli studenti: la metodologia e l'analisi dei dati. Se vieni da una facoltà umanistica, parole come "analisi quantitativa" o "software statistico" possono suonare come un incubo. Ma c'è una buona notizia: è molto più semplice di quanto immagini. Con l'approccio giusto, questa sezione non sarà un ostacolo, ma il cuore pulsante del tuo lavoro.

Grafici e dati su uno schermo, simbolo dell'analisi dei dati per una tesi.

In questa parte del percorso, abbandoniamo la teoria e ci sporchiamo le mani. Ti mostreremo, con esempi concreti, come trasformare quei dati grezzi che hai faticosamente raccolto in risultati che hanno un senso, collegandoli sempre alla domanda di ricerca che ti sei posto all'inizio.

Scegliere l'approccio giusto: qualitativo o quantitativo?

La prima vera scelta da fare è tra due mondi che sembrano opposti: l'analisi qualitativa e quella quantitativa. Mettiamo subito in chiaro una cosa: non esiste un approccio migliore dell'altro, ma solo quello più adatto a rispondere alla tua specifica domanda di ricerca.

  • Analisi Qualitativa: Qui ci si concentra sul "perché" e sul "come". È l'ideale se vuoi esplorare un fenomeno in profondità. Immagina una tesi in sociologia all'Università di Bologna: potresti fare interviste semi-strutturate a un piccolo gruppo di persone per capire le loro esperienze dirette. L'obiettivo non è ottenere un dato generalizzabile, ma una comprensione profonda di quel contesto specifico.

  • Analisi Quantitativa: Questo approccio si nutre di numeri e statistiche per misurare un fenomeno e scovare trend su larga scala. L'esempio classico è una tesi in economia alla Bocconi, dove potresti analizzare i dati di un sondaggio distribuito a centinaia di consumatori per verificare una precisa ipotesi di mercato.

La decisione dipende totalmente da cosa vuoi scoprire. Vuoi esplorare le sfumature di un'esperienza umana? Scegli il qualitativo. Vuoi testare un'ipotesi su un campione ampio? Il quantitativo è la tua strada. Per schiarirti le idee, dai un'occhiata alla nostra guida completa sulla metodologia di ricerca per la tesi, ti aiuterà a scegliere con più sicurezza.

Gli strumenti del mestiere: dal foglio di calcolo ai software specifici

Una volta definito l'approccio, ti servono gli attrezzi giusti per analizzare i dati. Non devi essere un programmatore né un esperto di statistica per riuscirci; spesso, le soluzioni più semplici sono anche le più efficaci.

Per un'analisi di base, soprattutto per una tesi triennale, Microsoft Excel (o il suo cugino gratuito, Google Sheets) è quasi sempre più che sufficiente. Ti permette di creare tabelle, grafici e calcolare statistiche descrittive (medie, mediane, deviazioni standard) in modo davvero intuitivo.

Se invece la tua tesi richiede analisi statistiche un po' più spinte, potresti dover usare software specifici. Vediamo i più comuni nelle università italiane.

Software Percentuale di utilizzo (laureandi) Facoltà consigliate Livello di difficoltà
SPSS 45% Psicologia, Sociologia, Scienze Politiche Basso
R 25% Statistica, Economia, Biologia Medio-Alto
Stata 15% Economia, Scienze Sociali Medio
Python (con librerie) 10% Informatica, Ingegneria, Data Science Alto
Excel (avanzato) 5% Amministrazione, Marketing (analisi di base) Basso

Come vedi, SPSS è molto diffuso nelle facoltà di psicologia e scienze politiche perché ha un'interfaccia grafica che lo rende facile da usare. Al contrario, R o Python sono potentissimi e gratuiti, ma richiedono una base di programmazione e sono lo standard nelle facoltà scientifiche ed economiche. La scelta dipende molto dalle richieste del tuo corso di laurea e del relatore.

💡 Consiglio da Tesify
Non farti bloccare da questi nomi. Prima di tutto, chiedi al tuo relatore. Poi, contatta la biblioteca di ateneo: moltissime università italiane offrono licenze gratuite o corsi introduttivi proprio su questi strumenti. Approfittane!

Interpretare i risultati con onestà intellettuale

Questa è la parte più delicata. Hai i tuoi dati, i grafici, le tabelle. E adesso? L'errore più comune è quello di "forzare" i risultati per farli combaciare a tutti i costi con l'ipotesi di partenza. La ricerca, anche quella per un elaborato finale, richiede prima di tutto onestà intellettuale.

Un risultato che smentisce la tua ipotesi iniziale non è un fallimento. Anzi, spesso è molto più interessante perché apre la strada a nuove riflessioni. Dimostra un approccio critico e maturo, qualità molto apprezzata in sede di discussione.

Collega sempre ogni risultato alla tua domanda di ricerca. Chiediti: "Cosa mi sta dicendo questo numero in relazione al problema che sto studiando?". Presenta i dati in modo chiaro e ordinato, usando grafici e tabelle con didascalie che spiegano cosa si sta guardando. Non dare nulla per scontato: guida il lettore.

Negli ultimi anni, la capacità di analizzare dati è diventata sempre più centrale. Secondo il Rapporto AlmaLaurea, il 55,1% dei laureati in ingegneria industriale e dell’informazione ha svolto attività di analisi statistica per la tesi. Questo dato scende al 31,7% per i laureati letterario-umanistici, ma dimostra comunque come queste competenze stiano diventando importanti in quasi tutti i campi.


Checklist per l'analisi dei dati

  • Ho scelto la metodologia (qualitativa/quantitativa) che meglio risponde alla mia domanda di ricerca.
  • Ho individuato i software che mi servono (es. Excel, SPSS).
  • Ho "pulito" i dati grezzi, controllando che non ci siano errori o valori mancanti.
  • Ho organizzato i risultati in grafici e tabelle chiare e ben numerate.
  • Ho interpretato ogni risultato in modo oggettivo, collegandolo alla letteratura che ho studiato.
  • Ho discusso le implicazioni dei miei risultati, anche e soprattutto di quelli inaspettati.


In sintesi, questa sezione ti ha mostrato:

  • Come scegliere l'approccio: Qualitativo per esplorare in profondità, quantitativo per misurare su larga scala.
  • Quali strumenti usare: Da Excel per analisi di base a software specifici come SPSS, in base alle esigenze della tua ricerca.
  • Come interpretare i dati: Mantieni sempre l'onestà intellettuale e collega ogni risultato alla tua domanda di ricerca.

Dalla bozza alla consegna: scrivere e perfezionare la tesi

Eccoci al momento della verità. La ricerca è fatta, i dati sono raccolti, e ora ti trovi di fronte allo schermo vuoto. È la fase che spaventa di più, ma è anche quella in cui tutto il tuo duro lavoro finalmente prende forma. Non si tratta solo di riempire pagine, ma di costruire un'argomentazione solida, un discorso che scorre e che sia impeccabile dal punto di vista formale, dalla prima all'ultima parola.

In questa fase, organizzazione e gestione del tempo diventano i tuoi migliori alleati. Vediamo insieme come mantenere uno stile accademico senza risultare noiosi, come maneggiare le fonti per non inciampare nel plagio (neanche quello involontario!) e come affrontare la revisione finale senza farsi sopraffare dall'ansia.

Affrontare la stesura, un capitolo alla volta

Ti sveliamo un segreto che pochi dicono: l'introduzione è l'ultima cosa da scrivere. Può sembrare un paradosso, ma è la strategia più efficace. Solo quando avrai completato tutto il resto avrai una visione d'insieme così chiara da poter presentare il tuo lavoro in modo convincente, illustrando obiettivi e struttura con la massima precisione.

Parti dal cuore della tua ricerca: i capitoli centrali. Inizia con la rassegna della letteratura, il cosiddetto "stato dell'arte". Poi dedicati ai capitoli in cui descrivi la metodologia che hai seguito e, soprattutto, presenti i risultati che hai ottenuto. A questo punto, potrai scrivere un'introduzione e delle conclusioni che facciano da cornice perfetta al tuo elaborato.

Scrivere non è quasi mai un processo lineare. Ti capiterà di saltare da un paragrafo all'altro, di tornare indietro, di riscrivere intere pagine. Non vederlo come un intoppo, ma come la normale evoluzione del pensiero che si affina e prende forma sulla carta.

Citazioni e bibliografia: la tua assicurazione contro il plagio

Il plagio è il terrore di ogni studente, e a ragione. Per starne alla larga, la regola è una sola: citare con precisione ogni singola fonte che hai consultato, nel rispetto delle normative universitarie. Ormai le università italiane utilizzano software antiplagio molto sofisticati, quindi la precisione è d'obbligo.

Gli stili di citazione più diffusi in Italia sono principalmente due:

  • APA (American Psychological Association): Molto comune in psicologia, sociologia e scienze sociali. Prevede una citazione breve nel testo (Autore, Anno) e una bibliografia finale dettagliata.
  • Chicago: È lo standard in molte discipline umanistiche. Offre due opzioni: note a piè di pagina con bibliografia o il sistema autore-data, simile all'APA.

Qualunque stile tu scelga, l'importante è la coerenza. Parlane con il tuo relatore e poi applicalo in modo rigoroso dal primo all'ultimo capitolo.

💡 Il consiglio di Tesify
Gestire a mano decine di fonti è un lavoro che ti espone a un rischio altissimo di errori. Con la funzione Smart Citazioni di Tesify, puoi inserire le citazioni mentre scrivi digitando semplicemente "@". La piattaforma formatta in automatico sia la citazione nel testo sia la voce in bibliografia secondo lo stile che hai impostato, facendoti risparmiare ore preziose e garantendoti un risultato perfetto.

La revisione: l’arte di rileggere con occhi nuovi

Hai scritto l'ultima parola? Ottimo, ma il lavoro non è ancora finito. Anzi, ora comincia una delle fasi più delicate: la revisione. Consegnare la prima stesura è un errore da non fare mai.

  1. Lascia "riposare" il testo. Finito di scrivere, prenditi una pausa di qualche giorno. Allontanarti dal testo ti permetterà di rileggerlo con uno sguardo più critico, scovando refusi e passaggi poco chiari che prima non notavi.
  2. Accogli i suggerimenti del relatore. Le correzioni che ti vengono proposte non sono critiche al tuo operato, ma indicazioni preziose per rendere la tesi ancora migliore. Sfruttale al massimo.
  3. Usa gli strumenti giusti. Un buon correttore ortografico e grammaticale è il tuo primo alleato per una pulizia generale del testo.

Ricorda che molte università offrono servizi di supporto. L’Università degli Studi di Milano-Bicocca, ad esempio, ha un servizio di supporto statistico che ha già aiutato più di 1.200 studenti. Informati su queste iniziative di supporto per laureandi offerte dall'ateneo milanese e da altre istituzioni.

Impaginazione: anche l’occhio vuole la sua parte

Una tesi ben impaginata fa subito una buona impressione, comunica professionalità e rispetto per il lavoro svolto. Ogni facoltà ha le sue regole, ma ci sono alcuni standard quasi universali.

  • Carattere: Scegli un font leggibile e classico come Times New Roman (12 pt) o Arial (11 pt).
  • Margini: Di solito si impostano a 2,5 cm o 3 cm per lato, per garantire una rilegatura pulita.
  • Interlinea: Usa l'interlinea 1,5. Rende il testo molto più leggibile e meno denso.
  • Numeri di pagina: Non dimenticarli mai. Solitamente vanno inseriti in basso, a destra o al centro.

Consulta sempre il sito del tuo corso di laurea per le linee guida ufficiali e non aspettare l'ultimo giorno per occupartene!


Checklist finale prima della consegna

  • Ho riletto l'intera tesi almeno due volte, a distanza di qualche giorno l'una dall'altra.
  • C'è coerenza logica tra l'introduzione, lo svolgimento e le conclusioni.
  • Ogni citazione nel testo corrisponde a una voce in bibliografia (e viceversa).
  • Ho passato il testo a un correttore ortografico e grammaticale.
  • Il documento è formattato secondo le regole del mio ateneo (margini, font, interlinea).
  • L'indice è aggiornato e i numeri di pagina sono corretti.
  • Ho salvato una copia definitiva in formato PDF/A, come richiesto da molte segreterie studenti.


In sintesi, questa sezione ti ha mostrato:

  • Come affrontare la stesura: Parti dai capitoli centrali e scrivi l'introduzione per ultima.
  • Come gestire le fonti: Usa uno stile di citazione coerente (es. APA, Chicago) per evitare il plagio.
  • L'importanza della revisione: Rileggi, accetta i feedback e cura l'impaginazione per un lavoro impeccabile.

📚 Risorse Correlate

Per approfondire alcuni degli argomenti trattati, ecco altri articoli dal nostro blog che potrebbero esserti utili:

FAQ: I dubbi più comuni sulla scrittura della tesi

Eccoci arrivati in fondo a questa guida. È del tutto normale, a questo punto, avere ancora qualche domanda specifica che ti frulla per la testa. Sono i classici dubbi che emergono quando si è nel pieno del lavoro, con le mani in pasta. Abbiamo raccolto qui le domande più frequenti che ci vengono poste dagli studenti, con risposte pratiche e dirette per spazzare via le ultime incertezze.

Quanto tempo ci vuole davvero per scrivere una tesi triennale?

Parliamoci chiaro: per una tesi triennale, un arco di tempo realistico va dai 3 ai 6 mesi. Questo non è un numero a caso, ma il tempo necessario per fare le cose per bene e senza affanno, coprendo tutte le fasi: dalla ricerca delle fonti alla stesura vera e propria, fino alle indispensabili revisioni con il relatore. Ovviamente, ogni tesi è un mondo a sé. La tempistica può allungarsi se l'argomento è particolarmente ostico o se devi fare ricerca sul campo.

Aiuto, il relatore non mi risponde! Che faccio?

È una situazione frustrante e, purtroppo, più comune di quanto immagini. La prima regola è: niente panico. Invia una mail di sollecito, sempre gentile e professionale. Un piccolo trucco è proporre già un paio di date per un incontro, così da facilitargli la risposta. Se dopo una settimana ancora non hai notizie, prova a contattare il correlatore, se c'è. Se anche questo tentativo va a vuoto, allora è il momento di rivolgerti alla segreteria didattica o al coordinatore del tuo corso di laurea. Spiega la situazione con calma; loro sapranno come aiutarti.

Posso cambiare l'argomento della tesi in corso d'opera?

Sì, puoi. Ma attenzione: è una decisione da ponderare molto bene. Il primo passo, imprescindibile, è parlarne a cuore aperto con il relatore, spiegando perché vuoi cambiare. Cambiare completamente argomento significa, nella maggior parte dei casi, ripartire da zero. Spesso, la soluzione migliore è un compromesso: invece di stravolgere tutto, prova a modificare o a restringere il campo dell'argomento attuale.

Qual è la differenza tra bibliografia e sitografia?

Questa è una distinzione semplice ma cruciale per un lavoro formalmente impeccabile.

  • La bibliografia è l'elenco delle fonti "classiche" e autorevoli: libri, articoli su riviste scientifiche, saggi, atti di convegni.
  • La sitografia è l'elenco specifico di tutto ciò che hai trovato sul web: siti istituzionali, report online, articoli di blog accademici, documenti in PDF.
    Oggi, è molto comune trovare un'unica sezione finale intitolata "Bibliografia e sitografia". L'importante è mantenere la coerenza nel modo in cui citi le fonti.

Conclusione: Il tuo percorso verso la laurea

Scrivere la tesi di laurea è una maratona, non uno sprint. Come hai visto, la chiave è scomporre il processo in passi più piccoli e gestibili.

Cosa hai imparato da questa guida:

  • Partire con il piede giusto: Scegliere un argomento specifico e creare un indice provvisorio sono le fondamenta del tuo lavoro.
  • Ricerca efficace: Utilizzare database accademici e valutare criticamente le fonti è essenziale per la credibilità della tua tesi.
  • Metodologia e analisi: Che sia qualitativa o quantitativa, la metodologia deve essere funzionale alla tua domanda di ricerca e i dati interpretati con onestà.
  • Scrittura e revisione: Affronta la stesura un capitolo alla volta e dedica tempo alla revisione per un risultato professionale e privo di errori.

Ora hai una mappa chiara e tutti gli strumenti per affrontare questo percorso con maggiore sicurezza. Il prossimo passo? Scegliere la prima, piccola azione da compiere oggi stesso.

Hai superato il blocco dello scrittore, hai un piano e stai scrivendo, ma senti che potresti fare di meglio e in meno tempo? Tesify è nato proprio per questo. Con il nostro Relatore AI e gli Smart Tools, puoi dare una marcia in più al tuo testo, generare citazioni perfette in un attimo e ricevere suggerimenti mirati per ogni capitolo.

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