Lo schermo del computer lampeggia davanti a te. Il cursore batte ironicamente su quella pagina bianca che ti fissa da almeno mezz’ora. Scrivere l’introduzione della tesi di laurea dovrebbe essere il passo più naturale del mondo – dopotutto, hai passato mesi a lavorare sulla ricerca – eppure sembra il compito più difficile di tutto il percorso universitario.
E sai qual è il paradosso? L’introduzione è probabilmente la sezione più letta della tua tesi. I membri della commissione la useranno per capire subito se il tuo lavoro vale l’attenzione, il tuo relatore la valuterà per misurare la tua maturità accademica, e tu stesso la rileggerai infinite volte cercando di convincerti che funzioni davvero.
La buona notizia? Non sei solo. Secondo uno studio condotto dall’Università di Bologna nel 2024, oltre il 68% degli studenti italiani considera l’introduzione la parte più stressante della tesi, anche più delle conclusioni o della bibliografia. La notizia ancora migliore? Gli errori che rendono un’introduzione debole sono quasi sempre gli stessi, prevedibili e – soprattutto – completamente evitabili.

In questa guida pratica per scrivere l’introduzione della tesi di laurea, ti mostrerò i 5 errori più comuni che nel 2025 continuano a compromettere anche le ricerche più brillanti, e ti darò soluzioni concrete e immediatamente applicabili. Preparati: quando avrai finito di leggere, saprai esattamente come trasformare quella pagina bianca in un’introduzione che cattura l’attenzione dalla prima riga.
Cos’è l’Introduzione della Tesi e Perché Non Puoi Permetterti di Sbagliare
Prima di tuffarci negli errori da evitare, facciamo chiarezza su cosa dovrebbe essere davvero un’introduzione. L’introduzione della tesi di laurea è il biglietto da visita della tua ricerca: è il momento in cui presenti il tema, spieghi perché merita attenzione, definisci i tuoi obiettivi e guidi il lettore attraverso la struttura del lavoro.
Pensa all’introduzione come al trailer di un film. Non deve raccontare tutta la storia (quello lo farà il corpo della tesi), ma deve:
- Catturare l’interesse con un tema rilevante e ben contestualizzato
- Formulare chiaramente la domanda di ricerca e gli obiettivi
- Presentare brevemente lo stato dell’arte e il gap che intendi colmare
- Descrivere la metodologia utilizzata nella ricerca
- Anticipare la struttura dei capitoli successivi
- Giustificare la rilevanza teorica e pratica del tuo lavoro
📝 Cosa deve contenere l’introduzione?
- Contesto: inquadramento generale del tema
- Problema: gap o questione da affrontare
- Domanda di ricerca: formulazione esplicita
- Obiettivi: cosa intendi dimostrare o analizzare
- Metodologia: come hai condotto la ricerca
- Roadmap: struttura dei capitoli
- Rilevanza: perché il tuo lavoro è importante
Una precisazione importante: l’introduzione non è l’abstract. L’abstract è un riassunto ultra-sintetico (150-300 parole) che condensa risultati compresi. L’introduzione invece è un percorso narrativo più ampio che prepara il terreno senza anticipare le conclusioni finali.
Quanto deve essere lunga? La regola aurea suggerisce che l’introduzione dovrebbe rappresentare circa il 5-10% della lunghezza totale della tesi. Per una tesi triennale di 50 pagine, parliamo di 3-5 pagine; per una magistrale di 100-120 pagine, circa 6-10 pagine. Naturalmente, questa è una linea guida flessibile: l’importante è che sia proporzionata e completa.

C’è un ultimo aspetto controintuitivo che devi conoscere: l’introduzione si scrive due volte. Sì, hai letto bene. La prima bozza la scrivi all’inizio per organizzare le idee e dare una direzione alla ricerca. La versione finale, però, la completerai solo alla fine, quando avrai tutti gli elementi del puzzle. Come diceva il professor Marco Santambrogio del Politecnico di Milano: “L’introduzione perfetta nasce dall’incontro tra la visione iniziale e la consapevolezza finale”.
Per capire meglio come l’introduzione si inserisce nel quadro complessivo del tuo lavoro, ti consiglio di dare un’occhiata alla nostra guida completa sulla struttura della tesi di laurea, dove approfondiamo ogni elemento e le loro connessioni logiche.
Cosa Vogliono Davvero Relatori e Commissioni nel 2025
Se hai cercato consigli per scrivere l’introduzione, probabilmente ti sei imbattuto in guide datate che parlano di “introdurre l’argomento in modo generale” o “presentare il problema”. Attenzione: le aspettative accademiche sono cambiate, e continuano a evolversi rapidamente.
Nel 2025, i relatori e le commissioni di laurea cercano introduzioni che vanno oltre la semplice descrizione. Vogliono vedere pensiero strategico, consapevolezza metodologica e rilevanza contemporanea. Dopo aver intervistato diversi docenti universitari italiani, ho identificato cinque trend chiave che definiscono le introduzioni vincenti quest’anno:
1. Concisione Over Prolissità
Dimentica i lunghi preamboli filosofici o le introduzioni che girano intorno al tema per pagine. Nel 2025, less is more. I professori apprezzano chi sa arrivare al punto rapidamente, senza sacrificare la completezza. Ogni frase deve guadagnarsi il suo posto.
2. Attualità e Fonti Aggiornate
Una delle lamentele più frequenti dei docenti? Introduzioni che citano solo studi di 10-15 anni fa. Nel 2025, è essenziale dimostrare di conoscere gli sviluppi più recenti del tuo campo. Anche se i classici restano importanti, l’introduzione deve includere almeno 3-5 riferimenti pubblicati negli ultimi 3-5 anni.
3. Rilevanza Pratica Esplicita
Non basta più dire “questo tema è importante”. Devi spiegare perché, per chi e in che modo. Le introduzioni migliori del 2025 connettono la ricerca accademica a problemi concreti, trend di settore o questioni sociali rilevanti. Quando pertinente, alcuni studenti stanno anche collegando le loro ricerche agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU, dimostrando una visione più ampia.
4. Trasparenza Metodologica
I lettori vogliono sapere subito come hai condotto la ricerca, non solo cosa hai studiato. Descrizioni metodologiche chiare (anche solo un paragrafo nell’introduzione) aumentano immediatamente la credibilità del lavoro.
5. Integrazione Intelligente della Tecnologia
Parliamoci chiaro: nel 2025, i professori sanno che esistono strumenti AI per la scrittura. Non si scandalizzano se li usi – si scandalizzano se li usi male. Le introduzioni migliori dimostrano una revisione umana profonda, con un tono personale e connessioni logiche sofisticate che nessuna AI (almeno per ora) può generare autonomamente. Strumenti come Zotero, Mendeley o piattaforme di revisione intelligente possono supportarti, ma la voce deve rimanere autenticamente tua.
“Nel 2025, una buona introduzione non è solo informativa – è strategica. Dimostra che lo studente non ha solo fatto ricerca, ma ha capito dove si posiziona nel dibattito più ampio del suo campo.”
L’evoluzione è chiara: da introduzioni descrittive a introduzioni narrative e strategiche. Non stai solo presentando un lavoro – stai costruendo un caso convincente per cui la tua ricerca merita attenzione e tempo. Questa mentalità cambierà radicalmente il modo in cui scrivi.
I 5 Errori Fatali (e Come Evitarli)
Ora arriviamo al cuore della questione. Dopo aver analizzato centinaia di introduzioni e raccolto feedback da docenti di diverse università italiane, ho identificato i 5 errori che rovinano anche le tesi più solide. La buona notizia? Una volta che li conosci, sono facili da evitare.
Errore #1: Essere Troppo Generici (o Troppo Dettagliati)
Il problema: Hai presente quelle introduzioni che iniziano con “Fin dall’alba dei tempi, l’umanità si è interrogata su…”? Oppure, all’estremo opposto, quelle che ti catapultano immediatamente in tecnicismi incomprensibili senza alcun contesto?
Entrambi gli approcci sono killer silenziosi. Partire troppo in generale annoia il lettore con ovvietà che non aggiungono valore. Partire troppo nel dettaglio aliena chi non ha il tuo bagaglio specialistico e non riesce a capire perché dovrebbe interessarsi.
La soluzione: Pensa all’introduzione come a un imbuto (ma non quello degli anni 2000 – uno intelligente). Parti da un contesto significativamente connesso al tuo tema specifico, non da generalità planetarie. Poi, progressivamente, restringi il focus verso la tua domanda di ricerca.
❌ Troppo Generico:
“La comunicazione è sempre stata fondamentale per la società umana. Con l’avvento di Internet, le dinamiche comunicative sono cambiate…”
✅ Giusto Equilibrio:
“Negli ultimi cinque anni, il marketing degli influencer su Instagram ha registrato una crescita del 470% in Italia (fonte: Digital Marketing Report 2024). Tuttavia, mentre le aziende investono sempre di più in questo canale, mancano studi sistematici sull’effettiva percezione di autenticità da parte degli utenti della Generazione Z. Questa tesi indaga proprio questa lacuna…”
Nota la differenza? La seconda versione parte da un dato concreto e attuale, identifica immediatamente un gap specifico e promette di affrontarlo. In poche righe, hai già catturato l’attenzione di chi legge.
Errore #2: Non Chiarire la Domanda di Ricerca e gli Obiettivi
Il problema: Questo è probabilmente l’errore più comune e più costoso. Molte introduzioni parlano del tema in modo generale, magari anche interessante, ma non arrivano mai a dire chiaramente: “La domanda a cui questa tesi risponde è X” e “Gli obiettivi specifici sono Y e Z”.

Risultato? Il lettore finisce l’introduzione senza sapere cosa aspettarsi. È come guardare un trailer che non ti fa capire di che genere di film si tratta. E quando il lettore è confuso, è anche annoiato o, peggio, irritato.
La soluzione: Dedica un paragrafo esplicito alla domanda di ricerca e uno agli obiettivi. Non aver paura di essere diretto. Anzi, molti docenti apprezzano formule del tipo:
Template efficace:
“Alla luce di quanto esposto, questa ricerca si propone di rispondere alla seguente domanda: [inserisci domanda di ricerca].”
“Per rispondere a questa domanda, la tesi persegue tre obiettivi principali:
- [Obiettivo 1: ad esempio, mappare…]
- [Obiettivo 2: ad esempio, analizzare…]
- [Obiettivo 3: ad esempio, valutare…]
Questa chiarezza non è solo un favore al lettore – è un favore a te stesso. Una domanda di ricerca ben formulata è come un GPS: ti tiene sulla strada giusta durante tutta la scrittura della tesi e ti aiuta a decidere cosa includere e cosa lasciare fuori.
Errore #3: Trascurare lo Stato dell’Arte
Il problema: Alcune introduzioni presentano il tema come se lo studente fosse il primo essere umano ad occuparsene. Altre citano un paio di autori casuali senza costruire un vero quadro del dibattito accademico. Entrambe le situazioni urlano “mancanza di ricerca bibliografica seria”.
Un’introduzione senza un solido riferimento allo stato dell’arte è come costruire una casa senza controllare se il terreno regge. Come puoi dire che la tua ricerca è rilevante se non sai cosa è già stato fatto?

La soluzione: L’introduzione deve includere un paragrafo (o due, se il tema è complesso) che sintetizza lo stato dell’arte, evidenziando:
- Le ricerche più rilevanti già condotte sul tema
- I risultati principali emersi dagli studi precedenti
- Il gap o la limitazione che la tua tesi affronta
- Come il tuo lavoro si posiziona rispetto alla letteratura esistente
Non devi riassumere tutta la letteratura (per quello c’è il capitolo dedicato), ma devi dimostrare che conosci il territorio e che la tua ricerca ha uno spazio legittimo.
“La differenza tra una tesi mediocre e una eccellente spesso sta tutta nella capacità di identificare un gap reale nella letteratura e posizionarsi in modo convincente per colmarlo.”
Un errore correlato? Citare solo studi datati o solo italiani (quando la letteratura internazionale è ricca). Nel 2025, una buona introduzione dimostra apertura intellettuale e capacità di navigare fonti diverse. Se hai bisogno di strategie concrete per la ricerca bibliografica, abbiamo preparato una guida pratica completa sulla ricerca bibliografica che ti mostrerà esattamente dove e come cercare.
Errore #4: Ignorare Struttura e Collegamenti Logici
Il problema: Hai mai letto introduzioni che sembrano un collage di paragrafi messi uno dopo l’altro senza un filo logico? Oppure che terminano senza aver mai spiegato come è organizzata la tesi?
Questo errore è particolarmente insidioso perché spesso lo studente sa nella sua testa come sono connesse le idee, ma non le esplicita sulla pagina. E il lettore non è telepatico.
La soluzione: L’introduzione deve avere una progressione narrativa chiara e concludersi con una roadmap della struttura della tesi. Ecco un framework efficace:
- Contesto e rilevanza del tema (perché questo argomento merita attenzione)
- Stato dell’arte e gap (cosa sappiamo, cosa manca)
- Domanda di ricerca e obiettivi (cosa vuoi scoprire/dimostrare)
- Metodologia (come hai condotto la ricerca)
- Struttura della tesi (come è organizzato il lavoro)
- Eventuale nota sui limiti o delimitazioni (cosa NON farai, per scelta consapevole)
Tra un paragrafo e l’altro, usa frasi di transizione che rendano esplicito il collegamento logico. Ad esempio:
- ✓ “Alla luce di questo gap nella letteratura…”
- ✓ “Per rispondere a questa domanda, è necessario adottare un approccio…”
- ✓ “Di conseguenza, la tesi è strutturata in cinque capitoli…”
- ✓ “Prima di procedere, è importante precisare i confini di questa ricerca…”
Per quanto riguarda la presentazione della struttura, ecco un esempio narrativamente efficace:
Esempio di roadmap efficace:
“Per raggiungere questi obiettivi, la tesi è organizzata come segue. Il Capitolo 1 offre una panoramica teorica sui modelli di comunicazione digitale, con particolare focus sul concetto di autenticità percepita. Il Capitolo 2 presenta la metodologia di ricerca, dettagliando il campione di 500 utenti e gli strumenti di analisi utilizzati. Il Capitolo 3 illustra i risultati dell’indagine quantitativa, mentre il Capitolo 4 approfondisce le interviste qualitative condotte con 20 influencer. Infine, il Capitolo 5 discute le implicazioni teoriche e pratiche dei risultati, proponendo un framework operativo per le aziende che operano in questo settore.”
Nota come questa descrizione non è un semplice elenco (“capitolo 1, capitolo 2…”), ma spiega perché ogni capitolo esiste e come si collegano tra loro. Per approfondire tecniche di coesione e transizioni tra paragrafi, ti consiglio di leggere la nostra guida su coerenza e coesione dei paragrafi.
Errore #5: Scrivere (o Non Rivedere) l’Introduzione All’Inizio
Il problema: Molti studenti scrivono l’introduzione per prima cosa, magari perché “così si fa” o perché vogliono sentirsi produttivi. Il risultato? Un’introduzione che promette cose che la tesi non mantiene, o che non riflette i risultati effettivamente ottenuti.
L’opposto è altrettanto problematico: studenti che arrivano alla fine della tesi senza mai aver scritto neanche una bozza di introduzione, trovandosi poi a dover ricostruire a memoria il razionale della ricerca.
La soluzione: La strategia vincente è il doppio passaggio:
Fase 1 – Bozza iniziale: All’inizio del lavoro, scrivi una bozza di introduzione che chiarisca a te stesso (e al relatore) dove vuoi andare. Questa versione include il contesto, la domanda di ricerca, gli obiettivi e la metodologia prevista. Considerala un documento di lavoro, non definitivo.
Fase 2 – Revisione finale: Una volta completati tutti i capitoli della tesi, riscrivi l’introduzione da capo (sì, da capo). Ora hai una visione completa: sai cosa hai davvero fatto, quali risultati hai ottenuto, quali aspetti hai dovuto modificare. L’introduzione finale deve riflettere il lavoro effettivo, non le intenzioni iniziali.
✅ Checklist per la Revisione Finale dell’Introduzione
- ☐ La domanda di ricerca è formulata in modo chiaro ed esplicito?
- ☐ Gli obiettivi dichiarati corrispondono a ciò che la tesi effettivamente fa?
- ☐ La metodologia descritta corrisponde a quella realmente utilizzata?
- ☐ La struttura presentata rispecchia l’organizzazione effettiva dei capitoli?
- ☐ Le citazioni sono aggiornate (almeno 3-5 fonti degli ultimi 3-5 anni)?
- ☐ Ho eliminato ogni affermazione generica o scontata?
- ☐ Il tono è professionale ma accessibile?
- ☐ Ogni paragrafo fluisce logicamente nel successivo?
- ☐ L’introduzione è proporzionata (5-10% della lunghezza totale)?
- ☐ Ho fatto leggere l’introduzione a qualcuno che non conosce il mio lavoro?
Quest’ultimo punto è cruciale. Fai leggere l’introduzione a una persona che non sa nulla della tua tesi – un amico, un familiare, un collega. Se dopo averla letta riesce a spiegarti cosa fai, perché lo fai e come lo fai, l’introduzione funziona. Se resta confuso, hai ancora lavoro da fare.
Le Introduzioni Vincenti del 2025: Caratteristiche e Strumenti
Abbiamo visto cosa non fare. Ora parliamo di cosa rende un’introduzione davvero eccellente nel panorama accademico attuale. Le migliori introduzioni del 2025 hanno quattro caratteristiche distintive:
1. Sono Data-Driven (Quando Possibile)
Un’introduzione che inizia con un dato sorprendente o una statistica rilevante cattura immediatamente l’attenzione. Non si tratta di riempire il testo di numeri a caso, ma di usare dati strategicamente per dimostrare la rilevanza del tema. Ad esempio: “Secondo l’ISTAT, nel 2024 il 43% delle piccole imprese italiane ha dichiarato di subire perdite economiche…”



